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Governo Italiano

Dettaglio articolo

Data:

30/12/2007


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C'è un’attenzione intermittente ai problemi dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo. Torna in occasione di alcuni Forum internazionali o quando parla qualche rockstar. In questo caso si tratta di Bono, artista di successo che spesso riempie le pagine dei giornali con le sue denunce sui mancati aiuti all’Africa. E importante per un Governo che l’opinione pubblica sia attenta ai temi della cooperazione internazionale tosi come a quelli delle guerre, delle morti per fame e a tutte le questioni che investono i Paesi in conseguenza dei mutamento climatico. C’è una sfida, ritengo, nelle stesse parole di Bono, acuiva data una risposta immediata per correggere dati imprecisi. Ma la sfida da raccogliere riguarda la nostra politica generale, la nostra politica pubblica che dobbiamo assumere con maggiore rigore ed impegno. L’Africa in particolare è attraversata, colpita a morte, ferita, dall’espandersi di pandemie (AIDS, tubercolosi, malaria). A questi mali si aggiungono l’assenza di campagne di protezione dei servizi sanitari. Questi non sono mali ineluttabili ma il frutto di un modello di sviluppo dissipativo e distorto che drena risorse naturali dai tanti sud del mondo in favore dei benessere dei pochi abitanti del nord. Ma l’Africa è anche un continente in movimento che non chiede solo aiuti ma rispetto della propria storia, cultura, tradizione e salvaguardia delle risorse naturali di cui è ricca. Acqua, terra ed energia che devono essere utilizzati per l’economia locale. Questo è il cuore della nuova cooperazione: costruzione di partenariati, protagonismo delle comunità locali, reti nazionali ed internazionali di produttori locali. Perciò sosteniamo programmi di agricoltura rurale anche attraverso la microfinanzia. Sono temi ricorrenti nel nostro intervento, perché infanzia, salute, educazione, economia non possono essere affrontate separatamente come questioni scisse tra loro. Ricerche importanti prodotte in ambito universitario - l’ultima prodotta dall’Università di RomaTre - affermano che laddove troviamo un’educazione primaria diffusa si combattono in modo più efficace fame e malnutrizione e, anche i picchi delle pandemie cominciano ascendere. Servono politiche di cooperazione a sostegno dei sistemi sanitari nazionali e per un intervento pubblico dell’economia nei Paesi africani. Piani pluriennali che spesso entrano in contrasto con le ricette del FMI e della Banca Mondiale. Ricordo che come Governo abbiamo scelto di uscire dal Fondo PPIAF della Banca Mondiale che aveva tra le proprie finalità la privatizzazione dell’acqua. All’opposto questo bene comune va protetto con politiche di risparmio e di tutela ambientale anche attraverso la gestione pubblica dei sistemi idrici nazionali.

Il recente summit di Lisbona tra l’Ue e l’Unione Africana ha toccato proprio questi grandi temi, riconoscendo all’Africa un ruolo politico di grande rilievo. Per fare ciò occorre più cooperazione promuovendo iniziative di partecipazione e nuova capacità di creare sviluppo, fuori da ogni tentazione neo-colonialista.

Vorrei tornare rapidamente a spiegare l’aspetto relativo ai finanziamenti: il nostro Paese, durante il precedente Governo, aveva accumulato nei confronti del Fondo Globale un pesante debito. Nel corso di quest’anno abbiamo saldato i 280 milioni relativi agli anni 2005, 2006 e 2007 e, nel Decreto Fiscale collegato alla Finanziaria 2008, sono già previsti 130 milioni relativi alla quota 2008. Ma la lotta alla povertà non passa solo per il finanziamento al Fondo Globale ma per programmi di intervento predisposti insieme ai Governi ed alla società civile dei Paesi partner come abbiamo fatto nel corso del 2007 a Bamako in Mali con la Conferenza con e per le donne africane e recentemente in Guatemala per lo sviluppo del microcredito. Pur riconoscendo il grande sforzo fatto, per il prossimo anno servono nuovi finanziamenti. I fondi stanziati in Finanziaria non bastano, infatti, per rispettare gli Obiettivi del Millennio. Questo è un passo decisivo che deve essere compiuto con un impegno diretto assunto dalla Presidenza del Consiglio. A livello internazionale ci aspettano appuntamenti non rinviabili. Il carattere dell’intervento deve essere quello della cooperazione in senso largo. Così in Afghanistan, Iraq, Medio Oriente, Balcani. Cooperazione e non competizione. La stessa questione epocale del cambiamento climatico richiede strategie che puntino su questi temi. Servono però rigore e coerenza e per questo occorre parlare di efficacia degli aiuti. Ciò vale per l’Europa ma anche per l’Italia. E una questione di straordinaria importanza sollevata spesso dalla società civile a cui dobbiamo saper rispondere con un’azione importante.

Accanto al tema della quantità degli aiuti c’è quello dell’efficacia da raggiungere attraverso la creazione di un’Agenzia capace di attuare gli indirizzi politici e con un fondo unico che garantisca la coerenza degli interventi Ci sono le condizioni. Il Governo ha presentato nell’aprile scorso un disegno di legge in discussione al Senato. Occorre andare presto in Aula. Lo chiedono la Comunità Internazionale, le Ong, i movimenti, l’associazionismo e gli Enti locali. Qui c’è uno scarto tra la generosità e la competenza degli attori della cooperazione e gli atti di Governo. Penso che proprio il nuovo soggetto della sinistra debba dare un segnale forte facendo un salto di qualità su questi temi. Serve un vero e proprio investimento sulla cooperazione perché i temi di carattere internazionale si intrecciano con la cooperazione stessa e con quelli relativi ad un diverso approccio sui problemi legati all’immigrazione, alla solidarietà e per un’economia che ridistribuisca in modo equo le ricchezze prodotte.


Luogo:

Roma

Autore:

Patrizia Sentinelli

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