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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

04/11/2007


Dettaglio intervista

Appena  due settimane fa ha incontrato a Bucarest i rappresentanti del governo per decidere come intensificare i controlli sui flussi migratori verso il nostro paese e bloccare chi aveva precedenti con la giustizia. «Non c’era stato l’omicidio di Tor di Quinto ma avevamo intuito di aver superato il punto di non ritorno», spiega Famiano Crucianelli, sottosegretario agli Esteri con delega all’Est Europa secondo il quale «i mezzi ci sarebbero già, la Romania non fa parte dei paesi che aderiscono all’area Schengen e quindi non dovrebbero essere rilasciati passaporti a persone che hanno un passato criminale».

D. Di cosa si era parlato nell’incontro bilaterale?
R. «La visita aveva l’obiettivo di sollecitare le autorità locali rispetto al problema, ormai evidente in Italia, dei romeni che commettono reati. E assicurare che da noi non c’erano tendenze xenofobe e razziste nell’opinione pubblica nei loro confronti come alcuni media da settimane andavano sostenendo. Abbiamo discusso poi anche il punto focale del pacchetto sicurezza: il rimpatrio dei cittadini rumeni che commettono reati nel nostro Paese».

D. Dopo due settimane ecco l’omicidio commesso da un rumeno, un raid di stampo razzista e le proteste del governo di Bucarest. Tutto vanificato allora?
R. «No. Anzi questo significa che siamo davanti a un fenomeno ormai incontrollabile e le nostre iniziative sono state tempestive: prevedevamo che eravamo ormai su una soglia ad alto rischio. Anche sul tema della xenofobia».

D. Giusto il decreto legge sugli espatri?
R. «Certo ma il problema, e ne abbiamo discusso anche a Bucarest, è che servono anche misure di cooperazione e prevenzione sociale. In Romania e in Italia. E poi fare attenzione perché la stragrande maggioranza della comunità dell’Est europeo è laboriosa e ben integrata qui in Italia ma occorre anche fermare una parte dei flussi migratori. Per questo nelle scorse settimane Sergio Chiamparino e Walter Veltroni hanno incontrato alcuni sindaci di paesi rumeni dove è più forte l’emigrazione verso l’Italia. Hanno discusso di meccanismi d’integrazione da mettere in campo dalle cittadine di partenza per creare lavoro. E’ possibile anche grazie alle risorse dei fondi europei».

D. Progetti sociali a parte, è stato assicurato un controllo a monte da parte delle autorità?
R. «Lo possono fare: la Romania non aderisce al trattato di Schengen e quindi può fare una serie di controlli sui passaporti e su chi decide di lasciare il loro paese».

D. Bloccarli?
R. «Certo. Un controllo preventivo su chi ha una vocazione a delinquere o ha avuto debiti con la giustizia».

D. Potevano farlo anche con il presunto assassino della Reggiani?
R. «Teoricamente sì e gli abbiamo chiesto di applicare questo protocollo».

D. Lo faranno dopo quanto accaduto?
R. «E interesse tutelare la loro comunità in Italia e non credo abbiano voglia che si apra una questione rumena all’interno della Ue. Hanno mostrato di impegnarsi e sanno che da parte nostra non c’è discriminazione. Quello che è accaduto gli arreca grande danno come il raid degli squadristi romani a noi italiani».

D. E sulla moratoria della Ue disattesa?
R. «Una bugia: l’abbiamo applicata e, come la Spagna, abbiamo fatto solo delle eccezioni per alcune categorie di lavoratori».

D. Nella sinistra radicale c’è qualche malumore per approvare il decreto legge.
R. «Il decreto non è assolutamente incostituzionale ed è necessario. La sinistra non deve e non può tirarsi indietro».


Luogo:

Roma

Autore:

Adolfo Pappalardo

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