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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

25/03/2009


Dettaglio intervento

(Camera dei Deputati, 25 marzo 2009)

(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Vorrei in primo luogo rivolgere un saluto al Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, che ha voluto ospitare questo Convegno ed inaugurarne i lavori, nonché al Presidente dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE, Joao Soares, il cui sostegno alle attività dell’Organizzazione considero di particolare importanza. Uno speciale ringraziamento desidero poi indirizzarlo al Presidente Migliori che è l’artefice di questa iniziativa e sotto la cui dinamica guida la delegazione italiana fornisce un contributo fortemente apprezzato all’Assemblea Parlamentare.

Vorrei anche salutare il Segretario Generale dell’Organizzazione, l’Ambasciatore Marc Perrin de Brichambaut, che svolge il suo secondo mandato con particolare dedizione ed una competenza ammirevole, il Segretario Generale dell’Assemblea Parlamentare, Spencer Oliver e il Direttore dell’ODIHR, l’Ambasciatore Janez Lenarcic.

Sono davvero lieto di poter intervenire in questa occasione per riflettere insieme sull’ architettura di sicurezza europea e sul ruolo dell’OSCE, un tema al quale l’Italia attribuisce, tanto più in questa congiuntura internazionale, una valenza politica rilevante e che merita adeguato approfondimento nei fori governativi, parlamentari ed a livello di esperti e studiosi.

Negli ultimi venti anni il concetto di sicurezza è profondamente cambiato. La sicurezza ha preso varie forme ed è divenuta un obiettivo più difficile da raggiungere. Si è trasformata in un “bene comune” che nessun Paese può pensare di conseguire autonomamente, né usando i soli strumenti tradizionali. I confini tra i concetti di sicurezza personale, nazionale e internazionale si sono poi assottigliati sino al punto di creare ampi spazi di osmosi tra loro. La “visione” omnicomprensiva della sicurezza sviluppata dalla CSCE prima e dall’OSCE poi è stata confermata e oggi più di prima possiamo ricordarne l’estrema attualità.

Se il concetto di sicurezza è sensibilmente cambiato, i pilastri sui quali si sviluppa la sua architettura nell’area euro-atlantica continuano comunque a rimanere tre: Stati Uniti, Europa e Russia. E tre continuano ad essere, sia pur con obiettivi e strumenti aggiornati, le organizzazioni di sicurezza più importanti: NATO, UE e OSCE. Nel 2009 – mentre la Francia annuncia il suo rientro nella struttura militare della NATO - celebreremo il 60° anniversario dell’Alleanza Atlantica con un Vertice che lancerà il dibattito sul suo nuovo concetto strategico. Quest’anno ricorre poi il 10° anniversario della PESD, a testimonianza che anche la UE – con più di 20 missioni militari e civili dispiegate in varie regioni del mondo - ha ormai assunto un ruolo significativo nel sistema di sicurezza europea.
 
Nel 2008, la sicurezza europea ha dovuto confrontarsi con due importanti sfide che hanno evidenziato l’opportunità di ritrovare una visione comune delle regole di convivenza nello spazio da Vancouver a Vladivostok. Anzitutto, la proposta russa di negoziare un nuovo Trattato di sicurezza europea, iniziativa che ha segnalato il disagio di Mosca per gli attuali equilibri euro-atlantici e il suo desiderio di vedersi riconosciuto uno status di potenza paritaria. In secondo luogo, la crisi russo-georgiana – un conflitto, ricordiamolo in questa occasione, tra due Stati membri dell’OSCE - che ha messo in luce come l’attuale ordine di sicurezza in Europa non appaia più idoneo a garantire adeguatamente la stabilità dell’area euro-asiatica, in particolare del così detto “vicinato comune”.
 
L’obiettivo dichiarato dell’iniziativa del Presidente Medvedev – peraltro, sotto certi aspetti, ancora da articolare e chiarire - è quello di creare un ordine “unico” della sicurezza nello spazio euro-asiatico dove la Russia possa sentirsi coinvolta in un progetto costruito “con lei” e non percepito – a torto o a ragione –  “contro di lei”.

L’Italia ha reagito positivamente allo spirito di questa proposta, operando affinché da parte europea si rispondesse con un approccio aperto e flessibile. Certo, alcuni principi tradizionali della sicurezza europea non andranno rimessi in discussione. Penso, solo per citarne alcuni, alla indivisibilità del concetto di sicurezza; alla solidarietà transatlantica; alla libertà di ciascuno di scegliere i propri alleati; al rispetto di tutti i principi di Helsinki; al rigetto della logica delle sfere di influenza. In estrema sintesi, l’Italia è ben disposta, come più volte ripetuto, ad esaminare costruttivamente le idee di Mosca per andare oltre lo status quo, senza tuttavia compromettere l’esistente.

L’OSCE, per la sua estensione geografica e la sua membership inclusiva, per la sua concezione omnicomprensiva della sicurezza e per il suo patrimonio di valori, costituisce la cornice più adatta ad accogliere una riflessione del genere. Sulla scorta delle decisioni prese dal Consiglio Ministeriale dello scorso Dicembre e secondo quanto prospettato dalla Presidenza greca, siamo pertanto favorevoli ad una discussione informale, ad alto livello, sulla architettura di sicurezza europea.

Quanto alla sostanza di questo dibattito, nella nostra valutazione andrebbero individuate, anche a partire dalle proposte russe, una serie di tematiche sulle quali avviare una collaborazione concreta per risolvere problemi comuni. Tra le possibili questioni da focalizzare vorrei citarne alcune: il rafforzamento degli strumenti di controllo degli armamenti; la cooperazione per la prevenzione e la gestione dei conflitti; l’affinamento delle capacità di risposta a minacce trasversali quali il crimine organizzato, i traffici di armi, il narcotraffico, il terrorismo, il fondamentalismo islamico, le migrazioni illegali.

Riflettendo sullo strumento per coltivare questo dialogo, l’Italia suggerisce che l’OSCE apra un “Tavolo per le questioni della Sicurezza Paneuropea” che potrebbe riunire i Paesi e le Organizzazioni regionali interessate. Il carattere pragmatico di un tale esercizio non pregiudicherebbe la possibilità, il tempo venuto, per provare a definire anche obiettivi politico-strategici più ambiziosi. Può qui valere, del resto, il precedente della CSCE.  La Conferenza per la Sicurezza e Cooperazione in Europa che portò all’Atto di Helsinki (1975) fu il frutto di un lungo processo che iniziò nel 1972 con colloqui preliminari e che proseguì con l’apertura della Conferenza l’anno successivo, nel 1973.

In altri termini, se le circostanze matureranno, dopo una prima fase di approfondimento e confronto si potrà puntare ad una Helsinki plus. Ma per approdarvi bisognerà evitare di bruciare le tappe, prendendosi invece tutto il tempo necessario per superare le diffidenze reciproche tra Russia e Occidente che la crisi caucasica ha acutizzato e di cui permangono ancora tracce visibili nelle posizioni di vari Partner europei.

L’Europa ha sperimentato sulla propria pelle quanto sia preferibile una sicurezza basata sulla fiducia piuttosto che sulla potenza o sulle sfere di influenza. Costruire o ricostruire fiducia richiede tempo e pazienza. Dando tempo e mostrando pazienza, l’Italia è convinta che il rapporto tra occidente e Russia vada improntato alla cooperazione e non al confronto, all’engagement e non al containment. Mosca rimane per noi un partner strategico fondamentale. Non abbiamo alcun interesse a farla sentire insicura. E’ invece essenziale realizzare appieno il potenziale di partnership politica ed economica che condividiamo con la Russia e consolidare l’interdipendenza che esiste tra noi. Con la Russia abbiamo bisogno di un’agenda positiva e globale.

I segnali incoraggianti in questa direzione si stanno peraltro moltiplicando, favoriti dal reset button che l’Amministrazione Obama ha deciso di premere. La Riunione Ministeriale NATO del 5 marzo scorso ha sancito la ripresa del dialogo dell’Alleanza Atlantica con la Russia. L’approccio di alcuni Paesi alleati rimane cauto, ma l’Italia è convinta che la direzione di marcia intrapresa sia quella giusta. L’obiettivo è recuperare quanto più possibile dello “spirito” di Pratica di Mare, associando Mosca in una cooperazione ad ampio spettro, sulla base di una formula paritaria.

L’Italia è impegnata in particolare a fare in modo che il Consiglio NATO-Russia torni ad essere un foro di dialogo aperto, sia ai temi dove esiste una obiettiva convergenza sia a quelli più controversi. Va da sé che il riconoscimento russo dell’indipendenza di Abkhazia e Sud Ossetia, nonché la decisione di Mosca di rafforzare la sua presenza militare in Abkhazia, restano questioni pendenti, e di particolare criticità per la stabilità europea.

In questo contesto – oltre a fornire la cornice per un dibattito sulla nuova architettura di sicurezza europea - quale è il valore aggiunto che OSCE può dare? Che tipo di contributo è in grado di offrire? L’OSCE rappresenta uno strumento prezioso per consolidare la stabilità di certe regioni critiche, per risolvere conflitti ancora pendenti, per prevenire nuove tensioni. Dispone, infatti, di una straordinaria ricchezza e varietà di strumenti operativi. Il suo potenziale va però adeguatamente sfruttato e il suo ruolo rilanciato. Le opportunità offerte dall’insediamento dell’Amministrazione Obama stanno influendo positivamente sulle dinamiche multilaterali e non mancheranno di riflettersi anche sull’OSCE, soprattutto se l’Europa riuscirà a recuperare un ruolo di maggiore iniziativa e visibilità.

Per un rilancio dell’Organizzazione credo valga la pena riflettere almeno sui seguenti quattro punti.

(1) Deficit di consenso interno – Proprio a partire da un nuovo dibattito sull’architettura di sicurezza europea l’OSCE deve “ricostruire” un livello sufficiente di consenso, coesione e cooperazione interni. Su questo punto un atteggiamento più costruttivo di Mosca sarà cruciale. Solo ritrovando un clima di fiducia tra i suoi membri l’OSCE potrà riscoprire la sua naturale vocazione di strumento di dialogo nell’intero spazio euro-atlantico. I benefici si rifletterebbero anche sulla dimensione umana dell’Organizzazione che ha particolarmente sofferto dell’accusa di “doppi standards” in materia di diritti umani e monitoraggio elettorale, tradizionali fiori all’occhiello dell’OSCE.

(2) Cooperazione con UE e NATO - Il rilancio dell’OSCE passa poi per un rafforzamento della sua dimensione politico-militare, attraverso l’intensificazione del dialogo tra gli Stati partecipanti nel quadro del Foro di Cooperazione per la Sicurezza ed attraverso un suo migliore e maggiore coordinamento con le altre Organizzazioni di sicurezza: UE e NATO. L'OSCE dovrebbe cioè sviluppare adeguate forme di cooperazione in materia di lotta al terrorismo, ai traffichi illeciti (in particolare di armi, droghe e persone) e in materia di gestione delle frontiere.

(3) Missioni sul terreno – L’OSCE deve valorizzare maggiormente le sue attività sul terreno, le sue missioni nei Balcani, in Europa orientale, nel Caucaso e in Asia centrale. Ciò le consentirà di ridare vigore alle sue tradizionali prerogative di foro di mediazione politica; di strumento per l’attuazione di programmi di democratizzazione; di facilitatore della cooperazione regionale; di attore chiave nel rafforzamento dei processi di consolidamento istituzionale.

(4) Regime di controllo degli armamenti convenzionali – Riteniamo, infine, che sia nell’interesse di tutti gli Stati europei mantenere in vita, nell’area compresa tra l’Atlantico e gli Urali, un efficace regime di controllo degli armamenti convenzionali, di cui il Trattato sulle Forze Convenzionali (CFE) costituisce la pietra angolare. La sospensione unilaterale della sua applicazione da parte della Federazione Russa, avvenuta l’11 dicembre del 2007, ha aperto una ferita nell’architettura di sicurezza europea che va suturata al più presto. Dobbiamo quindi moltiplicare i nostri sforzi per riannodare il dialogo sulla tematica CFE e favorire l’entrata in vigore del Trattato CFE adattato. 

Credo che su questi temi si potrà davvero misurare il contributo dell’OSCE all’architettura di sicurezza europea. Per l’oggi e per il domani. Lascio a voi di approfondirli e valutarne gli aspetti problematici, che certo non mancano. Nel farlo vi ringrazio nuovamente per l’invito che mi avete rivolto e vi auguro buon lavoro.


Luogo:

Roma

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