{"id":22279,"date":"2014-07-29T08:56:12","date_gmt":"2014-07-29T06:56:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2014\/07\/20140729_intervmo-2\/"},"modified":"2014-07-29T08:56:12","modified_gmt":"2014-07-29T06:56:12","slug":"20140729_intervmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2014\/07\/20140729_intervmo\/","title":{"rendered":"Intervento del ministro Federica Mogherini sugli sviluppi della situazione in Medio Oriente &#8211; Camera dei Deputati, 29 luglio 2014"},"content":{"rendered":"<p><P><I>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/I><\/P><br \/>\n<P>Consentitemi di partire dal dolore e dal cordoglio che credo a nome non solo del governo, e di questo parlamento, ma di tutto il popolo italiano oggi esprimiamo a tutti coloro che, in queste ore, in questi giorni, hanno perso un figlio, un fratello, una madre, una persona cara. Lo zio di Naftali Frenkel, uno dei tre ragazzi israeliani rapiti e assassinati, ha detto nei giorni dell\u2019uccisione del giovane arabo bruciato vivo che non c\u2019\u00e8 differenza tra sangue ebreo e sangue arabo. Il dolore, anche quello pi\u00f9 profondo, pu\u00f2 alimentare spirali interminabili di violenza, ma pu\u00f2 anche unire.<\/P><br \/>\n<P>Vorrei fare due premesse e un invito.<\/P><br \/>\n<P>Il dramma della crisi su cui oggi riferisco, in quest\u2019aula, rappresenta purtroppo solo l\u2019ultimo, insostenibile capitolo di una storia di conflitto lunga decenni \u2013 nata prima che io, e molti di voi in quest\u2019aula, nascessimo. Ho detto \u201cconflitto\u201d, ma sarebbe pi\u00f9 corretto usare il plurale: si intrecciano infatti, oggi come nei decenni passati, diversi livelli di conflittualit\u00e0. Quella, regionale, arabo-israeliana; quella israelo-palestinese; e molto spesso anche un grado non trascurabile di competizione, contrasto interno ai rispettivi campi \u2013 israeliano, palestinese, arabo \u2013 per la leadership nella gestione delle crisi, a tratti molto acute, che si susseguono cronicamente, ciclicamente, nei decenni. Siamo quindi di fronte a una complessit\u00e0 che non consente schematismi, semplificazioni, ma che invece ci richiama alla seriet\u00e0 di un\u2019analisi pi\u00f9 profonda, pi\u00f9 di insieme.<\/P><br \/>\n<P>La seconda premessa riguarda il contesto regionale. Mai cos\u00ec drammatico. Un contesto in cui crisi molto diverse tra loro, con genesi e dinamiche differenti, rischiano di saldarsi e di alimentare un unico fronte di radicalizzazione che pu\u00f2 far esplodere la regione \u2013 la nostra, regione. Dalla Siria all\u2019Iraq alla Libia (in questi giorni in fiamme, e per la quale stiamo adoperando ogni strumento politico e diplomatico per fare in modo che il confronto si sposti dal piano dello scontro armato a quello del confronto politico, con un cessate il fuoco che consenta la convocazione del Parlamento eletto a fine giugno) passando dalla fragilit\u00e0 dell\u2019equilibrio libanese fino all\u2019esposizione della Giordania a pi\u00f9 fronti aperti, tutti egualmente drammatici \u2013 \u00e8 evidente che ci troviamo a dover rispondere oggi a un contesto inedito, ancora pi\u00f9 ampio, pi\u00f9 complesso, pi\u00f9 drammatico di quanto il gi\u00e0 devastante scenario della ciclicit\u00e0 delle crisi medio-orientali non abbia rappresentato nei decenni passati.<\/P><br \/>\n<P>C\u2019\u00e8 chi parla della fine dell\u2019ordine di Sykes-Picot in Medio Oriente, un ordine disegnato a tavolino dalle potenze occidentali nel 1916 che, seppur artificiale, aveva garantito agli occhi di molti una parvenza di stabilit\u00e0. Quello che \u00e8 oramai evidente a tutti \u00e8 che assistiamo oggi alla pi\u00f9 profonda trasformazione della regione dall\u2019era della decolonizzazione. E a questa rapida, drammatica evoluzione del quadro regionale, si pu\u00f2 rispondere davvero e in profondit\u00e0 solo con una nuova politica, un nuovo equilibrio regionale \u2013 che coinvolga direttamente tutti gli attori medio-orientali in un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 condivisa e nuova.<\/P><br \/>\n<P>Questo cammino, di cui si iniziano a percorrere i primi passi, prender\u00e0 tempo e credo potr\u00e0 essere il terreno di prova di un rinnovato impegno italiano ed europeo. Ma prender\u00e0 tempo. Ora, oggi, dobbiamo far fronte alla devastante drammaticit\u00e0 di un conflitto che rischia di vederci impotenti spettatori.<\/P><br \/>\n<P>Uno degli interlocutori palestinesi con cui ho avuto modo di parlare a Ramallah, qualche giorno fa, mi diceva con un sorriso amaro che il loro timore, oggi, \u00e8 che davanti ai nuovi e inquietanti conflitti della regione, la comunit\u00e0 internazionale possa pensare che, in fondo, quello israelo-palestinese sia il pi\u00f9 trascurabile, perch\u00e9 gi\u00e0 noto, in qualche modo rassicurante, \u201csicuro\u201d \u2013 questa \u00e8 la parola che ha usato. \u201cCi uccidiamo da decenni \u2013 mi ha detto &#8211; potreste anche pensare che in fondo qualche decennio in pi\u00f9 non far\u00e0 la differenza\u201d. <\/P><br \/>\n<P>Specularmente, in quegli stessi giorni a pochi chilometri di distanza, a Gerusalemme, David Grossman mi diceva parole molto simili a quelle che un quotidiano italiano riportava ieri: \u201ccom\u2019\u00e8 possibile che da oltre cent\u2019anni noi e i palestinesi soffochiamo insieme dentro questa bolla ermetica, crudele e disperata? Come mai, per decenni, non siamo stati in grado di pensare al di fuori di questa bolla in cui siamo intrappolati, di bucarla?\u201d<\/P><br \/>\n<P>L\u2019invito che vorrei fare, a tutti noi in quest\u2019aula e all\u2019opinione pubblica italiana \u00e8 di non farci intrappolare anche noi in quella bolla di odio, di non cedere alla logica della partigianeria, all\u2019idea che ci si debba dividere tra \u201camici di Israele\u201d e \u201camici della Palestina\u201d, che si debba scegliere da che parte stare, nel conflitto tra due disperazioni e tra due esasperazioni.<\/P><br \/>\n<P>Perch\u00e9 il nostro ruolo, quello pi\u00f9 utile, quello mai davvero esercitato fino in fondo, non \u00e8 quello di entrare in questo conflitto, ma di fermarlo, di prendere uno spillo e bucare quella bolla, di aiutare chi \u00e8 intrappolato l\u00ec dentro a uscirne. \u00e8 questo che ci chiedono.<\/P><br \/>\n<P>Uno dei limiti \u2013 tanti \u2013 della reazione che la comunit\u00e0 internazionale sta mostrando di fronte a questo dramma sta nell\u2019aver smarrito la consapevolezza che esistono due disperazioni, due esasperazioni, due paure, forse ormai due rassegnazioni. Diverse, per drammaticit\u00e0. Non comparabili. In nessun modo. Ma entrambe reali. E, insieme, esistono (esisterebbero) due diritti, due sogni: quello di Israele a esistere, in sicurezza e quello dei palestinesi a vivere vite normali, in pace, non pi\u00f9 sotto occupazione, in uno Stato sovrano. Il nostro dovere, il dovere della comunit\u00e0 internazionale e soprattutto dell\u2019Europa -\u2013 per la sua responsabilit\u00e0 storica e perch\u00e9 condivide con Gaza e Israele lo stesso mare \u2013 \u00e8 lavorare non per affermare un diritto contro l\u2019altro, ma per realizzare entrambi. <\/P><br \/>\n<P>Per farlo, dobbiamo essere innanzitutto consapevoli che \u201cle linee di confine oggi non sono tra arabi ed ebrei, ma tra chi aspira a vivere in pace e nel rispetto dei diritti altrui, e chi invece si nutre, emotivamente e ideologicamente, di violenza, e ne vuole il proseguimento\u201d.<\/P><br \/>\n<P>E\u2019 un principio con cui so che molti di noi, in quest\u2019aula, sono cresciuti. Di certo la mia generazione, che aveva sperato di poter vedere una stagione di riconoscimento reciproco e di reciproco rispetto. Di pace. <\/P><br \/>\n<P>Oggi siamo lontanissimi da quelle speranze. <\/P><br \/>\n<P>Dall\u2019avvio dei combattimenti a Gaza, l\u20198 luglio, secondo le stime aggiornate a ieri sera, le vittime palestinesi sono 1.034, di cui 832 civili \u2013 221 bambini \u2013 e i feriti 6.233. Le vittime israeliane sono, a questa mattina 56 di cui 3 civili. I bilanci di questa mattina sono ancora pi\u00f9 drammatici.<\/P><br \/>\n<P>Sono tra chi pensa che ogni singola vita umana sia inestimabile, e la morte di ogni singola persona inaccettabile. Ma \u00e8 l\u2019enormit\u00e0 di questi numeri a rendere del tutto inaccettabile, umanamente e politicamente, il conflitto in corso. <\/P><br \/>\n<P>Di fronte a questo dramma, lo sforzo dell\u2019Italia, insieme al resto della comunit\u00e0 internazionale, \u00e8 prioritariamente volto al raggiungimento e al mantenimento di una tregua umanitaria, almeno per recuperare i corpi, assistere i feriti, proteggere i civili. <\/P><br \/>\n<P>Sapete bene qual \u00e8 stata, negli ultimi giorni, l\u2019altalena di accordi, violazioni e smentite che si sono ripetute da entrambe le parti. Giocano in questa dinamica anche i diversi livelli di conflittualit\u00e0 cui facevo riferimento in premessa, a partire dalle competizioni e dai contrasti interni ai diversi campi. <\/P><br \/>\n<P>Le ore di festa per la fine del Ramadan, iniziate ieri, sembravano poter essere l\u2019occasione per innescare una fase di calma che avrebbero dovuto e potuto essere. Invece, dopo poche ore sono riprese le ostilit\u00e0, con morti e feriti sia nel sud di Israele che a Gaza. <\/P><br \/>\n<P>Potrei \u2013 e forse dovrei, lo faccio &#8211; riportare qui l\u2019elenco dettagliato delle iniziative diplomatiche e politiche che si sono succedute in queste settimane, e del modo in cui il governo italiano ha sostenuto, accompagnato, e in alcuni casi avviato tentativi di dialogo, fin dai giorni immediatamente precedenti alla decisione del governo israeliano di iniziare un\u2019operazione di terra nella striscia di Gaza, in risposta al lancio di razzi su territorio israeliano. <\/P><br \/>\n<P>Come sapete, ero in Medio Oriente in quei giorni, per incontri che in stretto raccordo con i nostri partner europei e internazionali \u2013 a partire da Stati Uniti, Lega Araba, ed altri paesi della regione \u2013 abbiamo dedicato alla ricerca di una via d\u2019uscita non militare alla crisi, che gi\u00e0 era del tutto evidente. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019abbiamo fatto a Ramallah con il Presidente palestinese Abbas, a Gerusalemme con il Primo Ministro israeliano Netanyahu, ad Amman, al Cairo con il presidente Al-Sisi. Ed ancora, in questi ultimi giorni, con l\u2019incontro di sabato a Parigi insieme a Kerry e ai nostri colleghi di Francia, Germania, Gran Bretagna, Turchia e Qatar; con un collegamento diretto e costante con l\u2019Egitto e con l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese; con un colloquio telefonico con il ministro degli esteri iraniano Zarif. Con il lavoro dell\u2019ultimo Consiglio Affari Esteri dell\u2019Unione Europea, una settimana fa. Con il sostegno agli sforzi del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, e alla dichiarazione adottata ieri all\u2019unanimit\u00e0 in Consiglio di Sicurezza, che fa riferimento al rispetto del diritto internazionale umanitario e alla protezione dei civili, ed esprime sostegno a un cessate il fuoco \u201cimmediato e incondizionato\u201d sulla base della proposta egiziana \u2013 proposta che l\u2019Italia ha sostenuto fin dal suo delinearsi, e che \u00e8 stata frutto di un diretto impegno dell\u2019Autorit\u00e0 Palestinese e della Lega Araba.<\/P><br \/>\n<P>Resta per\u00f2, non lo nascondo, di fronte a questa instancabile e congiunta attivit\u00e0 politica e diplomatica, non solo il senso di profondo dolore, ma di profonda frustrazione, davanti a un conflitto che non si ferma. A nulla sono valsi anche gli appelli di un Papa che poco pi\u00f9 di un mese fa aveva regalato a tutti noi, e a quelle terre, la speranza di una comune preghiera di pace, ospitando in Vaticano il Presidente Abbas e il Presidente Peres. <\/P><br \/>\n<P>Il numero di vittime sale. Sale il numero di bambini, ragazze e ragazzi, che cresceranno con la guerra negli occhi, con la paura e la rabbia nel cuore. A Gaza, in Cisgiordania, in Israele, in tutto il mondo arabo \u2013 con un rischio di radicalizzazione pericolosissimo per la stabilit\u00e0 di fragili transizioni democratiche. E cresce in Europa insieme al rischio di derive antisemite su cui dobbiamo vigilare con la massima attenzione (come ci ricorda l\u2019episodio di Roma di questa notte). Sono semi di odio con cui dovremo fare a lungo i conti, nei decenni che verranno. <\/P><br \/>\n<P>Per questo l\u2019imperativo di queste ore \u00e8 fermare il conflitto. Fermare l\u2019operazione militare di Israele. Fermare il lancio di razzi di Hamas e Jihad islamica. <\/P><br \/>\n<P>Sappiamo bene che una tregua non \u00e8, non sar\u00e0 risolutiva. Ma \u00e8 il primo, indispensabile passo per fermare le armi e avviare un percorso negoziale. Per questo stiamo tutti lavorando affinch\u00e9 le parti accettino una prima tregua umanitaria, immediata ed incondizionata.<\/P><br \/>\n<P>A questo dovranno legarsi altri passi per un cessate il fuoco duraturo, indispensabili perch\u00e9 la situazione non torni, nel breve o medio periodo, a esplodere nuovamente. L\u2019unica cosa completamente chiara a tutti, a tutti, \u00e8 che non si pu\u00f2 rischiare che tra 12, 18 o 24 mesi si ricominci da capo. Per evitarlo, tutti sappiamo bene quali sono le cose da fare, su cui impegnare l\u2019intera comunit\u00e0 internazionale:<\/P><br \/>\n<P>1) Migliorare nettamente le condizioni di vita dei palestinesi, sia nella Striscia di Gaza sia in Cisgiordania. Nell\u2019immediato, questo significa consentire l\u2019accesso umanitario e mobilitare un sistema di assistenza per l\u2019emergenza, e di sostegno alla ricostruzione e allo sviluppo socio-economico. <\/P><br \/>\n<P>La Norvegia, in quanto presidente dell\u2019Ad Hoc Liaison Committee, ha proposto all\u2019Italia \u2013 presidente di turno dell\u2019Ue \u2013 di lavorare insieme all\u2019ipotesi di una conferenza dei donatori da tenersi a Oslo nelle settimane immediatamente successive al cessate il fuoco.<\/P><br \/>\n<P>Intanto, l\u2019Italia ha gi\u00e0 disposto un contributo di emergenza della Cooperazione di 1,65 milioni di euro per rispondere agli appelli delle agenzie internazionali, per l\u2019acquisto di medicinali e generi di prima necessit\u00e0, e per programmi delle nostre Ong \u2013 che ho avuto modo di incontrare a Gerusalemme nei giorni scorsi.<\/P><br \/>\n<P>In pi\u00f9, l\u2019Italia contribuisce con 4 milioni al bilancio di Unrwa, e con 2 milioni a sostegno dei profughi palestinesi in Siria e in Libano. Saremo ovviamente pronti a condividere con il Parlamento una valutazione seria, approfondita e credo anche urgente sulla necessit\u00e0 di aumentare questi contributi, con un focus particolare alle attivit\u00e0 nella striscia di Gaza. <\/P><br \/>\n<P>Nel breve-medio periodo, per\u00f2, sar\u00e0 necessario sciogliere i veri nodi della situazione a Gaza, a partire dall\u2019apertura dei valichi, del rispetto dei diritti dei palestinesi di coltivare la propria terra e pescare nel proprio mare, e dalla soluzione del problema del mancato pagamento degli stipendi del personale pubblico a Gaza.<\/P><br \/>\n<P>2) Rafforzare la capacit\u00e0 e gli strumenti di governo dell\u2019Autorit\u00e0 Palestinese non solo in Cisgiordania (attraversata da tensioni tanto comprensibili quanto preoccupanti), ma anche a Gaza. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019Italia ha valutato fin dall\u2019inizio con favore la costituzione di un governo di unit\u00e0, o riconciliazione, nazionale. E\u2019 ora di riconoscerlo come interlocutore utile, anche da parte israeliana, per rafforzare il ruolo del Presidente Abbas e per garantire a tutti i palestinesi un canale di rappresentanza istituzionale e internazionale. Credo sia stato, in questi giorni, molto importante l\u2019impegno del Presidente Abbas nel lavoro per un cessate il fuoco, in stretto collegamento con Egitto, Turchia, Qatar, Lega Araba, oltre che con Nazioni Unite, Usa e partner europei. <\/P><br \/>\n<P>3) Offrire a Israele garanzie di sicurezza, nell\u2019immediato sulla distruzione di razzi e di tunnel, nel breve periodo sulle misure di demilitarizzazione di Gaza, e ovviamente sul controllo delle frontiere. <\/P><br \/>\n<P>Da questo punto di vista, abbiamo discusso in questi giorni con gli altri paesi europei, ma anche con le autorit\u00e0 israeliane, palestinesi ed egiziane, la riattivazione della missione Ue di monitoraggio Eubam Rafah, sul cui ridispiegamento l\u2019Italia \u00e8 pronta ad assumere un\u2019iniziativa. E\u2019 evidente a tutti noi, per\u00f2, che una missione di questo tipo \u2013 che sia Eubam Rafah o un&#8217;altra, con diverso mandato e diverse formule, anche ispirate all\u2019esperienza positiva di Unifil &#8211; non potrebbe prescindere dal consenso delle parti, e da una contestuale riassunzione di responsabilit\u00e0 amministrativa a Gaza da parte dell\u2019Autorit\u00e0 Palestinese. <\/P><br \/>\n<P>4) Garantire una cornice regionale, e internazionale, a garanzia e sostegno di questo percorso. Credo che un ottimo punto di partenza possa essere, oggi, la proposta del piano di pace della Lega Araba del 2002, il cui valore in questi giorni, in una regione devastata da violenza e instabilit\u00e0, \u00e8 ancora pi\u00f9 prezioso di quanto non lo fosse negli anni pi\u00f9 bui della seconda intifada. <\/P><br \/>\n<P>Un modo di trasformare forse le sfide \u2013 comuni e condivise \u2013 alla sicurezza di diversi attori della regione (tra loro molto diversi), in opportunit\u00e0 di cooperazione, a partire da un quadro che garantisca il riconoscimento di tutti dello Stato di Israele e la creazione finalmente di uno Stato Palestinese.<\/P><br \/>\n<P>\u00c8 forse proprio su questo piano che l\u2019Europa pu\u00f2 dare il suo contributo maggiore, proponendo una visione di pace e di reciproco rispetto dei diritti. Una visione che consenta a tutti di uscire dal conflitto vincendolo. <\/P><br \/>\n<P>5) E\u2019 questo, credo, l\u2019ultimo ma il pi\u00f9 rilevante dei tasselli del quadro che abbiamo il dovere di costruire: il raggiungimento di una soluzione reale, vera e duratura della \u201cquestione palestinese\u201d.<\/P><br \/>\n<P>Non parlo di \u201crilancio del processo di pace\u201d: sono anni, decenni che le diplomazie mondiali e regionali si esercitano in colloqui di pace che sembrano a volte avere il principale obiettivo di tenere impegnate le parti e prevenire le tentazioni militari , secondo il noto principio per il quale, se si \u00e8 impegnati in negoziati, non si combatte. <\/P><br \/>\n<P>Ma qui la storia \u00e8 diversa. Decenni di esercizi diplomatici frustrati hanno reso sempre pi\u00f9 chiusa quella bolla di esasperazione e disperazione di cui parla Grossman, allontanando giorno dopo giorno e la volont\u00e0 politica e la forza delle rispettive leadership, quando tentano la strada della pace.<\/P><br \/>\n<P>La possibile soluzione negoziale, con la creazione dei due stati, e il contestuale riconoscimento arabo di Israele, \u00e8 nei fatti definita. Non c\u2019\u00e8 negoziatore, sui due lati, o mediatore, che non lo riconosca. <\/P><br \/>\n<P>Serve uno scatto di volont\u00e0. Interna, nel campo israeliano e palestinese, se le macerie di questo conflitto aiuteranno finalmente a uscire dall\u2019incubo dell\u2019accettare lo status quo. <\/P><br \/>\n<P>Esterna, della comunit\u00e0 internazionale, se servir\u00e0 qualcuno che, davanti a tanto dolore impotente, imponga alle (tante) parti di mettere fine al loro infinito conflitto e cominciare a vivere.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Consentitemi di partire dal dolore e dal cordoglio che credo a nome non solo del governo, e di questo parlamento, ma di tutto il popolo italiano oggi esprimiamo a tutti coloro che, in queste ore, in questi giorni, hanno perso un figlio, un fratello, una madre, una persona [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[6],"class_list":["post-22279","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","tag-mediterraneo-e-medio-oriente"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22279","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22279"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22279\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22279"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22279"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22279"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}