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La Riforma delle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza

 

La Riforma delle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza

Il nuovo scenario internazionale, profondamente mutato rispetto a quello emerso dalla seconda guerra mondiale, e le nuove minacce alla sicurezza e alla stabilità internazionali impongono agli Stati un rinnovato impegno per ridefinire le coordinate fondamentali della “governance” mondiale nel settore della sicurezza.

Il Consiglio di Sicurezza è l’organo che ha la responsabilità primaria del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Esso è composto da cinque Membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito e Cina, con potere di veto) e da dieci Membri non permanenti suddivisi per aree geografiche, eletti per mandati di durata biennale e non immediatamente rieleggibili (3 seggi per i Paesi dell’Africa, 2 per i Paesi asiatici, 2 per i Paesi del Gruppo occidentale, 1 per i Paesi dell’Est Europa e 2 per i Paesi dell’America Latina). Nel 1963, gli effetti del processo di decolonizzazione hanno comportato un aumento dei seggi elettivi da 6 a 10.

A quasi vent’anni dall’inizio del dibattito sulla riforma del Consiglio di Sicurezza permangono due visioni sostanzialmente divergenti tra i 193 stati membri delle Nazioni Unite, in particolare in riferimento all’istituzione di nuovi seggi permanenti.

Una parte della comunità internazionale non ritiene che l’istituzione di nuovi seggi permanenti in Consiglio di Sicurezza risponda agli interessi della comunità internazionale e sia suscettibile di migliorare la funzionalità complessiva del Consiglio. Se la condizione degli attuali membri permanenti trova una spiegazione nelle particolari circostanze storiche che hanno portato alla fondazione delle Nazioni Unite, non sarebbe giustificabile una nuova stratificazione gerarchica della comunità internazionale, con la definizione di posizioni privilegiate non soggette a quel momento essenziale di verifica rappresentato dal passaggio elettorale. L’inevitabile ulteriore marginalizzazione dei membri eletti che ne conseguirebbe farebbe perdere credibilità al Consiglio di Sicurezza.

Tale è l’orientamento dell’Italia e di altri Paesi, tra cui quelli del movimento “Uniting for Consensus”. L’Italia ritiene, inoltre, che un maggior risalto debba essere dato alle realtà regionali. In tale contesto, l’attribuzione all’Unione Europea di un seggio in Consiglio di Sicurezza rimane un obiettivo fondamentale della nostra politica estera.

Un’altra parte della comunità internazionale sostiene, invece, seppur con sfumature diverse, l’ipotesi di un ampliamento del Consiglio di Sicurezza a nuovi Membri Permanenti, al fine di adeguare la composizione di tale organo agli attuali equilibri geopolitici.
Comune a entrambi gli orientamenti è l’esigenza che ogni ipotesi di riforma si ispiri a principi di maggiore rappresentatività geografica, di più ampia partecipazione democratica della membership e di maggiore efficienza operativa. In questa prospettiva, è certamente auspicabile un riequilibrio della composizione del Consiglio a favore dei Paesi dell’emisfero meridionale, in particolare del continente africano.

Nel 2009 sono iniziati in Assemblea Generale i negoziati intergovernativi sulla riforma del Consiglio di Sicurezza con l’obiettivo di individuare una formula di compromesso che, nell’auspicio di molti, possa coagulare il più ampio consenso possibile.
L’Italia ha organizzato a Roma tre importanti eventi ministeriali dedicati al tema della riforma del Consiglio di Sicurezza, il 5 febbraio 2009, il 16 maggio 2011 e il 4 febbraio 2013.

La conferenza del febbraio 2009, presieduta dal Ministro degli Esteri Franco Frattini, evidenziò una forte convergenza dei Paesi partecipanti sulla necessità di correggere la sotto-rappresentatività del continente africano in seno al Consiglio di Sicurezza, rafforzare il ruolo dei Paesi medio-piccoli e i rapporti tra Consiglio di Sicurezza e Assemblea Generale. La conferenza del 16 maggio 2011, sempre presieduta dal Ministro Frattini, intitolata “Global Governance e Riforma del CdS”, ha consentito di riaffermare alcuni importanti principi, enunciati dal Presidente della 65ma Assemblea Generale Deiss: adozione di un modello di riforma largamente condiviso, rispetto dei valori fondamentali delle Nazioni Unite, esigenza di semplificazione, efficienza, flessibilità.

In linea di continuità con le conferenze organizzate nel 2009 e nel 2011, l’Italia ha ospitato il 4 febbraio 2013 la riunione ministeriale “New Approaches to the Security Council Reform”, co-presieduta dal Ministro degli Esteri Giulio Terzi e dal Segretario di Stato spagnolo, Gonzalo de Benito Secades. La riunione ha confermato l’esistenza di punti comuni ai diversi gruppi negoziali, quali: l’esigenza di flessibilità e spirito di compromesso; l’attenzione verso le richieste di maggiore rappresentatività dell’Africa; la ricerca di un modello di riforma che sia ampiamente condiviso.


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