Rapporti Bilaterali Asia meridionale
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Conferenza di Parigi sull’Afghanistan
l’Italia in Afghanistan
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Fin dal 2001 l'Italia continua ad assicurare il proprio sostegno agli sforzi della comunità internazionale per l’Afghanistan con un significativo e costante contributo di risorse per la ricostruzione istituzionale ed economica e di forze di sicurezza nell’ambito dell’operazione ISAF (International Security Assistance Force) a guida NATO, disposta con mandato delle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rinnova annualmente tale mandato, così come quello della United Nations Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA), che dal marzo 2008 è affidata alla guida del Rappresentante Speciale del Segretario Generale Kai Eide.Con 3536 unità in teatro e vari assetti specialistici (aerei ed elicotteri da combattimento e da trasporto) l’Italia è oggi il quinto contribuente alla missione ISAF, dopo USA; Regno Unito, Germania e Canada. Gran parte delle nostre truppe sono oggi dispiegate nella Regione occidentale (Regional Command West), mentre 725 stazionano nella Regione capitale e 75 a nord (Mazar-i-Sharif) con un distaccamento di 2 aerei Tornado. L’attuale dimensione della nostra presenza militare include le unità temporaneamente inviate nella regione Ovest in occasione delle elezioni presidenziali e provinciali tenutesi lo scorso 20 agosto - un contingente aggiuntivo di circa 400 unità comprensivo di assetti dell’aviazione (3 elicotteri da trasporto/evacuazione medica + 2 aerei da trasporto).
Rilevante e’ l’impegno italiano anche in termini di assetti pregiati e di formazione delle forze di sicurezza (esercito e polizia), obiettivo prioritario per la progressiva “afganizzazione” delle istituzioni locali e del processo di stabilizzazione. Il contributo italiano alla ricostruzione della Polizia nazionale afgana è costituito attualmente da circa 70 unità (di cui 20 impegnate nella missione EUPOL) di formatori messi a disposizione dall'Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, così ripartito: in chiave nazionale operano la 'Task Force 'Grifo', composta di 13 unità della Guardia di Finanza, che svolge ad Herat attività di addestramento a favore della Polizia di frontiera (Afghan Border Police ABP) nonché di funzionari delle dogane afgani, e la Carabinieri Training Unit Afghanistan (CTU-A), composta 40 unità e operante nella base USA di Adraskan (provincia di Herat) per l'addestramento dell'Afgan National Civil Order Police (ANCOP), reparti mobili della polizia afgana. Tali interventi costituiscono uno degli elementi più qualificanti del contributo italiano alla stabilizzazione del Paese e all’afghanizzazione della dimensione di sicurezza. Alla luce degli eccellenti risultati conseguiti e dell’apprezzamento riscosso da parte afghana e dei partner internazionali si prevede un aumento delle unità destinate all’addestramento e al tutoraggio delle forze di polizia afgane.
In tema di addestramento della polizia, il Vertice NATO di Strasburgo-Kehl ha istituito la NTM-A (NATO Training Mission in Afghanistan). La missione verrà inquadrata in un contesto ISAF e Combined Security Transition Command-Afghanistan /CSTC-A, il comando USA responsabile delle attività di addestramento, al fine di creare una struttura in cui inserire contributi nazionali anche di dimensioni ridotte. In virtù dell’impegno militare italiano, e data l’expertise universalmente riconosciuta e apprezzata dei Carabinieri nell’addestramento delle forze di polizia “robusta”, l’Italia ha meritato, nella distribuzione dei posti di comando della NTM-A, un ruolo di primo piano vedendosi assegnato il posto di responsabile della formazione della polizia afgana (CTAG-P), che sarà affidato al Colonnello Carmelo Burgio. A partire da ottobre 2009, 16 unità dell’Arma opereranno nello staff di NTM-A e 20 unità addizionali si affiancheranno ai 40 Carabinieri formatori già impiegati nella base di Adraskan. L’Italia istituirà inoltre tre POMLTs, cui saranno complessivamente destinate 60 unità: il primo, operativo da novembre, sarà responsabile dell’assistenza, per un massimo di dieci mesi, di un reparto della polizia distrettuale afgana, scelto in una lista dei distretti appartenenti alle province di Farah ed Herat. Si prevede inoltre, su iniziativa italiana, la creazione di un polo addestrativo a Kabul, in cui saranno dispiegate addizionali 60 unità dell’Arma.
L’Italia ha acquisito dal 2005 la guida del PRT (Provincial Reconstruction Team) di Herat, contestualmente all’assunzione del comando della Regione Militare Ovest, competente anche per le province di Baghdis, Farah e Ghowr. Tale assetto, insieme agli interventi di ricostruzione condotti sotto il cappello della cooperazione militare-civile e alla nostra azione di cooperazione svolta nella provincia di Herat, ci offre l’opportunità di essere presenti in una delle aree piu’ vitali ed economicamente promettenti dell’Afghanistan. Nella prospettiva di un futuro raggiungimento di autonome capacita’ di governance locale da parte delle istituzioni afgane, il nostro contatto con le autorita’ di Herat e con i 16 distretti della provincia rappresenta un rilevante profilo della nostra presenza nel Paese. Il PRT costituisce un essenziale punto di riferimento per ogni forma d’intervento che la comunità internazionale e le maggiori agenzie di sviluppo intendono condurre nell’area, nel rispetto della pianificazione a livello territoriale (Provincial Development Plan). Agli interventi condotti dal Ministero della Difesa e dalla Cooperazione Italiana, si accompagnano anche programmi realizzati con fondi della Commissione Europea (Provincial Reconstruction Fund) e dal Governo giapponese (Grant Assistance for Grassroots Projects).
Da luglio 2008 un diplomatico italiano, l’Amb. Fernando Gentilini, ha assunto l’incarico di Senior Civilian Representative della NATO in Afghanistan
L’Italia contribuisce alla missione europea di Politica Estera e di Sicurezza e Difesa EUPOL, con 11 unità di polizia italiane, di cui 7 dell’Arma dei Carabinieri e 4 della Guardia di Finanza, che svolgono ad Herat e a Kabul attività di sostegno alla formazione della polizia afgana. Tale missione, impegnata dal giugno 2007 in attivita’ di monitoring e mentoring per contribuire a creare un moderno sistema di polizia, rappresenta un’importante area d’impegno dell’Unione Europea in Afghanistan per l’affermazione dello stato di diritto. L’Italia e’ il terzo Paese contributore alla missione EUPOL. Si prevede un aumento della presenza italiana nella missione di circa 10 unità. L’UE e’ inoltre presente nel Paese con molteplici iniziative finanziate dalla Commissione Europea. Gli obiettivi principali dell’azione europea – indicati nel Country Strategy Paper 2007-2013 - sono il raggiungimento di adeguate condizioni di sicurezza e di sviluppo, l’attuazione dello stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, nel contesto del percorso verso il consolidamento della democrazia.
Il 1° settembre 2008 l’Amb. Ettore Sequi ha assunto le funzioni di Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per l’Afghanistan.
La Cooperazione italiana in Afghanistan ha risposto con rapidita’ ed in modo generoso alla crisi del 2001, partecipando attivamente allo sforzo della comunita’ internazionale per favorire la ricostruzione del Paese. L’azione italiana si e’ quindi inserita nel quadro dell’impegno della comunita’ internazionale e del Governo afgano intervenendo sui diversi canali (bilaterale, multilaterale, emergenza) nei settori del fabbisogno alimentare, della sanita’, della giustizia, dell’institution building, dello sviluppo agricolo e delle infrastrutture. Dal 2001 al 2008 la Cooperazione italiana ha approvato iniziative a favore della ricostruzione dell’Afghanistan per un totale di circa 441 milioni di euro (di cui circa 60 milioni in emergenza), di cui 383 milioni di Euro erogati.
L’Italia ha confermato il suo impegno a favore della ricostruzione del Paese, annunciando alla Conferenza internazionale di Parigi di sostegno all’Afghanistan, tenutasi il 12 giugno 2008, un contributo annuo di 50 milioni di euro per il triennio 2009-2011. Tali aiuti saranno canalizzati prioritariamente attraverso i fondi fiduciari (in particolare l’ARTF, Afghanistan Reconstruction Trust Fund) istituiti dagli organismi multilaterali quali strumenti volti a promuovere un maggior coordinamento nella gestione degli aiuti e ad assicurare una crescente ownership afgana.Per il 2009 le priorita’ sono orientate anche alla riforma della giustizia, al settore sanitario, al consolidamento delle attivita’ svolte nell’area di Herat, al sostegno delle fasce vulnerabili e al completamento di alcune importanti opere infrastrutturali. In quest’ultimo settore rileva l’impegno per la ricostruzione della strada Kabul-Bamyan (136 Km). Saranno privilegiati i programmi destinati a garantire il soddisfacimento delle necessità di sviluppo delle comunità rurali, in particolare nella Provincia di Herat, come il National Solidarity Programme e sarà sostenuto il Social Outreach Programme-ASOP (programma orientato alla creazione delle istituzioni e capacità istituzionali a livello locale atte a garantire l’effettiva governabilità delle zone periferiche). Ancora in questo ambito, l’Italia sostiene finanziariamente l’agenzia nazionale afgana per la promozione del microcredito (MISFA-Microcredit Investment Support Facility for Afghanistan). La Cooperazione ha avviato un progetto atto a sviluppare la produzione e commercializzazione dell’olio di oliva presso le comunità rurali nelle aree di confine tra Afghanistan e Pakistan e contribuisce ai programmi per la sicurezza alimentare promossi dal WFP. Altrettanto rilavante il nostro contributo alle attività dell’UNHCR volte a favorire il rientro e il reinserimento dei profughi afgani in Iran e Pakistan e a garantire assistenza umanitaria alle categorie più vulnerabili.
L’Italia è impegnata nell’azione che la comunità internazionale ha intrapreso fin dall’adozione dell’”Afghanistan Compact,” documento adottato a Londra all’inizio del 2006, che fissa il quadro di riferimento per la collaborazione fra Governo afgano e comunità dei donatori. Al Joint Coordination and Monitoring Board (JCMB) – organismo con sede a Kabul – è affidata la verifica dell’attuazione del Compact lungo le linee dell’Afghanistan National Development Strategy (ANDS), documento di strategia approvato nella versione relativa al quinquennio 2008-2013 alla Conferenza di Parigi del 12 giugno 2008 e che affida alle istituzioni afgane la completa ownership del processo di ricostruzione.Nel 2008, l’Italia ha canalizzato più del 40% dei fondi di cooperazione attraverso il Governo afgano, sostenendo i Trust Funds ad esecuzione governativa quali DIAG, LOTFA, CNTF e l’Afghanistan Reconstruction Trust Fund (ARTF). L’Italia ritiene che questo approccio sia il più adatto ad assistere il Governo afgano e a rafforzarne le capacità di gestione della finanza pubblica.
L’Italia guarda con grande attenzione, assieme agli altri partners coinvolti, agli sviluppi nel settore giustizia, dell’affermazione dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. In linea con il suo pregresso ruolo di lead nation nel settore Giustizia, è stata organizzata il 2 e 3 luglio 2007 a Roma una Conferenza internazionale sul Rule of Law in Afghanistan, co-presieduta con il Governo afgano e l’ONU. La Conferenza ha sancito il ruolo ineludibile della riforma della giustizia per l’affermazione dello stato di diritto nel quadro della ricostruzione dell’Afghanistan ed ha varato i documenti che hanno consentito la definizione a Kabul del National Justice Program (NJP), che è parte integrante dell’ANDS. Una parte sostanziale del NJP sarà finanziata tramite l’Afghanistan Reconstruction Trust Fund (ARTF) gestito dalla Banca Mondiale grazie ai pledges raccolti alla Conferenza di Roma. La presentazione in sede internazionale del National Justice Program da parte afgana è avvenuta in occasione della riunione del Joint Coordination and Monitoring Board (JCMB) di Tokyo il 6 febbraio 2008. Degno di nota è il lancio di una “sezione giustizia” nell’ARTF con una dotazione iniziale di 10 milioni di Euro da parte dell’Italia.
L’Italia è impegnata insieme ad altri partners a sostenere il processo elettorale afghano apertosi il 20 agosto con le seconde elezioni presidenziali e il primo voto per i consigli provinciali. Si tratta di un appuntamento estremamente importante, che si è svolto sotto la responsabilità delle istituzioni afghane con il supporto tecnico, finanziario e di sicurezza della comunità internazionale. L’Italia è intervuta con un contributo finanziario e di sicurezza.
L’Italia tradizionalmente sostiene la dimensione regionale della stabilizzazione dell’Afghanistan e l’esigenza di un costruttivo coinvolgimento dei principali attori della regione, nche in un’ottica di exit strategy dal Paese e di responsabilizzazione dei partner regionali. La Conferenza Internazionale dell’Aja sull’Afghanistan del marzo 2009 ha posto l’accento sulla cooperazione regionale quale nuovo pilastro della ricostruzione (insieme sicurezza; governance e rule of law e sviluppo economico e sociale).L’approccio regionale costituisce una priorità della Presidenza italiana del G8, che sta portando avanti l’Iniziativa Afghanistan-Pakistan rivolta alle aree di confine (lanciata dalla Presidenza tedesca nel 2007) e sta rafforzando l’azione diplomatica con i partner della regione. In tale prospettiva l’Italia nel quadro della Presidenza italiana del G8 ha ospitato a Trieste durante la riunione dei Ministri degli Esteri una sessione di outreach con la partecipazione di Afghanistan, Pakistan, Paesi della regione e attori di rilievo regionale. L’iniziativa ha offerto un’opportunità di dialogo tra Paesi della regione e di rilancio della cooperazione regionale, contribuendo alla definizione di un’agenda regionale coerente in un’area fra le meno integrate del mondo. Il focus dell’iniziativa, finalizzata allo sviluppo della cooperazione regionale, si è articolato in settori specifici (gestione delle frontiere, traffici, sviluppo economico e sociale, contatti people-to-people), coinvolgendo le organizzazioni regionali, le istituzioni finanziarie e gli attori internazionali presenti nell’area. A margine della recente sessione dell’Assemblea Generale (20-25 settembre) delle Nazioni Unite a New York, una Riunione Ministeriale in ambito G8 ha costituito l’occasione per monitorare i seguiti dell’outreach di Trieste e ribadire il sostegno internazionale allo sviluppo della cooperazione regionale, quale elemento essenziale per la stabilizzazione dell’area.