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Governo Italiano

C_Titolo_ 1

Data:

07/04/2007


C_Titolo_ 1

Dire che il governo Prodi era sull'orlo del precipizio, forse no. Ma «non nascondo che un eventuale omicidio di Mastrogiacomo avrebbe innescato reazioni incontrollabili. Conseguenze imponderabili. E' stato giusto fare di tutto per salvare quella vita umana». Parola di Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri. L'uomo della Margherita che alla Farnesina segue i problemi asiatici e quindi è in continuo contatto con l'Afghanistan.

D. Sottosegretario Vernetti, da Kabul rimbalzano le parole di Karzai, e non sembrano proprio tenere nei confronti del governo……
R. «Eh, Karzai. Lo conosco bene. Non condivido per nulla certe ironie di chi lo definisce “sindaco di Kabul”. Fesserie. Una stupida vulgata che trova un certo spazio nella sinistra radicale. Al contrario, Karzai va guardato con grande rispetto. Lui e il suo governo. Guai a dimenticare che ci sono state elezioni democratiche in Afghanistan nel 2004 e nel 2005. Karzai sta facendo uno sforzo incredibile per riportare quel paese sui binari della normalità. E noi italiani, come tutta la comunità internazionale,lo stiamo aiutando».

D. Il presidente Karzai ha appunto spiegato che grazie al ruolo svolto finora dall'Italia decise di accantonare i suoi dubbi e accedere alle richieste che venivano dall'Italia, di trattare con i talebani, per salvare la vita di Mastrogiacomo. Insomma, una specie di gesto di gratitudine nei confronti del nostro Paese e di chi lo governa.
R.«E' così. In quei giorni difficili, Karzai andò incontro a una mezza crisi di governo. Il suo ministro degli Esteri, Rajid Spanta, lo ha criticato ferocemente. In questi giorni ci ho parlato spesso, con Spanta. I nostri rapporti erano un po' congelati. Ora vanno meglio. Karzai decise in effetti di fare concessioni in segno di riconoscimento a quanto avevamo fatto per l'Afghanistan fino ad allora. E non è finita qui. Con Spanta ho ripreso a parlare perché stiamo organizzando a Roma per luglio la Conferenza internazionale sullo stato di diritto assieme alle Nazioni Unite».

D. Naturalmente è vero che palazzo Chigi e la Farnesina, nelle discussioni con Karzai, hanno potuto mettere sul piatto gli sforzi militari e civili che abbiamo svolto. Oppure nessuno ne ha parlato in quei giorni tanto convulsi?
R.«Ovvio che la presenza italiana è importante.Abbiamo duemila soldati dislocati in Afghanistan. Reggiamo il comando della Regione Ovest. Svolgiamo un apprezzato lavoro per la ricostruzione del sistema giudiziario...».

D. Il ministro D'Alema ha detto che solo essendo in Afghanistan, e restandoci, possiamo contare.
R. «Più che giusto. E' chiaro che una presenza forte e riconosciuta ci ha aiutato.Ma più in generale possiamo dire che nell'ambito della comunità internazionale abbiamo acquistato peso perché sappiamo assumerci le nostre responsabilità. In Afghanistan come in Libano, come nei Balcani. E i nostri interlocutori lo riconoscono».

D. Vernetti, fuor di gergo politico-diplomatico, ma è vero o no quanto Karzai ha lasciato intendere? E cioè che a Kabul hanno percepito che in Italia la situazione politica stava per precipitare se il giornalista di «Repubblica» non fosse stato liberato?
R. «Ricordiamoci in che situazione eravamo. C'era un delicatissimo passaggio parlamentare; il Senato doveva votare il decreto di rifinanziamento alle missioni militari. E c'era una fortissima attenzione dell'opinione pubblica. Si, un eventuale omicidio avrebbe dato il via a reazioni incontrollabili. E’ stato giusto fare di tutto per salvare quella vita. E ora, anche grazie alla liberazione di Mastrogiacomo, e al voto positivo al Senato, cui si è associato l’Udc, il governo ha rafforzato le sue scelte».


Autore:

Francesco Grignetti

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