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Governo Italiano

Intervista

Data:

21/03/2007


Intervista

«La conferenza di pace dovrà gravare soprattutto sui Paesi confinanti con l'Afghanistan». Lo sostiene Ugo Intini, vice ministro degli Esteri, che spiega anche che i Talebani al tavolo non è cosa all'ordine del giorno, in futuro, a conferenza fatta, si può vedere, sempre che ci sia il beneplacito di Karzai, il presidente afghano.

D. Viceministro Intini, a "operazione Mastrogiacomo" positivamente conclusa, cambia qualcosa per il decreto sull'Afghanistan?

R. «No, non si modifica nulla. Anche volendo, non ci sarebbero neanche i tempi tecnici».

D. Neanche un piccolo aggiustamento, un qualche aggiornamento?

R. «No, tutto come prima».

D. C'è però la novità della conferenza di pace illustrata da D'Alema all'Onu.

R. «Certo, D'Alema l'ha lanciata con forza dal Palazzo di vetro, dopo che avevamo cominciato a parlarne con i nostri alleati più vicini. L'idea è che la stabilizzazione dell'Afghanistan debba riguardare sempre più i Paesi confinanti e sempre meno i Paesi europei e la Nato».

D. Che significa questo in prospettiva?

R. «I Paesi confinanti devono mettere le carte in tavola. Cosa si direbbe se la stabilizzazione dei Balcani, anziché averla fatta noi Paesi vicini, fosse stata perseguita, che so, dai lontani Paesi asiatici? L'Occidente adesso è impegnato lì e ci rimarrà , ma non possiamo neanche fare la fine di Atlante, che doveva portarsi il mondo sulle spalle».

D. E quali Paesi confinanti dovrebbero fare la parte di Atlante?

R. «Si tratta di Russia, Pakistan, Cina, India, Iran, tutti Paesi grossi e importanti ma ognuno con interessi specifici e non proprio collimanti. La Russia teme che il fondamentalismo possa poi influenzare altri Stati ed etnie; stesso problema ha la Cina, che ha una presenza islamica; l'India a sua volta teme una destabilizzazione del Kashmire. Un bel puzzle, come si vede. Non a caso, ai tempi della regina Vittoria, si parlava dell'Afghanistan come del "Big Game". Adesso somiglia molto più ai Balcani, ecco, dobbiamo evitare di fare dell'Afghanistan i Balcani dell'Asia».

D. Dipinge una situazione ben poco rosea.

R. «L'Afghanistan è diventato da decenni un buco nero dove chiunque entrasse veniva assorbito o travolto. E' successo agli inglesi, è successo ai sovietici. Non deve succedere anche a noi».

D. Può aiutare che al tavolo della conferenza siedano anche i Talebani?

R. «Allo stato dei fatti, non si parla di questa ipotesi. I Talebani sono una nebulosa, al loro interno convivono elementi diversi: i terroristi, i narcotrafficanti, i capi religiosi, i capi tribali. Interesse di chi vuole stabilizzare la regione è dividere e isolare, distruggendo i terroristi. In futuro, dopo la conferenza internazionale, se ne potrà ragionare. Ovviamente con il consenso di Karzai».


Autore:

Nino Bertoloni Meli

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