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Data:

12/03/2011


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Caro direttore, il ruolo dell'Italia nel Mediterraneo si gioca anche durante le fasi di una impetuosa transizione di molti paesi arabi mediterranei verso la democrazia. Una stagione nuova, che l'Europa e l'Italia debbono incoraggiare e accompagnare — non imporre né dirigere paternalisticamente — affinché milioni di giovani e meno giovani possano vivere nella democrazia, nella sicurezza e stabilità, e in una nuova prosperità economica.

Ecco perché, sulla Libia, l'Italia non ha incertezze, e contribuisce da protagonista riconosciuta a formare un consenso europeo e occidentale su alcuni principi che è bene ribadire.

Desidero farlo perché non vi siano dubbi e incertezze. La posizione dell'Italia è una sola, riaffermata dal Consiglio Supremo di Difesa presieduto dal presidente Napolitano e dal Governo ribadita nelle sedi europee e internazionali, oltre che dinanzi al Parlamento.

1) Riteniamo venuta meno, irreversibilmente, la legittimità internazionale del governo di Tripoli che continua, malgrado gli appelli del mondo intero, nelle azioni violente che hanno instaurato una vera e propria guerra civile.

2) Abbiamo, per primi in Europa, portato aiuti umanitari a Bengasi, ascoltando la voce e le aspettative del Consiglio provvisorio, i cui contatti si stanno ora moltiplicando con Stati e Istituzioni.

3) Riteniamo che per la cessazione delle violenze, oltre alla piena attuazione delle sanzioni, Unione Europea, Nato, Consiglio di Sicurezza dell'Onu e Lega Araba possano definire nuove misure, compresa una no-fly zone per impedire ulteriori bombardamenti dal cielo, ed anche una missione navale per garantire che l'embargo sulle armi venga rispettato. A tali misure, e su tali presupposti, evidentemente, l'Italia non avrà esitazioni ad aderire.

4) Siamo convinti che un quadro di legittimità internazionale, come una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza, sia essenziale per misure che evidentemente richiederebbero, ai fini della loro credibile attuazione, l'uso della forza. Una prospettiva, dunque, non di guerra — che l'Italia respinge — ma di credibile pressione internazionale perché le violenze cessino e una nuova felice prospettiva nasca per il futuro del popolo libico.

In tale quadro, l'Italia lavora e lavorerà per un consenso europeo, per una legittimità internazionale e per un coinvolgimento dei paesi arabi. Mai accetteremmo soluzioni unilaterali, divisive dell'Europa o della Nato, o tali da apparire ostili ai popoli arabi che guardano, come noi, alla crisi libica con preoccupazione estrema. E mi auguro che su questi principi l'Italia, tutta, al di là delle divisioni politiche, si possa ritrovare.


Luogo:

Roma

Autore:

Franco Frattini

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