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Geografia,storia e popolazione

 

Geografia,storia e popolazione
 
La geografia

L’Italia si estende su un territorio di 301.333 kmq. Ha come confine terrestre l’arco alpino compreso tra il fiume Varo (presso Nizza) e il Passo di Vrata (presso Fiume) e lungo questo arco, confina a ovest con la Francia, a nord con la Svizzera e l’Austria, a est con la Slovenia.
Penisola protesa nel Mediterraneo, l’Italia e’ circondata dal Mar Ligure, dal Mar Tirreno, dal Mar Jonio e dal Mare Adriatico e del suo territorio fanno parte numerose isole: la Sicilia e la Sardegna e numerosi arcipelaghi minori.
La Penisola italiana presenta una grande varietà di climi: da quello alpino a quello subcontinentale. Il Centro e il Mezzogiorno sono caratterizzati da un clima caldo in estate e da un inverno mite e fresco.
Il territorio è suddiviso in venti Regioni, di cui cinque a statuto speciale: la Val d'Aosta, il Trentino-Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia, la Sicilia e la Sardegna.
Comunemente l'Italia si divide in Italia settentrionale (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto-Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria ed Emilia Romagna); centrale (Toscana, Umbria, Lazio, Marche, Abruzzo, Molise e Sardegna) e meridionale (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia).

 

La storia

 

L’Italia preromana

Le due grandi civiltà italiche pre-romane sono quella etrusca e quella greca. Entrambe compaiono all’incirca nell’ottavo secolo a.C., creando rispettivamente l’Etruria e la Magna Grecia, nell’Italia centrale e meridionale. I primi erano organizzati politicamente in città- stato lungo l’asse tosco-umbro-laziale, mentre i secondi, partiti dalla Grecia storica, colonizzarono l’Italia meridionale.

 

L’Italia romana

La città di Roma nacque da un insediamento di pastori e agricoltori stanziati sul colle Palatino tra la fine del IX e gli inizi del VII secolo a.C. La data della tradizione è il 753 a.C, e  il primo dei 7 re di Roma fu il mitico fondatore Romolo. È nel  successivo periodo repubblicano che Roma assurge a potenza e consolida nel Mediterraneo, dopo la presa di Cartagine nel 201 a.C, la sua egemonia assoluta sul “Mare Nostrum”.
Giulio Cesare proseguirà l’opera dando vita ad un vero e proprio impero che sara’ ereditato da Ottaviano nel 27 a.C. e che si estende dal Vallo di Adriano, quasi al confine con la Scozia, fino alla Persia e a vaste aree dell’Africa sub-sahariana, toccando ad ovest le Colonne d’Ercole dell’Antichità, presso Gibilterra.
Inizia cosi’ il periodo di massimo splendore dell’impero romano, conosciuto come ‘Pax Romana’ che durera’ fino alla morte di Marco Aurelio (180 d.C.), a partire dal quale l’impero romano avvia la sua lunga decadenza, fino al 476 d.C. quando crollera’ schiacciato dalle invasioni barbariche. 

 

Il Medioevo

Nel Medioevo l’Italia sara’ terra di conquista di tante popolazioni barbariche ma vedrà nel contempo la comparsa sulla scena della storia di Carlo Magno e del suo Sacro Romano Impero.

 

Il Rinascimento

La vita culturale e artistica rifiorisce poi nel Rinascimento, fenomeno che coinvolge tutta l’Europa ma che prende le mosse dal primo Umanesimo fiorentino e che si svolge dalla fine del 1300 fino ad arrivare alla seconda metà del 1500. Rinascono le arti, la scienza, la filosofia. Non c’e’ certo bisogno di presentazione quando si parla di personaggi come Machiavelli, Ariosto, Botticelli, Michelangelo e Leonardo che vissero in questo periodo.

 

L’Età Moderna

Dal 1500 all’1800 l’Italia è oggetto di spartizione tra potenze straniere (Francia e Spagna innanzitutto, in misura minore Austria e Inghilterra ) e si trova dilaniata, per di più, da violenti scontri interni tra gli staterelli che la costituivano.
Il Mezzogiorno fu a lungo sotto il dominio prima dei sovrani di Spagna, poi dei Borboni mentre il centro del paese continuò ad essere appannaggio del governo papale. Al Nord, il lombardo-veneto fu sempre conteso tra Francia, Spagna e Austria.
Dopo la intensa ma breve stagione rivoluzionaria e napoleonica, che diede all’Italia una bandiera e una prima amministrazione prefettizia, il Paese si presentò al Congresso di Vienna ancora diviso in stati e staterelli.

 

Il Risorgimento e la nascita dello Stato nazionale italiano

Contro la sistemazione data alla Penisola dal Congresso di Vienna, in Italia, si produssero a più riprese, fino al 1848, tentativi rivoluzionari ad opera soprattutto di società segrete come la carboneria. Protagonisti indiscussi del nostro Risorgimento furono, tra gli altri, Giuseppe Mazzini, Garibaldi e Camillo Benso conte di Cavour i cui sforzi produssero l’unificazione di  parte della nazione italiana sotto lo scettro dei Savoia. Finalmente il 17 marzo 1861 il nuovo Parlamento di Torino sanciva la nascita del Regno d'Italia.

 

Dall'unità d'Italia alla prima guerra mondiale

I partiti politici, pur dividendosi nell'azione di governo, condividevano la grande aspirazione del  completamento dell'unità nazionale con Roma, ancora sotto il dominio del Papa, ed il   Veneto rimasto all'Austria. Quest'ultimo fu annesso al Regno d'Italia al termine della Terza guerra d'indipendenza, combattuta nel 1866 e Roma quattro anni più tardi nel 1870 con la breccia di Porta Pia che sancì la fine del millenario potere temporale della Chiesa.
Lo scoppio della prima guerra mondiale tra gli Imperi centrali e le potenze dell'Intesa nel 1914, che di poco seguiva la guerra intrapresa dall'Italia contro l'Impero ottomano per la conquista della Libia, rappresentò l'occasione per completare il processo di unificazione nazionale. Avendo constatato l'impossibilità di un pacifico ricongiungimento delle terre irredente attraverso un negoziato con l'Austria-Ungheria, l'Italia denunciò la Triplice Alleanza e aderì nel 1915 alla coalizione dell'Intesa contro gli Imperi centrali.

 

Dal fascismo alla Repubblica

Lo sforzo bellico, durato più di tre anni e costato più di seicentomila morti, condusse il paese alla vittoria e al compimento dell'unità, ma anche ad una grave crisi che toccò tutti gli aspetti della vita nazionale. Tra il 1919 e il 1922 si assistette ad un periodo di forte instabilità politica, economica e sociale, che facilitò l'ascesa al potere del partito fascista di Benito Mussolini, impostosi alla guida del governo con la marcia su Roma dell'ottobre 1922.
Da questo momento, progressivamente, la vita democratica dello Stato si spegneva e si instaurava un regime dittatoriale. Negli anni successivi Mussolini iniziava la politica di avvicinamento alla Germania nazionalsocialista che dall'Asse Roma-Berlino doveva culminare nella conclusione di un'alleanza militare, il Patto d'Acciaio del 1939, e nella partecipazione alla seconda guerra mondiale a fianco di Hitler l'anno seguente.
Le sconfitte militari condussero all'allontanamento dal governo di Mussolini, messo in minoranza nella seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 24-25 luglio 1943 e poi arrestato per ordine di Vittorio Emanuele III. Il governo fu affidato al generale Pietro Badoglio, che sottoscrisse la resa incondizionata agli alleati nel settembre successivo.
Iniziava così per l'Italia un tormentato periodo, segnato da una doppia occupazione, alleata a sud di Roma e tedesca a nord, e dalla costituzione della Repubblica Sociale Italiana ad opera di Mussolini.
Le truppe alleate entrarono a Roma nel giugno 1944 e proseguirono l'avanzata verso Nord completando, insieme alle forze partigiane, la liberazione dell'Italia il 25 aprile 1945. Con il referendum costituzionale del 2 giugno 1946, il popolo italiano decise l'abolizione della monarchia e l'introduzione della Repubblica.
I lavori dell'Assemblea costituente, eletta nella stessa occasione, portarono alla formulazione dell'attuale Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Le elezioni per la prima legislatura repubblicana della risorta Italia si svolsero il 18 aprile 1948 e assegnarono la maggioranza assoluta dei seggi alla Democrazia cristiana, il partito cattolico che avrebbe dominato la scena politica italiana fino alla fine della guerra fredda.

 

Dal dopoguerra ad oggi

Di pari passo con la ripresa della democrazia, dopo aver regolato i conti con il passato, firmando il trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, l'Italia si reinseriva nel contesto internazionale, ormai segnato dal confronto bipolare tra le due superpotenze dell'epoca, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica.
Il Paese operò una sicura scelta occidentale con una serie di importanti passi come l'adesione al Piano Marshall nel 1947, al Consiglio d'Europa e soprattutto all'Alleanza Atlantica nel 1949; e fu tra i paesi fondatori della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio nel 1951.
Entrata nell'ONU nel 1955, l'Italia fu ancora tra i paesi più impegnati sulla strada dell'integrazione europea, che vide proprio nella Penisola la sua culla e le sue maggiori realizzazioni: dalla conferenza di Messina del 1955, a quella di Venezia del 1956, fino alla storica data della firma dei Trattati di Roma del 25 marzo 1957, che istituivano la Comunità economica europea e la Comunità Europea per l'Energia Atomica.

 

Dal ’68 ai giorni nostri

Il 1968 segno’ profonde trasformazioni sul piano politico e sociale in Italia, incidendo significativamente sul costume e la mentalità della popolazione. Gli anni ’70 poi sancirono la nascita di importanti riforme istituzionali e sociali come lo Statuto dei diritti dei lavoratori, l'ordinamento amministrativo regionale, la legge sul divorzio e quella per l'esercizio dell'istituto costituzionale del referendum, ma anche il sorgere di quei movimenti che degenerarono negli anni bui del terrorismo rosso e nero.
Il Partito della Democrazia Cristiana, che riuniva i moderati-conservatori di centro, fece parte del governo della Repubblica dal 1946 al 1993, di solito in coalizione con altri partiti di centro, e in questo arco di tempo -salvo rare eccezioni-  la carica di Presidente del Consiglio fu ricoperta da esponenti democristiani.
Nel 1992 lo scandalo di “Tangentopoli” e la conseguente inchiesta di “Mani Pulite” causarono uno scossone nel mondo partitico e, dalla disintegrazione dell'assetto precedente, nacque il nuovo partito di “Forza Italia” che ottenne un forte successo alle elezioni del ’94 portando al Governo la coalizione di centro-destra.
 In questa fase, definita Seconda Repubblica, si afferma il principio del bipolarismo e l'alternanza al governo dei due schieramenti: dal 1996 al 2001 i governi del centro-sinistra, dal 2001 al 2006 quello del centro-destra, dal  2006 al 2008 il governo torna nuovamente alla coalizione dei partiti di centro-sinistra mentre, dopo le elezioni dell’aprile 2008, si insedia l’attuale governo di centro-destra.


La popolazione

Secondo gli ultimi dati forniti dal 14/o censimento generale della popolazione ‘legale’ italiana e resi noti dall'ISTAT, le persone residenti in Italia sono 56,9 milioni. I maschi sono circa 27,5 milioni e le donne 29,4 milioni. Il 26,2% della popolazione censita risiede nell'Italia nord-occidentale, il 18,8% nell'Italia nord-orientale, il 19% in quella centrale, il 24,5% nel meridione ed il restante 11,5% nelle isole.
Il tasso di natalità in Italia è tra i più bassi nell’Unione europea. Mentre il tasso di natalita' medio nei Quindici si attesta a 10,6 unità per migliaio di abitanti, in Italia è calato a 9,6. La popolazione italiana con oltre 65 anni è al momento il18,5%. Attualmente l'età media degli italiani è di 41,8 anni, nel 2050 si prevede che diventi 50,5. Gli ottantenni ed oltre sono ora il 4,3% della popolazione e ogni 100 bambini fra 0-14 anni ci sono 127 anziani. In Italia il livello d'istruzione degli adulti tra i 25 e i 64 anni è tra i più bassi dell' Unione Europea: il 25% della popolazione ha solo la licenza elementare, il 30% dei ragazzi tra i 15 ed i 19 anni ha già lasciato la scuola (contro una media europea del 20%) e solo il 42% è arrivato al diploma, contro una media europea del 59%. Solo il 10% della popolazione ha conseguito in Italia un titolo universitario (la media europea è del 26%).
Dal 1991 gli stranieri residenti sono triplicati da 356.159 a 987.363, mentre quelli non residenti sono stimati in 252.185. Ogni mille abitanti, vi sono in Italia 17,5 cittadini stranieri, con punte massime di 27 nel nord-est e 25 nel nord-ovest. Il 37% degli stranieri vive nel Nord-ovest, il 29% nel nord-est. Meno significativa la presenza al sud e nelle isole: rispettivamente 8% e 3%. In Italia vivono minoranze linguistiche tedesche, albanesi, slovene, ladine e catalane, provenzali e franco-provenzali.
A Roma va il primato per numero di abitanti (circa 2.700.000); in coda alla classifica c'è un piccolo centro, Morterone, in provincia di Lecco, che conta solo 33 residenti.


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