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Governo Italiano

Sistema Paese: l’Intervista; Amb. Angeloni, in Vietnam prospettive di crescita e opportunità per le imprese italiane

Data:

20/04/2011


Sistema Paese: l’Intervista; Amb. Angeloni, in Vietnam prospettive di crescita e opportunità per le imprese italiane

L’Ambasciatore italiano ad Hanoi, Lorenzo Angeloni, in un’intervista pubblicata nel numero di aprile di “Diplomazia economica”, analizza le prospettive di crescita del Vietnam e sottolinea le opportunità che si aprono in questo Paese per le imprese italiane. Ecco il testo dell’intervista.

Il Vietnam è visto dalla maggior parte delle imprese solo come una piattaforma low cost di delocalizzazione. Quali sono invece le vere ambizioni del Paese in termini di sviluppo e politica industriale?

L'aspirazione principale del Vietnam è quella del raggiungimento dello status di economia industrializzata entro il 2020. È un risultato molto ambizioso ma in passato tutti gli obiettivi fissati relativamente a parametri di crescita economica sono stati raggiunti (l'ultimo, il raggiungimento dello status di MIC - Major Industrialized Countries - entro il 2010). Per coglierlo le Autorità di Governo, che si rendono conto che il Vietnam non è più quello di 25 anni fa, dopo il Congresso di partito in gennaio hanno adottato le nuove linee di sviluppo strategico per il quinquennio 2011-2015. Queste linee ripercorrono il percorso compiuto dall'avvio del Doi Moi (processo di apertura e riforma del sistema economico) e fissano gli obiettivi per il prossimo futuro. In primo luogo dare maggior spazio alla concorrenza ed al libero mercato, accelerando riforme amministrative in tal senso. Inoltre, è chiaro che il mantenimento della crescita economica dipenderà da uno sviluppo infrastrutturale in grado di sorreggere e promuovere la crescita dei flussi commerciali e di assicurare alle imprese, alle città ed alle campagne una fornitura di energia in grado di sopportare un consumo in costante aumento. L'obiettivo è quello di riuscire a cambiare il modello di crescita, passando da quello attuale, che necessita di investimenti crescenti in capitale e prevede uno sfruttamento delle risorse naturali ed un ricorso al basso costo del lavoro, ad un modello nuovo, che si basi sull'utilizzo di una tecnologia moderna ed efficiente da parte di risorse umane altamente qualificate che utilizzano metodi di gestione moderni ed efficaci. Questa è la risposta che si vuole dare all'esigenza, molto sentita in Vietnam, di evitare quella "MIC Trap" nella quale molte economie emergenti sono cadute in passato. È sicuramente un compito improbo ma sono sicuro che, nel cercare di realizzarlo, il Governo vietnamita si muoverà con l'usuale serietà e impegno. In fin dei conti, è quello che abbiamo già visto in questi primi mesi del 2011: anche a causa delle turbolenze dell'economia internazionale, in Vietnam si sono registrati, a partire dal 2010, dei segnali di instabilità macroeconomica (aumento dell'inflazione e del deficit pubblico, tensione sul tasso di cambio del dong) a cui le Autorità, soprattutto dopo il Congresso di Partito tenutosi a gennaio e il consolidarsi degli equilibri di potere, hanno voluto reagire, prendendo dei provvedimenti (diminuzione della spesa pubblica, svalutazione del dong, aumento del tasso d'interesse) che vengono incontro ai suggerimenti e alle indicazioni espresse a più riprese dai principali partner a livello bilaterale e multilaterale. Azioni intraprese nonostante il fatto che tali provvedimenti - di carattere restrittivo - andranno sicuramente a incidere sulla crescita economica, elemento che la leadership vietnamita considera

tradizionalmente il più rilevante, per il suo valore intrinseco di fattore di stabilità sociale.

Quali sono le prossime tappe del Doi Moi, cioè del processo di apertura e riforma del sistema economico, che sono importanti per le imprese straniere? E quali le maggiori aree di 'resistenzà della classe dirigente politica (ed economica) vietnamita?

Se si guarda al passato, non si può non osservare con ammirazione gli importantissimi risultati raggiunti nel percorso delle riforme del Vietnam: il dato che spicca è quello della crescita economica del Paese che ha consentito una drastica diminuzione dell'indigenza: la popolazione al di sotto della soglia di povertà (1 Usd/giorno) è scesa dal 58% del 1993 al 12,8% nel 2008, in media nella totalità del Paese e dal 25% (sempre del 1993) al 4% nel 2006, nelle aree urbane. Ma non si possono non menzionare lo sviluppo del settore privato (dal punto di vista numerico, le imprese private in Vietnam ormai superano il 95% del totale delle imprese registrate e contribuiscono alla metà del PIL e al 60% dell'occupazione), le migliorate capacità

di attrazione degli investimenti stranieri e la ormai assodata capacità del Vietnam di giocare un suo ruolo a livello internazionale, anche attraverso una sempre più profonda integrazione a livello di commercio internazionale: ingresso nel WTO e stipula di tutta una serie di FTA (accordi di libero scambio) in ambito regionale. Come ho accennato rispondendo alla precedente domanda, il Vietnam del 2011 non può però accontentarsi delle ricette degli anni passati, perché il Paese non è ormai quello che era 20 anni fa, e ulteriori riforme sono necessarie. In particolare, anche nel dibattito politico che si è sviluppato nel Paese, si è molto sottolineata negli ultimi mesi la necessità di interventi pesanti diretti alla ristrutturazione (con ricorso accentuato alla privatizzazione) delle imprese di Stato. In passato, si è cercato di percorrere le vie sperimentate da altri Paesi, creando "campioni nazionali" in grado di operare sui mercati regionali e mondiali. Così facendo, tuttavia, non si sono raggiunti i risultati sperati e molti dei grandi gruppi di Stato hanno approfittato della facilità di accesso al credito garantita dalle politiche governative per espandersi in settori non di "core business", impedendo la crescita di "competitor" nazionali privati ed arrivando in qualche caso, dopo il crack dei mercati finanziari del 2008-2009, e proprio per problemi di cattiva gestione economica e finanziaria, a situazioni prossime al default, come il caso del gigante vietnamita della cantieristica navale Vinashin ha purtroppo dimostrato a livello internazionale. Resistenze ve ne saranno senz'altro, stante la stratificazione di interessi che la gestione corrente delle SoE (imprese a controllo statale) ha creato, ma la tendenza dei prossimi anni sarà quella di aumentare la pressione della concorrenza sui gruppi di stato, riconducendone la gestione a puri criteri di mercato.

La competitività di un Paese non è solo il costo del lavoro, ma anche la qualità delle risorse umane. Come si colloca il Vietnam in questo contesto?

Il miglioramento anche in questo campo è uno degli aspetti su cui, come accennavo, il Vietnam deve puntare in modo strategico, per consentire al suo motore economico di girare a tutta potenza. Il Paese sconta il problema di un sistema dell'istruzione modellato secondo schemi non moderni e che non presenta ancora adeguate opportunità di formazione professionale. Occorre però dire che i vietnamiti sono ottimi esecutori

e gran lavoratori, e questo lo affermo non tanto in base alle mie impressioni, essendo arrivato da poco in questo Paese, quanto sulla base delle testimonianze che raccolgo dagli imprenditori italiani che si sono già stabiliti in Vietnam. Mi sembra altresì importante mettere in luce che in questo Paese si registrano tassi bassissimi di criminalità e che il livello di conflittualità sociale è molto contenuto se non, in molto casi, inesistente. La gente, in questa fase caratterizzata dalla crescita impetuosa descritta, guarda al domani con ottimismo, certa che il futuro porterà opportunità di benessere. In tale quadro di aspettative, anche psicologiche, la tendenza e la disponibilità a imparare sono molto diffuse e rappresentano un ulteriore "asset" sul quale potere fare affidamento in vista di attività commerciali e industriali.

Gli investimenti in infrastrutture del Paese sono una grande opportunità. Ma dove e come devono agire le imprese italiane per salire su un treno già in corsa?

Lo sviluppo delle infrastrutture costituisce una delle priorità delle Autorità vietnamite che devono far fronte ad una rapida crescita economica, trainata da un processo di ammodernamento, industrializzazione e da un forte afflusso di investimenti esteri. La sostenibilità del processo di sviluppo economico dipende in gran parte dalla capacità di dotarsi di una rete di infrastrutture (strade, porti, aeroporti, ferrovie) in grado di sostenere e rafforzare la crescita dei flussi commerciali e turistici, dalla possibilità di assicurare alle imprese, alle città ed alle campagne una stabile fornitura di energia in grado di rapportarsi al crescente consumo e dalla previsione di adeguate misure volte a salvaguardare l'ambiente. Le necessità di finanziamento di programmi

infrastrutturali prioritari per i prossimi dieci anni si possono stimare dai 70-80 fino ad oltre 100 miliardi di Usd.

Per raggiungere queste cifre, soprattutto in un momento in cui tenere sotto controllo la crescita del disavanzo pubblico è importante per il Vietnam, è assolutamente cruciale il coinvolgimento di investitori privati e stranieri, di qui l'esigenza di mettere a disposizione dei soggetti interessati tutti i più moderni strumenti normativi per attrarre capitali privati, che hanno portato all'introduzione di recenti innovazioni normative, come la nuova legge sul PPP (Public Private Partnership) entrata in vigore lo scorso gennaio.

L'utilizzo del PPP dovrebbe quindi servire come mezzo per mobilizzare consistenti flussi di capitale privato, tali da consentire di migliorare - grazie all'apporto di tecnologia e "know how" proveniente dal settore privato - l'efficienza dell'investimento oltre che colmare un gap finanziario altrimenti insostenibile per le casse pubbliche. Grandi "attori" nel contesto locale dello sviluppo delle infrastrutture sono gli organismi multilaterali, come la Banca Mondiale e l'Asian Development Bank, che intervengono ogni anno con centinaia di milioni di Usd di crediti agevolati per lo sviluppo destinati, per la maggior parte, proprio allo sviluppo delle infrastrutture vietnamite. Simile approccio viene utilizzato anche da alcuni Paesi, come il Giappone, la Francia e la Germania che, grazie all'utilizzo dello strumento del credito d'aiuto, sono riusciti ad entrare in importanti progetti di sviluppo infrastrutturale. Un quadro di tale interesse, allo stesso tempo così frastagliato, prevedrebbe la necessità per le nostre imprese di venire direttamente ad esplorare il terreno, monitorando

la situazione e cercando le migliori opportunità, dal momento che, anche per la cultura locale, gli interlocutori vietnamiti privilegiano il rapporto diretto e continuo nel tempo.

Il Vietnam come “piattaforma produttiva” per operare nel mercato Asean/Afta: chi si sta muovendo già in questa direzione e quali sono i vantaggi del Sistema Paese?

Con l'adesione al WTO (2007) e la partecipazione a tutta una serie di accordi di integrazione regionale, nel quadro dell'ASEAN e anche oltre (Cina, Corea, Giappone, India, Australia e Nuova Zelanda), il Vietnam si è strettamente integrato nell'economia internazionale tanto che, nel 2008, più del 69% del PIL era costituito

da beni e servizi destinati all'esportazione. Gli accordi di scambio di cui parliamo prevedono asimmetrie tariffarie all'interno dell'area a favore del Vietnam che, limitatamente ai dazi, possono consentire al Paese di assumere il ruolo di vera e propria piattaforma produttiva per esportare determinati prodotti nell'area.

L'asimmetria consente ad alcuni Paesi dell'aera (fra cui il Vietnam, considerato parte "debole") di mantenere la protezione di alcuni settori sensibili sfruttando al contempo l'apertura del mercato dei partner. Fra questi settori possiamo segnalare quello dei motocicli; la Piaggio, ad esempio, sta procedendo proprio lungo questa via: il raddoppio dell'investimento con l'apertura di un secondo stabilimento qui in Vietnam, prevista per aprile, mira ad aumentare la produzione che sarà destinata non solo al mercato locale (di assoluto rilievo visto che comunque, da solo, vale una volta e mezzo quello europeo), ma anche ad esportare le vespe "made in Vietnam" in Indonesia e negli altri Paesi ASEAN. Ma non è l'unico esempio perché un'altra presenza storica qui è quella della Perfetti van Melle che ha sperimentato un simile approccio; tanto è vero che oltre metà della produzione è destinata all'esportazione. Inoltre questa tendenza potrà essere accentuata in futuro, quando verrà finalizzato l'accordo di libero scambio con l'Unione Europea, la cui fase negoziale potrebbe aprirsi fra breve.


Luogo:

Roma

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