Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci

Domande frequenti sul Trattato di Lisbona

 

Domande frequenti sul Trattato di Lisbona

D1: Perché un Trattato di riforma?
Dopo i successi e i risultati ottenuti in 50 anni di integrazione, l’Europa ha sentito l’esigenza di rilanciare il progetto comunitario, anche alla luce del mutato contesto internazionale, con l’obiettivo di dotare l’Unione Europea allargata di quegli strumenti che le permettano di rispondere efficacemente alle nuove sfide globali, siano esse economiche, ambientali, sociali o geopolitiche.
Questo processo di riforma, il cui avvio risale al Consiglio Europeo di Laeken del dicembre 2001, ha attraversato come noto una fase di stallo all’indomani dell’esito negativo dei referendum francese e olandese del 2005, che hanno bloccato il processo di ratifica del Trattato costituzionale firmato a Roma nel 2004.
Nel frattempo gli allargamenti del 2004 e del 2007 hanno messo sempre più in evidenza la necessità di rivedere i meccanismi di funzionamento dell’UE, al fine di migliorarne efficacia e capacità decisionale.
Il 2007 è stato così l’anno del rilancio del processo di riforma, come enunciato nella Dichiarazione di Berlino del 24 marzo 2007 e come sancito dalla decisione del Consiglio Europeo del 21-22 giugno 2007 di convocare una nuova Conferenza Intergovernativa, affidandole un mandato ben determinato nei tempi e nei contenuti.
Ne è risultato un nuovo Trattato, elaborato dalla Conferenza Intergovernativa e firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007. Conformemente al mandato, il Trattato di Lisbona si pone due obiettivi fondamentali: migliorare l’efficacia del processo decisionale dell’UE, accrescendone al tempo stesso la democraticità, con lo scopo di facilitare il perseguimento di quei risultati concreti che i cittadini europei si aspettano; migliorare la coerenza e l’efficacia dell’azione dell’UE sulla scena internazionale, rafforzando altresì la capacità di rispondere alle nuove sfide globali.

D2: Quando è entrato in vigore il Trattato di Lisbona?
Affinché il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, entrasse in vigore è stata necessaria la ratifica da parte di ciascuno dei 27 Stati membri, secondo le proprie procedure costituzionali. Il Trattato stesso, nelle disposizioni finali, prevede l’entrata in vigore il primo giorno del mese successivo all’avvenuto deposito dell’ultimo strumento di ratifica. L’esito negativo del referendum svoltosi il 12 giugno 2008  in Irlanda (unico paese ad aver previsto una consultazione popolare) ha comportato uno slittamento della data di entrata in vigore del Trattato rispetto a quella inizialmente prevista (1 gennaio 2009). Al Consiglio europeo di dicembre 2008 è stato definito un accordo che ha consentito di superare l’impasse.
Il Trattato è entrato in vigore il 1° dicembre 2009, in seguito al deposito dello strumento di ratifica del ventisettesimo paese, la Repubblica Ceca.

D3: Il Trattato di Lisbona sostituisce i trattati precedenti?
A differenza del Trattato costituzionale, che si proponeva di abrogare i trattati precedenti, sostituendosi ad essi nella forma di un unico trattato di codificazione, il Trattato di Lisbona è un trattato “emendativo” tradizionale, nel senso che – come già i Trattati di Maastricht, Amsterdam e Nizza - contiene le modifiche da apportare ai trattati esistenti, ovvero al Trattato che istituisce la Comunità Europea e al Trattato sull’Unione Europea.
In particolare il Trattato di Lisbona, prevedendo in alcuni casi anche il trasferimento dall’uno all’altro trattato di norme già esistenti, trasforma il Trattato sull’Unione Europea (TUE) nel testo “istituzionale” dell’Europa, contenente i principi informatori e le norme comuni del sistema dell’Unione, nonché le disposizioni relative alla PESC e alla PSDC. Il Trattato che istituisce la Comunità europea viene invece ridenominato Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFU), e contiene le disposizioni sulle politiche (fatta eccezione per PESC/PSDC ma comprese le altre norme relative all’azione esterna dell’UE) e quelle di dettaglio relative alle istituzioni e alle procedure.

D4: Dove è conservato il Trattato di Lisbona?
L’Italia è il paese depositario dei trattati costitutivi della Comunità economica europea e della Comunità europea dell’energia atomica del 1957, nonché di tutti i trattati successivi che li hanno modificati ed integrati, ivi compresi i trattati di adesione. Allo stesso modo anche le disposizioni finali del Trattato di Lisbona specificano che il testo, redatto nelle 23 lingue ufficiali della UE, viene “depositato negli archivi del governo della Repubblica italiana” e che “gli strumenti di ratifica sono depositati presso il governo della Repubblica italiana”.

D5: Qual è stato il ruolo dell’Italia nel processo di riforma che ha portato alla firma del Trattato di Lisbona?
L’Italia ha svolto un importante ruolo promotore nell’ambito di tutto il processo di riforma istituzionale, perseguendo l’obiettivo di dotare l’Unione allargata degli strumenti che le permettano di affrontare le nuove sfide globali del millennio. In questo senso il nostro paese si era impegnato già nell’ambito della Convenzione (di cui l’On. Giuliano Amato è stato vicepresidente) e della successiva CIG (svoltasi in gran parte sotto Presidenza italiana nel secondo semestre del 2003), ottenendo a titolo di riconoscimento che il Trattato costituzionale fosse firmato proprio a Roma il 29 ottobre 2004.
Determinante è stato il ruolo del nostro paese anche all’indomani dei referendum francese e olandese, sia nella fase di riflessione sia in quella di rilancio: l’Italia ha sempre agevolato la discussione ed il compromesso tra posizioni divergenti, senza però mai rinunciare alle proprie priorità, partendo dal Trattato costituzionale e individuandone gli elementi innovativi ritenuti irrinunciabili, puntando nel complesso ad un alto livello di ambizione.

D6: Quali sono le principali differenze tra il Trattato di Lisbona e il Trattato costituzionale firmato nel 2004?
Il Trattato di Lisbona riprende la maggior parte delle innovazioni contenute nel Trattato costituzionale, anche se ciò avviene nella forma di un trattato emendativo e non più di un trattato di codificazione sostitutivo dei trattati esistenti.
Tra le innovazioni già presenti nel Trattato costituzionale si segnalano in particolare: il superamento della struttura a pilastri; la conferma della personalità giuridica unica dell’UE; il “pacchetto” di riforma delle istituzioni (ivi compresa la figura del Ministro degli affari esteri dell’Unione, se pur ridenominato Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza); il conferimento di valore giuridico vincolante alla Carta dei diritti fondamentali (se pure non più inserita nel corpo dei Trattati); l’iniziativa popolare; le più qualificanti disposizioni relative alle politiche ed in particolare l’estensione dei settori in cui si vota a maggioranza qualificata e per codecisione (che diventa la procedura legislativa ordinaria).
Il trattato di Lisbona rinuncia invece ad una serie di aspetti “simbolici” del Trattato costituzionale, quali l’individuazione ufficiale di un inno, di una bandiera e di un motto comuni, nonché ogni riferimento a termini di carattere “costituzionale” (ad es : Costituzione, Ministro degli esteri, legge europea). Per quanto riguarda i simboli, essi sono peraltro di uso già ampiamente affermato e continueranno ad essere utilizzati dalle istituzioni e dagli Stati membri. In tal senso 16 Stati membri, tra cui l’Italia, al momento della firma del Trattato di Lisbona, hanno adottato una dichiarazione che afferma che  la bandiera europea, l’Inno alla gioia, il motto dell'Unione "Unita nella diversità", l'euro quale moneta dell'Unione europea e la giornata dell'Europa del 9 maggio “continueranno ad essere i simboli della comune appartenenza dei cittadini all'Unione europea e del loro legame con la stessa”.
Tra le altre differenze di maggior rilievo si segnalano: il differimento temporale dell’applicazione del sistema della doppia maggioranza in seno al Consiglio; il rafforzamento del ruolo dei parlamenti nazionali; l’abbandono delle espressioni “legge” e “legge quadro”, pur mantenendo una semplificazione degli atti giuridici improntata alla definizione di una gerarchia tra le norme, attraverso la distinzione tra atti legislativi e non legislativi; una più precisa delimitazione delle competenze comunitarie e nazionali; l’esclusione della carta dei diritti fondamentali dal corpo dei trattati, pur conferendole pari valore dal punto di vista giuridico; con riferimento allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, l’estensione degli opt-out inglese e irlandese alla cooperazione giudiziaria penale e alla cooperazione di polizia, nonché la facoltà, per gli stessi due paesi, di esercitare un opt-out rispetto alle misure di sviluppo dell’acquis di Schengen e agli emendamenti alle altre misure non relative a Schengen.

D7: Rimarrà una distinzione tra Comunità europea ed Unione europea?
Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona viene posta fine alla distinzione tra “Comunità europea” ed “Unione europea”: quest’ultima sostituirà e succederà alla prima in tutti i casi. Ciò implica il superamento definitivo della “struttura a tre pilastri” creata con il Trattato di Maastricht, superamento sancito anche dall’esplicita attribuzione all’Unione europea di “personalità giuridica unica”.

D8: Quali sono le principali novità istituzionali?
Tutte le innovazioni istituzionali previste dal Trattato costituzionale sono mantenute, dando vita ad un quadro istituzionale più stabile, semplice e adeguato a facilitare il processo decisionale in un’Unione allargata a 27. Tra le novità  più significative vanno segnalate:
Consiglio Europeo: il Consiglio europeo diventa un’istituzione a tutti gli effetti e sarà guidato da una Presidente stabile, una sorta di primus inter pares nominato dallo stesso Consiglio europeo per un periodo di due anni e mezzo, in modo tale che ne possa garantire la coerenza e continuità d’azione. Ad egli è attribuita anche una funzione di rappresentanza esterna dell’Unione, fatte salve le competenze dell’Alto Rappresentante (v. oltre). Il Consiglio europeo continuerà a svolgere funzioni di orientamento e di impulso politico, in particolare nell’individuazione degli indirizzi strategici della politica dell’Unione, essendo in aggiunta previsto che esso possa, in casi espressamente individuati dal Trattato, intervenire nell’attività normativa pronunciandosi all’unanimità o a maggioranza qualificata a seconda dei casi.
Commissione: si prevede una riduzione del numero di Commissari (attualmente uno per paese) che a partire dal 2014 saranno pari a 2/3 degli Stati membri, selezionati sulla base di un sistema di rotazione paritaria. Modifiche sono inoltre introdotte nella procedura di nomina del Presidente della Commissione, che vedrà un accresciuto ruolo del Parlamento.
Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza: pur avendo rinunciato alla denominazione di Ministro degli affari esteri, tale nuova figura manterrà la duplice funzione di Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e di Vice Presidente della Commissione e Commissario responsabile per le relazioni esterne, realizzando in questo modo un legame orizzontale tra la politica estera e le altre politiche esterne dell’Unione. Nella sua prima veste egli guiderà la politica estera e di sicurezza dell’Unione, agendo quale “mandatario” del Consiglio e presiedendone la formazione “Affari Esteri”, nonché contribuendo all’elaborazione di detta politica tramite un potere di iniziativa autonoma; nella seconda veste egli è incaricato delle relazioni esterne con i paesi terzi e degli altri aspetti dell’azione esterna dell’Unione, ivi comprese la cooperazione allo sviluppo e la cooperazione economico-finanziaria. Nell’esercizio di entrambi questi ruoli e funzioni potrà avvalersi del Servizio Europeo per l’Azione Esterna, una diplomazia comune composta da funzionari della Commissione, degli Stati Membri e del Segretariato del Consiglio.
Consiglio: Pur rimanendo il Consiglio un organo non permanente a formazione mutevole e a presidenza rotante, il Trattato di Lisbona individua per la prima volta due formazioni tipiche: il Consiglio Affari Generali, che assicura la coerenza dei lavori delle diverse formazioni del Consiglio dei Ministri preparando altresì le riunioni del Consiglio europeo, ed il Consiglio Affari Esteri, che, presieduto dall’Alto Rappresentante, elabora l’azione esterna dell’Unione secondo le linee definite dal Consiglio europeo e ne assicura la coerenza. La Presidenza del Consiglio (fatta eccezione per la formazione Affari Esteri) sarà esercitata di volta in volta dai Ministri competenti dello Stato membro che esercita la Presidenza, secondo un sistema di rotazione paritaria che dovrà essere stabilito con decisione del Consiglio europeo. Infine, viene modificato il meccanismo per il calcolo della maggioranza qualificata (v.D12).
Parlamento europeo: Il Parlamento europeo non potrà avere più di 751 membri, con un numero di rappresentanti per Stato membro oscillante tra un minimo di 6 e un massimo di 96 (v.D9). E’ l’istituzione che esce maggiormente rafforzata dal Trattato di Lisbona: grazie alla generalizzazione della codecisione come procedura legislativa ordinaria, il Parlamento diviene co-legislatore del Consiglio, ottenendo il pieno coinvolgimento in ambiti, quali lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, la politica agricola e la politica commerciale, dove aveva in precedenza un ruolo marginale; viene potenziato il ruolo del Parlamento nell’ambito della procedura di bilancio; viene previsto che spetti al Parlamento europeo eleggere il Presidente della Commissione, su proposta del Consiglio europeo, tenuto però conto dei risultati delle elezioni parlamentari  e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate.
Altre istituzioni:Oltre alla Corte di Giustizia e alla Corte dei Conti, anche la Banca Centrale Europea viene menzionata in quanto istituzione dell’Unione.

D9: Come sarà composto il nuovo Parlamento Europeo?
Il Trattato di Lisbona fissa a 750 più il Presidente il numero massimo di parlamentari europei, stabilendo altresì che i seggi vadano assegnati alle diverse nazionalità in maniera degressivamente proporzionale rispetto al numero dei cittadini, con un minimo di 6 rappresentanti ed un massimo di 96. L’effettiva ripartizione dei seggi tra paesi sarà fissata con decisione del Consiglio europeo su iniziativa del Parlamento europeo. Su tale decisione è stato già raggiunto l’accordo politico: all’Italia spetteranno 73 seggi, al pari del Regno Unito.
In generale l’Italia ha contestato tale proposta di composizione del Parlamento europeo, ritenendo che non rispondesse adeguatamente al criterio, sancito dal Trattato, di rappresentanza dei “cittadini”, riflettendo piuttosto le “popolazioni” degli Stati membri. All’atto finale della Conferenza Intergovernativa è stata allegata una dichiarazione italiana che riafferma la necessità che qualunque successiva decisione sulla composizione del Parlamento europeo debba rispettare i principi e criteri stabiliti nei trattati.
Qualora il Trattato di Lisbona non dovesse entrare in vigore in tempo per le prossime del giugno 2009, si applicherebbero le ripartizioni dei seggi stabilite dal Trattato di Adesione di Romania e Bulgaria del 2005 (l’Italia ne avrebbe 72, su un totale di 736).

D10: L’Unione sarà più democratica?
Uno degli obiettivi per cui, già nel 2001, si è intrapreso il processo di riforma istituzionale è stato quello di rendere l’Europa più comprensibile ai cittadini, nelle sue funzioni e nei suoi meccanismi, ma anche più democratica e dunque aperta a forme di partecipazione, diretta o indiretta, da parte degli stessi cittadini.
Il Trattato di Lisbona ha perseguito questo obiettivo principalmente attraverso: una più chiara ripartizione delle competenze a livello europeo e nazionale; una più coerente definizione del quadro istituzionale (v. D8); il rafforzamento del Parlamento europeo che finalmente, con l’individuazione della procedura di codecisione come procedura legislativa ordinaria,  assurge al ruolo di co-legislatore; il rafforzamento del ruolo dei Parlamenti nazionali (v.D13), sia nella fase ascendente attraverso la previsione del c.d. meccanismo di early warning tramite cui i Parlamenti nazionali sono chiamati ad esprimere un parere preventivo sul rispetto del principio di sussidiarietà, sia attraverso una più puntuale previsione di obblighi di informazione alle assemblee legislative nazionali; la previsione di nuove forme di democrazia partecipativa (v.D11), tra cui in particolare il diritto di iniziativa legislativa dei cittadini.

D11: Quali saranno le forme di democrazia partecipativa?
Uno dei caratteri innovativi del Trattato di Lisbona (che anche sotto questo aspetto riprende i contenuti del Trattato costituzionale) è il rafforzamento della partecipazione dei cittadini ai processi decisionali dell’Unione. Ciò si concretizza in primo luogo attraverso l’istituzione del diritto di iniziativa legislativa popolare: un milione di cittadini, in rappresentanza di un numero significativo di Stati membri, potranno presentare alla Commissione una proposta su questioni per le quali reputano necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei trattati. I dettagli della procedura saranno definiti con apposite disposizioni normative.
Inoltre, per favorire un maggiore coinvolgimento dei cittadini nei temi dell’agenda politica europea, nonché una maggiore vicinanza alle istituzioni comunitarie troppo spesso percepite come distanti dalle realtà nazionali, una specifica norma impegna le istituzioni ad un “dialogo aperto, trasparente e regolare con la società civile e le associazioni rappresentative” e la Commissione ad “ampie consultazioni con le parti interessate”. Anche il ruolo delle parti sociali è espressamente  riconosciuto e promosso. Sono inoltre mantenuti la figura e le funzioni del Mediatore europeo, nonché il diritto del pubblico di accesso ai documenti delle istituzioni e altri organismi comunitari, come già previsto dagli attuali trattati. In aggiunta, al fine di promuovere trasparenza, buon governo e maggiore coinvolgimento, una specifica clausola prevede che il Parlamento europeo si riunisca in seduta pubblica, così come il Consiglio allorché delibera e vota in relazione ad un progetto di atto legislativo, rafforzando in questo modo la tendenza di apertura al pubblico da ultimo concordata in occasione del Consiglio Europeo del 15-16 giugno 2006.

D12: Quali sono le principali modifiche al processo decisionale? Qual è il sistema di voto in seno al Consiglio dei Ministri?
Mentre con gli attuali trattati la procedura di voto per l’adozione di atti comunitari viene di volta in volta specificata dalle pertinenti disposizioni del Trattato a seconda della materia, il Trattato di Lisbona individua una procedura legislativa ordinaria corrispondente all’attuale procedura di codecisione Consiglio-Parlamento europeo, con voto a maggioranza qualificata da parte del Consiglio. Il fatto che tale procedura si applichi ogni qual volta non vi sia una diversa esplicita previsione ha, da una parte, rafforzato il controllo democratico, riconoscendo al Parlamento europeo il ruolo di co-legislatore, dall’altra ha comportato l’estensione del voto a maggioranza qualificata a tutta una serie di nuovi ambiti, siano essi corrispondenti a basi giuridiche nuove (quali ad esempio il turismo, l’energia, la protezione civile e gli aiuti umanitari) ovvero già esistenti ma caratterizzate sinora dall’unanimità (quali, a titolo di esempio, il settore giustizia e affari interni, la politica di coesione, il coordinamento delle politiche economiche, la politica dei trasporti e la cultura).
Il Trattato di Lisbona, inoltre, coerentemente a quanto previsto dal Trattato costituzionale, semplifica il meccanismo di voto in seno al Consiglio, superando il sistema attuale della ponderazione dei voti, ed introducendo il principio della doppia maggioranza - degli Stati e dei cittadini - che meglio riflette la doppia legittimità su cui si fonda l’Unione. Il nuovo sistema prevede che una decisione si possa ritenere approvata a maggioranza qualificata quando ottiene il sostegno del 55% degli Stati membri in rappresentanza di almeno il 65% della popolazione dell’UE. Inoltre, per evitare che pochi grandi paesi possano bloccare provvedimenti condivisi dai più, la minoranza di blocco dovrà essere costituita da almeno quattro Stati membri. Tale sistema entrerà in vigore a partire dal 1° novembre 2014. Tuttavia, fino al 31 marzo 2017, ciascuno Stato membro potrà chiedere che il Consiglio si pronunci secondo il sistema dei voti ponderati previsto dal Trattato di Nizza.
Inoltre, su richiesta della Polonia, è stato rafforzato il c.d. meccanismo di Ioannina (già previsto dal Trattato costituzionale):  tale meccanismo permette ad un gruppo di paesi, con soglie diverse nel periodo transitorio 2014-2017 e dopo il 2017, di dilazionare il voto, consentendo che le discussioni in seno al Consiglio proseguano per un ragionevole lasso di tempo, al fine di ricercare un consenso più ampio.

D13: In che misura cambierà il ruolo dei  Parlamenti nazionali?
Il rafforzamento del controllo democratico dell’Unione passa anche attraverso il riconoscimento di un ruolo più incisivo ai Parlamenti nazionali nella formazione della volontà che porta all’approvazione degli atti comunitari, come viene in particolare specificato in due protocolli: il protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali, che stabilisce obblighi di informazione e  misure di trasparenza, e il protocollo sull’applicazione dei principi di proporzionalità e sussidiarietà. Quest’ultimo contiene, in particolare, un meccanismo di controllo ex ante (c.d. di early warning o di allerta precoce) in base al quale ciascuno dei Parlamenti nazionali può esprimere un parere motivato in cui evidenzia le ragioni per cui ritenga che uno specifico progetto legislativo non sia conforme al principio di sussidiarietà: se tali pareri sono condivisi da un numero sufficiente di camere parlamentari nazionali, la proposta dovrà essere riesaminata e potrà essere mantenuta, modificata o ritirata solo con decisione motivata del proponente. Al verificarsi di particolari condizioni, inoltre, la decisione di mantenere un progetto legislativo pur a fronte di una maggioranza di voti contrari dei Parlamenti nazionali, potrà essere superata dall’intervento del legislatore (Parlamento/Consiglio).

D14: Che valore avrà la Carta dei diritti fondamentali?
La Carta dei Diritti Fondamentali, nuovamente proclamata dai Presidenti di Consiglio, Commissione e Parlamento a Strasburgo il 12 dicembre 2007, non fa  parte del corpo del testo del Trattato di Lisbona, come era invece il caso col Trattato costituzionale. In virtù di un’apposita norma, essa assume comunque “lo stesso valore giuridico dei trattati” sia nei confronti delle istituzioni comunitarie che nei confronti degli Stati membri, qualora questi ultimi agiscano in attuazione di una disposizione dei trattati o di un atto comunitario di diritto derivato. Va segnalato che un protocollo ad hoc sottoscritto da Gran Bretagna e Polonia limita la possibilità di invocare la Carta nei giudizi di fronte ai tribunali nazionali di questi due paesi. Nonostante tali limitazioni, grazie al Trattato di Lisbona, l’Unione si dota finalmente di un corpus vincolante di principi e diritti fondamentali che le sono direttamente ascrivibili, laddove finora la tutela di tali diritti era stata garantita indirettamente in quanto principi generali del diritto comunitario.

D15: L’Europa sarà più sicura?
La capacità d’azione dell’Unione in materia di sicurezza interna sarà rafforzata, in particolare attraverso il completamento della “comunitarizzazione” del settore di libertà, sicurezza e giustizia (precedentemente noto come terzo pilastro): ricorso alla procedura legislativa ordinaria (codecisione e maggioranza qualificata), più incisivo potere di iniziativa della Commissione, potenziamento del ruolo del Parlamento europeo e del controllo democratico dei parlamenti nazionali, accresciuto ruolo di vigilanza della Corte di Giustizia. Pur se Regno Unito, Danimarca e Irlanda non parteciperanno su un piano di parità, mantenendo invece disposizioni particolari, la “comunitarizzazione” del c.d. terzo pilastro contribuirà a potenziare la capacità dell’Unione di far fronte più efficacemente a minacce quali la criminalità organizzata, il traffico di stupefacenti e il terrorismo. Il Trattato di Lisbona permetterà in particolare di rafforzare la gestione delle frontiere (considerato come un problema di interesse comune da gestire in base ai principi di solidarietà ed equa condivisione delle responsabilità), di intensificare la cooperazione giudiziaria in materia penale e la cooperazione di polizia (anche attraverso la creazione di una Procura europea), di sviluppare con più facilità l’acquis di Schengen in materia di libera circolazione delle persone. Inoltre il Trattato introduce nuove disposizioni in materia di protezione civile, aiuti umanitari e salute pubblica che - insieme alla c.d. calusola di solidarietà che impegna gli Stati membri a prestarsi mutua assistenza in caso di attacco terroristico o di calamità naturali o provocate dall’uomo – contribuiranno a dotare l’Unione dei mezzi necessari per far fronte alle minacce alla sicurezza dei cittadini. Anche il problema della sicurezza energetica è affrontato dal Trattato, che impone agli Stati membri di agire congiuntamente in uno spirito di solidarietà.

D16: Il Trattato di Lisbona faciliterà futuri allargamenti?
La procedura per l’adesione di nuovi Stati membri rimane sostanzialmente invariata (unanimità del Consiglio previa consultazione della Commissione e approvazione del Parlamento europeo). Si è tuttavia ricordato che occorrerà tener conto dei criteri di ammissibilità convenuti dal Consiglio europeo. Inoltre i parlamenti nazionali dovranno essere informati delle domande di adesione all’Unione.

D17: Il Trattato di Lisbona permetterà all’Europa di esprimersi con una sola voce sul piano internazionale? Le principali novità in materia di Politica Estera e di Sicurezza Comune.
Uno degli obiettivi del Trattato di Lisbona è proprio quello di meglio individuare e rendere coerenti gli strumenti comunitari di politica estera, siano essi economici, politici, diplomatici o umanitari, consentendo all’Europa di agire da protagonista sulla scena internazionale e di esprimersi con una sola voce per promuovere quei principi e obiettivi comuni sanciti nei trattati: democrazia, Stato di diritto, diritti dell’uomo, rispetto della dignità umana, uguaglianza, solidarietà, rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.
Il Trattato di Lisbona permetterà all’Europa di esprimere una posizione chiara nelle relazioni con i partner a livello mondiale grazie alle seguenti principali e sostanziali innovazioni:
- la creazione della nuova figura di Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza che, riassumendo in sé anche le funzioni di vicepresidente della Commissione, rafforzerà la coerenza dell’azione esterna dell’UE - nei suoi aspetti politici, economici e di cooperazione allo sviluppo - consentendo al tempo stesso di attribuirle un volto e di identificare un interlocutore.
- la creazione del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE) - in cui sono stati fatti confluire funzionari della Commissione, del Segretariato del Consiglio e del personale distaccato dai servizi diplomatici nazionali - di cui l’Alto Rappresentante potrà avvalersi nell’esercizio delle sue funzioni e che, senza sostituirsi alle diplomazie degli Stati membri, lavorerà in stretta collaborazione con esse.
-  il conferimento di personalità giuridica unica all’Unione, che ne rafforzerà il potere negoziale rendendola un partner meglio definito e più visibile per i Paesi terzi e per le Organizzazioni Internazionali.
- la previsione che, pur rimanendo in questo ambito politico la regola generale l’unanimità, il Consiglio possa decidere a maggioranza qualificata in merito ad una proposta formulata dall’Alto Rappresentante su richiesta del Consiglio europeo.
- le novità previste nel settore della Politica Europea di Sicurezza e Difesa, considerata parte integrante della PESC (v. D18).
In generale sono mantenute le principali innovazioni già previste dal Trattato costituzionale.

D18: L’UE aumenterà la sua capacità di intervento, civile e militare, nelle zone di crisi? Quali sono le principali innovazioni nel settore della Politica Europea di Sicurezza e Difesa?
Pur rimanendo le capacità militari di competenza degli Stati membri, le innovazioni previste dal Trattato di Lisbona in materia di difesa, da una parte introducono un quadro giuridico più coerente e meglio specificato, dall’altra facilitano, su base strettamente volontaria, la messa in comune di risorse civili e militari per la realizzazione di missioni di disarmo, aiuto umanitario, soccorso, consulenza e assistenza militare, prevenzione dei conflitti e mantenimento della pace, gestione delle crisi e ristabilimento della pace, nonché per contribuire alla lotta contro il terrorismo. 
Oltre all’ampliamento delle tipologie di missioni civili e operazioni militari che può condurre l’Unione, all’introduzione della c.d. clausola di difesa collettiva - che impone un obbligo di mutua assistenza in caso di aggressione armata sul territorio di uno Stato membro -  e 


639