{"id":22348,"date":"2014-02-13T09:56:21","date_gmt":"2014-02-13T08:56:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2014\/02\/20140213_giro_limes-2\/"},"modified":"2014-02-13T09:56:21","modified_gmt":"2014-02-13T08:56:21","slug":"20140213_giro_limes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2014\/02\/20140213_giro_limes\/","title":{"rendered":"Intervento del Sottosegretario Giro all\u2019evento: \u201cVentennale di Limes\u201d"},"content":{"rendered":"<p><P>I cambiamenti pi\u00f9 importanti in America Latina &#8211; intendendo con questo termine tutti i paesi dal Messico alla Patagonia, Caraibi compresi &#8211; sono due: le politiche pubbliche e il risveglio dei territori. La vera competizione mondiale non sar\u00e0 tra chi cresce di pi\u00f9 ma tra chi distribuisce meglio la ricchezza, tra chi propone il modello sociale pi\u00f9 praticabile e compatibile con la crescita. La chiave \u00e8 la riflessione sul ruolo dello Stato, non lo statalismo di vecchio stampo e il liberismo selvaggio caratterizzato dall&#8217;assenza di reti sociali di sostegno, tanto vissuto dai paesi dell&#8217;area.<\/P><br \/>\n<P>In Brasile per esempio i programmi di welfare <\/I>iniziati da Cardoso e ampliati da Lula sono stati usati come volano della crescita: 40 milioni di persone sono uscite dalla povert\u00e0 e sono diventate consumatori, andando a formare la nuova classe media che ha aumentato le proprie aspettative e che chiede servizi di qualit\u00e0, come abbiamo avuto modo di notare durante le proteste della scorsa estate. Vincer\u00e0 chi trover\u00e0 il miglior equilibrio tra crescita e politiche pubbliche ridistributive: finora l&#8217;Ecuador di Rafael Correa \u00e8 il paese che concentra maggiormente i suoi sforzi in quella direzione.<\/P><br \/>\n<P>Quanto al risveglio dei territori, si tenga conto che gli Stati latinoamericani &#8211; eccezion fatta per il Brasile e l\u2019Argentina &#8211; si sono in genere evoluti come Stati centralizzati. Oggi assistiamo alla progresso dell&#8217;autonomia politica delle regioni. Ci\u00f2 crea una maggiore vitalit\u00e0 e una maggiore circolazione delle idee, favorendo lo sviluppo di un dibattito pi\u00f9 ampio e innovativo anche sulle politiche pubbliche.<\/P><br \/>\n<P>Per quanto riguarda l\u2019integrazione regionale, il discorso di Patria Grande <\/I>\u00e8 il classico discorso che tutti i leader fanno ma di l\u00e0 da venire, anche se rappresenta un simbolo rilevante. Le popolazioni ci credono molto, \u00e8 un antico sogno dei fondatori latino-americani, rispettato da tutti. Al momento ci sono alcuni paesi che stanno assumendo un ruolo pi\u00f9 assertivo di altri a livello regionale. Il Brasile e il Messico su tutti e comunque esiste un contenitore su scala continentale la CELAC che lascia ben sperare.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>L&#8217;America Latina in questa fase sembra divisa tra paesi sull&#8217;Atlantico e paesi sul <\/STRONG><STRONG>Pacifico.<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>La vera novit\u00e0 \u00e8 l&#8217;Alleanza del Pacifico. L&#8217;America Latina \u00e8 piena di organizzazioni subcontinentali, l&#8217;AdP \u00e8 la pi\u00f9 nuova e la pi\u00f9 interessante anche perch\u00e9 si tratta di un foro privo di strutture. I suoi paesi, uniti da un&#8217;impostazione liberale dell&#8217;economia, sono i pi\u00f9 dinamici della regione. Il ruolo di pivot all&#8217;interno dell&#8217;Alleanza spetta al Messico, che sta ricominciando ad avere una politica latinoamericana e internazionale dopo esser stato isolato per anni nel suo rapporto unico e privilegiato (per quanto contrastato) con gli Stati Uniti. Oggi il paese vuole essere il legame tra il Nord e il resto delle Americhe, anche perch\u00e9 la violenza del narcotraffico \u00e8 concentrata in alcuni Stati e non intacca lo sviluppo globale del paese. In Per\u00f9 si realizza l&#8217;incrocio tra l&#8217;AdP e il Mercosur, tramite il Brasile che \u00e8 fuori dall&#8217;AdP ma vede nel vicino il suo accesso al Pacifico. Il prossimo ritorno della Bachelet in Cile potrebbe aprire spazi di avvicinamento dello stesso Brasile verso l\u2019AdP. <STRONG>Dopo Chavez <\/STRONG>il Venezuela continuer\u00e0 a contare, anche perch\u00e9 \u00e8 un buon esempio dei processi politici latinoamericani degli ultimi 15 anni. Oggi in Venezuela i procedimenti decisionali sono un po\u2019 pi\u00f9 lenti a causa dell\u2019articolazione tra linee politiche pi\u00f9 o meno radicali. Tuttavia il chavismo &#8211; come attenzione ai temi sociali pi\u00f9 che come metodo di governo- sopravvivr\u00e0 e i suoi argomenti sono stati recepiti anche dall\u2019&#8217;opposizione. Dopo Chavez non si torner\u00e0 allo status quo ante. Anche il partner pi\u00f9 importante di Caracas, Cuba, non ha particolari motivi di preoccupazione. Fino ad oggi ha goduto dei sussidi petroliferi via PetroCaribe, ma sta compiendo un\u2019attualizzazione economica e ha ottime relazioni con il Brasile, gi\u00e0 attivissimo sull&#8217;isola &#8211; basti pensare agli investimenti nel porto di Mariel che diverr\u00e0 zona franca. La destra cerca se stessa, dopo i decenni autoritari. Si deve reinventare. Viene spesso rappresentata come sostenitrice della globalizzazione anonima, legata agli Usa o alle grandi forze finanziarie responsabili della crisi. Una destra che deve tornare a riflettere e aggiornare il suo armamentario culturale. Tolto Capriles in Venezuela, in un certo senso spinto a rinnovarsi dal chavismo dominante, la destra oggi si presenta con le stesse ricette e le stesse parole d&#8217;ordine di 15 anni fa. Motivo per cui continua a perdere, con l&#8217;unica eccezione notevole della Colombia \u2013 un paese per\u00f2 dalle caratteristiche uniche, con un conflitto in corso da circa cinquant&#8217;anni tra governo e FARC. In questa fase, l&#8217;influenza degli Stati Uniti \u00e8 diminuita. Gli Usa sono il punto di riferimento delle destre, all&#8217;opposizione quasi ovunque. Data la vicinanza geografica, il discorso per il Messico \u00e8 per forza diverso: dall&#8217;economia alla politica, in molti settori i due paesi hanno rapporti quotidiani e va detto che il NAFTA \u00e8 stato un vero successo. Tuttavia il Messico non pu\u00f2 essere considerato soltanto un alleato di Washington ma sta cercando nuove partnership extra-emisferiche. Il vero alleato latinoamericano di Washington \u00e8 la Colombia e Panama per via del canale in via di ampliamento. La Cina \u00e8 molto presente con i suoi investimenti, anche se ha un problema culturale: deve riuscire a immergersi in un ambiente che non \u00e8 il suo. Non basta costruire uno stadio o un ponte per diventare alleati. Le imprese cinesi contendono alle imprese brasiliane la leadership nei grandi lavori infrastrutturali. La Cina \u2013 come del resto l&#8217;Europa e gli Stati Uniti &#8211; non influisce realmente nel movimento di idee in atto oggi in America latina. Le sinistre latinoamericane si pongono il problema dell\u2019evoluzione politica a prescindere dalla Cina: si tratta di un processo endogeno.<\/P><br \/>\n<P>Pechino per\u00f2 \u00e8 un alleato sul piano globale e pu\u00f2 aiutare nei fori internazionali, come del resto gi\u00e0 avviene. L\u2019America Latina merita un\u2019aggiornata e pi\u00f9 consapevole attenzione da parte dell\u2019Italia. Le relazioni che intratteniamo sono oggetto nel nostro Paese di una lettura che non riesce a registrarne l\u2019intensit\u00e0 e la portata perch\u00e9 frutto di un eccesso di spontaneit\u00e0 e scarsa prospettiva. Lo spettro delle relazioni italo-latino americane si estende ben al di l\u00e0 dei rapporti politici od economici, arrivando a ricomprendere l\u2019ampia gamma di relazioni e interessi che fanno capo agli organismi della societ\u00e0 civile, alle universit\u00e0, ai centri di ricerca, agli enti territoriali, alle organizzazioni non governative, ai nostri oriundi ed alle comunit\u00e0 di immigrati latinoamericani. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il posizionamento <\/STRONG><STRONG>economico-commerciale dell\u2019Italia <\/STRONG>presenta margini di potenziamento. La nostra quota di interscambio con l\u2019America Latina rimane modesta (circa il 3,8% del totale) ben al di sotto di quella dell\u2019UE nel suo complesso (6,3%). Oggi l&#8217;Italia in America Latina \u00e8 essenzialmente due cose: le imprese, tante e vitalissime, e le comunit\u00e0 italiane, che sono pi\u00f9 italiane di quanto si pensi. Cominciamo da queste ultime. Chi ne fa parte ha una doppia appartenenza, nel senso che si sente totalmente italiano e totalmente del paese in cui vive. Abbiamo decine di milioni di italodiscendenti che sognano e immaginano un&#8217;Italia forse un po\u2019 passata. Roma non ha mai avuto un grande disegno su queste comunit\u00e0, ma forse ci\u00f2 ha anche un risvolto positivo: i paesi della regione apprezzano il nostro atteggiamento perch\u00e9 lo interpretano anche come rispetto e non ingerenza. Ci converrebbe ragionare sul fatto che siamo la seconda diaspora mondiale dopo i cinesi. Politicamente dobbiamo decidere cosa fare delle nostre comunit\u00e0 all\u2019estero, cosa chiedere. Le nostre imprese sono molte e vitali ma hanno bisogno del sostegno istituzionale nei confronti de i giganti brasiliani o dei competitor tradizionali (statunitensi, francesi) e nuovi (cinesi). La lotta \u00e8 spesso impari. L&#8217;Enel tramite Endesa \u00e8 il pi\u00f9 grande produttore e distributore di energia in America Latina. Le opportunit\u00e0 sono enormi: per questo occorre fare dell&#8217;America Latina una priorit\u00e0 della diplomazia della crescita.<\/P><br \/>\n<P>Ricordiamoci che come italiani siamo ben accetti ovunque non avendo il peso di una storia coloniale o neo coloniale; non siamo minacciosi, ci integriamo bene nel tessuto locale, la nostra cultura interessa. L&#8217;America Latina \u00e8 molto legata in questo senso al nostro paese. Ci vuole una maggior presenza istituzionale nell&#8217;area, anche per una questione di rispetto. Dovremmo creare pi\u00f9 occasioni di contatto diretto, con la cultura, il turismo e le imprese. Dovremmo riuscire ad attirare le nuovi classi medie latinoamericane in Italia .<\/P><br \/>\n<P>Discorso separato pu\u00f2 esser fatto per l\u2019America Centrale si tratta di un\u2019America Latina pi\u00f9 \u201caspra\u201d. Honduras, Guatemala e El Salvador sono investiti in pieno dal passaggio del narcotraffico e non hanno le infrastrutture del Messico per farvi fronte. Noi abbiamo un grande programma di cooperazione. Con la partecipazione di magistrati, forze dell&#8217;ordine, esperti di riciclaggio e narcotraffico, cerchiamo di fornire un aiuto anche in campo giuridico. Come Italia, noi abbiamo l&#8217;expertise legata alla lotta contro le mafie e il nostro apporto \u00e8 richiesto e molto apprezzato. Anche in America Centrale hanno capito che l&#8217;approccio puramente militare, in mancanza di una costante attivit\u00e0 di intelligence e di un quadro giuridico appropriato, non \u00e8 sufficiente. <\/P><br \/>\n<P>Solo Cuba e Bolivia sono paesi prioritari di cooperazione allo sviluppo. In tutta l\u2019America Latina \u00e8 poi apprezzata l\u2019eccellenza del nostro paese in materia di recupero del patrimonio culturale e c\u2019\u00e8 domanda di moltiplicare i contatti con alcuni settori dell\u2019Amministrazione come Vigili del fuoco o Protezione civile, e in generale con i territori per nuove forme di cooperazione. A fronte di luci congiunturali permangono ombre strutturali. Il modello economico \u00e8 ancora troppo basato sull\u2019esportazione delle materie prime, i tassi di crescita si smorzano, l\u2019inflazione sale, la diversificazione economica e l\u2019industrializzazione sono ancora deboli. Il continente continua a soffrire di forti disuguaglianze all\u2019interno dei paesi e tra paesi. Se sono usciti dalla povert\u00e0 100 milioni di persone in 10 anni ne permangono ancora 180 milioni in quella condizione. In America Latina il 10% pi\u00f9 ricco possiede il 48% della ricchezza mentre il 10% pi\u00f9 povero ne detiene l\u20191,6%.<\/P><br \/>\n<P>Il problema delle sicurezza riguarda tutti i cittadini. Gli esperimenti dei servizi pubblici devono essere ripensati per garantirne sostenibilit\u00e0 finanziaria e inclusione sociale, non assistenzialismo clientelare. La classe media rappresenta circa la met\u00e0 della popolazione di Uruguay, Cile e Messico e un terzo in Colombia e Bolivia. Negli ultimi venti anni \u00e8 aumentata di 28 milioni in Brasile e 14 milioni in Messico, ma la met\u00e0 della classe media ha redditi insufficienti a conservare la propria appartenenza di classe, si trova ai bordi della povert\u00e0 ed \u00e8 fonte di tensione.<\/P><br \/>\n<P>Il tempo di trovare soluzioni stringe anche per l\u2019America Latina perch\u00e9 monta la domanda sociale e rischia d\u2019incepparsi il ciclo positivo dei prezzi delle materie prime che hanno sostenuto il risveglio di gran parte della regione. Si entra in un periodo delicato di transizione politica con elezioni presidenziali e legislative nella maggior parte dei paesi, che ne ridefiniranno le traiettorie economiche e il rapporto cittadini-stato.<\/P><br \/>\n<P>Sul terreno di queste sfide si pu\u00f2 innescare la nuova relazione con l\u2019Italia e con l\u2019Europa che devono vedere nella regione latinoamericana un partner cruciale per superare le loro crisi. In America Latina \u00e8 diffusa la volont\u00e0 di cercare nell\u2019Italia e nell\u2019Europa sponde per non cadere in un modello economico fragile e conflittuale, come le proteste di questi giorni mettono in evidenza. E\u2019 un\u2019opportunit\u00e0 da cogliere in questa fase perch\u00e9 le grandi potenzialit\u00e0 e la complementarit\u00e0 naturale delle sfide dell\u2019Italia e dell\u2019America Latina non dureranno per sempre.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I cambiamenti pi\u00f9 importanti in America Latina &#8211; intendendo con questo termine tutti i paesi dal Messico alla Patagonia, Caraibi compresi &#8211; sono due: le politiche pubbliche e il risveglio dei territori. 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