Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Intervista del Ministro Terzi al Corriere della Sera

Data:

21/02/2013


Intervista del Ministro Terzi al Corriere della Sera

ROMA - All`incontro del «Gruppo di alto livello sulla Siria», in programma il 28 febbraio prossimo a Roma, l`Italia e i Paesi europei proporranno agli Stati Uniti «maggiore flessibilità» nelle misure in favore dell`opposizione al regime di Assad. In particolare, chiederanno che gli aiuti militari «non letali» vengano estesi fino a comprendere anche l`assistenza tecnica, l`addestramento e la formazione, in modo da «consolidare l`azione della coalizione».

Lo dice al Corriere il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant`Agata, in una intervista alla vigilia della conclusione del suo mandato alla Farnesina. Il vertice è stato organizzato dalla diplomazia italiana su richiesta del neosegretario di Stato americano, John Kerry, e vedrà la partecipazione degli 11 Paesi più coinvolti nella gestione della crisi siriana e dei rappresentanti dell`opposizione di Damasco.

«Il motivo della richiesta è che Washington ha visto la continuità e il rilievo con cui il governo italiano da più di un anno sta seguendo la crisi siriana. Abbiamo lavorato molto insieme all`inviato speciale per il Medio Oriente, incarico che ho creato al mio arrivo. Lo sforzo è stato di aiutare la nebulosa dell`opposizione a trovare una sintesi. E ci siamo riusciti. Ora esiste una piattaforma concreta, che rappresenta l`alternativa ad Assad sia in termini di proposte che di personale. Ma bisogna cercare di dare una soluzione politica alla carneficina: non possiamo aspettare altre decine migliaia di morti e centinaia di migliaia di rifugiati. Da parte americana c`è una constatazione di urgenza nella risoluzione della crisi».

Quali difficoltà incombono ancora sull`apertura del negoziato?

«L`uscita di scena di Assad è un tema dilaniante. Noi pensiamo che la trattativa potrebbe partire anche mentre il suo regime è ancora in piedi, coinvolgendo Russia e Cina, con la prospettiva di un phasing out, cioè in modo che l`uscita di scena del dittatore sia un punto di arrivo e non di partenza. Certo ci vogliono condizioni politiche: difficile che possa partire un negoziato mentre ci sono ancora bombardamenti, massacri, rifugiati, carceri piene. Occorrono gesti di disponibilità. Roma è quindi un passaggio importante, per la drammaticità della crisi».

L`altro appuntamento italiano per John Kerry è quello del 27 febbraio: il «Transatlantic dinner» con i ministri degli Esteri della comunità atlantica. Di cosa parlerete?

«Mi faccia dapprima dire che la visita di Kerry conclude un periodo segnato da un rafforzamento crescente del ruolo dell`Italia in Europa, nel Mediterraneo, in Medio Oriente, in diversi Paesi africani. E questo è accaduto sicuramente anche come effetto dell`impegno diretto del capo dello Stato, dei suoi molti viaggi all`estero, della sua azione costante e presente. La riunione transatlantica è la prova concreta che come Paese abbiamo credibilità e possiamo fare la differenza su questioni centrali. Discuteremo dell`attualità internazionale, ma al primo posto metterei un grande tema di prospettiva: il lancio del negoziato per il Transatlantic Trade and Investment Partnership (l`accordo sul libero scambio, ndr), che sono convinto cambierà profondamente i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Ue. E’ una trattativa complessa, ma è un percorso obbligato, la dimostrazione di come il pivot sull`Asia, di cui si è tanto parlato, possa diventare pivot sull`Atlantico. Significa riportare l`attenzione su tutto quello che può generare crescita, innovazione e ricerca nel mondo occidentale».

Ma l`Europa è pronta a misurarsi con i rischi di una simile partita?

«Ci sono sicuramente dossier molto critici, ma ho l`impressione che a Bruxelles ci sia un clima diverso. C`è la percezione che l`accordo sia una sfida necessaria di fronte alla grande debolezza delle nostre economie, perché secondo stime convergenti può generare un effetto di crescita di circa 250 miliardi di euro l`anno sul Pil, cioè quasi dell’1%. L`altro aspetto importante è che un esito positivo riporterebbe in campo occidentale la definizione di tantissime regole che riguardano commercio e servizi, dove in caso di fallimento saremmo tra qualche anno esposti a subire regole altrui».

Cosa significherebbe questo per l`Italia e come dovranno agire i governi futuri?

«La nostra sfida più grande è riportare la crescita attraverso politiche di formazione dei giovani, l`innovazione, la ricerca e consolidamento della competitività delle nostre università. Abbiamo bisogno di un cambio di paradigma culturale, che purtroppo da cittadino vedo del tutto assente dal dibattito elettorale in corso: sia pure per motivi comprensibili manca cioè ogni enfasi sul tema della cultura in quanto innovazione, ricerca, formazione, essenziale per la rinascita della nostra economia».

Qual è il posto dell`Italia in Europa e nel mondo?

«In Europa l`Italia deve riprendere un ruolo propulsivo sul piano dell`integrazione politica, guardare alla necessità d`Europa per il nostro Paese e nel mondo dobbiamo rispondere alla grande domanda d`Italia. Le due cose sono strettamente collegate».

È d`accordo che la mancanza di forti leader sia una delle cause principali della crisi europea?

«Sono d`accordo che di recente non siamo riusciti ad esprimere grandi statisti alla guida delle istituzioni comunitarie. Abbiamo perso velocità presso l`opinione pubblica, la tendenza nella formazione del consenso è piuttosto di registrarla invece di uscire dal mucchio e offrire nuove visioni. Soffriamo probabilmente della carenza di grandi idealità, di progetti politici e di società, siamo caduti in una sorta di entropia meditativa legata alle nostre condizioni materiali quotidiane. È inevitabile che sia così, ma rischiamo di avvitarci».


Luogo:

Roma

Autore:

Paolo Valentino

14868
 Valuta questo sito