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Governo Italiano

L’intervista - Alfonsi: l’eredità di Moro su diritti umani e superamento dei blocchi

Data:

08/05/2009


L’intervista - Alfonsi: l’eredità di Moro su diritti umani e superamento dei blocchi

L’attualità della politica estera di Aldo Moro sarà al centro di un seminario dal titolo ‘Fiducia e diritto nelle relazioni internazionali. Rinnovata vitalità nella visione di Aldo Moro’, in programma lunedì 11 maggio alla Farnesina, in occasione del trentunesimo anniversario della morte dello statista. Un’introduzione del tema è affidata al Presidente dell’Accademia di Studi Storici Aldo Moro, Alfonso Alfonsi, al quale abbiamo rivolte alcune domande.

E’ ancora spendibile, dopo trent’anni, l’approccio di Aldo Moro in politica estera?
La visione di Moro delle relazioni internazionali è “sempre attuale” e “di alcuni orientamenti oggi si sta riscoprendo l’importanza, come ad esempio l’idea di un rapporto tra mondi geopoliticamente diversi fondato sulla fiducia e sul diritto come base di un negoziato globale che cerchi di riconoscere ragioni diverse e la pari dignità dei tutti gli interlocutori”. La politica estera di Moro ha sempre puntato all’affermazione dei diritti umani, “una banda larga di diritti”, da quelli civili e politici a quelli economici e sociali, e questa vocazione viene mantenuta anche oggi dall’Italia e dall’Europa.

L’Italia, insieme con altri Paesi, promuove una riforma dell’ONU all’insegna di una maggiore partecipazione. Quanto ha contribuito la visione ‘aperta’ di Moro in politica estera?
Molti dei trattati internazionali sui diritti umani sono stati ratificati quando Moro era capo del Governo e Ministro degli Esteri.  Dalla sua lezione viene “una visione forte delle Nazioni Unite”, in un periodo in cui si affacciavano al consesso internazionale Paesi di nuova indipendenza, post-coloniali, per cui Moro “auspicava una posizione di pari dignità” ed in cui l’Italia “poteva avere un ruolo di snodo tra il mondo atlantico e le sovranità emergenti”.

Quale fu il contributo di Moro al processo di unificazione europea?
Moro intuì “le grandi potenzialità ma anche le difficoltà” dell’unificazione europea. Conobbe l’Europa dei trattati economici ma con la consapevolezza che dovesse diventare anche politica. Moro immaginava “un’Europa che unendosi si aprisse verso il sud e verso l’est”, per portare in prospettiva nuovi equilibri fondati sulla cooperazione e sull’affermazione dei diritti: ‘una banda larga di diritti umani’, da quelli civili e politici  a quelli economici e sociali, “era per Moro un elemento distintivo dell’Italia e dell’Europa e questa vocazione viene mantenuta”. Questa visione aveva come obiettivo “un superamento dei blocchi”, qualcosa che “durante il processo di Helsinki (che portò nel ‘75 alla firma di un Atto finale su una nuova cooperazione tra Paesi europei) Moro sembra intuire” e in qualche modo “quello che è successo in Europa sembra avergli dato ragione”: un grande processo di pacificazione tra il secolo scorso e oggi, dopo secoli di guerra.

Medio Oriente, conflitto annoso. Che insegnamenti possiamo trarre da Moro?
Anche la pacificazione del Medio Oriente “sarebbe come raccogliere un’eredita di Moro”, che parlando con israeliani e palestinesi “ha sempre richiamato i diritti degli uni e degli altri e la legittimità delle reciproche posizioni”.



Luogo:

Roma

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