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Ritratto di gentildonna della corte Medici

 

Ritratto di gentildonna della corte Medici

Soggetto: Ritratto di gentildonna della corte Medici 
Autore: Attr. Tiberio Titi 
Datazione: Primo quarto sec. XVII 
Ubicazione: Praga 
Iscrizioni: sul retro 2141 a pennello; 2071 in rosso al centro; 106.7490; 5234 
Misure: 221 x 167 cm 
Materiale: Olio su tela 
Inventario MAE: 44, già 113 (2014) 
Codice ICCD: 01274181 
Stato di conservazione: Discreto (diverse cadute di colore e fondo annerito che necessita di pulitura) 
Provenienza: Firenze, Galleria degli Uffizi (1964) 
Documentazione:Archivio San Michele (Busta STRP Estero, Washington, fasc. 1; Busta SBAS Firenze con tabulati e verbali, fasc. 3, sottofasc. 5) Archivio storico Ambasciata d’Italia a Praga (Inv. gen. 2014) 
Bibliografia: Il Seicento fiorentino. Arte a Firenze da Ferdinando I a Cosimo III. Biografie. Cat. mostra Palazzo Strozzi, 21 dicembre 1986/4 maggio 1987, Firenze 1986 

All’interno di una cornice dipinta in turchese e oro, è ritratta, a figura intera una gentildonna in piedi, in un interno in cui si riconoscono un ampio tendaggio verde e un tavolo ricoperto da un elegante tovaglia su cui poggia un vaso con un mazzo di fiori e, a destra della nobildonna, un tendaggio di raso rosso scuro. La posizione frontale del personaggio permette di mettere in evidenza la preziosità dell’abbigliamento: un abito scuro, decorato con ghirlande, una sottoveste verde con galloni d’oro e un grande colletto bianco; l’alta capigliatura è decorata da fili di perle. La sua mano destra stringe un fazzoletto. Entrambi i Ritratti (invv. MAE 44-45), per l’impostazione della figura, le dimensioni della tela e per le caratteristiche stilistiche e somatiche, rimandano alla ritrattistica ufficiale di Casa Medici e, soprattutto, al principale ritrattista della famiglia fiorentina, il pittore Tiberio Titi, come si può osservare nel confronto tra queste due tele di Praga e il Ritratto di Maria Maddalena d’Austria conservata presso la Galleria degli Uffizi (Il Seicento fiorentino, 1986/4-1987, p. 176 s.). Altri due ritratti, di simile tipologia, sono conservati presso l’Ambasciata di Parigi (invv. 10, 11). Queste due opere presentano lo stesso stile idealizzato del pittore fiorentino, magniloquente e aulico nel porre la figura frontalmente nella composizione in modo tale da esaltarne l’alto stato sociale. Tiberio Titi è ricordato dal Baldinucci (Baldinucci, 1681-1728), ed. 1845- 1847, II, 1846, pp. 545-553) come uno specialista di questo genere. Questa sorta d’idealizzazione del personaggio, consona ad un’effige aristocratica, riscosse molto gradimento nell’ambiente granducale fiorentino e divenne un modello di rappresentazione che procurò all’artista fama e denaro, fruttandogli commissioni anche in altre città italiane. Tutte le sue composizioni – come anche il ritratto di Leopoldo II Medici in culla – si caratterizzano, in generale per la creazione di una generica galleria di ritratti, con l’unione di figure e oggetti sempre simile, con poche varianti, che presuppone l’uso costante di cartoni. Questa pratica fa sì che la composizione, pur avvalendosi di illustri modelli di origine fiamminga, perda di tridimensionalità e le parti risultino ritagliate sul fondo scuro e definite nei contorni da un calligrafismo che rende difficoltoso qualsiasi inserimento spaziale della figura nello spazio del dipinto e qualsiasi passaggio luministico tra le parti. La tela, proveniente dalla Gallerie degli Uffizi come il suo pendant (inv. MAE 45, già inv. 114) presenta sul retro alcune iscrizioni, rilevate nella recente ispezione ricognitiva (2014) che permettono di risalire alla storia collezionistica dell’opera. Dalla targa presente dietro la tela che riporta un numero di inventario delle Gallerie fiorentine del 1890 (5228; 5234), sulla scorta anche della documentazione archivistica, si ricostruisce la provenienza: la tela fu data in prestito temporaneo in un primo momento, nell’aprile del 1925, all’Ambasciata di Washington per poi passare, in un secondo momento (1964), presso l’Ambasciata di Praga, sebbene tale passaggio non sia documentato e questo dipinto, insieme al successivo, nella ricognizione del 1995-1996 effettuata dal Servizio tecnico Patrimoniale, risulti disperso. Si osserva che negli inventari dell’Ambasciata, queste due opere sono registrate come provenienti dal Ministero degli Affari Esteri: è probabile, quindi, che siano ritornate da Washington, per un certo periodo, a Roma per essere poi affidate dal Ministero all’Ambasciata di Praga, senza che la Soprintendenza responsabile fosse a conoscenza di tale passaggio.


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