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La NATO (The North Atlantic Treaty Organisation)

La NATO  (Alleanza Atlantica) è un'organizzazione intergovernativa costituita nel 1949 allo scopo di assicurare la pace e la sicurezza in Europa. L'organo di vertice - il Consiglio Atlantico - è costituito dai Rappresentanti Permanenti dei Paesi membri, che fanno capo ai rispettivi Ministeri degli Affari Esteri, ed è presieduto da un Segretario Generale, dal 1° gennaio 2004, l'olandese Jaap de Hoop Scheffer.

Fanno parte della NATO 26 Paesi: oltre all'Italia, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Regno Unito, Turchia, Ungheria ed Usa, nonché, a partire dal 2 aprile 2004, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovenia e Slovacchia.

L'Alleanza Atlantica è nata come strumento di  difesa collettiva : l'Art. 5 del Trattato di Washington che esprime la sua “ragione sociale” originaria stabilisce infatti che "Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell'America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall'Art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, compreso l'uso delle forze armate, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali".

All'indomani degli attentati negli Stati Uniti dell'11 settembre 2001, l'Alleanza Atlantica ha dato immediata prova della solidarietà atlantica, attivando, per la prima volta nella storia dell'Organizzazione, l'Art. 5.

L’attacco terroristico contro un Paese alleato ha evidenziato la necessità per l'Alleanza Atlantica di accelerare il processo già in corso di aggiornamento delle proprie strutture, capacità militari e filosofia operativa  per  affrontare le nuove sfide  alla sicurezza collettiva  come la proliferazione delle armi di distruzione di massa e il terrorismo. Sebbene risulti condiviso il principio che la funzione primaria della NATO, in quanto Alleanza militare, rimanga la difesa degli Alleati e del loro territorio, il mutato scenario strategico del dopo guerra fredda ha imposto un profondo ripensamento della “ragion d’essere” all’Alleanza.

Il Vertice atlantico di Praga del novembre 2002 ha rappresentato un momento decisivo nell’evoluzione dell’Alleanza ai nuovi scenari. La “trasformazione” (nella sua duplice dimensione di identificazione di nuove missioni e adeguamento delle capacità militari) mira a dotare l’Alleanza delle risorse e capacità militari necessarie per affrontare con tempestività ed efficienza, anche in aree diverse da quella euro-atlantica, le nuove minacce di tipo asimmetrico e per gestire con efficacia le operazioni di stabilizzazione regionale che, sempre più costituiranno il fulcro degli impegni operativi della NATO.

Una terza direttrice di sviluppo dell’Alleanza  e cioè quella di rafforzamento del suo ruolo di foro internazionale privilegiato di concertazione in materia di sicurezza e di potenziamento della sua rete di rapporti di partenariato ha ricevuto un forte impulso dal Vertice NATO di Istanbul, tenutosi nel giugno 2004.

Il Vertice di Riga del novembre 2006  ha permesso di consolidare i progressi conseguiti nel processo di trasformazione politica e militare della NATO oltrechè rappresentare un’occasione per riaffermare solennemente la solidità della solidarietà transatlantica. Dal Vertice è uscita parimenti rafforzata la determinazione della NATO a riprendere il cammino dell'allargamento (a cominciare dai Balcani) e a potenziare la propria capacità di interazione con i principali attori internazionali (ONU e UE in primo luogo) e con tutti i paesi anche non alleati e non partner (quali ad esempio Giappone,Australia, Corea del Sud, Nuova Zelanda) che condividano i valori fondanti e gli obiettivi strategici dell'Alleanza e contribuiscono o siano in grado di contribuire alle sue missioni.

Il Vertice di Bucarest dell’aprile 2008 ha acquisito un posto di rilievo nella storia dell’Alleanza, soprattutto per l’invito ad aderire all’Alleanza esteso ad Albania e Croazia (VI° allargamento della sua storia), allargamento di limitata entità materiale ma di grande portata politica. Esso ha marcato simbolicamente il raggiungimento, fortemente voluto da parte italiana di una nuova fase del processo di stabilizzazione dei Balcani occidentali. Rimane ancora aperto il nodo dell’ammissione alla NATO della FYROM/Macedonia, in attesa della soluzione del contenzioso con la Grecia relativo al nome. Il Vertice di Bucarest ha inoltre fatto registrare un parallelo salto di qualità nei rapporti con Bosnia Erzegovina e Montenegro che hanno ottenuto il dialogo intensificato, livello di cooperazione “intermedio” fra la condizione di paese partner e di paese impegnato nel Membership Action Plan  (il programma quadro di riforme finalizzato ad accompagnare i Paesi candidati all’ingresso nella NATO).
La struttura  dei comandi della NATO è stata da pochi anni profondamente ristrutturata in senso più snello e dinamico. Essa prevede due Comandi Strategici con funzioni diverse. Il primo, ubicato a Mons in Belgio, è l'unico Comando Alleato responsabile per tutte le operazioni (ACO); il secondo (ACT),  sito a Norfolk negli Stati Uniti, segue i processi di trasformazione della componente militare dell'Alleanza, in termini di addestramento, sperimentazione e pianificazione a lungo termine.  I Comandi operativi sono stati ridotti da  cinque a tre e quelli tattici da tredici a sei. Continua ad essere ubicato a Napoli uno dei due comandi operativi regionali (gli altri sono a Brunssum in Olanda e a Lisbona). A livello sub-regionale (tattico), nel nostro Paese sono operanti  un comando marittimo (Napoli), nonché di un centro per le operazioni aeree (CAOC) statico e uno dispiegabile (entrambi a Poggio Renatico). Va inoltre menzionata la presenza nel nostro paese del Centro di Ricerche Sottomarine di La Spezia, un’importante Istituzione della NATO che dipende dal Comando di Norfolk (USA). Per completare il quadro della presenza delle strutture dell'Alleanza in Italia, si segnala infine che ha sede a Roma dal 1966 il NATO Defence College, il più importante centro di formazione ed aggiornamento professionale destinato agli ufficiali dei Paesi membri e Partner dell'Alleanza Atlantica.

Con un'efficace interazione fra proiezione della forza militare e iniziativa diplomatica, in una visione dinamica della sicurezza, la NATO, di concerto anche con altre istituzioni quali UE e OSCE, ha dato un fondamentale contributo al consolidamento della pace e della stabilità nella regione balcanica. La presenza militare alleata nella regione è stata gradualmente ridotta in funzione della normalizzazione della situazione,  ma rimane alto il livello di attenzione  per contrastare possibili focolai di instabilità. La missione KFOR in Kossovo  costituisce, dopo l’Afghanistan, la missione di mantenimento della pace di maggior rilievo attualmente in corso sotto la responsabilità dell’Alleanza, per numero di effettivi (circa 15.200 unità ) e partecipazione di Paesi (33, di cui 25 NATO e 8 non NATO).

L’operazione NATO in Afghanistan, la prima fuori dall'area euro-atlantica, rimane la massima priorità dell'Alleanza. Il coinvolgimento della NATO in Afghanistan ha preso avvio nel novembre 2002 con l'assistenza tecnica prestata alle nazioni impegnate nell'operazione di stabilizzazione multinazionale ISAF (International Security Assistance Force). Dal mese di agosto 2003, l'Alleanza ha preso direttamente in carico il comando dell'operazione di stabilizzazione del paese: essa controlla attualmente tutto il territorio con oltre 50.000 unità appartenenti alle 26 Nazioni alleate e a 14 Paesi non NATO.
La missione di formazione della NATO in Iraq  vede l’Alleanza impegnata in una dimensione relativamente nuova che si inquadra nello sforzo della comunità internazionale diretto a rafforzare gli obiettivi di piena affermazione della sovranità del Governo di Baghdad e di acquisizione delle capacità necessarie a renderla effettiva. Si tratta di un indubbio successo politico e di immagine per la NATO. Il nostro Paese è attualmente il maggior contribuente della missione. Parte dei corsi di formazione sotto l’egida dell’Alleanza sono in via di  trasferimento ad ufficiali iracheni formati appunto dalla NTM-I: la funzione degli ufficiali NATO sta quindi evolvendo da formazione diretta a “mentoraggio” di questi ultimi. L’Italia si è inoltre accollata l’onere dell’estensione della missione anche alle forze della polizia nazionale irachena secondo il modello ormai consolidato di “formazione dei formatori” e nel corso dell’ottobre scorso ha completato il dispiegamento in Iraq del contingente dei Carabinieri incaricato delle attività formative nell’ambito della NTM-I. A seguito dell’interesse manifestato dalle Autorità irachene, la NATO sta valutando le opzioni per una ulteriore estensione della NTM-I alla Marina e all’aeronautica.

Allo scopo di promuovere pace e stabilità nell'intera regione euro-atlantica, la NATO ha intensificato la sua cooperazione con i paesi vicini. In questo contesto si colloca il Consiglio NATO-Russia, istituito con la «Dichiarazione di Roma» approvata in occasione del Vertice di Pratica di Mare del 28 maggio 2002, così come la Commissione NATO-Ucraina, formalizzate con la firma della “Charter for Distinctive Partnership” nel luglio 1997. La cooperazione tra NATO e Russia, sviluppatasi con una ricca articolazione di gruppi di lavoro in vari campi, prosegue con risultati incoraggianti: il dialogo politico comprende temi importanti dell’attualità internazionale, anche controversi, mentre la cooperazione pratica sta producendo risultati concreti. Il Piano d’Azione per la lotta al terrorismo  e la partecipazione russa all’operazione NATO di sorveglianza anti-terrorismo nel Mar Mediterraneo, “Active Endeavour”, attestano il comune interesse a sviluppare la collaborazione in questo settore. Nel quadro di una valutazione sostanzialmente concordante sul processo di stabilizzazione e democratizzazione in Afghanistan, di cui si riconosce il comune interesse strategico alla stabilizzazione e ricostruzione, è stato deciso di ampliare il progetto-pilota di formazione del personale afgano e dei Paesi centro-asiatici impegnato nella lotta al narco-traffico e di valutare la possibilità che la Russia contribuisca ai fondi fiduciari NATO per l'equipaggiamento dell'esercito e della polizia afgani. Circa il rafforzamento della cooperazione in Afghanistan, la Russia ha confermato al vertice di Bucarest la disponibilità a favorire il transito attraverso il territorio russo di approvvigionamenti destinati all'operazione ISAF. Un altro settore promettente di cooperazione è quello dell’interoperabilità delle forze in particolare nel campo del “peacekeeping” e la cooperazione nel settore della difesa missilistica di teatro.

Lo sviluppo dei rapporti di partenariato, come sancito dal Vertice di Riga del novembre 2006, costituisce uno degli aspetti più importanti legati alla “trasformazione” dell’Alleanza atlantica.
Il Partenariato per la Pace (Partnership for Peace/PfP), lanciato nel 1994, è un programma volto ad assistere nei processi di riforma della difesa i Paesi emersi dalla dissoluzione del blocco sovietico nonché di altri Paesi europei, non alleati, ma interessati a migliorare le rispettive capacità nel settore del mantenimento della pace e l’interoperabilità delle Forze Armate con quelle degli Alleati. Il “menu” di attività di cooperazione che la NATO offre è molto ampio e nel corso degli ultimi anni si è consolidata la tendenza a definire con i paesi partner programmi di cooperazione individualizzati, ritagliati in funzione delle specifiche esigenze. Nel 1997, è stato creato, in simmetria con la PfP, il Consiglio di Partenariato Euro Atlantico (Euro Atlantic Partnership Concil/EAPC) foro politico di concertazione multilaterale che sovrintende allo sviluppo del dialogo, della cooperazione e della consultazione tra la NATO e i suoi Partner.
Il Dialogo Mediterraneo della NATO, avviato nel 1994, è un vitale esercizio di cooperazione pratica nel campo della Difesa e di dialogo politico. Esso costituisce un importante elemento della politica atlantica di cooperazione con i Paesi terzi, avviata nell’ambito del processo di adattamento dell’Alleanza alle nuove esigenze di sicurezza emerse dopo la fine dell’equilibrio bipolare. Sette Paesi partecipano all’iniziativa: Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Mauritania, Marocco e Tunisia. Due di essi (Israele ed Egitto) hanno definito programmi individuali di cooperazione, attraverso i quali la NATO offre assistenza in concordati settori di attività.

L’Italia è stata sempre attiva e convinta sostenitrice del Dialogo Mediterraneo della NATO, adoperandosi in favore di ogni possibile collaborazione nei settori (lotta al terrorismo, alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, riforma della difesa ecc.) nei quali l’Alleanza può mettere a disposizione dei Paesi mediterranei interessati la propria esperienza e fornire un reale valore aggiunto rispetto alle altre Organizzazioni Internazionali. Ciò nella convinzione che il rafforzamento della cooperazione con la sponda sud del Mediterraneo sia essenziale per fronteggiare le minacce comuni, in primo luogo il terrorismo, che provengono da tale area.

Complementare al Dialogo Mediterraneo ed in linea con l’evoluzione della NATO come Alleanza anche politica impegnata nel “proiettare stabilità” nelle aree con essa confinanti, al Vertice di Istanbul del giugno 2004 è stata lanciata l’”Iniziativa di Cooperazione di Istanbul (ICI)” con l’obiettivo di rafforzare i legami con i paesi del “Grande Medio Oriente”, attraverso iniziative di cooperazione concreta, per favorire una più intensa collaborazione nel mantenimento e rafforzamento della sicurezza nella regione sulla base del principio della “sicurezza cooperativa”. Hanno finora formalmente aderito all’iniziativa Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi.

Anche in questo caso, la NATO ha reso disponibile per i Paesi ICI un menù di attività pratiche da cui attingere in funzione delle specifiche esigenze. Aree prioritarie di cooperazione sono: prevenzione e gestione delle crisi, non proliferazione, lotta al terrorismo, contrasto al traffico di armi e materiale di distruzione di massa, riforma della difesa e collaborazione militare, consultazioni sul controllo delle frontiere, gestione delle catastrofi naturali, protezione civile e miglioramento delle capacità nel fronteggiare minacce e sfide comuni con la NATO.

L'Italia sostiene anche la necessità di una più stretta collaborazione tra la NATO e l’Unione Europea nei rispettivi sforzi per promuovere la sicurezza e la stabilità regionale mediante le operazioni di gestione delle crisi e mantenimento della pace, in un’ottica di complementarietà tra le due Organizzazioni. Fra le due Organizzazioni esiste un’articolata architettura di intese (denominata “Berlin plus”) ma che riguarda solamente il caso in cui la UE faccia ricorso a “assetti e capacità” dell’Alleanza per una operazione PESD. Nel quadro “Berlin plus” la cooperazione NATO-UE ha finora trovato attuazione concreta con il passaggio della responsabilità dalla NATO alla UE nelle operazioni di pace in Macedonia e in Bosnia. E’ nostra convinta opinione che i potenziali benefici di una più intensa cooperazione NATO – UE siano elevati per entrambi le Organizzazioni, anche in campi diversi a quello della gestione delle crisi, quali la pianificazione civile di emergenza e la lotta contro il terrorismo e la proliferazione delle Armi di Distruzione di Massa I rapporti fra le due Organizzazioni, eccellenti a livello operativo, non sono pienamente soddisfacenti a livello politico-strategico, al di fuori della fattispecie “Berlin plus” (quando cioè le due Organizzazioni operino in maniera autonoma) in conseguenza soprattutto dell’indisponibilità della Turchia di dialogare con la UE alla presenza di Cipro. Al Vertice di Bucarest è stato rilanciato il tema di una stretta cooperazione militare-civile tra NATO e UE come il nucleo della sicurezza tanto europea quanto atlantica.

Le operazioni e le missioni in cui la NATO si è impegnata in questi anni, anche “fuori area” rispondono essenzialmente all’esigenza di “proiettare sicurezza” anche  in aree di crisi distanti tenuto conto della natura oramai globale dei fattori di instabilità e della difficoltà di circoscrivere, se non governati, i loro effetti negativi . Nell’Alleanza è cresciuta nel corso degli ultimi la consapevolezza che l’intervento militare - spesso indispensabile per arginare violenze e ripristinare condizioni minime per la ripresa della vita civile e di un’attività di Governo in aree devastate da crisi profonde - non è tuttavia sufficiente per la stabilizzazione di lungo periodo che presuppone un’azione di assistenza da parte della Comunità Internazionale anche, e soprattutto, politica, civile ed economica. In questa nuova ottica, si stanno sviluppando nel’Alleanza alcuni concetti innovativi  (ad esempio il “Comprehensive Political Approach” e “Effect Based Approach on Operations” ) che mirano ad integrare le operazioni militari con  le iniziative dirette a favorire il dialogo, promuovere la democrazia e contribuire alla ricostruzione e al consolidamento istituzionale. Superando le iniziali riserve di alcuni Alleati preoccupati di non attribuire all’Alleanza  prerogative  che invadano settori di competenza nazionali o propri di altre Organizzazioni Internazionali, il Vertice di Riga ha riconosciuto - sulla scorta dell'esperienza maturata nei Balcani e in Afghanistan - l'esigenza di un approccio globale, politico e militare, alle operazioni e missioni.

La missione umanitaria svolta dalla NATO in Pakistan a seguito del tragico sisma dell’ottobre 2005 e il sostegno logistico dall’Alleanza all’operazione AMIS  dell’Unione Africana, in Darfur, assumono un rilievo peculiare quale momento di passaggio nella trasformazione dell’Alleanza e delle sue modalità operative, verso nuovi impieghi.

L'Ufficio NATO della Direzione Generale per gli Affari Politici Multilaterali del Ministero degli Affari Esteri segue e coordina l'insieme di queste tematiche, di concerto con la Rappresentanza Italiana presso il Consiglio Atlantico a Bruxelles. Si tratta di un’agenda molto ampia che include aspetti immediatamente operativi - come quelli connessi  alle missioni e operazioni dell'Alleanza, all'azione di contrasto al terrorismo, alla creazione di nuove capacità militari, agli aggiustamenti organizzativi e strutturali - ma anche  problematiche politiche di lungo ed ampio respiro (allargamento, rapporti di cooperazione con i paesi partner, questioni strategiche, definizione della posizione dell’Alleanza sui grandi temi di attualità connessi alla sicurezza internazionale, cooperazione in materia di pianificazione civile di emergenza e così via). L'Ufficio NATO svolge la sua attività in stretto coordinamento con altre Amministrazioni dello Stato, dalla Presidenza del Consiglio (per il coordinamento interministeriale nella gestione delle crisi), al Ministero della Difesa (per le questioni militari), a quello dell'Interno (per le emergenze civili).
Nel 1955 è stata istituita una Conferenza interparlamentare – in seguito denominata Assemblea Parlamentare della NATO - che non costituisce un organo dell'Alleanza in senso stretto in quanto non è prevista nel Trattato di Washington, ma che si è strutturata negli anni fino a costituire un Segretariato permanente presso Bruxelles, giuridicamente indipendente dalla NATO. L'Assemblea si configura come un forum interparlamentare di discussione su tutte le principali questioni concernenti la sicurezza, nella sua accezione più ampia, adottando raccomandazioni, risoluzioni, pareri, direttive su questioni riguardanti gli aspetti militari, politici, economici e sociali dell’Alleanza. L'Assemblea si riunisce in seduta plenaria due volte l'anno (a primavera ed in autunno) a rotazione presso gli Stati membri. Si tengono inoltre frequenti riunioni delle Commissioni e Sottocommissioni nonché colloqui e seminari in Europa, in Nord America ed in altre regioni.

La Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO è composta da nove deputati e nove senatori che vengono designati dai Presidenti dei rispettivi rami del Parlamento tenendo conto, nel rispetto del criterio della proporzionalità, dell'esigenza di rappresentare il maggior numero di gruppi parlamentari.

L’Associazione del Trattato Atlantico (ATA), creata nel 1954, riunisce i comitati nazionali creati nei Paesi alleati a sostegno dei valori e degli indirizzi politici  enunciati dal Trattato di Washington.  L’ATA svolge quindi un’importante azione di raccordo tra la NATO e le pubbliche opinioni dei Paesi. Tale organismo ha assunto accresciuta rilevanza e nuovi compiti soprattutto con l’associazione ad esso dei Comitati Atlantici dei Paesi del Partenariato per la Pace (PfP).

Il Comitato Atlantico Italiano – che assicura la presenza dell'Italia in seno all’ATA – svolge da cinquanta anni attività di studio, formazione ed informazione, sui temi di politica estera, sicurezza ed economia internazionale, relativi all’Alleanza Atlantica, in raccordo con il Ministero degli Affari Esteri e del Ministero della Difesa. Il Comitato Atlantico cura inoltre l’organizzazione di corsi di formazione su tematiche atlantiche e promuove conferenze e dibattiti. Analoghi organismi esistono negli altri Paesi della NATO.

Il Comitato Atlantico si compone di soci individuali e collettivi. L’Assemblea dei soci provvede all’elezione del Presidente del Comitato ed al rinnovo dei membri del Consiglio Direttivo (cui spetta la direzione politica ed amministrativa del Comitato Atlantico).

Il Segretariato Generale della NATO ha recentemente avviato un programma di tirocini (Internship Programme) con l'obiettivo di mettere qualificati studenti in contatto con il sistema NATO, migliorando e diffondendo la conoscenza dell'Alleanza grazie all'approfondimento degli aspetti politici, economici e culturali della sua attività. Sul sito internet dell' Alleanza e della Rappresentanza Permanente d’Italia presso il Consiglio Atlantico potranno essere rinvenute tutte le informazioni necessarie e potranno essere scaricati i relativi moduli di partecipazione.

ultima modifica: 26/06/2008

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