Altre politiche comuni
Link utili
Europa - Ambiente
Commissione Europea - Azione per il clima
European Commission - Energy
AMBIENTE
Commissario UE: Janez POTOČNIK (Slovenia)
Le prime azioni dell’Unione Europea nel settore ambientale risalgono al Vertice Europeo di Parigi del 1972, che ha dato il via al primo Programma d’azione a favore dell’ambiente e alle prime direttive relative alle sostanze chimiche, alla qualità dell’acqua ed all’inquinamento dell’aria. Occorrerà tuttavia attendere l’entrata in vigore, nel 1987, dell’Atto Unico europeo, affinché venga definita una chiara base giuridica per un intervento comunitario nel settore. Il successivo Trattato di Amsterdam (1997) ha in particolare rafforzato il principio dello sviluppo sostenibile e posto tra le priorità assolute della Comunità il raggiungimento di un livello elevato di protezione dell’ambiente.
La politica ambientale della Comunità si fonda sui principi della precauzione (per cui occorre adoperarsi per evitare danni per l’ambiente e la salute nei casi in cui vi sia un’incertezza scientifica e le analisi preliminari indichino la possibilità di effetti negativi, anche senza dimostrazione di rischio) e dell’azione preventiva, sul principio della correzione in via prioritaria alla fonte dei danni causati all’ambiente, e sul principio “chi inquina paga”. Al fine di garantire uno sviluppo sostenibile e di contribuire ad un sensibile e misurabile miglioramento dell'ambiente in Europa, nel 1993 è stata inoltre istituita una Agenzia europea dell'ambiente, con sede a Copenaghen, con il compito di fornire informazioni attendibili e comparabili sull'ambiente ai responsabili e al pubblico.
Attualmente, il punto di riferimento dell’azione ambientale comunitaria è il Sesto Programma d’azione “Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta”, che copre il periodo 2002-2012.
I settori di azione prioritaria del Sesto Programma sono quattro:
Sviluppo sostenibileNel 2001 il Consiglio Europeo di Göteborg ha adottato la prima strategia UE in materia di sviluppo sostenibile. Tale strategia, aggiornata nel 2006 e sottoposta ad un primo riesame nel 2007, nell’offrire una prospettiva a lungo termine della sostenibilità, si prefigge di integrare la strategia per lo sviluppo sostenibile con la Strategia di Lisbona e con le altre strategie trasversali dell’UE, tra cui in primo luogo quella climatica.Nel mese di luglio 2009 la Commissione ha avviato una riflessione e un dibattito sullo sviluppo sostenibile, presentando una comunicazione relativa al riesame 2009 della strategia (Integrare lo sviluppo sostenibile nelle politiche dell’UE: riesame 2009 della strategia dell’Unione Europea per lo Sviluppo Sostenibile). Il Consiglio Europeo, che nel dicembre 2009 ha riesaminato l’attuazione della strategia ed ha indicato orientamenti per una sua futura evoluzione, deciderà entro il 2011 quando avviare un riesame globale al fine di razionalizzarla ulteriormente, specificarne il ruolo nella definizione delle politiche UE e migliorarne la governance.Base giuridica: Artt.191-193 del TFUE (ex artt. 174-176)AZIONE PER IL CLIMA
Commmissario UE: Connie HEDEGAARD (Svezia)
Il nuovo Esecutivo comunitario è stato rimodellato e riorganizzato con la creazione di nuovi portafogli tra i quali “Azione per il clima” separato da quello “Ambiente”. Il Commissario responsabile di questo nuovo portafoglio è Connie Hedegaard.
Nel quadro della Strategia nella lotta ai cambiamenti climatici, lanciata al Consiglio Europeo del marzo 2007, nel dicembre 2008 è stato formalmente approvato il Pacchetto “energia – clima”. Il Consiglio, nell’evidenziare come i cambiamenti climatici rappresentino la sfida principale da affrontare con efficacia ed urgenza, ha assunto l’impegno unilaterale per l’Unione Europea di una riduzione 20-20-20, ovvero, entro il 2020, ridurre le emissioni di gas serra del 20% e portare al 20% del consumo energetico totale la quota delle energie rinnovabili.Il Pacchetto energia-clima si articola in quattro provvedimenti normativi: 1) rafforzamento del sistema applicato ad alcuni settori industriali di scambio di quote di emissione (Emission Trading System, ETS), sostituendo dal 2013 i piani nazionali di assegnazione gratuita delle emissioni con un tetto europeo e con la vendita all’asta ed estendendo tale meccanismo ad altri settori. 2) Riduzione delle emissioni nei settori esclusi dall’ETS (trasporti, costruzioni, riscaldamento domestico, rifiuti, agricoltura, etc.).3) Raggiungimento del 20% di utilizzo di energie rinnovabili sul consumo energetico a livello europeo.4) Sviluppo della tecnologia CCS (cattura e stoccaggio di anidride carbonica).
Un altro provvedimento di notevole rilievo, negoziato in parallelo e approvato contestualmente al pacchetto, è il Regolamento sulle emissioni di automobili per uso privato, che impone rigorosi limiti alle emissioni di CO2 da parte degli autoveicoli a partire dal 2012. Anche questo negoziato ha presentato serie problematiche, per l’esigenza di conciliare gli obiettivi di tutela ambientale con quella di non penalizzare le aziende europee del settore rispetto alla concorrenza internazionale.
La Svezia, quale Presidenza di turno, ha rappresentato l’Unione Europea alla Conferenza di Copenaghen (07-19 dicembre 2009) sulla base di un ampio mandato negoziale conferitole dai Capi di Stato e di Governo dell’UE. Il “Copenaghen Accord” costituisce il principale risultato politico dei lavori e fornirà la base per i prossimi negoziati in materia di cambiamenti climatici (COP 16 a Città del Messico). La posizione dell’Unione nel negoziato è la disponibilità a ridurre le emissioni del 20% entro il 2020 rispetto al 1990. L’obiettivo potrà essere aumentato al 30% a condizione che gli altri paesi sviluppati si impegnino a conseguire riduzioni comparabili delle emissioni e i paesi in via di sviluppo economicamente più avanzati si impegnino a contribuire adeguatamente in funzione delle rispettive responsabilità e capacità. L’UE si è inoltre impegnata a fornire ai Paesi in via i di sviluppo finanziamenti per 7,2 miliardi di Euro nel triennio 2010-12 per sostenere le loro azioni di lotta ai cambiamenti climatici. Tali finanziamenti dovrebbero crescere progressivamente negli anni succesivi.
ENERGIA
Commissario UE: Günter OETTINGER (Germania)Sin dalle origini, le tematiche energetiche hanno svolto un ruolo centrale nel processo di integrazione europea, tenuto conto della loro importanza per lo sviluppo economico. Il primo embrione delle moderne istituzioni europee è stato rappresentato dalla Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio (CECA) che ha iniziato la propria attività nel 1952. Il 25 marzo 1957, a Roma, è stato poi firmato anche il Trattato che dava vita alla Comunità Europea per l’Energia Atomica (EURATOM).La creazione del mercato unico nel 1993 ha reso necessaria l’armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di standard tecnici, sicurezza, fiscalità e accesso ai mercati pubblici. Il Trattato di Maastricht ha, a sua volta, posto le basi per l’interconnessione e l’interoperabilità delle reti di distribuzione su tutto il territorio dell’UE tramite le Reti Trans-Europee dell’Energia (reti TEN-E). I contenziosi sulla fornitura di gas naturale degli ultimi anni hanno accresciuto la consapevolezza della crescente vulnerabilità dell’Europa nel settore dell’energia, rendendo particolarmente urgente e prioritario lo sviluppo di una politica comune che garantisca la sicurezza dell’approvvigionamento energetico ad un prezzo adeguato per i consumatori, nel rispetto dell’ambiente e della concorrenza.Sulla scia del rinnovato impulso per la definizione di una politica energetica comunitaria, il Consiglio Europeo del marzo 2006, riprendendo a grandi linee le proposte avanzate dalla Commissione nel Libro Verde “Una strategia europea per un’energia sostenibile, competitiva e sicura”, ha posto le fondamenta di una politica comune articolata su tre obiettivi principali: 1) aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico; 2) assicurare la competitività delle economie europee e la sostenibilità dell’approvvigionamento energetico; 3) promuovere la sostenibilità ambientale.Nel Consiglio Europeo del giugno 2006 sono state poste le basi di una politica esterna comune per consentire all’Unione di esprimersi con voce unica sul piano internazionale nel dialogo con i Paesi produttori, di transito e consumatori.La Commissione ha quindi presentato nel gennaio 2007 un articolato pacchetto di proposte, che ha costituito la base delle conclusioni del Consiglio Europeo di marzo dello stesso anno in materia di energia e cambiamenti climatici. I Capi di Stato e di Governo hanno infatti varato in tale occasione una strategia integrata per l’energia e il clima, con l’approvazione di un Piano d’Azione per una “Politica Energetica per l’Europa”, che ha segnato un salto di qualità nell’azione dell’Unione Europea in questo settore. Il Consiglio europeo del marzo 2007 ha definito tre obiettivi della politica europea dell’energia: sostenibilità, competitività e sicurezza delle forniture. Per raggiungere i primi due, la Commissione ha presentato due pacchetti legislativi: il pacchetto “energia – clima ” (adottato a dicembre 2008) e il terzo pacchetto per la liberalizzazione del mercato interno dell’energia, che dopo l’approvazione del Consiglio a marzo è stato adottato dal Parlamento Europeo il 21 aprile 2009. In materia di sicurezza energetica, la Commissione ha presentato nel novembre 2008 un Piano d’Azione all’interno della Comunicazione intitolata “Seconda analisi strategica delle politica energetica” ('Second Strategic Energy Review'). Le conclusioni del Consiglio Europeo del marzo 2009, hanno ripreso gli aspetti fondamentali della Comunicazione della Commissione e del collegato Piano d’Azione sulla sicurezza e la solidarietà energetica. Il testo delle conclusioni attribuisce carattere prioritario alla sicurezza energetica e la fonda sul principio della differenziazione di fonti e rotte di approvvigionamento e sui concetti di solidarietà e responsabilità. La strategia sarà rivista nel corso del 2010, con l’ambizione di definire un’agenda politica per il 2030 ed una “vision” per il 2050, nel contesto dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della Conferenza sui cambiamenti climatici di Copenaghen.Il Piano Europeo di Rilancio, approvato dal Consiglio Europeo di dicembre 2008, ha definito il quadro per gli interventi che gli Stati membri sono chiamati a prendere a livello nazionale in risposta alla crisi e ha identificato misure da adottare a livello UE. Fra queste, la Commissione ha presentato una proposta di decisione per un finanziamento di 5 miliardi per investimenti nell’energia (interconnessioni elettriche, gasdotti, CCS, eolico) e nello sviluppo rurale (banda larga nelle aree rurali e gestione “nuove sfide” in ambito agricolo, quali biodiversità, cambiamenti climatici, etc.) sulla quale è stato raggiunto un accordo in seno al Consiglio Europeo di primavera 2009.
Base giuridica: art. 194 del TFUE