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Commissione Europea – DG Affari Economici e Monetari
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Commissario UE: Olli Rehn (Finlandia)
Obiettivo centrale della politica economica dell'Unione europea, richiamato espressamente dall’art. 3 del TUE, è quello di assicurare uno “sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata, sulla stabilità dei prezzi e su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva”. A tali finalità si aggiunge quella della piena occupazione e della protezione sociale, della coesione economica, sociale e territoriale, e della solidarietà tra Stati membri.
Sin dal Vertice de l’Aja del 1969 i Capi di Stato e di Governo decisero che un’Unione Economica e Monetaria (UEM) sarebbe stata necessaria alla costruzione europea. La realizzazione del Sistema Monetario Europeo (SME), che prevedeva la fissazione di parità centrali rispetto all'ECU (l'unità di conto europea), consentì in dieci anni di ridurre la variabilità dei tassi di cambio: la flessibilità del sistema, unita alla volontà politica di far convergere le economie, permise di raggiungere una stabilità duratura delle monete. Già nel 1985 tuttavia, con l'adozione del programma per il completamento del mercato unico, apparve sempre più chiaro che il potenziale del mercato interno sarebbe rimasto parzialmente inutilizzato fintantoché si fossero dovuti sostenere costi elevati, dovuti alla conversione delle monete e alle incertezze derivanti dalla fluttuazione dei tassi di cambio.
Con il Trattato di Maastricht (1992), vennero dunque fissati i tempi e le scadenze per l'effettiva attuazione dell'UEM, in tre tappe che dovevano culminare con l'introduzione della moneta unica e la creazione di una Banca centrale europea (BCE). Con il Trattato vennero anche fissati i "criteri di convergenza" che gli Stati avrebbero dovuto soddisfare per poter partecipare alla zona "Euro" (dal nome della moneta unica) e che servivano a monitorare una serie di parametri macroeconomici essenziali alla sostenibilità della moneta unica stessa, quali la stabilità dei prezzi, la situazione della finanza pubblica, il livello dei tassi di cambio e dei tassi di interesse a lungo termine.
Su tali basi, gli Stati membri della "zona Euro" - Belgio, Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Finlandia, Grecia - hanno adottato una moneta unica, al termine di un lungo processo di preparazione e di convergenza delle economie nazionali. L'Euro è entrato fisicamente in circolazione all'inizio del 2002. Ad esso si è accompagnata l'adozione da parte degli Stati membri di una politica monetaria unica, mentre gli altri capitoli della politica economica rimangono di competenza delle istanze nazionali. A detti Paesi si sono uniti dal 1° gennaio 2007, la Slovenia; dal 1° gennaio 2008 Malta e Cipro; e dal 1° gennaio 2009 la Repubblica Slovacca.
Per gli Stati dell'area Euro, inoltre, proprio in ragione dell'adozione di una moneta unica e al fine di garantire la sostenibilità del sistema, sono previsti precisi vincoli nel campo delle politiche di bilancio e delle finanze pubbliche. Il Patto di Stabilità e Crescita pone infatti i precisi vincoli di bilancio cui devono attenersi gli Stati partecipanti all'Unione Monetaria: rispetto del tetto massimo del 3% nel rapporto Deficit/PIL e del 60% nel rapporto Debito/PIL. I Paesi membri non partecipanti all'area Euro presentano invece a Consiglio e Commissione europea un "programma di convergenza".
La riforma del Patto di Stabilità e Crescita, avviata nel 2004 e conclusasi con l’accordo dei Capi di Stato e di Governo al Consiglio Europeo del marzo 2005, senza modificare le regole fondamentali dell'Unione Economica e Monetaria e i parametri di Maastricht (3% rapporto deficit/PIL e 60% rapporto debito/PIL), introduce criteri volti a consentire una migliore valutazione della situazione economica dei singoli Stati membri nell'ambito del processo di sorveglianza multilaterale e, in particolare, nell'applicazione della procedura di disavanzo eccessivo. La componente crescita del Patto, ora messa maggiormente in rilievo, stabilisce un migliore legame con l'agenda di Lisbona sul fronte delle riforme strutturali, e viene altresì conferita maggiore flessibilità agli aspetti "correttivi" e rafforzata la parte "preventiva" del Patto.
I principali obiettivi della politica economica dell'Unione europea sono:
Reazione dell’Unione Europea alla crisi economico-finanziaria
Il Consiglio Europeo, dopo aver adottato nell’ottobre 2008 un Piano d’Azione per la stabilità finanziaria, ha approvato in dicembre un Piano per il rilancio dell’economia. Il piano prevede varie misure sia a livello comunitario che nazionale. A tal riguardo, gli Stati possono adottare le misure ritenute necessarie nel quadro di un approccio coordinato, tenendo conto delle loro situazioni specifiche e della flessibilità offerta dal Patto di Stabilità. Una valutazione degli interventi messi in campo dagli Stati membri, nel quadro del Piano per il rilancio dell’economia è stata effettuata dal Consiglio Europeo di marzo 2009. Si è inoltre deciso di rafforzare il meccanismo comunitario di sostegno alla bilancia dei pagamenti degli Stati membri tramite un raddoppio della dotazione (da 25 a 50 miliardi). Il Consiglio Europeo del dicembre 2009 ha ribadito che, sia pure in presenza di segnali di ripresa e stabilizzazione, vi e' necessità di proseguire con politiche di sostegno all'economia. Sono state confermate le indicazioni in materia di coordinamento delle 'strategie di uscita', che andranno attuate nel quadro del Patto di Stabilità e Crescita attraverso un necessario coordinamento fra gli Stati membri; il Consiglio ha reiterato che le politiche di rientro dai deficit di bilancio dovranno partire al più tardi nel 2011.
In materia di rafforzamento dei meccanismi di regolamentazione finanziaria è stato raggiunto un accordo che prevede l’istituzione di un Consiglio Europeo per i Rischi Sistemici (European Systemic Risk Board) e di un Sistema Europeo delle Autorità di Vigilanza Finanziaria (European System of Financial Supervisors). Il Consiglio Europeo del 10 e 11 dicembre 2009 ha espresso soddisfazione per il raggiungimento dell'accordo sull’intero pacchetto che delinea un nuovo quadro di vigilanza finanziaria europea e ne ha auspicato una rapida adozione da parte del Parlamento Europeo, affinché il sistema possa diventare operativo nel corso del 2010.
Base giuridicaArt. 3 TUEArt. 120 TFUE (ex art. 98 TCE) Art. 142 TFUE (ex art. 124 del TCE).