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Rapporti bilaterali Italia-Balcani

 

Rapporti bilaterali Italia-Balcani

Le relazioni politiche

Le relazioni economiche

Il contributo italiano alle missioni internazionali nei Balcani

L’impegno italiano nella cooperazione allo sviluppo

 

Le relazioni politiche

 

I rapporti dell'Italia con i Paesi dell'area balcanica rappresentano una priorità strategica nel panorama delle linee di azione della politica estera italiana, per tradizione politica, collocazione geografica e affinità culturali.

Quello che accade nelle regioni a ridosso dell'Adriatico ha immediati riflessi sia sulla sicurezza interna che sulle relazioni esterne del nostro Paese.

Il rafforzamento istituzionale dei Paesi dei Balcani occidentali e la loro progressiva integrazione nell’UE sono fattori centrali per il consolidamento della pace, la democrazia e la stabilità del Vecchio Continente. I Balcani occidentali rappresentano pertanto una priorità per l’Italia sotto il duplice profilo politico ed economico, in virtù della tradizionale e privilegiata proiezione italiana verso la direttrice adriatico-ionica e con l’obiettivo strategico di una completa integrazione dei Paesi dell’area nelle strutture europee ed euro-atlantiche di sicurezza.

Dopo le crisi degli anni '90, siamo ora impegnati in ogni comparto per sostenere il consolidamento delle istituzioni democratiche e la definitiva transizione verso sistemi economici di libero mercato. La realizzazione di un assetto equilibrato nella regione costituisce un elemento strategico di un più ampio disegno di stabilizzazione complessiva del nostro continente. In questo senso, da parte italiana si ritiene prioritario il rafforzamento della cooperazione regionale. Ad integrazione di un’azione di rilancio degli strumenti esistenti (Iniziativa Adriatico Ionica e Iniziativa Centro Europea), l’Italia si è fatta promotrice a Bruxelles nel novembre 2014 dell’avvio di una Strategia UE per la regione Adriatico – Ionica, lanciata nel corso del Semestre italiano di Presidenza del Consiglio UE e sta lavorando per la definizione di una nuova Strategia UE per la regione Alpina.

Gli sviluppi nel percorso euro-atlantico dei Paesi dei Balcani Occidentali negli ultimi anni sono stati estremamente positivi e incoraggianti.In ambito UE, si è avuta l’adesione della Croazia nel 2013, mentre con il Montenegro sono stati avviati i negoziati di adesione nel 2012 e con la Serbia nel 2013.Nel giugno del 2014 anche l’Albania ha compiuto un importantissimo passo in avanti con l’ottenimento del riconoscimento dello status di Paese candidato all’UE. L’ex Repubblica yugoslava di Macedonia ha visto riconosciuto lo status di Paese candidato nel 2005 e la Bosnia Erzegovina  ha firmato un Accordo di Associazione e Associazione con l’UE nel 2008. Anche il Kosovo, dal canto proprio, è prossimo alla firma dell’Accordo di Associazione e di Stabilizzazione con l’UE. E’ da ricordare anche l’ingresso nella NATO di Albania e Croazia, nel 2009. Si tratta di un percorsoche l’Italia auspica possa completarsi non appena possibile, nella convinzione che la loro piena integrazione contribuirà alla costruzione di un’Europa ancora più coesa e forte sul piano internazionale.

Nel più breve periodo, la stabilizzazione regionale, il rilancio dell'economia, il consolidamento democratico e la lotta al crimine organizzato restano i principali obiettivi del nostro Paese per l’area balcanica.

La firma di un Accordo intergovernativo di collaborazione strategica con il Montenegro, lo svolgimento di Comitati di Coordinamento dei Ministri con Croazia e Slovenia(oltre che di Vertici Trilaterali con questi ultimi due nel 2013),il consolidamento di partenariati strategici bilaterali con Serbia e Albaniae l’avvio del dialogo trilaterale con questi due Paesi nel 2015, testimoniano l’intensità dei rapporti tra l’Italia e i Paesi dell’area.

L’importanza strategica di tale area geografica per la nostra politica estera è testimoniata dalla sua inclusione tra le priorità del Semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’UE e ha trovato una tangibile conferma nella vista dell’On. Ministro nei sei Paesi dei Balcani Occidentali (Serbia, Montenegro, Kosovo, Albania, Macedonia, Bosnia Erzegovina) svolatasi tra il 25 e il 28 luglio 2014.

L’Italia sostiene attivamente il processo di consolidamento della sicurezza e della stabilità nella regione, non solo attraverso un intenso dialogo politico bilaterale e una proficua collaborazione in numerosi settori, ma anche tramite un’efficace azione di concerto internazionale, come dimostrato sia a livello UE, ma anche dalla partecipazione al gruppo di dialogo informale sui Balcani “QUINT”, insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania, con l’obiettivo di rendere irreversibili i progressi sin qui realizzati ed incoraggiare concretamente il percorso europeo di tutti i Paesi, mantenendo i Balcani al centro delle priorità della comunità internazionale.

 

Le relazioni economiche

 

Oltre a rappresentare un'area di interesse prioritario sul piano politico e della sicurezza, i Balcani occidentali costituiscono per l'Italia una regione di forte e radicata presenza economica, sia in termini di interscambio commerciale che di investimenti. Complessivamente, coi i Paesi di Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Albania, Montenegro ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia, l’interscambio nel 2013 ammonta a 16 miliardi 552 milioni di euro.

L’Italia è anche primo partner commerciale con la Serbia e con la Croazia, oltre che con l’Albania. Inoltre è il primo Paese importatore del Kosovo e secondo Paese importatore ed esportatore della Slovenia.

Elevato anche il volume di investimenti e di imprese italiane presenti nell’area. In Serbia, in particolare, l’Italia è primo Paese investitore, con circa 500aziende (sia piccole e medie che grandi imprese) che hanno deciso di delocalizzare la propria produzione, mentre in Albania l’Italia è al primo posto per il numero di imprese presenti (circa 400). In Slovenia l’Italia è al terzo posto tra i Paesi investitori.

Tra i settori principali che vedono l’arrivo di investimenti di grandi società italiane nell’area vi sono quelli del tessile (Benetton in Serbia, Croazia e Slovenia) e delle calzature (Geox in Serbia),quello dell’automobile (FIAT in Serbia), e quello della produzione energetica (Terna e A2A in Montenegro, Eni e Edison in Croazia), nonché della grande distribuzione (Conad in Kosovo, Eurospin e Autogrill in Slovenia, Oviesse in Croazia e Slovenia).

Estremamente significativa è inoltre la presenza nei Paesi balcanici dei principali istituti di credito italiani con investimenti diretti o attraverso il controllo di società partecipate (Unicredit in Croazia, Slovenia e Bosnia, Intesa SanPaolo in Croazia, Slovenia Serbia, Albania e Bosnia, Generali in Croazia, Slovenia e Serbia e Fonsai in Serbia), la cui crescita potrà contribuire a stimolare ulteriormente gli investimenti italiani.

Di particolare rilievo per l’ulteriore crescita degli scambi economici anche il dato relativo alla diffusione della lingua italiana nell’area, in virtù della potente attrazione culturale esercitata dal nostro Paese, nonché per effetto di specifici programmi promossi dall’Italia per facilitare l’apprendimento del nostro idioma, grazie a corsi in loco e borse di studio.

 

Il contributo italiano alle missioni internazionali nei Balcani

 

Sotto il profilo della stabilizzazione e della sicurezza nella regione, l'Italia contribuisce con una forte presenza militare a cui si aggiunge una crescente componente civile nell’ambito delle missioni internazionali operanti nei Balcani occidentali. Ecco, di seguito, un quadro più dettagliato.

In Kosovo la presenza militare italiana è di primissimo piano. Nel 2014 l’Italia è stata il terzo Paese contributore alla Missione della NATO KFOR (mediamente circa 600 unità in teatro). Dal settembre 2013 l’Italia detiene inoltre la posizione del Comandante della Missione (COMKFOR) ed dal settembre 2014 tale incarico è affidato al Generale di Divisione Francesco Paolo Figliuolo. Grazie al lavoro svolto da KFOR, si continuano a registrare miglioramenti della situazione sul terreno, con una netta riduzione degli episodi di violenza, anche se i tempi non sono ancora ritenuti maturi per una reale riduzione degli effettivi. Il ruolo di KFOR resta, inoltre, importante anche sotto il profilo politico, nella misura in cui la presenza NATO viene vista con favore sia da Pristina che da Belgrado, come garante della sicurezza e deterrente contro possibili fenomeni di violenza, e per contribuire all’attuazione delle intese, facilitate dalla UE, tra Belgrado e Pristina della primavera del 2013.

L’impegno italiano è rilevante anche in ambito UE. L’Italia, con circa 36 unità, è un contributore importante della missione europea EULEX Kosovo, avviata il 16 febbraio 2008 e prorogata sino al giugno 2016. EULEX, che rimane la più imponente missione civile in ambito PSDC anche in seguito alla riduzione di personale conseguente alla revisione strategica della primavera 2014, è strutturata nelle tre componenti di Polizia, Giustizia e Dogane. Dal 15 ottobre 2014, il Comando della Missione è stato affidato al diplomatico italiano Gabriele Meucci. Funzionari italiani vi hanno ricoperto  posizioni di rilievo anche in passato, tra cui quella di capo della componente Giustizia (Cons. Silvio Bonfigli) e di Presidente dell’Assemblea dei giudici (Dott. Francesco Florit). Il nostro Paese contribuisce inoltre alla United Nations Interim Administration Mission in Kosovo (UNMIK), guidata fino al giugno 2011 dal diplomatico italiano Lamberto Zannier. La Bosnia-Erzegovina ospita una presenza italiana nel quadro dell’operazione militare EUFOR Althea (ex SFOR della NATO), che comprende attualmente oltre 900 uomini. L’11 novembre 2014 le Nazioni Unite hanno approvato la risoluzione di autorizzazione al rinnovo del mandato per un ulteriore anno, sviluppo politicamente già approvato con Conclusioni del Consiglio di ottobre 2014. Oltre all’originaria funzione di mantenimento della sicurezza sul territorio, dalla fine del 2010 EUFOR Althea si preoccupa del rafforzamento delle forze armate bosniache, attraverso attività di formazione. L'Italia ha partecipato inoltre alla missione di polizia dell’Unione Europea EUPM (il cui vice comandante è il Colonnello Paterna dell’Arma dei Carabinieri), avviata nel 2003 per fornire un contributo alla costituzione di un servizio di polizia professionale e multietnico.

L’Italia intrattiene infine una proficua collaborazione con l’Albania nel settore della difesa. Dal 1997 opera nel Paese la “Delegazione Italiana di esperti” (DIE) con lo scopo di cooperare con le Forze Armate albanesi per il raggiungimento degli standard richiesti dalla NATO. La delegazione, composta da 27 tra ufficiali e sottufficiali italiani, comprende anche un'attività' di addestramento di "peace-keeping" a beneficio delle unità dell'esercito albanese destinate all’estero. Il miglioramento delle capacità operative albanesi ha consentito il progressivo disimpegno della presenza militare italiana in Albania ed il ritiro del 28° Gruppo Navale di stanza a Valona che ha operato nella lotta ai traffici illeciti tra le due sponde dell’Adriatico.

 

L’impegno italiano nella cooperazione allo sviluppo

 

 

L'Italia è attiva nei Balcani occidentali anche nel settore della Cooperazione allo Sviluppo, uno strumento volto a sostenere i processi di transizione economica e di democratizzazione politica nella regione, con l'obiettivo di favorire la stabilizzazione dei Paesi della regione e rafforzare gli stretti rapporti tra i Paesi dei Balcani nati negli anni '90.

L'Italia eroga finanziamenti sulla base della Legge 49/87, della Legge 180/1992; numerosi progetti sono stati realizzati in virtù della Legge 84/2001 e della Legge 212/1992. Diverse altre iniziative sono finanziate da Organizzazioni Internazionali come l'ONU, OSCE, Banca Mondiale, Bers e Bei.

L'Italia è molto attenta alla dimensione regionale dell'attività di sviluppo, anche attraverso un'attiva partecipazione all'INCE (Iniziativa Centro Europea) ed alla IAI (Iniziativa Adriatico Ionica) In tale contesto è particolarmente avvertita l'esigenza di coordinare gli interventi italiani con il Patto di Stabilità per il Sud - Est europeo.

I principali settori destinatari degli aiuti di cooperazione sono l’agricoltura, il settore energetico, la sanità, l'institutional building e il sostegno al settore privato (PMI) e della tutela del patrimonio culturale. Proprio nel settore della cooperazione culturale sono stati firmati accordi bilaterali finalizzati a borse di studio, alla cooperazione interuniversitaria, a programmi di ricerca, progetti e iniziative per creare biblioteche, musei e centri culturali.

Per quanto riguarda l’Albania, essa è l’unico Paese prioritario per la Cooperazione italiana nell’area dei Balcani, e l’Italia è uno dei principali donatori del Paese. Nell’ultimo decennio la DGCS ha destinato aiuti per un valore complessivo di oltre 300 milioni di euro tra doni e crediti. L’accordo di conversione del debito, il primo siglato dall’Albania con un Paese donatore, è entrato in vigore nel dicembre 2012 e prevede il finanziamento di iniziative nel settore dello sviluppo sociale: educazione, sanità e politiche del lavoro. Per il triennio 2014-2016 gli interventi della Cooperazione italiana si articoleranno lungo le linee tracciate dal documento STREAM e dal Protocollo di cooperazione bilaterale 2014-2016, recentemente firmato a Tirana. Il focus è sui tre settori prioritari: sviluppo del settore privato, nel quale l’Italia ha il ruolo di European Lead Donor, agricoltura e sviluppo rurale, sviluppo sociale. Nel settore infrastrutturale la Cooperazione ha avviato un graduale disimpegno. Mentre permangono delle difficoltà nella conclusione di alcuni progetti nel settore ambientale, stradale e della rete elettrica, sono comunque in corso molte iniziative, quali ad esempio la riabilitazione del porto di Valona e la riabilitazione ed equipaggiamento di 5 poliambulatori a Tirana e a Korca. Si segnala che l’Albania è stata oggetto della fieldvisit dell’OCSE che si è tenuta dal 21 al 25 ottobre 2013 nell’ambito della Peer Review OCSE-DAC 2013-2014. In quest’ambito, l’Italia è stata definita partner strategico per lo sviluppo dell’Albania.

A seguito delle gravi inondazioni che hanno colpito i Balcani lo scorso maggio, l’Italia è tempestivamente intervenuta inizialmente con interventi di emergenza mettendo a disposizione un finanziamento multilaterale di emergenza del valore complessivo di 300.000 euro canalizzato attraverso la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa e ripartito in 200.000 euro per la Serbia e 100.000 euro per la Bosnia Erzegovina.

È stato inoltre realizzato un volo umanitario diretto a Belgradodalla Base di Pronto Intervento delle Nazioni Unite di Brindisi. L’operazione, organizzata in collaborazione con il PAM e con OCHA, ha consentito di mettere a disposizione dei soccorritori imbarcazioni per le operazione di recupero, generatori elettrici di emergenza, serbatoi di acqua per un valore complessivo di circa 170.000 euro. In collaborazione con l’OMS, sono stati messi a disposizione 4 kit sanitari dal Deposito Umanitario di Brindisi per le attività di primo soccorso in Bosnia e Croazia. I kit, equamente ripartiti fra i due paesi, contenevano medicine e forniture sanitarie volte a curare patologie generali nonché patologie infettive e per la dissenteria.

In un secondo tempo, nel quadro del pledge complessivo di 2 milioni di euro annunciato dall’Italia alla Conferenza dei Donatori per la Bosnia Erzegovina e la Serbia tenutasi a Parigi il 16 luglio scorso, la Cooperazione italiana ha avviato iniziative per un ammontare di 1.2 milioni di euro per la Bosnia e 0.8 milioni di euro per la Serbia.

Infine, è in programmazione il rifinanziamento, pari a 200.000 Euro, di un’iniziativa nel settore dello sminamento umanitario che la Cooperazione Italiana realizza da 10 anni in Bosnia, in collaborazione con l’ONG italiana INTERSOS e con l’Autorità Nazionale deputata nel settore (Bosnia-Herzegovina Mine Action Center – BHMAC), volta a migliorare le condizioni di sicurezza degli abitanti esposti al rischio di mine inesplose nei cantoni di Sarajevo, BosanskoPodrinjskiGoradze e nella municipalità di Srebrenica.

 

 


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