{"id":22453,"date":"2013-11-11T17:04:44","date_gmt":"2013-11-11T16:04:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/11\/20131111_dassu_camere_di_commercio-2\/"},"modified":"2013-11-11T17:04:44","modified_gmt":"2013-11-11T16:04:44","slug":"20131111_dassu_camere_di_commercio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2013\/11\/20131111_dassu_camere_di_commercio\/","title":{"rendered":"Intervento del Vice Ministro degli Affari Esteri Marta  Dass\u00f9 alla XXII Convention Mondiale delle Camere di Commercio Italiane all\u2019Estero (italian only)"},"content":{"rendered":"<p><P>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/P><br \/>\n<P>Un caloroso saluto, da parte del governo e di Emma Bonino in particolare, al Presidente Simonelli Santi e ai rappresentanti delle nostre Camere di Commercio venuti da tutto il mondo. Non c\u2019\u00e8 bisogno di ripetere qui quanto essenziale sia il ruolo svolto dal sistema camerale nella promozione del prodotto italiano e nell\u2019assistenza alle nostre imprese che si affacciano sui mercati stranieri. Io stessa ho potuto constatarlo, ripetutamente, in occasione delle tante missioni effettuate all\u2019estero, alcune insieme a voi. Mi fa quindi molto piacere partecipare a questa impegnativa Convention, anche se mi rammarico di non poter essere presente domani alla seduta su Expo 2015, che come sapete seguo in prima persona da quasi due anni. Siamo tutti, purtroppo, schiavi dell\u2019agenda. <\/P><br \/>\n<P>Pi\u00f9 che entrare nel dettaglio dell\u2019attivit\u00e0 delle Camere, cosa che lascerei fare ai qualificati oratori che interverranno dopo di me, vorrei invece fare qualche riflessione sull\u2019attuale congiuntura economica in Italia e nel mondo e su cosa possono fare, ognuno rispettando il proprio ruolo, la diplomazia, le imprese e le Camere per superare una fase di indubbia difficolt\u00e0 in cui sempre di pi\u00f9 ci si affida alla proiezione estera. <\/P><br \/>\n<P>Le stime d\u2019autunno presentate marted\u00ec dalla Commissione Europea indicano che dopo un lungo periodo di recessione l\u2019Italia dovrebbe finalmente tornare a crescere. Rivedere il segno + davanti agli indicatori del PIL fa indubbiamente piacere, ma i tassi di crescita previsti sono modesti (+0,7% nel 2014, + 1,2% nel 2015) e la disoccupazione probabilmente si manterr\u00e0 a livelli elevati. Le riforme richiederanno tempo per produrre i loro effetti e nel frattempo gli squilibri strutturali continueranno a frenare la competitivit\u00e0 del paese. Gli operatori per ora ci danno fiducia \u2013 le ultime aste dei BTP sono andate anche meglio del previsto \u2013 ma l\u2019Italia mantiene il primato di primo emittente di titoli di Stato dell\u2019eurozona e il nostro debito ci espone alle incertezze dei mercati e del ciclo. La stretta creditizia, in particolare, soffoca le aziende e comprime la domanda: il Governatore Visco ha dichiarato che dal 2011 i prestiti alle imprese sono diminuiti di 70 miliardi. <\/P><br \/>\n<P>Giusto quindi contare sull\u2019inizio della ripresa, ma senza perdere di vista il fatto che l\u2019uscita dalla crisi \u00e8 ancora lontana. Fattori come il credit crunch<\/I>, i vincoli di bilancio e la comprensibile cautela di consumatori e imprese continueranno a pesare ancora a lungo sulla domanda interna, spingendo sempre pi\u00f9 le imprese italiane a cercare sbocchi all\u2019estero. <\/P><br \/>\n<P>E proprio perch\u00e9 il comparto estero svolger\u00e0 un ruolo fondamentale nel trainare la crescita, molto dipender\u00e0 dall\u2019andamento dei principali mercati di riferimento. Negli Stati Uniti le prospettive sono di crescita stabile, anche se inferiore al potenziale, grazie ad una politica monetaria espansiva e alla nuova vitalit\u00e0 del comparto industriale, che mostra rinnovata competitivit\u00e0 nei costi e nell\u2019innovazione e capacit\u00e0 di attrarre gli investimenti. Su questo punto torner\u00f2 brevemente pi\u00f9 avanti. <\/P><br \/>\n<P>Le prospettive per l\u2019Europa sono invece meno chiare. Anche in Europa \u00e8 previsto una moderata crescita del PIL, ma &#8211; a differenza degli Stati Uniti &#8211; nella maggior parte degli Stati membri il reddito pro-capite \u00e8 ancora inferiore a sei anni fa. Gli investimenti nell\u2019area euro sono crollati del 19% dal 2009 (in Italia di circa il 25%), con relativa perdita di posti di lavoro, di know how<\/I>, obsolescenza di attrezzature etc, tutte cose che frenano la competitivit\u00e0. Persino paesi come la Finlandia e i Paesi Bassi si sono fermati, a dimostrazione che la crisi ha raggiunto il nucleo dell\u2019Europa e non \u00e8 pi\u00f9 solo un problema della periferia. <\/P><br \/>\n<P>La differenza di approccio ha giocato a mio parere una parte importante. Gli USA hanno affrontato di petto i problemi del sistema finanziario, investendo risorse ingenti (che gli intermediari finanziari hanno poi restituito al Tesoro) per assicurarne il risanamento e metterlo nuovamente in grado di svolgere i suoi compiti essenziali: assicurare un\u2019efficiente allocazione del risparmio, finanziare gli investimenti produttivi e assegnare un valore agli assets<\/I> sulla base di un\u2019accurata valutazione del rischio. In Europa invece abbiamo scelto di concentrarci quasi esclusivamente sui conti pubblici, senza aggredire in modo determinato il pericoloso intreccio tra i bilanci delle banche e il debito sovrano. Questo, in effetti, sarebbe l\u2019obiettivo dell\u2019Unione Bancaria, ma le cose procedono molto lentamente. Risultato: la frammentazione del mercato del credito e la stretta creditizia &#8211; che non ha interessato solo l\u2019Italia, visto che il lending<\/I> \u00e8 diminuito anche in paesi come la Germania, l\u2019Austria e la Francia. <\/P><br \/>\n<P>Cambier\u00e0 questo approccio? Riuscir\u00e0 l\u2019Europa a imboccare nuovamente la strada della competitivit\u00e0 o \u00e8 destinata ad una stagnazione di tipo \u201cgiapponese\u201d, proprio mentre il Giappone, fra l\u2019altro, sembra aver ritrovato dinamicit\u00e0 grazie alle aggressive politiche economiche del Primo Ministro Abe? Molto dipende, come sempre, dalla Germania. Recentemente critiche a una politica basata sull\u2019austerity sono venute, in modo insolitamente esplicito, dal Tesoro americano, ma non \u00e8 ancora chiaro se la nuova coalizione di governo che si insedier\u00e0 prossimamente a Berlino sar\u00e0 pi\u00f9 disposta della precedente ad ascoltare questo tipo di messaggi. Il mio punto, in ogni caso, \u00e8 che \u2013 avendo dimostrato la propria credibilit\u00e0 sul fronte fiscale \u2013 nella seconda met\u00e0 del 2014 l\u2019Italia cercher\u00e0 anche il consenso di Berlino per orientare la legislatura europea sul versante della crescita. <\/P><br \/>\n<P>La domanda sull\u2019UE \u00e8 importante, perch\u00e9 l\u2019Europa costituisce ancora il principale mercato di sbocco per le nostre merci e la prima destinazione dei nostri investimenti diretti all\u2019estero &#8211; oltre il 70% del totale. Ci\u00f2 detto, la quota dell\u2019Unione Europea \u00e8 in lieve ma continuo calo, a vantaggio di altre aree a pi\u00f9 alto potenziale di crescita: l\u2019Asia, in primo luogo &#8211; non solo Cina, ma anche India, ASEAN, Corea, Taiwan \u2013 il Golfo, la Turchia, l\u2019Europa orientale. Nell\u2019Africa sub-sahariana e in America Latina i volumi sono ancora bassi, ma il potenziale \u00e8 elevato. L\u2019America Latina, peraltro, \u00e8 gi\u00e0 ora un mercato importantissimo per le aziende che operano nel settore delle infrastrutture, con il 28% delle commesse in corso. <\/P><br \/>\n<P>Questo dunque \u00e8 il quadro in cui ci muoviamo. Si tratta ora di vedere cosa possiamo fare \u2013 imprese, istituzioni e sistema camerale \u2013 per portare avanti una diplomazia della crescita volta a massimizzare i risultati. <\/P><br \/>\n<P>Le imprese hanno gi\u00e0 fatto molto. Nel complesso le aziende italiane risultano ora pi\u00f9 internazionalizzate che in passato, con una maggiore capacit\u00e0 di presidiare i mercati. Le piccole imprese sono quelle che incontrano maggiori difficolt\u00e0, ma molte di loro riescono a inserirsi con successo in catene produttive globali e ad abbassare i costi attraverso l\u2019appartenenza a reti d\u2019imprese. E\u2019 uno sviluppo positivo, considerato che il commercio mondiale vede ormai una prevalenza di scambi di beni intermedi e materie prime sugli scambi di prodotti finiti. Che l\u2019internazionalizzazione passi ora anche da questo \u2013 le cosiddette Global Value Chains \u2013 \u00e8 dunque assodato, e le politiche di supporto pubblico dovranno tenerne adeguatamente conto. Restano naturalmente i problemi strutturali dovuti al sottodimensionamento e alla difficolt\u00e0 di accesso al credito. <\/P><br \/>\n<P>Per le aziende \u00e8 fondamentale anche adeguare l\u2019offerta all\u2019evoluzione della domanda esterna, attraverso il riposizionamento geografico verso aree e mercati non tradizionali. E\u2019 un processo gi\u00e0 in corso. Ho davanti a me il programma della vostra Convention e guardo la lista dei paesi cui sono dedicati i seminari maggiormente richiesti dalle imprese: Marocco, Sud Africa, Tunisia, Brasile, Turchia, Cina, India, Stati Uniti, Emirati, Germania, Corea, Serbia. A parte Stati Uniti e Germania, tutti gli altri sono mercati che possiamo definire, a vario titolo, nuovi, emergenti o da poco emersi. Il punto, naturalmente, \u00e8 trovare il giusto mix tra economie mature, tuttora molto importanti, ed economie in rapida crescita. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019adeguamento va effettuato anche sul lato dei prodotti. Le previsioni contenute nel Rapporto SACE Export 2012-2016 evidenziano un aspetto positivo, la tendenza a un progressivo upgrading<\/I> qualitativo delle nostre esportazioni: si prevede infatti che il valore del nostro export crescer\u00e0 pi\u00f9 del volume, grazie ai prezzi pi\u00f9 elevati per unit\u00e0 di prodotto. In questo modo le nostre aziende, che hanno difficolt\u00e0 a competere sui costi, continueranno a salire nella catena del valore e si riposizioneranno nella fascia pi\u00f9 alta del mercato. L\u2019export di servizi mostra invece prospettive meno incoraggianti, in controtendenza rispetto al trend internazionale, a testimonianza della scarsa competitivit\u00e0 del settore. La manifattura resta dunque l\u2019asset<\/I> pi\u00f9 importante per il nostro paese. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019upgrading<\/I> qualitativo \u00e8 importante per battere la concorrenza, soprattutto in presenza di un euro forte. Malgrado le nostre imprese debbano fare i conti con costi operativi spesso di molto superiori a quelli dei diretti competitors<\/I>, \u00e8 proprio grazie alla qualit\u00e0 del prodotto che riescono a mantenere quote di mercato. I dati Istat pubblicati ad ottobre evidenziano un avanzo della nostra bilancia commerciale nei primi otto mesi del 2013 di 19, 2 miliardi. Al netto dell\u2019energia, l\u2019attivo \u00e8 di ben 56 miliardi di euro. <\/P><br \/>\n<P>Questo dato \u2013 la bilancia depurata della bolletta energetica &#8211; mi d\u00e0 lo spunto per parlare di quello che pu\u00f2 fare la diplomazia per venire incontro alle imprese. Vorrei toccare 4 punti, cominciando proprio dall\u2019energia<\/STRONG>. <\/P><br \/>\n<P>Primo punto: l\u201984% del fabbisogno energetico nazionale \u00e8 coperto dalle importazioni, contro una media del 53% nel resto d\u2019Europa. Questa forte dipendenza dall\u2019estero produce una serie di effetti: in primo luogo una bolletta energetica che pesa come un macigno sulla nostra bilancia dei pagamenti; in secondo luogo prezzi nazionali dell\u2019energia mediamente superiori a quelli dei nostri principali concorrenti europei e tre volte superiori a quelli statun<\/STRONG>itensi, che gravano sulla competitivit\u00e0 delle nostre imprese; in terzo luogo, una evidente vulnerabilit\u00e0 del nostro sistema alle fluttuazioni dei mercati, quale che ne sia l\u2019origine. Garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la diversificazione delle fonti \u00e8 quindi questione di prioritario interesse nazionale. <\/P><br \/>\n<P>Sul piano diplomatico questo significa il mantenimento di un costante dialogo politico con i produttori tradizionali (Russia, Libia, Algeria etc.) &#8211; in collaborazione con le nostre imprese del settore &#8211; ma anche la ricerca di un rapporto pi\u00f9 stretto con i nuovi fornitori (Caspio, Asia Centrale, Africa Occidentale, Africa Australe). Il successo dell\u2019intensa azione diplomatica sviluppata nei confronti dell\u2019Azerbaigian per assicurare che il terminale europeo del Corridoio Sud del gas finisse in Italia, attraverso la Trans-Adriatic Pipeline (TAP), e non in Austria attraverso il progetto rivale Nabucco West, \u00e8, in questo senso, un esempio illuminante. <\/P><br \/>\n<P>Quest\u2019attivit\u00e0 va vista anche in un\u2019ottica di promozione commerciale, considerato che il settore energetico in Italia impiega circa 470.000 addetti e ha sviluppato tecnologie altamente competitive a livello internazionale, sia nelle tecnologie pulite e rinnovabili che in quelle tradizionali (esplorazione e produzione di idrocarburi). Il presidio diplomatico delle nuove rotte dell\u2019energia, in un mercato mondiale in rapida trasformazione, costituisce dunque per noi una sfida cui non possiamo sottrarci. <\/P><br \/>\n<P>Secondo punto: i negoziati commerciali<\/STRONG> che l\u2019Europa conduce con molti partner, ma soprattutto il negoziato che, per le dimensioni delle due economie, riveste un\u2019importanza fondamentale, quello con gli Stati Uniti. Il cosiddetto TTIP, Transatlantic Trade and Investment Parnership<\/I>. Carlo Calenda, che chiuder\u00e0 il nostro incontro, \u00e8 alla guida di questo complesso processo, io vorrei limitarmi a un paio di osservazioni. Il progetto \u00e8 molto ambizioso, pi\u00f9 ambizioso di quello che Washington sta contemporaneamente negoziando con gli Stati del Pacifico, perch\u00e9 mira non solo ad eliminare gli ostacoli tariffari e non tariffari allo scambio di beni e servizi ma anche ad allineare i sistemi regolatori. E\u2019 la Commissione Europea a condurre i negoziati, ma sono gli Stati membri a conferirle il mandato e a vigilare che gli interessi dei singoli sistemi produttivi nazionali siano adeguatamente tutelati. <\/P><br \/>\n<P>Questo \u00e8 compito della diplomazia, intesa in senso ampio, includendovi i rappresentanti di tutte le amministrazioni &#8211; nello specifico soprattutto il MISE &#8211; coinvolte nell\u2019esercizio. Compito delle aziende \u00e8 invece attrezzarsi per tempo, perch\u00e9 qualunque liberalizzazione comporta un aumento della concorrenza. Le aziende americane, anche grazie alla rivoluzione dello shale gas, <\/I>che ha abbattuto il costo dell\u2019energia, sono estremamente competitive e agguerrite; al tempo stesso gli Stati Uniti stanno tornando ad essere una destinazione molto interessante per gli investimenti stranieri, come accennavo all\u2019inizio e come testimonia il fenomeno del reshoring<\/I> di attivit\u00e0 industriali. Insieme alle opportunit\u00e0 vi sono dunque anche dei rischi ed \u00e8 bene non farsi cogliere impreparati.<\/I><\/P><br \/>\n<P><\/I><\/P><br \/>\n<P>Terzo punto: la partecipazione del Ministero degli Esteri sia alla definizione degli obiettivi di promozione<\/STRONG>, che vengono adottati dalla Cabina di Regia in un\u2019ottica di integrazione delle attivit\u00e0 di programmazione, sia all\u2019attuazione delle iniziative. E\u2019 un\u2019attivit\u00e0 che la Farnesina svolge in raccordo con tutta una serie di attori (in primis il Ministero per lo Sviluppo Economico, l\u2019ICE, le Autonomie territoriali, Confindustria, ABI, Assocamerestero, Unioncamere, Rete Italia Impresa, nel quadro di un costante dialogo tra enti pubblici e privati molto pragmatico). Intenso \u00e8 anche il rapporto con Banca d\u2019Italia e con Cassa Depositi e Prestiti, che dopo l\u2019acquisizione di SIMEST e SACE rappresenta oggi il polo di finanza strategica del paese. <\/P><br \/>\n<P>Infine, quarto punto, c\u2019\u00e8 il ruolo svolto dalla rete diplomatica e consolare<\/STRONG>. E\u2019 la rete, opportunamente integrata dalle unit\u00e0 operative dell\u2019Agenzia ICE e dell\u2019ENIT, che svolge una quotidiana azione di penetrazione negli ambienti politici, economici e culturali, individua gli interlocutori, fornisce stabilit\u00e0 ai rapporti, sviluppa un\u2019opera di scouting<\/I> e trasmette impulsi e proposte a Roma; \u00e8 la rete che prepara, gestisce e cura i seguiti di tutte le iniziative che partono dal centro. Questo compito sarebbe impossibile senza l\u2019assistenza delle Camere di Commercio<\/STRONG>, strumento efficace perch\u00e9 fortemente radicato nel mondo imprenditoriale locale e quindi in grado di fornire informazioni e servizi che nessun altro pu\u00f2 fornire. Col tempo, le Camere hanno affinato la capacit\u00e0 di adattare questi servizi alle esigenze delle imprese, diventando uno dei soggetti di riferimento del sistema di promozione e un referente obbligatorio per le istituzioni pubbliche. Sono a conoscenza delle difficolt\u00e0 che la drammatica decurtazione del contributo pubblico sta provocando, cos\u00ec come ne \u00e8 consapevole il Ministro Bonino, e mi auguro che si riesca presto a venire incontro, almeno in parte, alle preoccupazioni manifestate dai soci e dal Presidente Simonelli Santi. <\/P><br \/>\n<P>Anche perch\u00e9 il ruolo delle Camere di Commercio all\u2019estero \u00e8 destinato a crescere con la prevista revisione della rete diplomatica e consolare, revisione che \u00e8 in parte frutto dei tagli al bilancio della Farnesina, ma che soprattutto \u00e8 dettata dall\u2019esigenza di adattare la presenza istituzionale alle nuove realt\u00e0 descritte in precedenza. Riduzione nei mercati maturi, espansione in quello emergenti. Questo comporter\u00e0 la chiusura di un certo numero di vecchi uffici e l\u2019apertura di nuovi. Al termine di questo processo le Camere di Commercio potrebbero diventare, in alcune aree, il principale punto di riferimento per i nostri operatori.<\/P><br \/>\n<P>Questa evoluzione dimostra che la \u201cdiplomazia per la crescita\u201d non \u00e8 uno slogan e che il Ministero degli Esteri prende il tema della promozione del Sistema Paese molto sul serio. Quanto alle risorse da dedicarvi, \u00e8 chiaro che ci sono dei limiti. L\u2019Italia confina con una vasta area di instabilit\u00e0, dalla quale provengono molteplici minacce per la sua sicurezza, che vanno affrontate con tutti gli strumenti disponibili. Non pu\u00f2 quindi permettersi una politica estera puramente \u201cmercantilistica\u201d, come possono invece fare alcuni Paesi del Nord Europa che hanno una collocazione geografica meno problematica. Si tratta, ancora una volta, di trovare il giusto mix. <\/P><br \/>\n<P>Vi ringrazio per l\u2019attenzione e vi auguro buon lavoro. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Un caloroso saluto, da parte del governo e di Emma Bonino in particolare, al Presidente Simonelli Santi e ai rappresentanti delle nostre Camere di Commercio venuti da tutto il mondo. 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