Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

28/04/2011


Dettaglio intervista

Intensi contatti segreti con Muammar Gheddafi per una sua uscita soft e contrattata - seccamente respinti dal colonnello libico; iniziativa franco-italiana per sanzioni dell'Unione europea contro i dirigenti del regime di Damasco - "anche se parenti di Bashar el Assad" - e soprattutto la decisione di riprendere in mano la presenza in Libano con Unifil: "Se non è più utile, sgomberiamo; se è utile adeguiamo il mandato". Ecco l'agenda sulla crisi araba del ministro degli Esteri, Franco Frattini.

A chi contesta una posizione ondivaga del governo sulla crisi libica, il ministro ricorda che le crisi o sono traumatiche e sussultorie o non sono tali, e che le risposte vanno continuamente adeguate. Ma soprattutto ricorda che nella crisi araba il punto di riferimento del governo è sempre stato l'interesse nazionale a tenere l'Italia al tavolo della definizione dei nuovi assetti non soltanto della Libia, ma di tutto il nord Africa. E' una banale verità che troppo spesso si sottovaluta a sinistra e a destra, ma il peso diplomatico di una nazione è direttamente proporzionale al suo impegno militare, soprattutto quando richiesto dall'Onu e dalla Nato. Ma il punto di svolta per la decisione di impegnare la nostra aviazione nei bombardamenti è venuto quando Abdul Jalil, presidente del Consiglio nazionale provvisorio, ha capovolto durante la sua visita a Roma l'impostazione del nostro governo che riteneva scabroso un nostro impegno bellico, a causa del nostro passato coloniale: "Ho sentito Jalil dire - ricorda Frattini - con voce commossa, a Silvio Berlusconi e a Giorgio Napolitano: ‘Noi affidiamo a voi la difesa della vita delle donne e dei bambini di Misurata, Ajdabiya e delle altre città assediate; è vostra responsabilità decidere, di fronte al vostro passato, se difenderli o no'; un appello, si badi bene, che viene proprio da quella Cirenaica che soffrì il peggio della guerra coloniale e per di più è fatto proprio dal figlio di Omar al Mukhtar, il capo della resistenza libica, che ha abbandonato Gheddafi e appoggia il Consiglio; da qui la decisione di colpire dall'aria i carri armati che bombardano le città libiche".

Un peso rilevante nell'evoluzione della posizione italiana è stato giocato anche dall'esito sconfortante dei contatti che la Farnesina e Palazzo Chigi hanno avuto col governo di Tripoli. "Gheddafi ha risposto con iattanza a tutti i messaggi che gli abbiamo fatto pervenire - dice Frattini - prima attraverso l'allora potentissimo Musa Kusa e poi attraverso il primo ministro al Baghdadi al Mahmoudi, per delineare una sua uscita di scena morbida e contrattata. Lo stesso presidente Jean Ping mi ha detto del suo sconcerto quando Gheddafi ha apostrofato la delegazione della commissione dell'Unione africana da lui presieduta a Tripoli con una reprimenda fuori dalle righe per non aver sostenuto la sua persona come avrebbero dovuto".

Capitolo Siria: "Il governo italiano ha concordato con Nicolas Sarkozy che Italia e Francia, al Consiglio europeo di maggio, proporranno dure sanzioni mirate contro i responsabili militari e dei servizi di sicurezza delle stragi delle settimane scorse e certo non ci fermeremo di fronte al fatto che questi possano essere il fratello o il cugino o il cognato dello stesso Assad. Nessun doppio standard rispetto alla crisi libica, anche se a oggi è evidente un decorso diverso". La crisi siriana può avere un impatto enorme sulle decisioni di Hezbollah (e di Hamas) e quindi concerne ormai direttamente la missione Unifil in Libano: "Il ruolo che la Siria ha giocato, gioca e giocherà con Hezbollah fa ormai venire meno una - ripeto, ‘una’ - delle ragioni importanti della missione Unifil; per un apparente paradosso, se Hezbollah si sentirà indebolito a causa del venir meno della forza della ‘copertura', dell'armamento e del ‘padrinato’ siriano, può diventare più aggressivo, può andare fuori controllo e, se questo accadrà, dovrà cambiare il mandato di Unifil. Se Unifil non è utile, sgombriamo; se è utile, va aggiornato il mandato a un'evoluzione di una crisi il cui end game non è ancora chiaro. Di queste analisi, di questi scenari e di queste decisioni investiremo il Consiglio supremo di difesa e il presidente della Repubblica. Ne parlerò con fermezza anche nel Consiglio dei ministri degli Esteri dell'Ue di metà maggio. Unifil, che ha svolto bene il suo ruolo di decantazione della crisi dopo il 2006, può - ma non è una decisione facile e scontata - essere un eccellente deterrente anche a fronte di una nuova crisi nella regione, ma non certo in base al dispositivo della risoluzione 1.701. Deve essere comunque chiaro che anche se la crisi siriana non influenzasse il Libano - come però temo che farà - il nostro impegno in Unifil, come ha già deciso il governo, diminuirà sensibilmente, in raccordo con gli alleati. Anche perché la Spagna, che ha rilevato il comando dal generale Graziano, contrariamente alla prassi non ha aumentato il numero dei suoi militari; ne prendiamo atto e ci comporteremo di conseguenza".


Luogo:

Roma

Autore:

Carlo Panella

11683
 Valuta questo sito