{"id":22330,"date":"2014-02-18T18:39:37","date_gmt":"2014-02-18T17:39:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2014\/02\/20140218_dassu_quovadis-2\/"},"modified":"2014-02-18T18:39:37","modified_gmt":"2014-02-18T17:39:37","slug":"20140218_dassu_quovadis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2014\/02\/20140218_dassu_quovadis\/","title":{"rendered":"Intervento del Vice Ministro Marta Dass\u00f9 in occasione del convegno Quo Vadis Europa"},"content":{"rendered":"<p><P>\u00b7 <STRONG>L\u2019ultimo bollettino mensile della Banca Centrale Europea prevede un \u201clento recupero del prodotto nell\u2019area euro<\/STRONG>\u201d. Pesano le incertezze dei mercati mondiali , in particolare Paesi emergenti, ma anche la debolezza della domanda interna e prospettive poco chiare dell\u2019export. Malgrado tassi di interesse al minimo e <I>spread<\/I> sui debiti sovrani e <I>corporate<\/I> in discesa, <STRONG>resta lo spettro della deflazione<\/STRONG>. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Alla vigilia delle elezioni europee, <STRONG>la fiducia dei cittadini nell\u2019Europa e nelle sue istituzioni \u00e8 ai minimi storici<\/STRONG>. Nel suo discorso a Strasburgo del 4 febbraio il Presidente Napolitano ha individuato nel \u201cpeggioramento delle condizioni di vita e dello status sociale che ha investito larghi strati della popolazione\u201d, e soprattutto nella disoccupazione giovanile, la causa principale di questa disaffezione. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 <STRONG>Ma la crisi non ha colpito tutti nello stesso modo<\/STRONG>. Nel 2013 il tasso medio di disoccupazione giovanile in Europa \u00e8 stato del 23%, con i due estremi del 57% in Spagna e del 7,5% in Germania (dati Sole 24 Ore). Durante la crisi la disoccupazione \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata in Spagna, mentre in Germania \u00e8 scesa del 35%. E\u2019 il fallimento di <STRONG>Europa 2020<\/STRONG>, il piano che avrebbe dovuto portare a una \u201c<I>smart, sustainable and inclusive economy<\/I>\u201d. In queste condizioni si rafforzano le tesi di coloro che ritengono che per uscire dalla crisi si debba cavalcare la tigre del nazionalismo e del populismo. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Il quadro internazionale vede per il momento l\u2019Europa in difficolt\u00e0. <STRONG>Il Giappone<\/STRONG>, pur se con qualche incognita sul medio-lungo termine, ha ripreso a crescere con una politica economica basata sulla spesa pubblica, sul sostegno all\u2019industria, <I>deregulation<\/I>, riduzione del carico fiscale sulle imprese. <STRONG>Gli Usa<\/STRONG> prevedono per il 2014 una crescita del 2,8%. Profitti <I>corporate<\/I> ai massimi livelli, ripresa degli investimenti, crollo dei costi dell\u2019energia, <I>reshoring<\/I> di attivit\u00e0 manifatturiere e industriali, debito delle famiglie quasi tornato al livello degli anni 90 : \u00e8 un\u2019America pi\u00f9 produttiva quella che si affaccia all\u2019orizzonte, tanto fiduciosa da aver cominciato a riassorbire la liquidit\u00e0 che aveva iniettato nel sistema al ritmo di 10 miliardi di dollari al mese. <STRONG>Rallentano invece i Paesi emergenti<\/STRONG>, che in questi anni maggiormente hanno contribuito a sostenere la domanda globale. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 <STRONG>L\u2019Europa ha quindi difficolt\u00e0 a competere<\/STRONG>. Ma un\u2019economia non competitiva non pu\u00f2 garantire la prosperit\u00e0 della sua popolazione e nel lungo periodo porta all\u2019instabilit\u00e0. La crisi, che ha avuto origine altrove, ha gi\u00e0 in parte riportato indietro le lancette dell\u2019orologio: frantumazione del mercato del credito, rimessa in discussione della libert\u00e0 di circolazione delle persone. Di fatto, meccanismi concepiti per assorbire e neutralizzare gli squilibri finiscono, nella congiuntura attuale, per amplificarli. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 <STRONG>Angela Merkel<\/STRONG> affermava nel 2012 che la popolazione europea \u00e8 pari al 7% di quella mondiale, produce circa il 25% del PIL globale ma paga il 50% delle spese sociali. Per uscirne, aggiungeva, occorre aumentare gli investimenti, soprattutto in ricerca ed educazione, e fare riforme strutturali. Pi\u00f9 recentemente il Presidente Napolitano, nel discorso di Strasburgo, \u00e8 tornato sul punto sostenendo che l\u2019Europa ha bisogno di investimenti pubblici ben mirati, al servizio di progetti europei e nazionali. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Ma il modello europeo, nella sua forma attuale, \u00e8 in grado di produrre questi risultati? O va ripensato? Uno studio pubblicato dal Centro Bruegel pochi giorni fa fornisce una risposta abbastanza chiara. Dati alla mano, ci dice che il trend degli investimenti pubblici nelle economie avanzate \u00e8 stato grosso modo simile fino al 2008, ma all\u2019avvento della crisi le strade si sono separate. <STRONG>Gli investimenti pubblici in Europa sono fortemente diminuiti, addirittura crollati nella periferia (e in Italia), mentre in Canada, Usa e Giappone \u00e8 avvenuto l\u2019opposto.<\/STRONG> In altre parole, in questi Paesi gli investimenti pubblici sono stati utilizzati come potente strumento anti-ciclico, mentre in Europa, in occasion della pi\u00f9 grave crisi dalla Seconda Guerra Mondiale, i rigidi vincoli imposti dai trattati &#8211; e dalla loro rigida interpretazione \u2013 hanno determinato un taglio netto degli investimenti, che ha esacerbato gli effetti della recessione, la distruzione di capitale umano e finanziario, e soprattutto ha impedito quel recupero di competitivit\u00e0 che \u00e8 essenziale in una fase di competizione globale. L\u2019adozione di nuove e pi\u00f9 stringenti regole \u2013 Six Pack, Fiscal Compact \u2013 hanno anzi ridotto i margini di manovra. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 L<STRONG>\u2019Europa deve tornare ad investire, per essere in grado di competere sui mercati, e a creare le condizioni per la ripresa della domanda interna. <\/STRONG>In che modo? Mi sembra che, per grandi linee, gli elementi di un piano per rilanciare la competitivit\u00e0 siano i seguenti: <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 <STRONG>Regole pi\u00f9 flessibili per stimolare gli investimenti pubblici nazionali<\/STRONG>. <STRONG>Il Parlamento Europeo ha approvato nell\u2019ottobre 2013, a grande maggioranza, una risoluzione<\/STRONG> con cui invitava la Commissione a considerare criteri molto meno stringenti per potere realizzare investimenti pubblici nazionali attraverso programmi co-finanziati da \u201cEuropean Structural and Investment Funds\u201d. Nel caso dell\u2019Italia, non si tratta di guardare a deroghe rispetto al deficit \u2013 di cui rispettiamo i parametri, dopo i grandi sacrifici fatti. Si tratta semmai di guardare a forme di flessibilit\u00e0 sul debito, peraltro previste dai Trattati. In ogni caso, responsabilit\u00e0 nazionale e solidariet\u00e0 europea dovranno combinarsi. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 <STRONG>Un piano di investimenti europeo<\/STRONG>, con un maggior ruolo della BEI, e la <STRONG>creazione di un mercato del debito europeo sufficientemente liquido<\/STRONG>, come quello che esiste negli USA. L\u2019esistenza di un bilancio federale, negli Stati Uniti, \u00e8 il motivo per cui la situazione fiscale dei singoli Stati (i quali hanno quasi per legge il pareggio del bilancio) non produce crisi sistemiche. So bene che si tratta di un argomento controverso, ma in una sede come questa, che non \u00e8 una sede negoziale, mi sembra sia utile mettere tutte le idee sul tavolo. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Di pari passo dovrebbe essere considerata l\u2019adozione di <STRONG>una seria<\/STRONG> <STRONG>politica industriale<\/STRONG>, lungo le linee pi\u00f9 volte indicate dal Commissario Tajani. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 <STRONG>Rapido completamento dell\u2019Unione Bancaria<\/STRONG>, per spezzare il legame tra banche e debito sovrano e superare la stretta creditizia, all\u2019origine della frammentazione dei mercati finanziari su base nazionale. Ricordo che nell\u2019eurozona 2\/3 dell\u2019intermediazione finanziaria passa attraverso il sistema bancario, contro 1\/5 negli Stati Uniti. Auspicabilmente progressi tangibili in questo settore dovrebbero essere compiuti durante il nostro semestre di Presidenza. Un sistema bancario europeo nuovamente integrato, pi\u00f9 affidabile e pi\u00f9 solido, renderebbe anche pi\u00f9 efficace la trasmissione all\u2019economia reale degli <I>input<\/I> di politica monetaria della BCE, che in questi anni ha dovuto far ricorso &#8211; per iniettare liquidit\u00e0, ridurre gli effetti della stretta creditizia e frenare il crollo dei prezzi delle attivit\u00e0 finanziarie &#8211; a strumenti originali come i programmi OMT (Outright Monetary transactions) e LTRO (Long Term Refinancing Operations). <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 <STRONG>Completamento del mercato unico<\/STRONG>, vincendo le resistenze che ancora impediscono di fare progressi in molti settori (trasporti, servizi, agenda digitale, etc.). Nell\u2019insieme, potremmo pensare a un\u2019area \u201ceuro-zona\u201d molto pi\u00f9 integrata, con attorno l\u2019area del mercato interno. Questa integrazione differenziata permetterebbe forse di evitare scenari traumatici sia per l\u2019economia che per la politica estera e di difesa europea (\u201cBrexit\u201d) e renderebbe pi\u00f9 semplice lo sviluppo ulteriore dell\u2019allargamento. Parallelamente, l\u2019Europa dovrebbe puntare al completamento del TTIP con gli Stati Uniti.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 <STRONG>Adozione di una politica energetica<\/STRONG>, che miri da un alto a <STRONG>completare il mercato interno dell\u2019energia<\/STRONG>, attraverso la rimozione degli ostacoli e l\u2019armonizzazione delle normative, e dall\u2019altro a garantire <STRONG>un\u2019efficace azione diplomatica nei confronti dei Paesi fornitori<\/STRONG>, per assicurare la sicurezza dei rifornimenti energetici, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la riduzione dei costi, in modo da rendere le nostre industrie, che ora pagano bollette salatissime, pi\u00f9 competitive. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Torno a citare, in chiusura, il Presidente Napolitano, il quale ha osservato che, se in passato la molla per porre fine ai nazionalismi economici e politici fu il timore del ripetersi di conflitti devastanti, oggi pu\u00f2 essere invece quella di scongiurare il declino del nostro continente. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00b7 L\u2019ultimo bollettino mensile della Banca Centrale Europea prevede un \u201clento recupero del prodotto nell\u2019area euro\u201d. 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