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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

12/02/2011


Dettaglio intervista

TRIESTE. La piattaforma logistica di Monfalcone inizia il suo iter attuativo con un chiaro sostegno del governo. Lo afferma il ministro degli Esteri Franco Frattini che chiude, in qualche maniera, anche il contenzioso apertosi alcuni giorni fa con Unicredit.

Perché è saltato il convegno sulla piattaforma logistica?

«Sicuramente per alcuni malintesi che abbiamo ovviamente chiarito sia con Unicredit, sia con il ministero dei Trasporti, parlando addirittura in Consiglio dei ministri e confermando che sulla base logistica dell'Alto Adriatico si va avanti».

A Venezia verranno assegnati fondi pubblici dalla legge speciale?

«Nessuno ne ha mai parlato. Il valore aggiunto del progetto Alto Adriatico è un qualcosa che viene dai finanziamenti privati. E’ questa la novità. E poi lo stesso presidente del Porto di Venezia Costa mi ha rappresentato in modo chiarissimo la volontà di fare sistema con Trieste, Monfalcone, ma anche con Capodistria. E tre giorni fa ho ricevuto la lettera del presidente della Regione Veneto Zaja che mi dice esattamente la stessa cosa».

Quindi l'intervento su Monfalcone-Trieste non prevede fondi pubblici?

«E’ un intervento che prevede fondi privati, prevede la riduzione ad unità delle varie procedure burocratiche con la nomina di un commissario del governo e prevede poi un'integrazione tra sistemi, la portualità con il sistema ferroviario e il collegamento infrastrutturale con la Slovenia, quindi è un intervento ad alto valore aggiunto e soprattutto molto innovativo».

Quindi i famosi 90 milioni che Unicredit ritiene indispensabili per l'escavo dei canali per l'accesso a Monfalcone fanno parte di un'intesa fra un soggetto privato e l'autorità pubblica?

«Questa è una parte minima dell'investimento che concerne sostanzialmente nelle opere collegate che sono prodromiche alla realizzazione dell'investimento, ma è chiaro che la stragrande parte dell'investimento è a finanziamento privato. Anche le Ferrovie dello Stato che sono della partita si impegnano evidentemente a fare investimenti che saranno investimenti di una società pubblica. Tutto ciò non trasforma la natura dell'impresa nel suo complesso che resta privata».

Come valuta la parallela trattativa di Unicredit con il governo sloveno?

«Positivamente, proprio il nostro ambasciatore a Lubiana ha raccolto molto recentemente le opinioni dei due ministri degli Esteri e dei Trasporti della Slovenia sull’ idea che si possa addirittura negoziare un accordo bilaterale di cooperazione con la Slovenia per creare un'entità comune italo-slovena per gestire insieme alcuni aspetti quali il controllo delle regole europee di concorrenza l'ordinato sistema di afflusso all'area Alto Adriatico. Sarebbe un modo che ha dei precedenti, anche nel passato, in accordi intergovernativi tra Paesi interessati alla gestione del Danubio, del Reno, della Mosella. Tutto ciò eliminerebbe la rincorsa dell'un porto contro l'altro e darebbe a questa entità la disciplina di questo settore. E nell'ambito dell'Euroregione che abbiamo già avviato questo ci starebbe bene».

Quali sono i tempi per l'intesa Stato-regione?

«Potremo farla nel giro di poche settimane. L'intesa con palazzo Chigi è che questo sia l'atto preliminare da compiere dal quale poi discenderanno gli atti applicativi. Io ho chiesto al sottosegretario Letta che si è detto disponibile a fare questa firma dell'intesa in tempi molto rapidi. Credo che dopo che ne ha parlato il Consiglio dei ministri la strada sia in discesa».

Quando lei parla di integrazione portuale immagina anche un collegamento ferroviario diretto Trieste-Capodistria, collegamento a cui la Slovenia si è sempre dimostrata refrattaria?

«Abbiamo parlato nell'ultimo vertice bilaterale Italia-Slovenia proprio del collegamento Trieste-Divaccia. La Slovenia si è detta favorevole e questa volta senza riserve, quindi quel collegamento è la base per l'interconnessione. Se la Slovenia accetterà anche questa sorta di intesa intergovernativa, agenzia o non agenzia, vorrà dire che l'integrazione dovrà essere anche ferroviaria, non soltanto portuale se no si va a quello che noi vogliamo evitare, la rincorsa di ciascuno dei porti ad accaparrarsi un numero di container contro l'altro porto. Noi vogliamo creare un'ottimizzazione. Ho parlato con il capo del più grande fondo cinese d'investimento e mi ha detto che è pronto a investire se noi passiamo da 1,5, 1,8 milioni di container a 6 milioni di container. Se andiamo a 2,2 o 2,3 non c'è l'interesse».

Trieste vuole entrare nel progetto o farà tutto Monfalcone?

«Credo che Trieste sia convinta della necessità che lei entri. Tutto quello che è stato fatto finora con la rivitalizzazione della zona portuale triestina potrà aiutare. Vi sono aree che hanno buoni fondali ma poche capacità, altri che hanno bassi fondali, Venezia, e grande capacità. Si tratta di fare sistema. Credo che non si possa pensare di fare fuori Trieste».

A chi tocca bandire la gara di project-financing?

«Crediamo che ci debba essere un'autorità centrale nominata ad hoc dal governo. Ho in mente l'idea di un commissario governativo ad hoc perché l'altro grande problema che ad esempio gli investitori esteri sentono è il rischio di moltiplicazione degli ostacoli burocratici. Ricondurre ad un’ entità unica che definisce la linea progettuale e sovraintende alla gara darebbe la garanzia che l'interlocutore è uno solo».

Questo vuol dire che la Regione Fvg per quanto attiene Monfalcone e l'Autorità portuale per quanto riguarda Trieste vengono in qualche modo spogliate di competenze?

«E’ così. Faccio l'esempio della terza corsia della A4 per cui il governo ha nominato un commissario, che in questo caso, è il presidente del Friuli Venezia Giulia ma che poteva non essere, proprio per evitare che le varie responsabilità burocratiche diventino una complicazione. Visto che tutto viene fatto per l'interesse comune anche l'entità deve essere unica».

Qual è l'importanza di questo progetto per il Friuli Venezia Giulia?

«Perché risponde alla domanda numero uno in questa regione: lavoro. Non sono soltanto i traffici, vuol dire dare lavoro a migliaia di giovani. L'indotto di una struttura portuale sul lavoro giovanile è quello che rende davvero catastrofica la prospettiva di perdere questa opportunità».


Luogo:

Trieste

Autore:

Mauro Manzin

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