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Governo Italiano

Storia della collezione Ambasciata di Praga

 

Storia della collezione Ambasciata di Praga

Nella residenza diplomatica di Praga, l’incrocio della cultura locale e di quella italiana è sottolineato anche dalla coesistenza di pochi ma significativi esemplari di arte boema e di arredi, soprattutto dipinti, di provenienza italiana, che illustrano degnamente l’immagine culturale dell’Italia.

La recente campagna di ricognizione che ha permesso anche l’ispezione del retro delle opere, ha portato alla verifica e al riconoscimento di consolles e altri dipinti, di cui era nota già la provenienza da Moncalieri, senza però né riferimenti documentari né rilevamenti di iscrizioni attestanti tale origine.

La lettura delle iscrizioni e dei timbri è stata poi ulteriorimente confermata da alcune citazioni documentarie. La storia della collezione inizia subito dopo l’acquisto della sede (1924) e i successivi lavori di restauro (1924-1926).

Come si ricostruisce dai documenti, al 1950 risale il prestito della copia del dipinto di Correggio raffigurante la Notte dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma, dipinto oggi conservato nello studio del Capomissione, meritevole di restauro per la pessima leggibilità dovuta ai depositi di polvere seppure difficilmente rimovibile per le grandi dimensioni dell’opera. La tela, prima di giungere a Praga, come si legge in un verbale di consegna datato 1969, risulta esser stato in deposito a Tangeri, documentato da un antico documento del 1916.

Altre importanti notizie sul trasferimento di opere per la collezione della sede diplomatica risalgono al 1964, data in cui risulta il prestito dei tondi con scene mitologiche, attribuiti a Giovanni Battista Castiglione detto il Grechetto (invv. MAE 490-491-492-493) e alla sua Bottega. Sul retro della tela con L’incontro di Rebecca ed Eleazar al pozzo (inv. MAE 493), infatti, si legge “Moncalieri DC 479” mentre sul telaio il numero d’inventario “6922” e, sempre sul verso del dipinto con Marsia e Minerva (inv. MAE 492), è ben leggibile la delle Gallerie di Firenze (invv. MAE 5228-5234). Le due tele, considerate disperse nella campagna di ricognizione condotta dal Servizio Tecnico Patrimoniale nel 1995-1996 e oggi identificate, sono state date in prestito temporaneo nel 1925 all’Ambasciata di Washington, come risulta da un verbale di consegna, per poi rientrare a Roma ed esser successivamente inviate a Praga.

Nella Sala da pranzo del piano nobile di palazzo Thun è esposta una considerevole raccolta di dipinti raffiguranti Nature morte di cui quella con Vaso di fiori, carte da gioco e orologio (inv. MAE 160) è riferibile a Pierfrancesco Cittadini detto il Milanese (1613-1681) e databile alla fine del sec. XVIII.

Un gruppo omogeneo è costituito dalle altre quattro che presentano medesimo stile ma piccole varianti compositive, Fiori, frutta e vaso riverso, Fiori frutta e paesaggio, Fiori frutta e architettura e, infine, Fiori frutta e rovine architettoniche (invv. MAE 82, 206, 207, 208). Tutte si avvicinano alla maniera di Gaetano Ottani, pittore e musicista della corte dei Savoia alla fine del sec. XVIII e ai primi del sec. XIX, essendo la sua morte databile nel 1808. Queste tele, infatti, dalle iscrizioni e date rinvenute durante l’ispezione del retro delle tele condotta di recente (maggio 2014), denunciano la loro provenienza originaria, anche in questo caso, dal Castello Reale di Moncalieri. Tutte le predette opere sono state reintelate e restaurate a Praga da un restauratore locale di nome Frantisiek Subert, nel 1968.

Sempre dalle residenze reali sabaude e, in particolare, dal Palazzo di Caccia di Stupinigi, proviene una serie di dipinti, tutti diversamente riferibili a Pompeo Batoni e alla sua scuola. La diversa cifra stilistica delle composizioni invita a ricercare le diverse mani individuando, però l’esclusività dell’intervento dell’artista nell’Incontro diRachele e Giacobbe (inv. MAE 212) e in Giuseppe spiega i sogni (inv. MAE 104).

Tra gli altri dipinti che completano la collezione italiana di pittura, oltre ad alcuni Paesaggi e Marine dei secc. XVII (inv. MAE 209), XVIII (invv. MAE 186-212) e XIX (invv. MAE 178; 187-188; 33-205) si segnalano la natura morta con animali acquatici riferibile alla maniera di Pietro Scacciati (inv. MAE 310), le due suggestive Scene di genere di Francesco Londonio (1723-1823), la Tosatura delle pecore e la Famiglia del pastore (invv. MAE 128-129). Non è stata rinvenuta documentazione che attesti la provenienza di questi tre dipinti ma, considerata la tipologia, il formato e i collegamenti stilistici, si può ipotizzare che il primo provenga da Firenze, come altri peraltro, come i restanti due da Milano. Un’ altra interessante tela del sec. XVII è quella raffigurante il Sonno, che uno scritto sul retro e una carta a parte incollata dicono derivante da un originale di Jan Miel (inv. MAE 126). Sul retro della tela è segnato anche l’intervento di restauro eseguito da Clelia Brigante Colonna nel Novecento.

Sempre dai Palazzi Reali provengono due eleganti suite di divani, rispettivamente in stile neoclassico, quello della “Sala degli Specchi” proveniente da Moncalieri, e rococò quello della “Sala Leopoldina”, proveniente dalla Fabbrica di Stupinigi (invv. MAE 121-122) e inoltre una specchiera intagliata barocca con lo stemma sabaudo (invv. MAE 73-74) nella Stanza n. 31.

Alcuni dei mobili più antichi appartenenti all’antica dimora dei Thun sono rimasti nel Palazzo ed oggi vengono conservati nel piano nobile: tra questi le due credenze della prima metà del sec. XVII di origine tedesca meridionale o ceca, di cui una con iscrizione, forse della committente (“Katarina Lyznar”), l’altra con una data (1630 o 1650) (invv. MAE 69-70) e una coppia di cassapanche tardo rinascimentali ospitate oggi nello Studio dell’Ambasciatore, di grandezza differente ma di tipologia simile, con fronte finemente intagliata e tripartita, arabeschi intarsiati (invv. MAE 23-146). La presenza dell’aquila, motivo consueto nella produzione boema, potrebbe però essere più verosimilmente riferibile allo stemma della casata Thun, in quanto gli artigli dorati rimandano al simbolo delle due metà di aquile rosse con artigli dorati, appunto, insegna acquisita da Bernardino Thun nel 1516 dall’ imperatore Massimiliano. La mitra episcopale rimanda alle alte cariche ecclesiastiche ricoperte da vari membri della stessa famiglia nel corso del XVIII secolo. Alcuni rappresentanti furono, infatti, vescovi di Trento.

Le luci dei cristalli dei lampadari di Boemia rivestono un importante funzione nell’ allestimento decorativo del Palazzo: presenti in tutte le Sale del piano nobile, rappresentano un’ideale continuazione delle luci nitide e dei chiarori che filtrano dalle finestre affacciate sulla Nerudova e la Thunovska. Si rifrangono assai spesso, con bagliori e scarti di buio improvvisi, sui diversi specchi appesi alle pareti, trasmettendo quella magia che il quartiere di Mala Strana possiede per la sua ineguagliabile posizione tra il Castello in alto e il ponte Carlo, magicamente sospeso sul fiume Moldava.


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