La Sacra Notte
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La Sacra Notte

 

La Sacra Notte

Soggetto: La Sacra Notte 
Autore: Copia da Antonio Allegri detto il Correggio 
Datazione: Seconda metà sec. XVI 
Ubicazione: Praga 
Misure: 255 x 186 cm 
Materiale: Olio su tela 
Inventario MAE: 929 (2014) 
Codice ICCD: 01274186 
Stato di conservazione: Mediocre (da restaurare: la tela risulta allentata e risarcita in più punti, con un taglio in basso a sinistra. Evidenti rialzi della pellicola pittorica). 
Provenienza: Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini (1950) 
Documentazione:Archivio San Michele (Busta STRP Estero, P – Q, fasc. 6; Busta STRP Estero, R – T, fasc. 9; Busta STRP, SBAS Roma, Galleria Borghese, Galleria Spada, fasc. 5) Archivio storico Ambasciata d’Italia a Praga (Inv. gen. 2014) 
Bibliografia: L’opera completa del Correggio. Classici dell’Arte Rizzoli, presentazione di Alberto Bevilacqua Apparati critici di A. C. Quintavalle, Milano 1970; M. A. Lavin, Seventeenth-Century Barberini Documents and Inventories of Art, New York University Press, 1975; M.Spagnolo, Correggio. Geografia e storia della fortuna (1528-1657), Correggio 2005; Correggio e l’Antico a cura di Anna Coliva, cat. Mostra Galleria Borghese 22 maggio – 14 settembre 2008, Roma 2008 (con bibliografia gen.) 

La composizione è tutta giocata sull’ambientazione notturna ove la luce, che giunge dall’alto, anima e dà vita alla scena della Natività. Al centro del dipinto, secondo la descrizione dei Vangeli di Matteo e Luca, gli unici che descrivono la nascita di Gesù (Matteo 2, 1-12; Luca 2, 1-20): un raggio diretto illumina Maria che tiene amorevolmente il Bambino fra le braccia, abbagliando anche la fanciulla lì accanto e il giovinetto. Sulla sinistra è Giuseppe, rappresentato in piedi e appoggiato ad un bastone, sulla destra, sul fondo, invece, la visione si apre, in lontananza, su un paesaggio collinare avvolto dalle ombre, oltre un frammento architettonico che funge da schermo. In alto è un assise di angeli che assiste all’evento. Il dipinto è una copia pressocchè sovrapponibile sia per le misure – l’originale misura 256,5 x 198 – sia per la disposizione delle figure e del paesaggio dell’opera di Correggio, datata al 1525-1530, conservata presso Dresda, dei capolavori più illustri del pittore emiliano, più volte replicati a testimonianza della fortuna dell’opera questa copia evidenzia una nuova qualità. Questa copia evidenzia una buona qualità stilistica, nonostante alcune durezze e ricorrenti scarti formali. Di essa Guido Reni darà anche una sua versione perduta, nota solo da una copia che ne fece Domenichino e da una citazione del biografo Mancini. Un’altra copia, oltre a questa di provenienza Barberini (Lavin, 1975, p. 396), era registrata nell’eredità del cardinale d’Este (M. Spagnolo 2005, 184). La versione di Domenichino esalterà, con l’inserimento di bambini nella scena, ancor di più l’aspirazione di Correggio ad una rappresentazione umana e amorevole del fatto sacro. Il dipinto fu più volte riprodotto in incisioni, come in quella del francese Pierre Louis Surungue (1716-1772) (Lucchesi Ragni e Mondini 2000-2001, p. 78, fig. 58). L’originale, il cui soggetto segnato nel contratto, era Adorazione dei pastori al presepio, oggetto di numerose repliche, venne commissionata da A. Pratoneri da Reggio Emilia il 14 ottobre 1522, per la cappella gentilizia in San Prospero della città. Il dipinto autografo di Correggio dovette essere compiuto alcuni anni dopo, nel 1530, come mostra la data incisa su un pilastro della cappella, quando questa venne inaugurata. Sin dal 1587, come risulta da una lettera di F. Rangoni al segretario di Alfonso II d’Este, risulta che gli Estensi desideravano possedere il dipinto che, nel maggio 1640 fu fatto trasportare dal duca Francesco I a Modena. Qui rimase finchè Francesco III non lo cedette ad Augusto III (1746) e, in tal modo, giunse a Dresda, dove è oggi conservata presso la Gemäldegalerie. In loco rimase solo la cornice (L’opera completa del Correggio,1970, p. tav. LVII). Dal punto di vista conservativo, si osserva come le grandi dimensioni abbiano reso difficoltosa anche la spolveratura dell’opera che presenta, oltre ad uno spesso strato di depositi superficiali, anche un notevole allentamento della tela, che, in più parti, ha provocato anche cadute della pellicola pittorica. Con il recente restauro si è restituita la piena leggibilità della composizione (cfr. L’opera al restauro, p. 210). Dalla documentazione archivistica conservata presso il Complesso del San Michele e, in particolare, dal verbale di consegna datato al 1916, emerge che la tela venne data in prestito temporaneo dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini (inv. 1269) alla Legazione Italiana a Tangeri, per poi passare in un secondo momento all’Ambasciata di Praga. Tale passaggio dovrebbe esserci stato nel 1950, come si evince da alcune note archivistiche, seppure il verbale di consegna è datato all’ottobre 1969: si tratta evidentemente di una citazione in occasione di un rinnovo per tale deposito.


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