Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

30/06/2008


Dettaglio intervento

Illustri Ministri, Presidente Formigoni, caro Sindaco di Milano Letizia Moratti, un “grazie” all’ instancabile attività della Camera di Commercio di Milano e di Promos, quindi un grande complimento a Bruno Ermolli e a Carluccio Sangallo per quello che hanno fatto e che fanno. Ci troviamo a fare il punto sulla strategia euromediterranea e su come l’Italia e l’Europa possano guardare a questo “Mediterraneo allargato”, che è un po’ l’oggetto dei ragionamenti di quest’anno, un anno, direi, molto importante.
Per tracciare lo scenario di politica estera in cui noi ci muoviamo alla vigilia del lancio dell’Unione Mediterranea, dobbiamo innanzitutto chiederci perchè stiamo facendo questo, e qual è il vero valore aggiunto di quest’iniziativa di cui i leader dell’ Unione Europea e dei Paesi mediterranei discuteranno tra poche settimane a Parigi.
Ecco, io credo che la ragione ci sia ed è un pò la ragione di quell’apprezzamento sincero ma condizionato che Bruno Ermolli ha espresso nel suo intervento, che ho davvero molto apprezzato.
La ragione è questa: se l’Unione Europea vuole davvero svolgere un ruolo politico sulla scena internazionale dopo 50 anni di processo di integrazione – che hanno segnato successi ma anche registrato crisi, e che hanno realizzato un grande mercato comune interno, un’ Europa degli scambi, delle economie e dei mercati –, se dobbiamo davvero fare (e dobbiamo farlo) un salto di qualità politica, la regione del Mediterraneo è la prima regione del mondo a cui guardare. Questo è il significato profondo dell’Unione Mediterranea.
E’ chiaro che questo non vuol dire seppellire il processo di Barcellona, ma mi permetto di dire che vuol dire fare tesoro degli errori e delle incongruenze del processo di Barcellona.
Tutti noi lo sappiamo: il processo di Barcellona, lanciato nel lontano ’95, aveva segnato obiettivi ambiziosi e straordinari, che sono abbastanza lontani dall’essere conseguiti, perchè è mancato un impulso politico, perché è mancato un follow-up costante delle decisioni, ed è mancato in sostanza un approccio coordinato dei vari volets che componevano la strategia di Barcellona. Allora, abbiamo capito che il processo di Barcellona non basta più, e mi permetto di dire non basta più neanche quell’ambiziosa Politica di Vicinato che la Commissione europea e l’Unione Europea hanno lanciato, che è stata fondamentale per segnare una strada, ma che oggi non si può più esaurire nell’elargizione di fondi tramite gli accordi di cooperazione e associazione con i Paesi interessati.
Io stesso per tre anni e mezzo, da Vice Presidente della Commissione, sono stato parte di questa strategia, che, lo ripeto, è importante ma non è più sufficiente.
Ecco allora il salto di qualità, che deve servire proprio nell’ottica di “meno burocrazia” e “più politica”, a dare a questa Unione un ruolo primario nei rapporti politici.
Questa è la visione che noi dobbiamo avere: non possiamo pensare che l’Unione Mediterranea non sia collegata alla soluzione del processo di pace in Medio Oriente.
Signori, qui il cuore del problema del Mediterraneo, il nodo primario, è come risolviamo il processo di pace in Medio Oriente; è come stabilizziamo il Libano; è come coinvolgiamo questo Mediterraneo allargato, e quindi i Paesi del Golfo, nella stabilizzazione dell’Iraq e dell’Afghanistan.
Questi sono processi politici in relazione ai quali, è evidente, il ruolo di forte impulso auspicabilmente svolto dall’Unione Mediterranea dovrà costituire il contesto per un forte coinvolgimento dell’Italia.
Vedete, noi discutiamo spesso i capitoli negoziali per l’adesione della Turchia.
E’ un “gol politico” per l’ Unione Europea: possiamo pensare che il processo di adesione non sia un grande obiettivo per l’Unione Mediterranea? Ma certo, lo è per l’Unione Europea, almeno per quelli, come me, che credono che questo processo debba continuare, ma deve essere anche un nodo politico da affrontare insieme; e se parliamo, come parliamo, al G8 del pericolo che uno sviluppo nucleare in Iran porti ad una potenza atomica in quella regione, vogliamo che questo sia tema svincolato dall’azione politica di un’Unione Mediterranea? Pensiamo che sia possibile discuterne solo al G8 o alla NATO o all’Unione Europea? e non con i Paesi nostri amici che sono lì, che vivono lì, a cominciare dai Paesi del Golfo?
Ecco la prima ragione per fare davvero quest’Unione Mediterranea, e per sostenere (come il Governo italiano sostiene con convinzione) l’idea del Presidente Sarkozy: occorre un ruolo primario nei processi politici.

La seconda ragione è che occorre rilanciare in modo non burocratico (e sottolineo non burocratico) quelle relazioni interculturali e di dialogo tra i popoli che sono la precondizione per poter lavorare insieme, per poter sradicare l’estremismo, per poter far trionfare la pace e la riconciliazione.
Io ricordo a me stesso che fu la Presidenza italiana dell’Unione Europea, che ci onorammo di dirigere nel 2003, a varare la “Fondazione euromediterranea per il dialogo tra le culture” che ha sede in Egitto e che ha promosso l’”Assemblea parlamentare euromediterranea”, il luogo dove i Parlamenti, quindi i rappresentanti dei popoli, si uniscono. Siamo soddisfatti, dopo 5 anni, del bilancio della fondazione Anna Lindh per gli scambi tra le culture? Non siamo soddisfatti: dobbiamo incoraggiare la forte volontà degli amici egiziani e degli amici e colleghi europei per rilanciare quello strumento di dialogo.
Allora, un'altra ragione per l’Unione Mediterranea è far sì che la cultura e l’incontro tra i popoli, e non solo tra le  élites, non solo tra i Governi, diventi un altro terreno forte di confronto per avvicinare le due sponde. Ma non direi le due, piuttosto le tre sponde, perché dobbiamo considerare anche la sponda est del Mediterraneo, non solo quella sud.

La terza ragione per cui un’Unione Mediterranea serve davvero è una nuova vitalità nelle azioni in materia di economia. Credo che se c’è un settore in cui il processo di Barcellona ha mostrato i suoi limiti è proprio questo: il volet economico.
Poca attrazione degli investimenti verso la riva sud; uno scarso volano di sostegno alle PMI; e abbiamo contato, per fortuna, sulle iniziative che, nell’ambito del processo di Barcellona, hanno ottimizzato queste possibilità (quelle della Camera di commercio di Milano, ad esempio, che da tempo guardano alle PMI come volano di sviluppo); non abbiamo ancora una vera Banca per il Mediterraneo degna, direi, di questo nome.
Dobbiamo, insomma, lavorare molto perchè questo accada nel settore che poi è il settore trainante, quello dell’economia, che richiede, come anche Lei sa perfettamente, Ministro Al Mansouri, una maggiore integrazione sud – sud.
Se non c’è un’ integrazione forte sud – sud, cioè tra i Paesi cui noi guardiamo con amicizia e simpatia, l’integrazione nord - sud da sola non basta.
Ecco il valore aggiunto dell’Unione Mediterranea.

Queste sono le precondizioni perchè si passi in primo luogo, dal concetto di “collaborazione” alla “cogestione” dei processi decisionali, se noi davvero vogliamo parlare di “co-ownership”.
La “co-ownership” è gestire insieme i processi decisionali, e non soltanto veicolare flussi di risorse.
La seconda caratteristica che dovrà avere questo nuovo rapporto che noi vogliamo creare è una elevazione vera nei livelli dei contatti politici che vi saranno.
L’idea di avere dei vertici periodici dei Capi di Stato e di Governo della regione mediterranea allargata è un modo per fare il punto permanentemente con i Presidenti e con i Capi dei Governi di quei Paesi, cioè con coloro che dovranno insieme assumere le decisioni.
Non può esserci solo un volano che parte dai tavoli tecnici: i tavoli tecnici sono preziosi, ma se non c’è la costante presenza del massimo livello politico gli obiettivi sono più difficili da perseguire, e allora è chiaro, Presidente Ermolli, che l’Italia si candidi con Milano a essere la sede della Conferenza permanente dei Ministri dell’Economia dell’Unione Mediterranea, perché quello è il luogo dove gli attori politici, i Ministri dell’Economia, definiranno quelle regole che si stanno in qualche modo affermando come temi bilaterali, ma che ormai non possono essere più soltanto bilaterali.
Ne discutiamo noi a livello europeo, ne discutiamo con molti o con tutti i Paesi che oggi sono qui presenti, ma il Forum permanente dei Ministri dell’Economia, è logico, dopo quello che abbiamo ascoltato (e che forse alcuni  di noi neanche conoscevano in dettaglio, ad esempio la potente azione della Borsa di Milano), come luogo di confronto, lo ripeto, politico, tra i ministri economici dell’Unione Mediterranea, non può che avere Milano come sede naturale.
Ed è chiaro poi che l’altra componente sarà lanciare progetti, direi meglio “macroprogetti”, che possano essere davvero d’interesse comune.
Il Ministro Matteoli, che ne ha già elaborato e immaginato alcuni (e lo sentiremo tra brevissimo) nel suo settore, quello delle infrastrutture e dei trasporti, converrà con me che grandi progetti infrastrutturali e di trasporto mediterraneo sono uno degli ambiti, direi, privilegiati, in cui l’Unione Mediterranea può davvero mettere in campo azioni di interesse per tutti.
E ancora, un altro compito di quest’Unione Mediterranea: come coinvolgere il capitale privato.
Dobbiamo dirlo con chiarezza: non è più il tempo dei sussidi, è stato ben detto,  non è più il tempo dell’assistenza e della cooperazione allo sviluppo.
Noi la facciamo, ma qui parliamo di un progetto che non è di assistenza e di aiuto, è un progetto di cogestione dei processi decisionali che servono a noi europei almeno quanto servono ai colleghi e agli amici dei Governi dei Paesi interessati a sud e a est.
Come coinvolgere le banche, le istituzioni finanziarie internazionali, oltre, beninteso, ai Governi.
E quando parlo di Governi io parlo di Governi locali, oltre che centrali. Quello che fa la Regione Lombardia è non solo un esempio per tanti altri Governi regionali, ma è la dimostrazione che, se il Governo nazionale (in questo caso il Governo italiano) e i Governi regionali collaborano, vi è un moltiplicatore virtuoso, e questo lo dobbiamo stimolare anche in altri Paesi europei che hanno Governi regionali e locali forti e in qualche caso fortissimi,  come nel caso degli Stati federali.
Certo, un’Unione Mediterranea deve servire non per ripetere gli errori del passato, né (lo dico francamente) per inserire nuove strutture amministrative che servono a poco.
Quando noi parliamo di Milano come Conferenza permanente dei Ministri dell’Economia non parliamo di fare un palazzo con tanti uffici: vogliamo creare una sede di azione politica permanente, non un luogo dal quale i Ministri partono e restano cinque piani di uffici che lavorano.
Non è questa l’idea di moltiplicazione delle strutture nei vari Paesi europei.
Allora, i settori quali sono? Ne parlerete voi che siete gli addetti ai lavori, ma abbiamo alcune  idee che si elaboreranno per il lancio a  Parigi.
Io voglio citare tre temi che mi stanno particolarmente a cuore, e che con i colleghi Ministri degli Esteri abbiamo gia esplorato per sottoporli all’approvazione dei Capi di Stato e di Governo a Parigi:

Intanto, una forte azione di protezione dell’ambiente.
La regione mediterranea è una regione preziosa sotto il profilo ambientale, dobbiamo preservala come tale. Non solo, quindi, prevenzione, ma anche disinquinamento.
Ci sono parti del Mar Mediterraneo che soffrono, che debbono essere adeguatamente risanate.
Le energie alternative: se ne parla tanto, in  particolare di energia solare, e insomma, se ce un’area dove questo si può sperimentare non è certamente l’estremo nord della nostra Europa, ma forse proprio le regioni meridionali del Mediterraneo.
Allora, l’energia, e la diversificazione delle fonti,  è un’altra delle aree chiave sulle quali credo si dovrà lavorare.
Pensate ancora al tema che ci colpisce ogni estate: la protezione civile, l’intervento in caso di disastri (noi conosciamo gli incendi). Non abbiamo ancora un sistema europeo integrato di protezione civile, ma, già che ci siamo, pensiamo di allargare un po’ l’orizzonte, di ragionare a livello mediterraneo, perché, se c’è una devastazione di foreste di qua o di là, o se c’è un  momento di crisi del mare (tutti ricordano le tragedie di sversamento in mare di enormi quantità di petrolio), questi sono settori che richiedono un pronto intervento, che non può essere italiano, maltese, greco o spagnolo a seconda di dove avviene il disastro, deve essere europeo.
Ancora, pensiamo al grande tema dei trasporti, che ancora alcuni anni fa, iniziando la Presidenza dell’Unione Europea, il Presidente del Consiglio Berlusconi  definì “le autostrade del mare”: non le possiamo fare solo da Palermo a Genova, è il momento di allargare questo approccio alle autostrade del mare mediterranee, con un orizzonte più ampio.
Questi sono solo alcuni esempi per dire che non ci possiamo limitare ai settori tradizionali che finora sono stati esplorati, dobbiamo aprirne di nuovi.
L’Italia ha, per esempio, lavorato molto ad un progetto che sostiene le PMI.
Lo abbiamo fatto insieme agli amici spagnoli, e lo abbiamo promosso presso Paesi che consideriamo partners strategici : l’Algeria, l’Egitto, il Marocco e la Tunisia.
La nostra idea è che debba e possa nascere un’agenzia per lo stimolo e per l’impulso alle PMI su scala mediterranea.
Un’agenzia non di aiuto e di sovvenzione, ma di promozione e di maggiore impegno per lo sviluppo: questo è uno dei temi che sarà certamente - e non solo su impulso italiano: si tratta infatti di un contributo italo-spagnolo e di altri quattro paesi, quindi sei partners dell’Unione Mediterranea insieme chiederanno che nasca un agenzia mediterranea per le PMI - uno dei temi di sostanza che potranno partire rapidamente.
Ma “Mediterraneo allargato” vuol dire anche Golfo, io credo che i paesi del Golfo meritino un’attenzione maggiore.
Lo dico come Ministro degli Esteri italiano, avendo visto troppa lentezza (lo dico francamente) nei negoziati per l’accordo strategico tra Unione Europea e Consiglio di Cooperazione dei Paesi del Golfo: andiamo a rilento, dobbiamo accelerare questo negoziato, riconoscere a questi Paesi che sono dei partners strategici, perché loro hanno dimostrato di esserlo.
Ricordo, essendo qui presente il Ministro dell’Economia Federale degli Emirati Arabi, il grande ruolo che proprio il suo paese, Ministro Al Mansouri, come Lei ovviamente sa meglio di me, ha svolto nel raccordo tra i Paesi del G8 e il  cosiddetto “Grande Medio Oriente”: questo è un raccordo prezioso, che noi utilizzeremo nella presidenza italiana del G8 che si apre a gennaio del prossimo anno.
Ci sono Paesi, come il Qatar, che hanno svolto un ruolo importante anche in alcune azioni politiche, pensate all’Alleanza tra le Civiltà promossa dalle Nazioni Unite o all’accordo di stabilizzazione per il Libano (il cosiddetto accorda di Doha), dove l’Emiro del Qatar si è impegnato personalmente.
Questi sono piccoli esempi per sottolineare come in questi Paesi vi sia un’azione forte di impulso politico.
 È ovvio che non ricorderò a voi addetti ai lavori il grande impulso del Re dell’Arabia Saudita per il processo di pace in Medio Oriente.
Tutto ciò vuol dire che parlare di “Mediterraneo allargato” oggi è quanto mai importante.

Allora, in conclusione, cosa vogliamo fare noi, cosa può fare l’Italia?
L’Italia vuole e può promuovere un impulso politico più forte e una penetrazione con il suo grande know-how di PMI in quei settori dell’economia dove c’è davvero un valore aggiunto.
Dobbiamo fare di più per i nostri investimenti verso i paesi della riva sud-est del Mediterraneo, ma certamente abbiamo una carta da giocare, ed è la mia ultima considerazione: noi vogliamo che si sviluppino delle regole di governance globale,  e vogliamo che esse si sviluppino non più soltanto dal dialogo ristretto tra i Paesi del G8.
Abbiamo una grande occasione: l’Italia presiederà il G8 nel 2009.
Nell’agenda del G8 noi abbiamo ovviamente inserito la discussione delle grandi regole di governance globale dell’economia, ed è chiaro che su questo noi dobbiamo allargare la discussione agli attori del Mediterraneo allargato; noi ci proponiamo di farlo invitando sin d’ora ad un’azione politica per lavorare con la futura presidenza italiana del G8, e invito i Paesi che rappresentano il Golfo, il Nord Africa, tutta la sponda del Mediterraneo, a lavorare con noi.
Voi sapete che c’è un processo politico che si chiama, uso un termini da addetti ai lavori, “outreach”, che è stato inaugurato dalla Presidenza tedesca del G8: su alcuni grandi temi si coinvolgono degli attori globali che non sono membri del G8, e noi crediamo per ragionare su una governance globale riferita al Mediterraneo allargato, gli interlocutori del G8 siate voi; siano cioè i Paesi del sud e dell’est di questo grande Mediterraneo, e questa è un’offerta politica che io vi faccio: lavorare con noi per definire nella nostra agenda alcuni di questi temi, e vedrete che se, accogliendo ancora la proposta del Presidente Ermolli, noi coinvolgeremo i colleghi dell’Unione Europea e i colleghi dei Paesi mediterranei, questa che proponiamo oggi a Milano sarà una dimensione ancora più ambiziosa che la semplice sede di una riflessione politica che si svolge soltanto una volta ogni anno.
Grazie


Luogo:

Milano

8126
 Valuta questo sito