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Temi Globali

Lotta al Terrorismo

Le misure e la lotta al terrorismo in Italia

La cooperazione internazionale come chiave di volta della lotta al terrorismo

La risposta dell'Italia – L'adeguamento sul piano legislativo ed istituzionale

Principali ambiti di cooperazione multilaterale contro il terrorismo

Linee di tendenza della cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo

La cooperazione internazionale come chiave di volta della lotta al terrorismo

La risposta della comunità internazionale al terrorismo è stata, soprattutto a partire dall'11 settembre, ferma e risoluta. Gli obiettivi e le linee di fondo di tale risposta sono sostanzialmente condivisi, anche se vi sono accentuazioni diverse, a seconda dell'enfasi posta sugli strumenti militari e di "law enforcement" o sugli aspetti di prevenzione e di contrasto alle condizioni che possono favorire la diffusione della propaganda estremista e del reclutamento di terroristi.

L'Unione Europea sottolinea la necessità di un approccio integrato, in cui ogni componente (indagini investigative, attività di intelligence, dimensione politico – diplomatica, dialogo interculturale e interreligioso, lotta al finanziamento, sicurezza dei trasporti, strategia di contrasto al reclutamento e alla radicalizzazione) gioca un ruolo essenziale e sinergico.

Un principio irrinunciabile per l'Unione Europea - ma riconosciuto anche in atti pertinenti delle Nazioni Unite, come la Strategia Globale di contrasto al terrorismo adottata dall'Assemblea Generale nel settembre 2006 - è che la lotta al terrorismo deve svilupparsi nel rispetto del Diritto Internazionale, dei diritti umani e Diritto Internazionale umanitario, nonché dello Stato di Diritto.

La risposta dell'Italia – L'adeguamento sul piano legislativo ed istituzionale

L'Italia ha risposto con prontezza alla minaccia terroristica dopo l'11 settembre 2001, in linea con le pertinenti risoluzioni adottate in sede Nazioni Unite e con vari strumenti normativi adottati in sede UE.
Con la Legge 438/2001 sono state adottate misure urgenti per la prevenzione ed il contrasto dei reati commessi per finalità di terrorismo internazionale ed è stata introdotta la nuova fattispecie penale di associazione con finalità di terrorismo internazionale (art. 270 bis del Codice Penale).
Con la legge n. 431/2001 è stato istituito presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze il Comitato di Sicurezza Finanziaria, presieduto dal Direttore Generale del Tesoro. Esso è costituito da rappresentanti dei Ministeri dell'Interno, dell'Economia e delle Finanze, della Giustizia e degli Affari Esteri, della Banca d'Italia, della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB), dell'Associazione Bancaria Italiana, dell'Ufficio Italiano dei Cambi, delle Forze di Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Direzione Nazionale Antimafia. Il CSF è incaricato di prevenire l'utilizzo del sistema finanziario italiano da parte di organizzazioni terroristiche; coordina l'azione italiana di contrasto al finanziamento del terrorismo; è competente per i provvedimenti di congelamento di beni di individui o enti legati ad organizzazioni terroristiche.

Il Comitato effettua il monitoraggio dell'attuazione dei regolamenti comunitari che disciplinano tale materia. Il CSF supervisiona inoltre l'applicazione delle sanzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza ed approva le proposte di inserimento di individui o enti nella lista del Comitato Sanzioni contro Al Qaeda e Talebani (v. oltre). Il valore dei beni finanziari congelati dalle autorità amministrative italiane ammontava, al dicembre 2006, a circa 500.000 Euro; inoltre sono stati sequestrati, su richiesta dell'autorità giudiziaria, beni e proprietà per un valore pari a circa 4 milioni di Euro.

Principali ambiti di cooperazione multilaterale contro il terrorismo

Con la Legge 438/2001 sono state adottate misure urgenti per la prevenzione ed il contrasto dei reati commessi per finalità di terrorismo internazionale ed è stata introdotta la nuova fattispecie penale di associazione con finalità di terrorismo internazionale (art. 270 bis del Codice Penale).
Nel luglio 2005, altre innovazioni sono state apportate dalla legge 155, per la penalizzazione di reati quali l’arruolamento (Art. 270-quater), l’addestramento (Art. 270-quinquies) ed altre condotte con finalità di terrorismo anche internazionale (Art. 270-sexies). Sono state introdotte, come noto, nuove norme anche sui dati del traffico telefonico e telematico nonché in materia di espulsioni degli stranieri per motivi di prevenzione del terrorismo.

Le Nazioni Unite

Le Nazioni Unite costituiscono, nella visione dell'Italia, il foro centrale per la cooperazione multilaterale nella lotta al terrorismo. Il quadro legale delle Nazioni Unite – composto da 13 convenzioni internazionali, 3 protocolli, dalle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, e dai principi e gli strumenti che regolano il Diritto Internazionale umanitario, il rispetto dei diritti umani etc. – deve rappresentare il terreno comune per la lotta al terrorismo.

L'8 settembre 2006 l'Assemblea Generale ha adottato per consenso un importante documento, la Strategia Globale per la lotta al terrorismo, che include i principi guida, individua le principali attività e settori, e impegna il sistema Nazioni Unite nel suo complesso, a contribuire in modo integrato alla cooperazione antiterrorismo (una Task Force interagenzia è stata istituita, a questo riguardo, nel Segretariato ONU). La Strategia riconosce tra l'altro la necessità di affrontare le cause che possono facilitare la diffusione della propaganda estremista e del reclutamento di terroristi.

In ambito ONU, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1373 del 2001 costituisce lo strumento di riferimento, stabilendo numerosi impegni per gli Stati membri, quali: cooperazione internazionale giudiziaria e di polizia, firma e ratifica delle 12 Convenzioni ONU contro il terrorismo, lotta ai flussi finanziari che alimentano i gruppi terroristici, sviluppo di programmi di assistenza tecnica mirati a rafforzare le capacità operative degli Stati membri in tale settore etc.
Il Consiglio di Sicurezza dispone di due organismi sussidiari con mandati che riguardano la lotta al terrorismo:

  • il Counter Terrorism Committee, CTC istituito dopo l'11 settembre, sulla base delle risoluzione 1373, che ha compiti di monitoraggio e di impulso dell'azione complessiva antiterrorismo, inclusa la promozione dell'assistenza istituzionale agli Stati membri che ne abbiano maggiore necessità; il CTC è assistito da un organismo tecnico di esperti, istituito con la Risoluzione 1535 del 2004: il Counter Terrorism Executive Directorate;
  • il Comitato Sanzioni contro Al Qaeda e Talebani, che ha il compito specifico di aggiornare le liste di individui ed enti associati con queste organizzazioni, e di monitorare l'applicazione del meccanismo sanzionatorio. Al maggio 2007, nella lista ONU degli individui e delle organizzazioni terroristiche figuravano i nominativi di 372 individui e di 125 entità, sottoposti a vari tipi di sanzioni (congelamento di beni economici - finanziari e non - embargo sulle armi, travel ban).
    Nel dicembre 2006, con la Risoluzione 1730 il Consiglio di Sicurezza ha creato un Focal Point presso il Segretariato dell’ONU, a cui i soggetti iscritti possono indirizzare richieste di cancellazione dei propri nominativi dalla predetta lista. I cittadini italiani o stranieri residenti in Italia iscritti nella lista possono presentare richiesta di cancellazione direttamente al Focal Point oppure all’autorità nazionale preposta, il Comitato di Sicurezza Finanziaria.

L'Italia, come ricordato sopra, sostiene fortemente l'azione svolta dal CTC e ha ratificato 12 delle 13 Convenzioni internazionali contro il terrorismo la Convenzione sulla repressione degli atti di terrorismo nucleare, adottata dall'Assemblea Generale nell'aprile 2005, è stata firmata dall'Italia nel settembre 2005 e le procedure di ratifica sono attualmente in corso). L'Italia fornisce inoltre un contributo determinante al Comitato Sanzioni contro Al Qaeda e Talebani. Dall'aprile 2002 ha, infatti, presentato 8 proposte, per l'iscrizione di oltre 85 soggetti nella lista di individui ed organizzazioni terroristiche del Comitato stesso. L'Italia si colloca pertanto al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, per proposte di inserimento effettuate.

G8

Il G8 ha affrontato sistematicamente le tematiche relative del terrorismo a livello politico, soprattutto nel corso degli ultimi cinque vertici (Kananaskis 2002, Evian 2003, Sea Island 2004, Gleneagles 2005, San Pietroburgo 2006).
A livello di esperti, esistono 2 organismi specializzati, il Gruppo Roma-Lione ed il CTAG:

  • Il Gruppo Roma-Lione è il risultato della fusione, deliberata dal Vertice di Kananaskis del 2002, del Gruppo di Lione – che si occupava di contrasto alla criminalità organizzata – e del Gruppo di Roma (istituito sotto Presidenza Italiana e così denominato a conferma dell'apprezzamento per l'impegno di tale Presidenza) istituito dopo l'11 settembre con uno specifico mandato nel campo della lotta al terrorismo. Si tratta di un foro di scambio di informazioni, di esame e promozione di iniziative di concertazione e cooperazione nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, che si riunisce in tre sessioni annuali ed elabora proposte per l'approvazione a livello politico (Capi di Governo, Ministeri degli Esteri, Ministeri Giustizia/Interni), nonché "best practices" e "guidelines" per l'adozione di misure operative da parte di organismi multilaterali specializzati (ad esempio l'ICAO, International Civil Aviation Organization) e l'IMO (International Maritime Organization).
  • Il CTAG (Counter Terrorism Action Group) si occupa del coordinamento dell'assistenza tecnica a paesi terzi più deboli istituzionalmente e più esposti alla minaccia terroristica. Del CTAG fanno parte i paesi G8 e vengono invitati altri paesi donatori (finora: Svizzera, Australia, Spagna) e organismi internazionali funzionali o regionali, a seconda dei temi trattati nelle varie riunioni. Nello svolgimento del suo mandato, il CTAG si propone di sostenere l'azione del Counter Terrorism Committee (v. sopra), per la promozione e il coordinamento dell'assistenza tecnica antiterrorismo.
    Il CTAG opera a livello centrale e locale, tramite le Ambasciate dei paesi partecipanti.

Unione Europea

In ambito Unione Europea, l'Italia contribuisce attivamente alla realizzazione del Piano d'Azione contro il terrorismo adottato dal Consiglio Europeo il 28 settembre 2001. Il Piano d'Azione, che contiene un'ampia serie di misure da adottare nei vari settori cruciali della lotta al terrorismo (cooperazione giudiziaria e di polizia, sicurezza dei trasporti, controllo delle frontiere e sicurezza dei documenti, lotta al finanziamento, dialogo politico e relazioni esterne, difesa contro attacchi biologico-chimico-radiologico-nucleari etc.).

Gli attentati di Madrid nel marzo 2004, di Londra nel luglio 2005 e i più recenti sventati attacchi nell'estate del 2006 hanno dato vita ad una progressiva intensificazione della collaborazione antiterrorismo in ambito europeo ed il Piano d'Azione è stato pertanto integrato con misure successive.

Il Consiglio Europeo straordinario del 25 marzo 2004 ha adottato una importante Dichiarazione sul terrorismo, con una specifica Dichiarazione sulla solidarietà contro il terrorismo, che, anticipando le disposizioni dell'articolo 42 del Trattato sulla Costituzione Europea, stabilisce un obbligo di assistenza, "con tutti gli strumenti disponibili, incluse risorse militari", a uno Stato membro colpito da un attacco terroristico.

Il Consiglio Europeo del dicembre 2005 ha inoltre adottato la Strategia UE contro il terrorismo, che si basa su quattro pilastri fondamentali: la Prevenzione del fenomeno terroristico; la Protezione dei cittadini, delle infrastrutture, dei trasporti, con il necessario rafforzamento delle strutture di sicurezza; il Perseguimento, inteso come il tentativo di impedire ai gruppi o singoli terroristi di comunicare, muoversi liberamente e pianificare attacchi, attraverso lo smantellamento delle loro reti di supporto e di finanziamenti; la Risposta, intesa come la capacità di gestire e minimizzare le conseguenze di possibili attacchi terroristici in un'ottica di cooperazione e solidarietà.

Una specifica Strategia, denominata "The European Union Strategy for Combating Radicalisation and Recruitment to Terrorism", adottata nel 2005, affronta nel dettaglio gli aspetti di Prevenzione, con particolare riferimento allo sviluppo della capacità di affrontare le circostanze che possono facilitare la radicalizzazione e il reclutamento, attraverso la cooperazione degli Stati membri e delle istituzioni comunitarie, nonché degli Stati terzi e delle organizzazioni internazionali.

Dal 2001, l'UE si è dotata di strumenti comunitari di attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che riguardano individui e gruppi terroristici legati alla galassia di Al Qaeda e dei Talebani (Posizione Comune 402/2002 e Regolamento 881/2002). Con la Posizione 931/2001 e il Regolamento 2580/2002, l'Unione Europea ha inoltre istituito una lista comunitaria che ricomprende individui e gruppi terroristici interni ed esterni all'UE. A questi ultimi vengono applicate le sanzioni economiche stabilite dalla Risoluzione 1373 del Consiglio di Sicurezza.

Per rispondere ad esigenze di trasparenza, il Consiglio Europeo ha avviato una procedura di comunicazione dell’avvenuta iscrizione nella lista, delle motivazioni sottostanti la decisione del Consiglio, nonché delle modalità di ricorso avverso le stesse decisioni.

L'Unione Europea ha fatto del terrorismo uno degli elementi cardine del suo dialogo politico verso gruppi regionali e paesi terzi. Una clausola anti-terrorismo è prevista in accordi di associazione e cooperazione, e in strumenti analoghi delle relazioni esterne.

L'Italia ha dato un forte impulso in quest'ambito, fin dalla Presidenza dell'UE nel secondo semestre del 2003, e sono stati conseguiti risultati di grande rilievo politico e operativo, sia nel secondo che nel terzo pilastro. In ambito PESC, è stato avviato un dialogo con i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, in tema di finanziamento del terrorismo (uno specifico incontro fu tenuto a Bruxelles il 7 novembre 2003, un secondo incontro ad Abu Dhabi il 5 e 6 marzo 2005 ed un terzo si è svolto a Doha il 22 maggio 2007, sotto la Presidenza Tedesca).

Sul fronte della lotta al finanziamento del terrorismo, un importante ruolo è svolto dal Coordinatore per la lotta al terrorismo, l'olandese Gijs de Vries, nominato nel marzo 2004 con il compito di assicurare un più efficace coordinamento delle attività dell'Unione nei vari settori e nei differenti pilastri, oltre a promuovere l'approfondimento della cooperazione con i paesi terzi.

Nell'ambito del terzo pilastro sono state istituite "squadre multinazionali ad hoc", composte da investigatori dei Paesi U.E. ed operanti nel momento "pre-giudiziale" dell'indagine di polizia. L'Unione Europea ha inoltre definito una serie di strumenti in materia di controllo delle frontiere, di scambio di informazioni e di cooperazione giudiziaria e di polizia. Dal 1° maggio 2005 è divenuta operativa l'Agenzia Europea per le frontiere esterne (Frontex), che coordina tra l'altro la collaborazione nel contrasto ai flussi di immigrazione clandestina.

Saranno inoltre introdotte, in prospettiva, le biometrie per il controllo d'identità alle frontiere e nel territorio dell'Unione: è infatti in fase di discussione una proposta di Regolamento per l'inserimento di dati biometrici nei visti e nei permessi di soggiorno dei cittadini di Paesi terzi. Sarà poi realizzata l'interconnessione tra il Sistema d'Informazione Schengen, il Sistema d'Informazione Visti (VIS) e l'EURODAC (sistema per il confronto delle impronte digitali dei richiedenti asilo e degli immigranti clandestini). Tali misure sono tra l'altro volte a prevenire il rischio che i flussi illegali divengano un veicolo di infiltrazione terroristica. In materia consolare, è prevista la creazione di servizi comuni tra Paesi aderenti allo spazio Schengen, per il rilascio dei visti e la raccolta delle relative domande.

Sono numerosi anche gli strumenti legislativi adottati nel quadro della cooperazione giudiziaria penale e di polizia. Si possono ricordare le Decisioni Quadro sul mandato d'arresto europeo; sulle squadre investigative comuni; sulla lotta al terrorismo; sull'istituzione di Eurojust (organo dell'Unione competente per indagini e azioni penali concernenti almeno due Stati membri e relative a forme gravi di criminalità); sul riciclaggio, sequestro e confisca degli strumenti e proventi di reato; sulle misure specifiche per la cooperazione giudiziaria e di polizia nella lotta al terrorismo; sul reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca. In tale contesto vanno poi ricordate la Convenzione del maggio 2000 sulla mutua assistenza in materia penale tra gli Stati membri e i tre Protocolli aggiuntivi che hanno emendato la Convenzione istitutiva di Europol (Ufficio Europeo di Polizia).

Altre misure nel campo della lotta al terrorismo riguardano la definizione di una strategia globale di protezione delle infrastrutture critiche; la lotta contro il finanziamento del terrorismo; l'integrazione delle attività contro il terrorismo nelle relazioni esterne dell'Unione Europea, con riguardo sia allo sviluppo del dialogo politico, sia all'assistenza tecnica a Paesi terzi. Particolare attenzione è stata dedicata all'esame del fenomeno della radicalizzazione violenta e del reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche.

L'Unione Europea ha infine adottato una Direttiva per la concessione di risarcimenti alle vittime di atti criminali, che copre anche casi di vittime del terrorismo.

NATO

In occasione dell'ultimo Vertice dell'Alleanza a Riga (dicembre 2006), la NATO ha riaffermato il suo impegno nella lotta contro il terrorismo, in conformità al diritto internazionale e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, e la volontà di continuare ad offrire in questo campo un'essenziale dimensione transatlantica. L'operazione NATO di pattugliamento marittimo "Active Endeavour", aperta al contributo anche dei paesi partner, rappresenta un importante e concreto contributo a questo sforzo comune.

In seno all'Alleanza è stato dato inoltre avvio ad un pacchetto di specifiche iniziative denominate "Difesa contro il Terrorismo", per lo sviluppo di tecnologie avanzate, finalizzate a contrastare le minacce terroristiche, come ad esempio la difesa delle forze alleate contro gli "ordigni esplosivi improvvisati", i lanciamissili a spalla, per la difesa dei porti etc. I paesi alleati sono incoraggiati a sviluppare le loro capacità in questo campo e soprattutto ad intensificare in seno all'Alleanza la diffusione di informazioni e di intelligence, in particolare riguardo ai teatri di operazione.

Linee di tendenza della cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo

Varie sono le linee di tendenza della lotta al terrorismo, che deve saper contrastare efficacemente l'evoluzione delle strategie del terrore.

E' anzitutto necessario rafforzare le capacità di intelligence, sia a livello nazionale che delle organizzazioni internazionali. In ambito UE, una misura in tal senso è stata adottata dal Consiglio Europeo del 16-17 dicembre 2004. Per quanto riguarda la NATO, la Dichiarazione sul terrorismo del 2 aprile 2004 contiene una serie di misure operative attinenti al miglioramento dello scambio informativo a livello di intelligence.

Un altro settore cruciale è la sicurezza dei trasporti. Al Vertice del G8 di Sea Island (8-10 giugno 2004), i Capi di Stato e di Governo hanno approvato un Piano di Azione (SAFTI – Secure and Facilitated International Travel Initiative), che estende e approfondisce misure già approvate al Vertice di Kananaskis del 2002. Il Piano attiene principalmente al traffico aereo e comprende una breve Dichiarazione e un Piano d'Azione, più dettagliato, che prevede un'ampia serie di misure volte ad elevare gli standards di sicurezza degli aeromobili, migliorare le procedure di controllo negli aeroporti e facilitare lo scambio di informazioni. Una componente del Piano, inoltre, riguarda la sicurezza dei trasporti marittimi e delle infrastrutture. Un aggiornamento sull'attuazione del Piano d'Azione è contenuto nella Dichiarazione sul terrorismo adottata dal Vertice G8 di Gleneagles del luglio 2005.

La sicurezza dei documenti e l'applicazione di nuove tecnologie in questo campo è un'altra linea di tendenza marcata. Al fine di garantire un'adeguata protezione contro possibili contraffazioni di passaporti ed altri documenti di viaggio, anche a fini terroristici, vari Stati hanno deciso l'introduzione di dati biometrici. Anche in ambito UE si lavora all'applicazione di nuove tecnologie ai documenti di viaggio, in modo da stabilire un legame affidabile tra il cittadino e il documento. In questo settore di grande rilevanza operativa, vengono concordate in sede ICAO (International Civil Aviation Organization) linee e standards comuni. Un'importante attività di analisi e di proposta ha luogo anche in sede OSCE.

In tema di cooperazione internazionale contro il finanziamento del terrorismo, in sede GAFI (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale, FATF – Financial Action Task Force) sono state elaborate 9 Raccomandazioni Speciali contro il finanziamento del terrorismo (che si sono aggiunte alle pre-esistenti 40 Raccomandazioni contro il riciclaggio di denaro sporco). Il modello di cooperazione del GAFI si è andato estendendo, negli ultimi anni, ad organismi regionali similari, anche con l'obiettivo di rendere di applicazione universale gli standards elaborati dal GAFI stesso ed armonizzare le legislazioni nazionali in questo senso.

Oltre alle misure settoriali sul piano operativo, si riconosce sempre più l'importanza di condurre un'azione preventiva di largo raggio basata sul dialogo tra culture e religioni, al fine di favorire una conoscenza e comprensione reciproche, e sottrarre anche in tal modo terreno alla propaganda fondamentalista e al reclutamento di terroristi.

L'Italia svolge un ruolo di primo piano in questo settore, al fine di stabilire una partnership dell'Europa e dell'Occidente con l'Islam moderato, sia nei paesi di origine che nelle comunità islamiche residenti nei nostri paesi.

L'Unione Europea ha avviato una propria riflessione, volta anche a valorizzare gli strumenti esistenti (Processo di Barcellona) o in corso di definizione.
In ambito G8, il Vertice di Sea Island (giugno 2004) ha lanciato una specifica iniziativa, denominata "Broader Middle East and North Africa", basata su principi di eguaglianza tra tutti gli Stati coinvolti, partnership, inclusività e, "ownership" del processo. La prima riunione del "Forum for the Future "(che ha riunito una componente politica, una imprenditoriale, ed una di società civile)si è tenuta a Rabat l'11 dicembre 2004. L'Italia co-patrocina, assieme a Turchia e Yemen, una specifica componente, il " Democracy Assistance Dialogue". L'iniziativa è basata sul principio della "ownership" da parte dei paesi arabi e islamici partecipanti, e del sostegno a processi endogeni di modernizzazione, democratizzazione, sviluppo economico, incentivazione degli investimenti e dell'imprenditoria, che coinvolgano anche le forze della società civile.

Un forte accento viene posto infine sulla cooperazione regionale, sia in senso politico e di solidarietà, sia a livello operativo. Le Nazioni Unite promuovono questo tipo di intese, come dimostrano, ad esempio, le periodiche riunioni organizzate dal Counter Terrorism Committee con vari organismi regionali (una riunione di questo tipo è in programma per il marzo 2007 a Nairobi). Sul piano operativo, sono sorti di recente vari centri regionali di formazione e di scambio di esperienze, con l'obiettivo di rafforzare i legami di solidarietà e di realizzare economie di scala. A titolo di mero esempio si possono citare il SEARCCT (South East Asia Regional Center on Counter Terrorism), con sede a Kuala Lumpur, il JCLEC (Joint Center on Law Enforcement Cooperation), con sede a Jakarta, e il Centro antiterrorismo dell'Unione Africana, inaugurato nell'ottobre 2004. L'Italia appoggia pienamente, anche in ambito Unione Europea, tali iniziative, ed ha avviato rapporti di collaborazione con alcuni di questi centri. Attività di formazione a favore dei paesi partecipanti al SEARCCT e al JCLEC sono state effettuate dall'Italia nel 2005 e nel 2006, sia a Jakarta, per quanto riguarda il JCLEC, che in Italia, per il SEARCCT. Attività formative a favore di Marocco e Algeria sono state altresì organizzate dall'Italia, nel gennaio-febbraio 2006, nel quadro di un'iniziativa coordinata in ambito Unione Europea.

ultima modifica: 09/07/2012

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