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Intervista a Angelino Alfano - Alfano: migranti, ora la Libia controlla le coste = "Ora Tripoli controlla quelle acque più equilibrio nel Mediterraneo"

Data:

13/08/2017


Intervista a Angelino Alfano - Alfano: migranti, ora la Libia controlla le coste =

Intervista a Angelino Alfano - Alfano: migranti, ora la Libia controlla le coste = "Ora Tripoli controlla quelle acque più equilibrio nel Mediterraneo"

(Francesca Schianchi., Roma)

 

«Dall'altra parte del Mediterraneo sta cambiando il vento: dobbiamo rapidamente aggiustare le vele e usarlo per stoppare il traffico di esseri umani».

Cosa intende, ministro Alfano?

«Il governo libico di Sarraj ha chiesto aiuto all'Italia, è pronto a istituire la zona Sar nelle sue acque, a collaborare con l'Europa e investire sulla Guardia costiera: tutto questo è sintomo di un riequilibrio in atto nel Mediterraneo. E le inchieste di alcune procure siciliane hanno creato il contesto "culturale" idoneo per ottenere il Codice delle Ong».

Ieri però Msf ha annunciato la sospensione dei soccorsi: non è una buona notizia, non le pare?

«Anche la decisione di Msf rientra nel quadro di un riag giustamento degli equilibri: quelle acque non sono più di nessuno, ma della Libia».

Col rischio però, denuncia il presidente di Msf, di più morti in mare e più persone in Libia...

«Dobbiamo evitare le morti in mare riducendo le partenze e contribuire economicamente perché i campi in Libia abbiano uno standard adeguato».

Il suo vice Giro dice che riportare i migranti in Libia è condannarli all'inferno.

«Infatti il vero investimento è quello economico: bisogna dare risorse all'Unhcr e all'Oim perché ci aiutino in Libia. Ne ho discusso qualche giorno fa col nuovo inviato dell'Onu Ghassan Salame».

Ma nel frattempo le condizioni sono queste. E' una scelta di Realpolitik? Si finge di non sapere cosa succede in Libia pur di risolvere il problema sulle nostre coste?

«Noi abbiamo fatto due scelte: quella di sottrarre guadagni criminali ai trafficanti - perché meno persone partono e meno i trafficanti guadagnano - e quella di finanziare le agenzie dell'Onu - Unhcr e Oim - per assicurare standard rispettosi dei diritti umani nei campi libici».

Il generate Haftar ha chiesto ieri 20 miliardi dall'Europa per controllare i flussi. Come risponde?

«E' quello che diciamo da mesi: chiusa la rotta balcanica con un accordo plurimiliardario con la Turchia, non ci si può illudere che si possa risolvere il problema in Libia con qualche milione di euro. Serve un enorme, ripeto enorme, investimento economico dell'Europa in Libia e in Africa. L'Europa deve decidere se il tema migrazioni è una priorità assoluta al pari dell'economia: per noi lo è».

E' vero, come dice Haftar, che il numero 2 dei nostri servizi gli ha chiesto scusa perché l'Italia non ha concordato con lui la missione in Libia?

«Ho militanza a sufficienza nelle istituzioni per sapere che l'attività dell'intelligence è segreta: non si conferma e non si smentisce».

Il présidente Macron ha sdoganato Haftar come interlocutore al pari di Sarraj: potremmo farlo anche noi? Qualcuno del governo potrebbe incontrarlo?

«Non ci vedrei nulla di male ne di strano: abbiamo sempre sostenuto il governo Sarraj legittimato dall'Onu, ma siamo anche stati i primi a dire che Haftar merita un ruolo di primo piano nella ricostruzione libica, sotto l'ombrello delle istituzioni civili. Sarebbe però illusorio pensare che loro siano gli unici depositari della soluzione libica. Finora ci sono stati troppi mediatori e pochi risultati: è andata cosi perché era la coda del mandato di Kobler; ora, col nuovo inviato Onu, ogni Paese che ha lavorato per una soluzione, suppongo in buonafede, consegni a lui i propri risultati».

Sulla questione migranti c'è sintonia con la cancelliera Merkel: possiamo sperare nell'aiuto dal l'Europa che è mancato finora? «Penso che dopo le elezioni tedesche, in settembre, ci saranno ancora di più le condizioni per rilanciare la questione migratoria come priorità europea».

L'asse con la Germania serve anche a «difendersi» dall'atteggiamento poco solidale francese?

«Non credo sia questo il toma: quando si parla di immigrazione c'è un'enorme comunanza di interessi, senza distinguo, e lo si vede dalla campagna elettorale austriaca a quella francese con la Le Pen».

A proposito di Francia: anche lei è rimasto deluso da alcune sterzate nazionaliste dell'europeista Macron?

«Abbiamo tutti salutato positivamente la vittoria di Macron m chiave di argine agli antieuropeisti, e questa è la cosa più importante. Poi è chiaro che tra Francia e Italia c'è una sana, naturale, storica competizione su alcuni temi, consentita entro le norme e i principi della UE: piuttosto, non dobbiamo distrarci noi dal tutelare i nostri interessi strategici».

Assistiamo a scambi sempre più alti tra Corea del Nord e Usa: c'è il rischio di una guerra?

«L'impressione è che i margini di manovra si stiano assottigliando progressivamente: c'è una escalation verbale che può produrre risultati imprevedibili. L'Italia in consiglio di sicurezza dell'Onu ha contribuito, all'unanimità con gli altri inclusi Russia e Cina, a inasprire le sanzioni contro Pyongyang per evitare conseguenze catastrofiche».

Un altro scenario di crisi è quello del Venezuela...

«Si fermino violenze e soprusi e si avvii un processo inclusivo anche sulla base della road map tracciata dalla Santa Sede».


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