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Tajani: “Nel Mar Rosso se attaccati ci difenderemo” (La Stampa)

È come la goccia che scava la roccia, bisognerà lavorare duro per convincere le parti, ma i due popoli e due Stati sono l’unica soluzione per la pace». Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha appena finito di parlare al telefono con il collega egiziano, Sameh Hassan Shoukry, a cui ha annunciato che «l’Italia è impegnata ad avviare una missione europea nel Mar Rosso».

Da segretario di Forza Italia è in tour de force tra Milano, Torino e Bergamo, ai congressi provinciali degli azzurri. E con un occhio più che vigile alla politica nazionale, si prepara per il vertice di Bruxelles di domani, dove si attende la decisione di inviare navi, a guida italiana-francese-tedesca, per rispondere agli attacchi degli Houthi e difendere i commerci.

Con gli altri ministri europei, state per incontrare rappresentanti di Giordania, Egitto, Libano, ma soprattutto il ministro degli Esteri di Israele e dell’Anp, riuniti a Bruxelles. Qual è lo scopo, se le parti in guerra, a cominciare da Israele, rifiutano un compromesso?

«Noi continuiamo a lavorare per i due popoli due Stati, unica opzione per la stabilità. Non è un compito facile. Netanyahu non vuole, Hamas non vuole. Il presidente israeliano Herzog mi è sembrato più disponibile a far nascere uno Stato palestinese. Con un interregno vigilato dall’Onu, sotto la guida di un Paese arabo. L’Italia è disponibile eventualmente a mandare dei soldati. Questa è la proposta italiana di cui parlerò mercoledì e giovedì, nella mia visita in Libano, Israele e Palestina (Ramallah dall’Autorità nazionale palestinese, ndr)».

Siamo al Netanyahu contro tutti? Funzionari Usa parlano di soldati dell’Idf frustrati, perché gli obiettivi troppo alti mettono a rischio la vita degli ostaggi. Borrell definisce il premier israeliano «un impedimento a qualsiasi soluzione».

«Israele è una democrazia e Netanyahu è stato eletto, non tocca a noi dire chi deve guidare il Paese in questa fase. Herzog, ripeto, mi pare persona di buona volontà e ha una visione più pacifica, aperta ad alcuni spiragli per procedere».

Qual è la road map per la de-escalation?

«Hamas deve liberare gli ostaggi. L’organizzazione militare fuori da Gaza, perché è un impedimento per la pace. Finché l’ala militare non sarà sconfitta, non sarà possibile mediazione. Israele deve accettare lo Stato palestinese. Al popolo palestinese bisogna dare un sogno. L’Anp deve essere rafforzata».

Sotto la leadership di Mahmud Abbas?

«Siamo in una fase prodromica, non si può dire ora. È un processo lungo, ma non possiamo smettere di lavorare al piano di pace».

Parla al plurale, ma l’Europa sembra un fantasma in questo momento e con il riaccendersi di questa guerra.

«Questo è vero, l’Ue è debole e non possiamo avere politica estera europea, finché non avremo una difesa comune. Non puoi portare la pace, se non hai i mezzi, cioè se non sei in grado di difenderti. Dovremmo cominciare a riflettere seriamente sul voto a maggioranza, che rimpiazzi l’unanimità, su un’organizzazione dell’Unione diversa».

L’Italia ha detto che è pronta a mandare un’altra nave nel Mar Rosso. A quali condizioni?

«La proposta mia e del ministro Crosetto, con il sostegno di Francia e Germania, e di altri Stati che si uniranno, forse la Norvegia, è di mettere in piedi una missione militare forte, allargando al Canale di Suez quella che già opera nello Stretto di Hormuz. Nel documento comune con Parigi e Berlino c’è un passaggio che chiarisce le nostre intenzioni: scriviamo che “di fronte alla delicatezza delle sfide, l’Ue non può rifiutarsi di agire, l’inazione minerebbe la credibilità dell’Ue come attore globale nel settore della sicurezza, inclusa la dimensione marittima”. È in discussione non solo la sicurezza dell’Europa, ma la sua capacità di esistere come attore politico. Con la missione Aspis sarà in gioco anche questo. Il nostro Paese è pronto a sostituire una nave della missione Atalanta, che già opera in quelle acque da anni, e distaccarla per fare da scudo ai commerci contro gli attacchi degli Houthi».

Quale spazio militare di manovra avranno le navi europee? E quante saranno?

«Il numero ancora non lo so, quattro, cinque. Vedremo. La missione farà una protezione attiva delle navi mercantili, con sistemi anti-drone e anti-missile, quindi con strumenti in grado di respingere gli attacchi».

Alla segretaria del Pd Schlein lei ha risposto piccato: «Non inviamo più armi a Israele dal 7 ottobre, si informi». Questo varrà anche per il futuro?

«Sì, finché c’è la guerra, non vendiamo armi a Israele. Abbiamo bloccato tutto dal 7 ottobre».

Armi no, ma c’è la possibilità che vengano inviati militari italiani? «Sì, siamo pronti, ma come ho detto solo ed esclusivamente sotto l’egida di una missione Onu. I nostri uomini sono portatori di pace».

Gli uomini dell’Unifil, già dispiegati al confine tra Libano e Israele, o altri a rafforzare il nostro impegno?

«Non so, vedremo».

E all’Ucraina? L’Italia è ancora disposta a sostenerla militarmente, anche senza gli Usa?

«Sta per partire l’8° pacchetto di aiuti. Non l’abbiamo abbandonata».

Aiuti militari o umanitari?

«Di solito è un mix, vettovaglie, aiuti militari e umanitari, radio. Non abbiamo mai specificato».

Perché? Altri Paesi lo fanno.

«Per ragioni di sicurezza».

Putin minaccia i Baltici. Come interpreta quest’escalation da parte del Cremlino? La Bundeswehr fa trapelare un piano per prepararsi ad un attacco.

«Putin ha indubbiamente alzato i toni, ma mi paiono minacce più politiche che militari. Certo, non bisogna mai sottovalutarlo».

L’Italia ha elevato le misure di sicurezza?

«Da mesi abbiamo rinforzato la sicurezza cibernetica. Abbiamo avuto diversi segnali di phishing, tentativi di mandare in tilt siti. Attacchi ci sono sempre. Quelle di una guerra ibrida sono minacce reali e pericolose».

Ministro, torniamo in Italia. Non è un mistero che la Lega tenga duro per un suo candidato in Basilicata. Il nome del vostro Vito Bardi, governatore uscente, potrebbe essere messo in discussione?

«Vito Bardi insieme a Cirio in Piemonte è uno dei governatori col più alto gradimento. Non vedo perché sostituire un candidato dato da tutti per vincente con un perdente. Salvini ha detto che non vuole spaccare il centrodestra. Sarebbe un autogol».

Forza Italia e Lega sono più o meno pari nei sondaggi, voi al 7, Salvini tra l’8 e il 9%. Ma il leader del Carroccio sembra lottare per ottenere qualcosa in più, nelle trattative tra sindaci e governatori.

«Le regioni in cui si vota sono quelle, non ci si può inventare chissà cosa. Nei Comuni vedremo. Se ci sono buoni candidati della Lega, vincenti, io li sostengo. Lo stesso mi aspetto che facciano con noi. Non faccio polemiche, punto ai fatti. Ma io sono io, ciascuno si comporta come vuole».

  • Author: Letizia Tortello
  • Header: La Stampa

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