This site uses technical, analytics and third-party cookies.
By continuing to browse, you accept the use of cookies.

Preferences cookies

«La Sardegna un episodio. Schlein apre spazi per FI» (Il Messaggero)

Antonio Tajani ieri era a Sarajevo nel suo ruolo di titolare della Farnesina. Oggi da leader di Forza Italia, per la chiusura della campagna elettorale insieme a Giorgia Meloni e a Matteo Salvini, sarà in Abruzzo.

Ministro Tajani, che cosa accadrà nel centrodestra e nel governo se in questa regione la coalizione perde come è accaduto in Sardegna?

«Non accadrà niente di niente, anche perché in Abruzzo vinciamo. Le condizioni di questa consultazione sono assolutamente diverse rispetto a quelle che c’erano in Sardegna. Se lì si fosse votato con il sistema abruzzese, che non contempla il voto disgiunto, avremmo vinto noi. E comunque in Abruzzo, nei miei giri elettorali e stando alle notizie che mi arrivano e alle manifestazioni che vedo, molto partecipate e convinte, c’è entusiasmo per il centrodestra e per il bis di Marsilio. Noi di Forza Italia puntiamo ad ottenere lo stesso risultato delle ultime Politiche».

Anche in Abruzzo, volete essere il secondo partito della coalizione, superando la Lega?

«Non m’interessa arrivare primo, secondo o terzo. Mi interessa recuperare il voto moderato per un movimento politico, Forza Italia, cristiano, liberale, garantista, europeista e atlantista, riformista e non ideologico perché pragmatico e concreto».

Battere di nuovo Salvini però vi darebbe un peso nel governo molto importante.

«Siamo già molto importanti. E guardi: sbaglia se crede che Forza Italia possa fare una corsa contro i propri alleati. Noi abbiamo ben chiaro il senso della partita: l’obiettivo non è superare la Lega ma allargare i confini del centrodestra. Se FdI e Lega prendono molti voti, siamo contenti. La competizione è con la sinistra e non tra di noi».

Elly Schlein non si sta dimostrando, come avversaria, più attrezzata di quanto pensavate?

«Ha spostato molto a sinistra il suo partito e sta recuperando voti a sinistra. Ciò significa che lascia spazio a Forza Italia. Quello spazio che esiste, e non è piccolo, tra il Pd e Meloni. In ogni caso sono molto fiducioso per l’Abruzzo e anche per la Basilicata e per le elezioni europee di giugno».

A proposito di Europee, domani e dopodomani ci sarà a Bucarest il congresso del Ppe di cui lei è vicepresidente.

«È un appuntamento cruciale. Forza Italia è il quarto partito di questa grande famiglia, dopo Germania, Polonia e Spagna. Andremo con 25 delegati votanti e altrettanti ospiti. Ministri, i capigruppo Gasparri e Barelli, il capodelegazione al Parlamento europeo Fulvio Martusciello, i quattro vicesegretari di Forza Italia appena eletti, i sottosegretari Barachini, Perego e Tripodi, Stefania Craxi che presiede la commissione Esteri e altri parlamentari. Emergerà in generale un profilo del Ppe molto innovativo e fattivo».

Non la solita solfa sulle radici cristiane dell’Europa?

«Le anticipo alcuni punti del Manifesto elettorale Ppe per il voto di giugno. Finalmente un commissario Ue alla Difesa. Il lancio di un piano sanitario per 1e malattie cardiovascolari e per il diabete e una strategia per le malattie mentali che colpiscono sempre di più i giovani. Un programma di investimenti per l’Africa che si ispira al nostro Piano Mattei che sarà inserito nel Manifesto Ppe insieme anche a un’altra proposta di Forza Italia per ridurre costi energetici green alle aziende e ai privati. Quello che tutti noi rifiutiamo è il fondamentalismo, nella lotta climatica, alla Timmermans e Greta Thunberg. Ancora: una solida politica a sostegno dell’industria e dell’agricoltura. Il dato rilevante è questo: Forza Italia riceve un riconoscimento sempre più forte da parte del Ppe. Lo dimostrano l’attenzione e la partecipazione al nostro congresso all’Eur di von der Leyen, Metsola, Weber, Lopez. Il loro apprezzamento dimostra che il voto a Forza Italia è il voto più utile per fare contare l’Italia in Europa. Puntiamo al 10 per cento alle Europee e al 20 per cento alle prossime politiche».

Dopo la morte di Berlusconi non dovevate sparire?

«Così dicevano gli uccelli del malaugurio. È accaduto l’esatto opposto. I nostri militanti si sono mobilitati e rimboccati le maniche dicendo: andiamo avanti nel segno di Berlusconi. Tutta la nostra struttura si è attivata e ha funzionato, ce lo riconoscono anche gli avversari. E i congressi si sono dimostrati fondamentali per la rinascita del nostro movimento politico. Abbiamo 110mila iscritti e tutte le prove elettorali, dal Molise alla Sardegna, ci hanno dato risultati positivi. Quanti ai sondaggi per i prossimi appuntamenti al voto, dicono che siamo in crescita con passo da alpino».

Passo d’alpino?

«Significa una crescita consolidata e non una crescita aleatoria».

Il centro però è una zona troppo trafficata. Non teme la compresenza di Calenda, Renzi, civiche e cespugli?

«Io guardo a ciò che dobbiamo essere e a ciò dobbiamo fare noi. Si è dimostrata una cosa: cioè che Berlusconi ha smentito il classico “dopo di me il diluvio” e ha creato un partito che vive delle sue idee anche se lui non c’è più. E il nostro non è un partito personale, nonostante abbia avuto un grande leader. Altre forze politiche possono essere basate sul personalismo, noi al contrario viviamo della partecipazione collettiva e tutti coloro che votano Forza Italia sono eredi di Berlusconi».

Che cosa accadrà dopo il voto europeo: Salvini fuori dalla nuova maggioranza Ue, Meloni appoggio esterno e Forza Italia dentro com’è stato finora?

«Quale sarà il quadro europeo si vedrà dopo i risultati elettorali. Noi intanto, al congresso del Ppe di Bucarest, eleggeremo von der Leyen come candidata presidente della commissione. È assolutamente la persona giusta. E una cosa che le do per certa è che Forza Italia sarà il perno delle future istituzioni comunitarie. Io mi auguro che al vertice dell’Europa ci sia una maggioranza formata da popolari, liberali e conservatori. È stata la maggioranza che mi ha portato a sconfiggere i socialisti nell’elezione a presidente del Parlamento europeo nel 2017. Bisognerà però vedere anzitutto il responso delle urne a giugno».

Ha sentito che cosa dice Conte? È impossibile vincere in Ucraina. Arrendiamoci tutti?

«Assolutamente, no! Guai ad essere disfattisti. Se anche l’Occidente si arrende davanti a Mosca, vuol dire che la Russia ha vinto anche la battaglia della comunicazione. Noi vogliamo arrivare alla pace, senza la sconfitta dell’Ucraina, altrimenti non c’è pace».

Battaglia della comunicazione?

«Durante la campagna elettorale per le europee ci sarà un’offensiva a base di fake e di cyber-attacchi da parte della Russia. Ci stiamo attrezzando per proteggerci. Dal punto di vista dell’informazione, tutte le emittenti, i giornali, i siti e i social dovrebbero mobilitarsi per evitare i condizionamenti russi nella contesa elettorale».

Quanto al Medio Oriente, ci sarà il tavolo tecnico-operativo a Roma con tutte le agenzie dell’Onu per portare aiuti ai palestinesi di Gaza?

«Ci sarà la prossima settimana alla Farnesina. Stiamo organizzando tutto. E l’Italia sarà in prima fila in questa grande operazione umanitaria, una sorta di Food for Gaza attorno alla quale vogliamo mobilitare molti Paesi. Stiamo agendo come protagonisti concreti della solidarietà al popolo palestinese, vittima di una guerra che non ha voluto e che è stata provocata dai terroristi del 7 ottobre. Oltre che dai bombardamenti su Gaza, i palestinesi vanno liberati dalle catene di Hamas».

  • Author: Mario Ajello
  • Header: Il Messaggero

You might also be interested in..