{"id":17908,"date":"2013-02-14T16:56:56","date_gmt":"2013-02-14T15:56:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/02\/20130214_inaugurazione_anno_accademico-2\/"},"modified":"2013-02-14T16:56:56","modified_gmt":"2013-02-14T15:56:56","slug":"20130214_inaugurazione_anno_accademico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/approfondimenti\/2013\/02\/20130214_inaugurazione_anno_accademico\/","title":{"rendered":"Inaugurazione anno accademico &#8211; Terzi: riportare la cultura al centro del dibattito politico"},"content":{"rendered":"<p><P>Magnifico Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Bergamo, <\/P><br \/>\n<P>Magnifici Rettori,<\/P><br \/>\n<P>Professori e studenti,<\/P><br \/>\n<P>Signore e Signori,<\/P><br \/>\n<P>rivolgo a tutti voi un cordialissimo saluto. Ben ritrovati nella nostra Bergamo!<\/P><br \/>\n<P>Sono particolarmente grato al Rettore Stefano Paleari per l\u2019invito. Negli ultimi quindici mesi, e ancora in queste ultime settimane di attivit\u00e0 di governo, la cultura &#8211; nella sua declinazione ampia di \u201cidentit\u00e0\u201d, di formazione e di riferimento &#8211; \u00e8 stata ed \u00e8 rimasta assolutamente centrale alla politica estera italiana. Era un impegno preciso che avevo preso dinanzi al Parlamento quando ho assunto la guida della Farnesina. Credo sia doveroso riproporlo ora, proprio qui a Bergamo, alla vigilia di una scadenza elettorale cos\u00ec importante per il Paese.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019inaugurazione dell\u2019anno accademico credo sia l\u2019occasione pi\u00f9 adatta per fare da questa prestigiosa Universit\u00e0 un appello alla politica. Mi vorrei unire al coro assai ampio di quanti hanno registrato un\u2019insufficiente presenza nel dibattito elettorale del tema della cultura. Si stanno discutendo questioni di grande rilevanza, soprattutto per i giovani: fiscalit\u00e0, occupazione, crescita, famiglia, modelli di societ\u00e0. Assai meno evidente, \u00e8 sotto gli occhi di tutti, appare invece l\u2019importanza della dimensione culturale per i giovani e per un\u2019Italia che tutti vorremmo rafforzata e trasformata nei riferimenti fondamentali della nostra coscienza individuale e collettiva. <\/P><br \/>\n<P>Sulla sostanza e sulla funzione della cultura si possono avere idee diverse. C\u2019\u00e8 chi privilegia l\u2019aspetto umanistico, chi quello scientifico. C\u2019\u00e8 chi sostiene che la cultura sia conoscenza; chi ritiene che sia ci\u00f2 che resta dopo aver tutto dimenticato; chi la considera un atteggiamento spirituale e chi un impegno civile. C\u2019\u00e8 chi evidenzia l\u2019importanza di mettere la ricerca al servizio delle imprese; chi indica la priorit\u00e0 nella tutela del patrimonio artistico. Chi attribuisce un ruolo fondamentale allo Stato, e chi alle partnership con i privati. La cultura pu\u00f2 essere poesia, metodo scientifico e abito mentale. Pu\u00f2 essere Leopardi e Rita Levi Montalcini. Una molteplicit\u00e0 di piani e di interazioni, che costituiscono l\u2019identit\u00e0 e la forza della societ\u00e0 italiana. E\u2019 parso invece che la cultura sia come stata fatta svanire, per buona parte delle forze politiche, dal dibattito di queste settimane. Se l\u2019Italia \u00e8 una superpotenza culturale, \u00e8 un po\u2019 come se in Russia e in Egitto, e mi rivolgo ai due Rettori stranieri qui presenti, fosse scomparso dalle rispettive campagne elettorali il tema dell\u2019energia e quello del turismo! <\/P><br \/>\n<P>L\u2019indifferenza verso la cultura \u00e8 tanto pi\u00f9 inaccettabile quanto pi\u00f9 la cultura \u00e8 stata ed \u00e8 per noi italiani grande fonte primaria di ricchezza. Grazie alla cultura siamo stati protagonisti nella storia, capaci di immaginare e di creare un mondo diverso, di prosperare, di far diventare la nostra una delle prime economie mondiali. E lo abbiamo fatto senza petrolio, oro, diamanti o altre grandi risorse naturali. La conoscenza \u00e8 stata la nostra moneta. Abbiamo inventato le universit\u00e0 per coniarla. Generazioni di studenti, di ricercatori, di docenti l\u2019hanno fatta fruttare. Abbiamo avvertito la responsabilit\u00e0 di investire nella formazione dei giovani, nella consapevolezza che le loro qualit\u00e0 sono decisive per il futuro della nazione. In un mondo dove ricchezza e benessere sono generati dalla conoscenza, contano il senso critico, la capacit\u00e0 di argomentare e di anticipare e cogliere le opportunit\u00e0 del mercato globale. <\/P><br \/>\n<P>Si \u00e8 parlato molto di economia della cultura. Si \u00e8 fatto ancora troppo poco per realizzarla. L\u2019Italia dispone di 3.400 musei, 2.100 aree e parchi archeologici e 47 siti Unesco. Un patrimonio mai salvaguardato abbastanza, ma soprattutto non ancora collegato alle potenzialit\u00e0 di crescita e di impresa che altri nostri importanti Partners hanno da tempo saputo sviluppare. Una nuova visione del bene pubblico, improntata a progettualit\u00e0, meno influenzata da interessi corporativi o approcci burocratici, potrebbe non solo compensare le riduzioni del bilancio pubblico, ma generare profitti e gettito fiscale. Al Ministero degli Esteri lo abbiamo sperimentato nei fatti, in collaborazioni di diplomazia culturale nelle quali i progetti pi\u00f9 competitivi hanno generato risorse economiche nette per l\u2019Amministrazione, e non il contrario.<\/P><br \/>\n<P>La cultura di un Paese si riflette sull\u2019abito mentale e sui comportamenti dei suoi cittadini; sul corretto ed efficiente funzionamento delle istituzioni, alla base del progresso economico. Non si risalir\u00e0 facilmente nelle classifiche di Transparency International, dove siamo in un desolante 72simo posto, senza un drastico riequilibrio di attenzione ai valori identitari della nostra cultura. Il contrasto a vere piaghe come quelle della corruzione e dell\u2019evasione, l\u2019attrazione degli investimenti dall\u2019estero, la nostra stessa influenza nel mondo non possono che avvenire superando il cerchio di un certo provincialismo culturale, di modelli sui quali ci si \u00e8 assopiti, e dimostrando che \u00e8 nostra cultura il rispetto delle regole, l\u2019integrit\u00e0 di impresa e la dignit\u00e0 della persona. <\/P><br \/>\n<P>Superare la marginalizzazione della cultura \u00e8 essenziale per ragioni strettamente connesse con gli interessi della nostra politica estera. La cultura \u00e8 il nostro gigantesco <I>soft power, <\/I>la nostra reputazione. Se nella societ\u00e0 globale conta una \u201cpagella di influenza\u201d, i cui voti sono dati in primis dalle eccellenze culturali e scientifiche, l\u2019autorevolezza dell\u2019Italia, in una congiuntura difficile per il Paese, si \u00e8 giovata dello straordinario lavoro di molti scienziati italiani, come i ricercatori del CERN, coordinati da FABIOLA GIANOTTI, indicata dalla rivista TIME la quinta persona pi\u00f9 importante del 2012. Penso anche a tante eccellenze bergamasche, che contribuiscono molto al prestigio dell\u2019Italia nel mondo, come: ANDREA VITERBI, l\u2019inventore dell\u2019algoritmo alla base del funzionamentodella telefonia mobile cellulare; SILVIO GARATTINI, fondatore e direttore dell\u2019Istituto di ricerche farmacologiche \u201cMario Negri\u201d; DUILIO BERTANI, che ha consentito di svelare i disegni originali sotto lo strato pittorico di dipinti famosi; ANGELO VESCOVI, che ha effettuato il primo trapianto al mondo di cellule staminali su un paziente affetto da Sla; DIETELMO PIEVANI, che ricopre la prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche; RICCARDO SIGNORELLI, inserito da \u00abPanorama\u00bb nella top ten degli innovatori che cambieranno il mondo. E penso a tanti altri giovani economisti, fisici, giuristi, biologi che ci riempiono di orgoglio con il loro quotidiano lavoro. Il loro esempio dimostra che l\u2019Italia e Bergamo, con la cultura, possono far progredire il mondo.<\/P><br \/>\n<P>La cultura favorisce il radicarsi di una sensibilit\u00e0 che orienta all\u2019ascolto dell\u2019altro, a comprendere coloro che sono diversi da noi. Una qualit\u00e0, questa, essenziale per promuovere la stabilit\u00e0 internazionale e lo sviluppo. Per questo, l\u2019Italia promuove nel mondo la formazione e l\u2019educazione, essenziali per sottrarre i giovani alle lusinghe di propagande integraliste, e per denunciare le falsificazioni del fondamentalismo. Nelle 28 missioni internazionali di pace alle quali partecipa, l\u2019Italia mette a disposizione della popolazione locale la cultura del dialogo, il rispetto della diversit\u00e0 di opinioni e il principio di civilt\u00e0 in base al quale nessuno pu\u00f2 essere costretto a rinunciare ai propri diritti fondamentali. Grazie a questi valori, l\u2019Italia ha anche assunto la leadership internazionale di fondamentali battaglie di civilt\u00e0. Penso alle azioni a tutela delle minoranze religiose e alla lotta contro le mutilazioni femminili.<\/P><br \/>\n<P>Per tutte queste ragioni, ho voluto intensificare l\u2019azione della <STRONG>diplomazia culturale<\/STRONG>, organizzando manifestazioni come l\u2019anno della cultura negli Stati Uniti, sostenendo l\u2019internazionalizzazione del sistema universitario e promovendo il <I>networking<\/I> tra scienziati, universit\u00e0 e imprese attive nel settore dell\u2019innovazione tecnologica. Ma questo sforzo non pu\u00f2 certo essere sufficiente. Occorre un impegno culturale al centro della vita dei cittadini. Il Maestro Riccardo Muti ha di recente osservato in un entusiasmante intervento al Senato che l\u2019Italia <I>non \u00e8 ancora desta: dobbiamo destarla noi con la cultura<\/I>. Credo che questo impegno civile sia particolarmente sentito da tutti voi e da Bergamo, citt\u00e0 candidata a capitale europea della cultura, che ha molto accresciuto il suo prestigio internazionale grazie agli investimenti culturali. Bergamo deve sempre meglio essere la concreta dimostrazione che la cultura produce quell\u2019energia vitale di cui il Paese ha bisogno. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Magnifico Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Bergamo, Magnifici Rettori, Professori e studenti, Signore e Signori, rivolgo a tutti voi un cordialissimo saluto. Ben ritrovati nella nostra Bergamo! Sono particolarmente grato al Rettore Stefano Paleari per l\u2019invito. 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