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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

30/06/2008


Dettaglio intervista

Ministro Frattini, Lei torna alla Farnesina a distanza di alcuni anni dal Suo primo mandato, probabilmente modellato dalla Sua lunga e fruttuosa esperienza di Commissario Europeo. Come ha trovato la Farnesina? Se dovesse giudicarla come si giudica una vecchia signora che non si vede da tempo, la trova invecchiata, o rinnovata, o sostanzialmente immutata?

Al mio ritorno in Farnesina – dove sono contento di poter riprendere una linea programmatica di politica estera lanciata qualche anno fa al MAE - ho ritrovato un Ministero rinnovato nelle attività e negli strumenti, attento ai percorsi di cambiamento. Un impegno ch e ha visto protagoniste tutte le Direzioni Generali e le nostre reti all’estero che hanno saputo avviare, in questi anni, un processo di modernizzazione, di maggiore attenzione al Sistema Italia. I nostri Ambasciatori – seguendo le indicazioni che il Presidente Berlusconi seppe dare nel 2001 – sono sempre più Ambasciatori del Sistema Italia, di una presenza del made in Italy nei grandi Paesi: un compito ed una funzione divenuti per noi assolutamente essenziali.
Un processo destinato a continuare, con il mio pieno sostegno ed incoraggiamento, perché si possa contribuire al rilancio della nostra economia ed alla sua competitività.

In che modo pensa inciderà la Sua esperienza europea? Si confronterà con le varie tematiche da un’ottica allargata, pensando anche all’obiettivo comune che dobbiamo raggiungere?

I miei tre anni a Bruxelles, la Vice Presidenza della Commissione e la responsabilità del portafoglio Giustizia, Libertà e Sicurezza sono state un’esperienza importante tanto sul fronte delle relazioni istituzionali quanto su quello delle azioni politiche. Esiste un continuo interscambio tra istituzioni europee e nazionali, ma certo è solo un rinnovato sogno europeo a poterci indicare la vera risposta che i cittadini aspettano alle aspettative di sicurezza, solidarietà e benessere. E l’Europa dell’ascolto e dell’agire concreto può veramente fare la differenza. Prendiamo l’esempio dell’Irlanda: il “no” irlandese al Trattato di Lisbona resta sì una doccia fredda, ma l’Unione Europea, il suo processo di integrazione, non deve solo allarmarci, deve proseguire. Il nostro obiettivo deve essere ancora e di più quello di rafforzare il nostro Continente: dotandolo, con l’impegno di tutti gli Stati, di una concreta dimensione politica capace di parlare una lingua unica in politica estera, e di presentarsi nel consesso internazionale con una voce sola. “Più Europa in Italia”, non è stato solo lo slogan della mia campagna elettorale, ma un impegno che intendo promuovere e mantenere tra le priorità della nostra politica estera. Dobbiamo essere sempre all’avanguardia nel processo di integrazione europea e riuscire a spiegare in modo semplice e realistico ai nostri cittadini il perché di questa Europa c’è bisogno.

In primo piano per gli italiani all’estero – parto dalle pagine de “L’Italiano” – troviamo la questione della riforma del voto, dopo alcune esperienze poco felici nei due ultimi turni elettorali. Mentre secondo alcuni però, la priorità data alla riforma metterebbe in ombra i veri nodi da sciogliere – la rappresentanza, il concetto di emigrazione , il recupero dei giovani all’identità originaria - per altri la riforma sarebbe propedeutica a ogni altra questione . Qual’è, Ministro, la Sua posizione , sia riguardo al voto sia sul complesso delle iniziative che il Governo intende assumere per l’Italia fuori d’Italia?

La questione degli italiani all’estero è sempre stata di grande interesse per il Popolo della Libertà.
L’introduzione del voto per questi cittadini, legati all’Italia da vincoli culturali, sociali e familiari, è stata introdotta, infatti, con una modifica costituzionale proprio dal passato Governo Berlusconi. Come ogni riforma di grande portata, però, la sua introduzione presuppone un periodo di assestamento e probabilmente interventi logistici per renderla funzionale e funzionante. Il principio è stato introdotto: ora è necessario favorire l’operatività del diritto di voto e di rappresentanza.
Penso ad esempio ad una riforma dei Comites, ad una revisione delle modalità di voto, e ad una loro modernizzazione. È indubbio che in ogni caso l’esperienza potrebbe portarci a rivedere, con il concorso degli eletti all’estero, le modalità di rapporto con l’elettore e lo stesso concetto di “cittadino italiano all’estero”, che ha necessità specifiche non sempre assimilabili con quelle dell’italiano in Patria. Ma tutto questo, ripeto, deve accadere con il concorso degli eletti all’estero e con una maggioranza parlamentare bipartisan.

La stampa estera. Strumento indispensabile di dibattito, è stata però sempre al centro di dure polemiche per i finanziamenti, anche per la difficoltà di valutare l’importanza e la serietà delle varie testate (a parte quelle storiche e consolidate). A questo si somma il momento critico dell’economia, che fa temere agli operatori tagli e riduzioni. Si è già formato una Sua opinione al riguardo?

Partiamo da una delle garanzie fondamentali di ogni società democratica: la libertà di stampa, uno dei diritti fondamentali della nostra Carta Costituzionale. Questo significa che, nonostante i finanziamenti pubblici, l’interesse degli imprenditori, di gruppi politici o di singoli a sostenere alcune testate, resta fermo che in presenza di una disposizione costituzionale che afferma questa libertà, nessun governo potrà negarla. Non dimentichiamo, poi, che, assolvendo la stampa ad una funzione pubblica, è compito dello Stato garantire al meglio la libertà di espressione attraverso il pluralismo delle voci e delle testate, per garantire la competizione delle opinioni, tanto nazionali quanto straniere. In proposito vorrei sottolineare che i finanziamenti, anche per la stampa estera, esistono in tutta Europa. E che se si volesse arrivare a cancellare questo sostegno il risultato sarebbe quello di un serio impoverimento del pluralismo dell’informazione. Bisogna tuttavia aggiungere due osservazioni: la prima riguarda la necessità che le sovvenzioni non facciano venir meno la qualità dei giornali; la seconda riguarda lo scarto tra le copie stampate grazie alle sovvenzioni – e purtroppo il fenomeno riguarda non poche testate – e quelle destinate al macero. Uno spreco oltretutto che contribuisce ad alimentare il nostro deficit pubblico.

Con sorpresa di alcuni, Le i ha avocato a sé la delega alla cultura. In più, proprio ne i primi giorni del Suo mandato, è apparsa anche una Sua intervista con “Il Sole 24 Ore ” , in cui, oltre a sottolineare l’importanza della cultura per il nostro Paese , Lei si soffermava sul tema de gli Istituti Italiani, strumento culturale del Suo Dicastero.
Anche in questo caso, Le riformulo la stessa domanda: come ha ritrovato i nostri Istituti, dopo le tante polemiche che li hanno investiti nella passata legislatura? La nostra rete culturale è ancora in buona salute o le sue ampie sfilacciature abbisognano di un pronto intervento?

A dire il vero le polemiche sul ruolo e sull’efficienza degli Istituti italiani di cultura si susseguono senza soluzione di continuità da diversi anni e da diverse legislature. Ma sono il segnale, a voler leggere tali discussioni in senso positivo, che essi hanno conquistato un ruolo importante nella rappresentazione e nell’azione di promozione dell’italianità nel mondo. Certo è che, a distanza di vent’anni dall’ultima legge di riforma, bisogna ora lavorare a provvedimenti che li rendano più moderni ed efficaci nella loro azione.

La cultura all’estero è da tempo portata avanti dalle più varie istituzioni, dalle Regioni alle Fondazioni ai Beni Culturali. E anche , ovviamente, dai nostri Istituti di Cultura.
Fino ad ora, la competenza de gli Esteri sugli Istituti è stata esclusiva, mentre ora pare emergere l’interesse del Ministro Bondi per la materia. Qual è la Sua posizione? Seguire l’esempio del Goethe Institut – la compartecipazione di vari Ministeri alla rappresentanza culturale – o mantenere il vecchio modello istituzionale?

L’interesse del ministro Bondi nel settore della cultura e della sua promozione e diffusione non solo è legittimo sul piano istituzionale, ma anche importante e necessario per il contributo che può offrire ad un’azione di governo che – appunto nel settore cultura – deve conoscere momenti ed azioni coordinate, condivise ed efficaci.
Il dialogo tra me ed il ministro Bondi - che guida un ministero vocato alla produzione della cultura – dovrà contribuire a rafforzare la rete del Ministero degli Affari Esteri dotandola di nuovi contenuti culturali (mostre, eventi, promozioni) e contribuendo alla costruzione di una nuova immagine culturale dell’Italia.
Dobbiamo favorire e promuovere un migliore coordinamento tra i produttori di cultura e coloro che per statuto e per tradizione la promuovono all’estero. Immagino, nell’immediato futuro, un pieno coinvolgimento armonico anche del ministero del Turismo, del Commercio estero, dell’Ice, dell’Enit, della Confindustria e delle Camere di Commercio nell’azione di promozione culturale.

Come si può rendere più incisivo e me no scoordinato il nostro intervento culturale all’estero – inteso nel senso più lato di made in Italy -, senza tuttavia gerarchizzarlo e burocratizzarlo eccessivamente? Le faccio questa domanda perché,  rileggendo recentemente una citazione da Karl Weick (” Le organizzazioni efficaci sono garrule , maldestre , superattive, superstiziose , ipocrite , mostruose , ottopodi, erranti e scontrose”), mi sono venuti in mente i nostri Istituti di Cultura, senza soldi, con poco personale , eppure miracolosamente e creativamente produttivi…

C’è, in effetti, nelle cose italiane un’armonia degli opposti che sembra paradossalmente figlia del caso e del caos. A ben guardare, però, e soprattutto valutando gli effetti nella loro millenaria durata direi che ciò che le contraddistingue è il genio, la passione, la grande professionalità. A volte provo ad immaginare quali risultati potremmo raggiungere noi italiani quando riusciremo a individuare un metodo, un’azione più comune e meno individualistica. Ho grandi speranze: il momento politico, nonostante le grandi difficoltà congetturali, sembra davvero propizio.


Luogo:

Roma

Autore:

di Luisa Pavesio

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