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Governo Italiano

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Data:

08/03/2009


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Caro Direttore,
il confronto che Piero Fassino auspica in Parlamento - un confronto del resto a lui già noto fin da venerdì -  ci sarà proprio questo mercoledì e sarà un’occasione importante e utile per spiegare in dettaglio le ragioni della decisione del governo italiano di abbandonare i lavori preparatori della Conferenza di Durban (Durban II) che si svolgerà a Ginevra dal 20 al 24 aprile prossimo. Già la prima Conferenza di Durban nel 2001, pur concepita dall’Onu come laboratorio di pace, venne meno agli auspici di chiara affermazione dei principi democratici di pace e tolleranza. Accanto alla giusta stigmatizzazione della colonizzazione - come si ricorderà - non una parola fu dedicata alle vittime dei tanti genocidi che insanguinano il mondo. Al contrario Israele venne bollato come «paese razzista» e l’ebraismo negato in quanto dimensione culturale e religiosa e fatto coincidere con l’esistenza di Israele in quanto stato-nazione: fino a definire il sionismo come una forma di razzismo e di islamofobia.
A distanza di alcuni anni, questo secondo round convocato dall’Onu, e previsto appunto dal 20 al 24 aprile 2009 a Ginevra, avanza ancora sotto un cielo cupo, popolato di nuvole nere. E per almeno due ragioni. Il testo è permeato da una retorica anti-semita per il governo italiano assolutamente inaccettabile, che riteniamo contraria ai più elementari valori democratici europei e dell’Occidente, una vera e propria minaccia alla nostra civiltà. Un’altra fondamentale ragione della scelta del nostro governo è legata al fatto che, nel documento che si prepara a Ginevra, si mette in discussione - cosa che Fassino sembra ignorare - un altro principio chiave della nostra civiltà democratica, e cioè la libertà di espressione, che rappresenta il fondamento civile e morale di quell’Europa che volle sognare un futuro di libertà e pace, dopo che i nostri Padri avevano sconfitto il nazismo e si preparavano al secondo tempo della lotta contro la terribile macchina totalitaria: questa volta del comunismo. Non possiamo barattare il rispetto della tolleranza religiosa e del diritto al credo ed al culto religioso con la messa in discussione del fondamento della nostra vita associata: la libertà. Là libertà viene prima ed è essa stessa matrice e garante del pluralismo religioso. Lo affermo con cognizione di causa avendo, appena tre anni fa, contribuito a portare la nave della Commissione Europea oltre gli scogli della terribile polemica sulle «vignette danesi»: quando abbiamo cioè rischiato di far passare il principio che il diritto di critica e di satira (certo lasciandone tutta la responsabilità e sensibilità agli autori) fosse ridotto al silenzio da manifestanti incendiari al servizio del radicalismo islamico in molte piazze del mondo. I documenti che ci appresteremmo a varare a Ginevra sancirebbero dunque anche la fine della libertà di espressione. Ora come allora noi non ci stiamo. E lo abbiamo preannunciato in molte occasioni, pubbliche ed istituzionali. Quel che noi abbiamo deciso lo hanno deciso insieme a noi non soltanto gli Stati Uniti e il Canada ma le opinioni pubbliche europee attraversate, da più di un anno, da questa sofferta decisione che in Olanda, Belgio e Francia ha già trovato spazio nell’agenda delle istituzioni e della politica. Non dobbiamo dimenticare che la libertà di parola è la radice stessa dell’acquis democratico affermato dalla più grande organizzazione multilaterale, le Nazioni Unite. Non possiamo certo accettare che a Ginevra venga negato quel che ci unisce a New York. La decisione del governo italiana è quindi una decisione animata dal senso di responsabilità nei confronti del multilateralismo che per essere «efficace» deve innanzitutto fondarsi sul rispetto dei valori fondamentali dei diritti dell’individuo e della tolleranza. Ed è animata anche dal senso di responsabilità verso l’Europa che di tali valori è esempio e deve farsi portatrice attiva. Auspichiamo che la nostra scelta possa contribuire ad intensificare gli sforzi dei nostri partners europei e degli altri paesi partecipanti all’esercizio di Ginevra per modificare radicalmente il testo attuale. L’Italia continuerà dall’esterno a seguire l’esercizio per aiutare la formazione di una posizione comune europea che rifletta i principi in cui crediamo e non sia un semplice minimo comun denominatore. Saremo pronti a riconsiderare la nostra decisione qualora il testo venisse modificato in maniera tale da corrispondere a tali principi.

Luogo:

Roma

Autore:

di Franco Frattini

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