Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Discorso dell’On. Ministro “La Farnesina incontra le Imprese” (Ancona)

Data:

29/05/2017


Discorso dell’On. Ministro “La Farnesina incontra le Imprese” (Ancona)

Ancona, 29 maggio

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

 

Cari Presidenti Marcolini, Cataldi e Ceriscioli (Presidente ISTAO,  Presidente Camera di Commercio di Ancona, Presidente Giunta Regionale delle Marche),

Cari amici imprenditori,

Vi ringrazio tutti di cuore per la calorosa accoglienza. 

La mia visita fa parte di una iniziativa che mi sta portando in tutta l’Italia, dal Nord al Sud, che abbiamo chiamato “La Farnesina incontra le Imprese”.

Sono molto felice di fare tappa nelle Marche, un territorio che ha saputo reagire di fronte ai danni, anche economici, causati dal terremoto.

L’economia  delle Marche è un’economia solida, con una lunga tradizione agricola e un importante settore turistico. Ma è anche un’economia con una forte propensione all’export, che ha contribuito alla ripresa del Paese dopo la crisi.

Complessivamente dal 2008 al 2016 le esportazioni italiane sono cresciute del 13% e, nel 2016, l’Italia ha registrato esportazioni per oltre 417 miliardi di euro (circa il 25% del PIL) e un surplus commerciale di 51,5 miliardi.

Anche nei primi mesi del 2017 i risultati dell’export nazionale sono stati impressionanti: a marzo si è registrato un aumento su base annua del 14,5%.

Secondo il Trade Performance Index (elaborato da OMC e UNCTAD)  l’Italia è il secondo Paese più competitivo nel commercio internazionale dopo la Germania. In ben 8 settori su 14 l’Italia si piazza al primo o al secondo posto al mondo per competitività internazionale. Questi dati smentiscono la narrativa secondo cui le nostre imprese non sarebbero in grado di competere a livello internazionale.

L’ultimo Rapporto Annuale dell’Istat ha evidenziato come la capacità di aprirsi ai mercati esteri abbia rappresentato, specie durante gli anni della crisi, il fattore chiave per la sopravvivenza e la competitività delle imprese italiane.

Le Marche hanno contribuito a questi risultati, grazie ad una manifattura d’eccellenza in grado di coniugare tradizione ed innovazione. Tra il 2009 e il 2016 il valore dell’export marchigiano è passato da 8 miliardi a 12 miliardi di euro, un aumento di quasi il 50%, che ha permesso di tornare ai livelli pre-crisi (12, 4 miliardi di euro).

Per valore dell’export, le Marche sono all’ottavo posto tra le regioni italiane, soprattutto grazie ai settori chiave dei medicinali, delle calzature, degli elettrodomestici e del legno-arredo. Nel 2016 si è registrato un +5,6% delle esportazioni che ci dà grande fiducia, ma sappiamo che si può fare molto di più.

Una delle mie priorità di diplomazia economica è la tutela del “brand Italiano”, a partire dal settore agroalimentare. C’è l’impegno a difendere le nostre indicazioni geografiche; c’è il contrasto al fenomeno dell’Italian sounding e alle politiche dei “semafori alimentari”; c’è l’azione per tutelare la proprietà intellettuale e industriale.

Più in generale, c’è il contributo della diplomazia economica contro i protezionismi, più o meno mascherati, e ad abbattere pretestuose barriere non tariffarie nei confronti dei nostri prodotti, prendendo posizione negli accordi di libero scambio e portando avanti battaglie in sede europea e all’interno dei consessi multilaterali.

Ho a cuore il ruolo dell’Italia nel mondo e per questo credo nell’apertura dei mercati. Perché per un Paese esportatore come il nostro il protezionismo non è mai la risposta giusta.  L’Italia conta sul commercio internazionale per la crescita.

A prescindere dalla retorica, gli interessi in gioco sono alti. E anche voi imprenditori dovete compiere uno sforzo aggiuntivo per difendere il libero commercio.

Credo anche in più Europa, non meno Europa. Perché in un mercato globale sempre più ampio, senza l’Europa saremmo più deboli. L’Europa ci aiuta a difendere i nostri prodotti nel mondo.

Ma credo anche che l’Europa debba sfruttare meglio le sue potenzialità: quelle del Mercato Unico, dell’Unione Economica e Monetaria, e delle politiche di commercio internazionale.

Oggi sarebbe folle lasciare l’Euro: perché non dobbiamo mai dimenticare che l’Euro ha garantito il valore delle case, dei risparmi e delle pensioni dei nostri cittadini. Se uscissimo dall’euro ci sarebbe il serio rischio di un dimezzamento del loro valore e della ricchezza degli italiani.

L’euro ci ha difeso da una crisi economica che poteva essere ancora più profonda  e ci offre tassi di interesse bassissimi che ci consentono di pagare i mutui e di finanziare la crescita. In passato con la “Lira” i tassi di interesse toccarono il 20%.

Pochi giorni fa la Commissione europea ha pubblicato i dati sulla fiducia nell’Eurozona. La fiducia nell’Eurozona ha raggiunto una vetta che non si vedeva da 10 anni.

Sempre in positivo: secondo le previsioni del FMI, nel 2017 il commercio mondiale dovrebbe riprendere a crescere ad un ritmo molto più sostenuto sia nei Paesi emergenti sia nelle economie avanzate.

Purtroppo, troppi investitori globali sono rimasti ossessionati dal calcolo dei “rischi” dell’Eurozona e si sono dimenticati delle “opportunità” che offre il più grande mercato comune.

Non voglio dire che i rischi si sono azzerati, ma oggi la loro natura è più politica e molto meno economica: i c.d. “fondamentali” dell’economia europea e italiana sono in miglioramento

Oggi sono qui con un duplice obiettivo: voglio  ascoltare e capire i bisogni degli imprenditori; e desidero aiutarvi ad utilizzare il pieno potenziale della rete della Farnesina nel mondo.

La diplomazia economica è una priorità strategica del mio mandato alla Farnesina. La domanda di servizi da parte delle imprese per internazionalizzarsi è crescente. E la politica estera deve essere uno strumento a loro sostegno per accompagnare la crescita economica.

Oggi la Farnesina fa molto di più per le imprese di quello che si rappresenta nell’immaginario collettivo. Ma visto che non tutti gli imprenditori hanno la piena consapevolezza di quello che la diplomazia può fare per loro, ho deciso di essere io a recarmi da loro.

Il mio percorso è incominciato il 31 gennaio a Confindustria, dove abbiamo presentato uno studio indipendente di Prometeia sull’impatto della diplomazia economica.

Si stima che le gare ed i contratti aggiudicati ad aziende italiane che hanno ricevuto il sostegno della rete diplomatico-consolare abbiano prodotto oltre l’1% del PIL e 234mila posti di lavoro, grazie anche all’impatto sull’intera filiera in Italia.

Lo studio ha poi confermato che la Farnesina e la sua rete di oltre 200 Ambasciate e Consolati in 126 Paesi assistono soprattutto le piccole e medie imprese: sono il 61% le PMI che hanno firmato un contratto o vinto una gara grazie al nostro sostegno.

Ma si può e si deve fare di più! Alcuni guardano agli scenari geopolitici e all’imprevedibilità che li caratterizza come una minaccia: invece bisogna coglierne anche le opportunità.

Il Governo è pienamente consapevole della necessità di sostenere con sempre maggiore efficacia la presenza delle nostre aziende sui mercati esteri.

Per questo già nel 2011 è stata istituita la Cabina di Regia per l’internazionalizzazione, co-presieduta dai Ministri degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dello Sviluppo Economico, che ha proprio l’obiettivo di mettere insieme soggetti e pubblici e privati per identificare insieme i mercati ed i settori nei quali concentrare le risorse promozionali, evitando duplicazioni e sovrapposizioni.

A questo sforzo la Farnesina contribuisce apportando le valutazioni sul quadro geopolitico complessivo e sui rischi e le opportunità ad esso associati, grazie alle informazioni ed alle analisi provenienti dalla rete delle nostre Ambasciate.

Informazioni ed analisi acquisite grazie ai nostri contatti in loco e che mettiamo al servizio non solo dei piani promozionali nazionali, ma anche delle singole aziende che ci consultano per poter meglio elaborare le rispettive strategie di internazionalizzazione.

A questo riguardo, se c’è un invito che vorrei rivolgervi è quello ad utilizzarci di più e ad utilizzarci “prima”, cioè nella fase iniziale di approccio ad un nuovo mercato, in modo da potervi meglio consigliare e tutelare, e non “dopo”, quando occorre far fronte ad eventuali difficoltà e contenziosi.

Le nostre porte sono infatti aperte alle imprese per tutti i principali rapporti con l’estero: per l’attrazione degli investimenti; per la realizzazione degli investimenti; per la penetrazione ed espansione dell’export; per la conquista di nuovi mercati; per la partecipazione a gare; e poi anche in caso di contenziosi, ostacoli normativi e amministrativi.

La condivisione di informazioni di qualità ed il sostegno istituzionale sono infatti i capisaldi della nostra azione. Perché le nostre Ambasciate e Consolati sono interlocutori privilegiati delle istituzioni locali e degli ambienti politici, economici e della società civile dove operano. E perché nelle nostre Ambasciate e Consolati si formula una visione complessiva degli interessi italiani. 

Questa visione complessiva degli interessi italiani nel mondo ci ha spinto ad elaborare una strategia di promozione integrata del “Marchio Italia”: che fonde la dimensione commerciale con la promozione della lingua e della cultura, della scienza e dell’innovazione, e dell’unicità dei nostri territori.

E’ un marchio fatto di bellezza, creatività e capacità tecnologica, che abbiamo tradotto nel programma integrato “Vivere all’italiana”, promosso da ogni componente della nostra rete.

Non smetterò mai di ripetere nel mondo che oltre ad essere il secondo Paese manifatturiero d’Europa siamo anche una superpotenza dello stile di vita, della cultura, e della bellezza. E dobbiamo far valere questo nostro primato anche per rilanciare l’economia.

Ma il messaggio più importante che vi vorrei lasciare oggi è che le Ambasciate e i Consolati sono la vostra “casa” all’estero.


24885
 Valuta questo sito