{"id":22719,"date":"2012-07-05T07:34:01","date_gmt":"2012-07-05T05:34:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/07\/20120705_dimensioneumanapace-2\/"},"modified":"2012-07-05T07:34:01","modified_gmt":"2012-07-05T05:34:01","slug":"20120705_dimensioneumanapace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2012\/07\/20120705_dimensioneumanapace\/","title":{"rendered":"Speech detail"},"content":{"rendered":"<p><P>(<I>Please check against text as delivered<\/I><\/P><br \/>\n<P><I><\/I><\/P><br \/>\n<P>Signor Presidente,<BR>Onorevoli Deputati e Senatori,<BR>Signora Leymah Gbowee <BR>Signore e Signori, <\/P><br \/>\n<P>ho accolto con piacere l\u2019invito a intervenire a questo incontro perch\u00e9 i temi toccati riflettono una delle direttrici prioritarie della diplomazia italiana. L\u2019Italia ha ispirato le linee fondamentali della sua politica estera al valore della riconciliazione e della dimensione umana della pace. Abbiamo contribuito a rifondare l\u2019Europa, mettendo da parte rancori e risentimenti e puntando sull\u2019integrazione tra popoli che per anni si erano fatti la guerra. <\/P><br \/>\n<P>Alla fine della prima guerra mondiale a prevalere erano state le sanzioni e le rivendicazioni. Sappiamo quali furono le conseguenze. Dopo la seconda guerra mondiale, grazie alla lungimirante visione di De Gasperi, Adenauer e Schuman, gli europei si affidarono alla forza della riconciliazione e del perdono. Tale scelta non ha significato dimenticare gli orrori del passato. Il riconoscimento dei crimini e la consapevolezza delle atrocit\u00e0 commesse fu invece il presupposto per il loro definitivo superamento. <\/P><br \/>\n<P>Sono tante le immagini simboliche della rappacificazione del continente europeo. Tocca tutti noi quella di Mitterand e Kolh, stretti per mano in occasione del settantesimo anniversario di una delle pi\u00f9 cruente battaglie della storia, quella di Verdun. <\/P><br \/>\n<P>Il sostegno alla riconciliazione \u00e8 anche uno dei capisaldi della politica estera italiana. Nelle 28 missioni internazionali di pace alle quali partecipa in 21 Paesi, dall\u2019Afghanistan ai Balcani fino al Libano, l\u2019Italia non solo assicura una cornice di sicurezza, ma opera anche per favorire i processi di stabilizzazione, creando le condizioni per una pacifica convivenza nella fase post-conflitto. <\/P><br \/>\n<P>Grazie alla capacit\u00e0 di ascolto della popolazione locale, dote tanto rara quanto apertamente riconosciuta alle nostre missioni, non solo contribuiamo a comporre fratture etniche e sociali, ma anche ad affermare i diritti fondamentali e a tutelare le categorie pi\u00f9 deboli, come le minoranze e le donne. Questi sono i presupposti perch\u00e9 la pace si estenda oltre la tregua imposta con l\u2019interposizione militare. Nei miei incontri della scorsa settimana a Beirut, ho registrato al pi\u00f9 alto livello il forte apprezzamento per tale approccio, che contraddistingue la partecipazione del nostro contingente in UNIFIL. <\/P><br \/>\n<P>Una regione nella quale abbiamo particolarmente investito in favore della riconciliazione \u00e8 stata quella dei Balcani occidentali. Abbiamo lavorato per sostituire rapporti improntati a odio e diffidenza con relazioni in cui la comprensione reciproca si traducesse in condivisione di progetti e solidariet\u00e0. Un approccio plasticamente raffigurato dal contributo alla ricostruzione del ponte di Mostar, simbolo di riconciliazione tra le etnie della citt\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>Il Concerto dell\u2019Amicizia, tenutosi nel 2010 a Trieste con la partecipazione del Presidente Napolitano e dei Presidenti di Slovenia e Croazia, ha segnato il rifiuto dei tre paesi di restare ostaggio dei traumi del passato. Lo \u201cspirito di Trieste\u201d, come ha osservato il Presidente Napolitano, \u00e8 \u201clo spirito nel quale noi vogliamo che si sviluppino le nostre relazioni\u201d. <\/P><br \/>\n<P>La riconciliazione regionale serve inoltre a imprimere la necessaria spinta propulsiva al processo di integrazione europea dei Balcani. Abbiamo accolto con favore la condanna da parte del Parlamento serbo del massacro di Srebrenica e la partecipazione del Presidente Tadic alla cerimonia di commemorazione a Srebrenica. Ci aspettiamo ora ulteriori progressi nel dialogo fra Belgrado e Pristina, facilitato dall\u2019Unione Europea e stimolato dalla nostra continua azione bilaterale.<\/P><br \/>\n<P>Sono molti i Paesi africani in cui l\u2019Italia ha svolto e continua a svolgere un ruolo importante a sostegno della riconciliazione. Il Governo italiano contribu\u00ec alla firma, avvenuta venti anni fa alla Farnesina, dell\u2019Accordo Generale di pace tra le parti in conflitto in Mozambico. Ora il Mozambico, come ho anche constatato nella mia visita a Maputo, \u00e8 una delle realt\u00e0 pi\u00f9 dinamiche dell\u2019economia mondiale. Il nostro Paese ha favorito il ripristino dell\u2019assetto democratico anche in Niger. Nell\u2019ottobre del 2010, la giunta militare, il Governo, il Parlamento di transizione, le forze politiche e i rappresentanti della societ\u00e0 civile nigerini firmarono a Roma un patto nazionale per la transizione democratica. <\/P><br \/>\n<P>Siamo impegnati per la riconciliazione anche in Somalia. Ieri abbiamo ospitato a Roma la riunione del Contact Group, l\u2019ultimo appuntamento internazionale prima della fine della transizione prevista per il 20 agosto. Negli anni scorsi, abbiamo finanziato un progetto di riconciliazione, che favor\u00ec la nomina di autorit\u00e0 indipendenti e legittime in regioni e distretti della Somalia. Il progetto \u00e8 stato riconosciuto come \u201csuccess story\u201d dai somali e dagli altri attori chiave della regione. Alla riunione di ieri abbiamo chiesto di tener conto di tale positivo precedente negli impegni della comunit\u00e0 internazionale in favore della stabilizzazione somala. <\/P><br \/>\n<P>La testimonianza della Signora Leymah Gbowee e la filosofia dell\u2019Ara Pacis Initiative riflettono dunque una visione condivisa dal Governo italiano. Anche grazie al lavoro diplomatico del nostro Paese, questa visione si \u00e8 progressivamente diffusa nel sistema delle Nazioni Unite. Lo testimonia la risoluzione 61\/17 del gennaio 2007 con cui l\u2019Assemblea Generale dichiar\u00f2 il 2009 Anno internazionale della Riconciliazione. <\/P><br \/>\n<P>Le Nazioni Unite hanno spesso avuto un ruolo attivo anche nell\u2019istituzione di Commissioni per la verit\u00e0 e riconciliazione in Paesi in cui autocratici, talvolta brutali, regimi erano stati sostituiti da governi democratici. Penso ad alcune transizioni democratiche verificatesi fin dagli ottanta in Sud America, ma anche ai cambi di regime in vari Paesi africani. In molti di questi casi le esigenze di verit\u00e0 e giustizia hanno facilitato i processi di riconciliazione e generato una sorta di catarsi collettiva.<\/P><br \/>\n<P>Anche nei Paesi della primavera araba oggi la sfida \u00e8 conciliare l\u2019esigenza di verit\u00e0 e giustizia \u2013 cio\u00e8 l\u2019accountability per le violazioni dei diritti commessi dai regimi autocratici e la riabilitazione delle vittime della repressione &#8211; con quella di riconciliazione nazionale e di inclusione del pi\u00f9 ampio numero di cittadini nel nuovo ordine democratico. Sono convinto, come ha saggiamente detto il Presidente della Tunisia Marzouki, che \u201cle ferite del passato vanno curate e guarite\u201d. La Tunisia \u00e8 tra i Paesi che hanno iniziato ad affrontare questo tema, anche con la creazione di un Ministero per i diritti umani e la giustizia transazionale. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019obiettivo di tali meccanismi di \u201ctransitional justice\u201d \u00e8 porre fine alla cultura di impunit\u00e0 e contribuire a radicare quella della legalit\u00e0 e dello Stato di diritto nel nuovo ordinamento democratico. Ma non si deve dimenticare chi soffre e chi ha sofferto perch\u00e9, come ha sottolineato Aung San Suu Kyi nel discorso di accettazione del Premio Nobel, \u201cessere scordati \u00e8 come morire in parte\u201d. Le vittime della repressione hanno il diritto di perdonare, ma anche di ricordare e di trasmettere la loro esperienza. La societ\u00e0 dovrebbe favorire tali riflessioni per evitare di ricadere in futuro negli abissi della disumanit\u00e0.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019idea dell\u2019Ara Pacis di creare un foro per far interagire le realt\u00e0 non governative con attori istituzionali potrebbe allora costituire quel tassello mancante nella comunit\u00e0 internazionale per dare maggiore ascolto e attenzione a quanti hanno subito umiliazioni e atti brutali in conflitti o da regimi oppressivi. Il Ministero degli Esteri intende sostenere l\u2019iniziativa, come testimonia il Seminario con i promotori del progetto Areopagus, tenutosi ieri alla Farnesina. Per l\u2019anno prossimo stiamo programmando un contributo finanziario al progetto. <\/P><br \/>\n<P>Per secoli l\u2019approccio alla pace \u00e8 stato fondato sulla sentenza latina: si vis pacem, para bellum. Il nostro motto deve diventare: si vis pacem, para pacem. Per prevenire la rovina della guerra \u00e8 necessario preparare le condizioni per la pace. L\u2019Italia continuer\u00e0 a lavorare intensamente perch\u00e9 questo nuovo approccio si traduca nel rispetto dei diritti fondamentali e dei valori etici e civili della convivenza, nell\u2019apertura al dialogo politico, interreligioso e interculturale, nella preminenza del negoziato sull\u2019atteggiamento antagonista. Questi sono i presupposti per una pace stabile e una riconciliazione duratura. Questo \u00e8 lo spirito che anima la nostra politica estera.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(Please check against text as delivered Signor Presidente,Onorevoli Deputati e Senatori,Signora Leymah Gbowee Signore e Signori, ho accolto con piacere l\u2019invito a intervenire a questo incontro perch\u00e9 i temi toccati riflettono una delle direttrici prioritarie della diplomazia italiana. 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