Scena di caccia al cervo, con Proserpina e le ninfe Cyane e Aretusa
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Scena di caccia al cervo, con Proserpina e le ninfe Cyane e Aretusa

 

Scena di caccia al cervo, con Proserpina e le ninfe Cyane e Aretusa

Soggetto: Scena di caccia al cervo, con Proserpina e le ninfe Cyane e Aretusa 
Autore: Manifattura di Bruxelles 
Datazione: Fine sec. XVI 
Ubicazione: Berlino 
Misure: 296 x 354 cm 
Materiale: Lana / seta 
Inventario MAE: 32 (2013) 
Codice ICCD: 01253686 
Stato di conservazione: Discreto 
Provenienza: Roma, Museo del Palazzo di Venezia (PV. 10673, 2006) 
Documentazione: Archivio storico Ambasciata d’Italia a Berlino 
Bibliografia:W. Schache e M. S. Sconci, 2006, cit. 

L’arazzo presenta un’ampia cornice a festone, riccamente decorata con motivi vegetali, pavoni, uccelli vari ed animali fantastici e, nella parte superiore al centro e agli angoli, uno stemma con torre e tralci d’uva. Nella parte inferiore, ricorrono figure allegoriche, di cui, all’angolo destro, una figura femminile seduta è da identificare probabilmente con l’Abbondanza, con in mano la cornucopia. Nell’angolo a sinistra, è un’altra figura femminile assisa con un pavone, accanto, forse Era, e un uomo in piedi, con una corona sul capo. Il riquadro centrale dell’arazzo raffigura la dea Proserpina che, insieme alle ninfe Cyane e Aretusa, raccoglie fiori e ne ricava corone mentre, in secondo piano, si svolge una caccia al cervo. Sullo sfondo è la raffigurazione di un paesaggio montano con un castello e alberi ad alto fusto ai lati. L’arazzo fa parte di un ciclo dedicato al tema della caccia e soprannominato “Le Cacce Vidoni”, dal nome della famiglia cui appartiene lo stemma nobiliare; la serie è costituita da n. 6 pezzi, 4 uguali per le grandi dimensioni e 2 più piccoli, essendo dei sovrapporta (invv. 32-37). Gli esemplari, in origine, si trovavano nel Convento dei Filippini a Roma (1878) (Sconci, 2006, p. 109). L’iconografia della caccia era un tema particolarmente diffuso e amato nel Cinquecento, per i contenuti regali e nobiliari che possedeva. Le composizioni di tutti gli arazzi sono molto simili: al centro è rappresentata la battuta di caccia vera e propria, con le divinità silvestri che vengono rappresentate come donne dell’epoca in abiiti rinascimentali, sullo sfondo si apre un paesaggio boschivo con torri e castelli, in lontananza. Lo stemma che compare in alto al centro è in relazione con la famiglia committente ed è stato identificato da Federico Hermanin con quello di La Tour de la Vigna, ma, di recente, ci si è orientati su quello della famiglia cremonese dei Vidoni, nel cui simbolo araldico, in effetti, compare la torre con un tralcio d’uva. In questo arazzo, come negli altri cinque, in basso a destra sulla cimasa, è ricamata la sigla dell’ arazziere, identificata come una V e una B, lettere che hanno portato all’ipotesi che possa trattarsi di un membro della famiglia Von Bomberghen, che collaborò con i Geubel, ben più nota famiglia di arazzieri fiamminghi, in considerazione anche delle notevoli affinità stilistiche. Gli arazzi, comunque, rientrano nella produzione di Bruxelles, capitale dell’arazzeria europea dalla seconda metà del XV secolo fino a tutto il XVII secolo. Il ciclo ha subito, in epoca moderna, diversi passaggi. Gli arazzi vennero acquistati dall’antiquario G. Salvatori, poi passarono nella collezione di Max Bondi e Luigi Pisa e, infine, furono acquistati, in parte, dallo Stato. Sei vennero ospitati presso il Museo di Palazzo Venezia (PV. 10673, 10674, 10675, 10676, 10678) per essere affidati, infine, in deposito temporaneo all’Ambasciata d’Italia a Berlino nel 2006 (invv. MAE 32, 33, 34, 35, 36, 37), dove ancor oggi si trovano mentre gli altri quattro del ciclo originario sono emigrati nel Castello di Laarne in Belgio.


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