{"id":22805,"date":"2012-03-19T11:41:38","date_gmt":"2012-03-19T10:41:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/03\/20120319_terzi_bergamo-2\/"},"modified":"2012-03-19T11:41:38","modified_gmt":"2012-03-19T10:41:38","slug":"20120319_terzi_bergamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2012\/03\/20120319_terzi_bergamo\/","title":{"rendered":"Intervento del Ministro Terzi all\u2019inaugurazione dell\u2019Anno Accademico Universit\u00e0 degli Studi di Bergamo"},"content":{"rendered":"<p><P>\u201cStati Uniti, Unione Europea e Paesi emergenti: nuovi equilibri economici e di sicurezza\u201d<\/P><br \/>\n<P>(<EM>fa fede solo il testo effettivamente pronunciato<\/EM>)<\/P><br \/>\n<P>Magnifico Rettore,<BR>Signor Presidente della Regione,<BR>Signor Sindaco, <BR>Signor Presidente della Provincia, <BR>Signor Comandante dell&#8217;Accademia della Guardia di Finanza,<BR>Signor Presidente della Conferenza dei Rettori,<BR>Chiarissimi Professori e cari studenti,<BR>Signore e Signori,<BR>sono molto lieto di essere in questa prestigiosa Universit\u00e0 per inaugurare l&#8217;Anno Accademico 2011-2012. Ringrazio molto il Magnifico Rettore, il <STRONG>Professor Stefano Paleari<\/STRONG><\/STRONG>, per il cortese invito. E sono grato al Magnifico Rettore dell&#8217;Universit\u00e0 di Brescia, <STRONG>Professor Pecorelli<\/STRONG><\/STRONG>, per la sua gradita presenza. Rivolgo poi a tutti voi un cordialissimo saluto e un affettuoso ben ritrovati!<BR>E\u2019 del tutto naturale parlare di politica estera in questa Universit\u00e0, visto il percorso di <STRONG>internazionalizzazione<\/STRONG><\/STRONG> che essa ha da tempo intrapreso. L&#8217;Ateneo ha avviato tre corsi di laurea magistrale in lingua inglese e ha sottoscritto pi\u00f9 di 150 accordi con universit\u00e0 straniere. Alcuni di questi accordi includono scambi di docenti e studenti con universit\u00e0 extraeuropee, tra cui quella di Dalian [pronuncia <I>Dalien<\/I>] in Cina. L\u2019Ateneo ha anche concluso intese per il riconoscimento di studi, e ne sta definendo altre, in particolare con le universit\u00e0 americane, per il cosiddetto \u201cdouble degree\u201d. <BR>Signore e Signori,<BR>il tema del mio intervento riguarda <STRONG>i nuovi equilibri internazionali tra attori tradizionali e potenze emergenti<\/STRONG><\/STRONG>. Vorrei iniziare con una premessa.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>\u201cWest and the Rest\u201d<\/STRONG><\/STRONG> \u2013 Si sta diffondendo una narrativa che rappresenta <STRONG>l\u2019Occidente come un modello politico-economico in declino<\/STRONG><\/STRONG>; a fronte invece di Paesi in costante e inarrestabile ascesa. La fine della guerra fredda avrebbe messo fine a quella logica \u201ccentro-periferia\u201d che dall\u2019inizio del 1800 sino al 1989-91 ha dominato il sistema internazionale. Se per due secoli il centro &#8211; inteso come Europa e America &#8211; ha prosperato rispetto alla periferia, oggi assistiamo a una riscossa di quest\u2019ultima, con nuove potenze che emergono. Dopo il confronto Est-Ovest e quello Nord-Sud, alcuni analisti hanno sintetizzato tali dinamiche con l\u2019espressione utilizzata da Samuel Huntington e diventata il titolo di un recente libro di successo di Niall Ferguson: <STRONG>\u201cWest and the Rest\u201d<\/STRONG><\/STRONG>. <BR>Attenzione per\u00f2. Secondo la versione ortodossa di questa interpretazione, saremmo di fronte non solo a uno spostamento del baricentro dall\u2019Atlantico al Pacifico, sviluppo innegabile, ma anche a <STRONG>uno scivolamento dell\u2019Occidente verso l\u2019irrilevanza<\/STRONG>.<\/STRONG> Una tendenza dettata dalla notevole crescita del PIL di Cina e India; favorita dai \u201cvantaggi comparati\u201d che gli Stati Uniti avrebbero perduto con i costosi impegni militari in Iraq e Afghanistan; accelerata dalla crisi economico-finanziaria e resa pi\u00f9 evidente dalle difficolt\u00e0 dell\u2019Unione Europea per rilanciare la crescita economica e dotarsi di un profilo politico coerente e unitario. <BR>Non concordo con questa retorica del \u201cdeclinismo\u201d ineluttabile. N\u00e9 accetto l\u2019equazione secondo cui all\u2019ascesa di nuove potenze debba necessariamente corrispondere una progressiva marginalizzazione di Stati Uniti ed Europa. Rimodellare le regole del gioco \u00e8 nell\u2019ordine delle cose: alla fine della transizione che abbiamo imboccato le configurazioni geopolitiche non saranno pi\u00f9 le stesse. Ma se il XXI secolo sar\u00e0 quello dell&#8217;Asia <\/STRONG>non \u00e8 scontato che debba segnare anche il tempo di un mondo post-occidentale. Per almeno tre ragioni. <BR>Anzitutto, come osserva <STRONG>Fareed Zakaria<\/STRONG> <\/STRONG>nel suo bel libro <I>The post-American world,<\/I> \u201cnon si tratta del declino dell\u2019America, ma dell\u2019ascesa di qualcun altro\u201d. Nel nuovo ordine mondiale fondato su nuovi e diversi centri di potere, <STRONG>Zakaria<\/STRONG><\/STRONG> considera essenziale la capacit\u00e0 di coinvolgere le realt\u00e0 emergenti verso obiettivi condivisi. Nelle sue parole, <STRONG>\u201cprogresso significa compromesso\u201d<\/STRONG><\/STRONG>. Ma l\u2019attitudine al dialogo senza paternalismi, al compromesso senza rinunciare ai propri valori, \u00e8 insita proprio nel<\/STRONG> <STRONG>dna dell\u2019Europa<\/STRONG><\/STRONG>. <BR>Grazie a questo approccio, l\u2019Europa pu\u00f2 influenzare il dibattito internazionale e contribuire alla soluzione di complesse problematiche, come quelle del cambiamento climatico e della sicurezza alimentare. E pu\u00f2 promuovere nel mondo i diritti fondamentali, in particolare quelli de<\/STRONG>lle categorie pi\u00f9 vulnerabili, come i bambini, le donne e le minoranze religiose. Noi europei possiamo svolgere questa missione senza essere i gendarmi del mondo, ma con la portata universale della nostra civilizzazione, fondata sui principi del Rinascimento, dell\u2019Illuminismo e di un modello di capitalismo mitigato dall\u2019economia sociale di mercato. A dimostrazione del fatto che, come ha detto il Professor Paleari, non \u00e8 in crisi l\u2019Occidente in quanto tale, ma il suo schema di sviluppo fondato su accumulazione e arido profitto. <BR>Una seconda ragione contraria alla logica del declino dell\u2019occidente \u00e8 data dal fatto che Stati Uniti ed Europa posseggono straordinarie risorse materiali e strategiche. Insieme rappresentano la met\u00e0 del <STRONG>PIL mondiale<\/STRONG><\/STRONG>, a <\/STRONG>fronte del 12% di Cina e India; e anche calcolato a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto il PIL congiunto di Stati Uniti e Unione Europea resta il doppio (38%) di quello di Cina e India (19%). Stati Uniti ed Europa esercitano inoltre un <I><STRONG>soft power<\/STRONG><\/I><\/STRONG> globale, mantengono la<STRONG> supremazia militare<\/STRONG><\/STRONG> con circa i due terzi delle spese mondiali per la difesa, hanno un\u2019abilit\u00e0 unica di innovare <\/STRONG>e conservano una grande capacit\u00e0 di<STRONG> attrarre ricerca e studenti stranieri<\/STRONG><\/STRONG>.<BR>Cina e India hanno fatto progressi rapidissimi nell\u2019istruzione universitaria. In India ogni anno si laureano due milioni e mezzo di studenti: quasi il doppio degli abitanti di Milano. Ma le universit\u00e0 americane ed europee attraggono ancora centinaia di migliaia di studenti cinesi e indiani. In Italia siamo partiti in ritardo; tuttavia negli ultimi anni, grazie anche all\u2019azione di Universit\u00e0 come questa e all\u2019impulso della nostra rete diplomatico-consolare, la percentuale di studenti stranieri nelle nostre universit\u00e0 \u00e8 passata dall\u20191,4% del 2000 al 3,7% di quest\u2019anno, con un forte incremento di quelli cinesi.<BR>I Paesi emergenti vedono nell\u2019Europa, e spesso nell\u2019Italia, il partner di riferimento per innovazione e creativit\u00e0. La forza propulsiva delle nuove idee trova l&#8217;incubatore naturale nella libert\u00e0 di ricerca garantita dai nostri ordinamenti. E anche la spesa totale dei Paesi europei in ricerca e sviluppo resta circa <STRONG>5 volte pi\u00f9 alta<\/STRONG> <\/STRONG>di quella della Cina. Non sorprende quindi che in Russia si affidino alla nostra innovazione per costruire moderni aeroplani; che l\u2019India chieda di sviluppare con noi le tecnologie dell\u2019informazione; e che in Cina guardino alle nostre citt\u00e0, e alla loro capacit\u00e0 di conciliare esigenze produttive e qualit\u00e0 della vita, come modello urbano e ambientale. <BR>C&#8217;\u00e8 una terza ragione per cui il mondo occidentale continua a essere investito della leadership della <I>governance<\/I> mondiale. E\u2019 ancora incerta infatti la capacit\u00e0 dei Paesi emergenti di concordare un\u2019agenda comune e di mettere il proprio sviluppo economico al servizio di una loro maggiore <STRONG>influenza politica<\/STRONG><\/STRONG>. In realt\u00e0, l&#8217;occidente avrebbe bisogno di un atto di assunzione di maggiore responsabilit\u00e0 da parte dei Paesi emergenti, come effetto del loro accresciuto ruolo globale. Nella comunit\u00e0 internazionale, come nella vita universitaria, sei chiamato a partecipare ai costi in proporzione alle tue risorse; e quando passi gli esami pi\u00f9 difficili non puoi chiuderti nella tua stanza, ma hai un obbligo morale di condividere il tuo sapere con i pi\u00f9 giovani desiderosi di conoscenza. Altrimenti, nell\u2019affannosa corsa al successo, si rischia l\u2019arida <I>solitudine dei numeri primi<\/I>. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Democrazia liberale e stato di diritto: pilastri del nuovo ordine globale<\/STRONG> <\/STRONG>\u2013 A queste tre argomentazioni vorrei aggiungerne una quarta. A prescindere dalla crescita delle potenze emergenti, l\u2019organizzazione politica dei Paesi occidentali, fondata sulla <STRONG>democrazia liberale e lo stato di diritto<\/STRONG>,<\/STRONG> resta la forma di governo cardine del nuovo ordine globale. E\u2019 un modello non perfetto, talvolta con gravi difetti come il populismo e la demagogia, ma l\u2019unico davvero in grado di offrire all\u2019individuo l\u2019opportunit\u00e0 di realizzare liberamente le proprie qualit\u00e0 personali e professionali. Camus diceva che la libert\u00e0 non \u00e8 altro che una possibilit\u00e0 di essere migliori, mentre la schiavit\u00f9 \u00e8 certezza di essere peggiori.<BR>Nel mondo globale, gli individui rifiutano in maniera sempre pi\u00f9 netta di vivere sotto regimi autoritari in cui le chance di realizzazione personale sono vanificate dal sopruso, il merito sopraffatto dai privilegi, la concorrenza frustrata dalla corruzione. La <STRONG>Primavera<\/STRONG> araba<\/STRONG><\/STRONG> \u00e8 stata la pi\u00f9 travolgente manifestazione del rigetto di tale esistenza artificiale e della domanda di dignit\u00e0 personale e libert\u00e0. Gli studenti, gli uomini e le donne scesi in Piazza Tahrir, nelle vie di Tunisi e Bengasi, e che oggi continuano a rischiare la vita per le strade di Damasco, invocano diritti e libert\u00e0. Diritti e libert\u00e0 che sono alla base dell\u2019identit\u00e0 politico-culturale dell\u2019occidente e, mi piace ricordarlo, della nostra Costituzione. <BR>In un mondo collegato da internet e dai social networks, l\u2019influenza della Primavera araba non poteva essere limitata al solo Mediterraneo: i giovani di tutto il mondo ne sono stati affascinati e, in taluni casi, ispirati. Per fare solo un esempio, nell\u2019incontro che ho avuto nelle scorse settimane con le autorit\u00e0 di governo di Singapore, mi \u00e8 stato detto che la ragione per la quale la giunta birmana ha deciso di avviare i processi di riforme democratiche sarebbe soprattutto riconducibile all\u2019<STRONG>effetto delle primavere arabe<\/STRONG><\/STRONG>. L\u2019esempio dei giovani arabi ha cos\u00ec prodotto aperture e riforme che solo due anni fa erano del tutto inattese, in un Paese asiatico geograficamente e culturalmente lontanissimo dal Mediterraneo.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Necessit\u00e0 di un \u201cbalzo\u201d in avanti psicologico<\/STRONG> <\/STRONG>\u2013Ricordare i punti di forza di Stati Uniti ed Europa non deve indurci a commettere l\u2019errore opposto: quello di sottovalutare il crescente peso dell\u2019Asia. Pu\u00f2 allora essere utile, ad esempio, rileggere alcuni cruciali passaggi degli ultimi 20 anni. Pensiamo a due date simbolo come il <STRONG>1989 e il 2001<\/STRONG><\/STRONG>. Guardato in retrospettiva, il 1989 non fu un fatto solo occidentale. Non fu solo la \u201ccaduta del Muro\u201d e la fine della guerra fredda, n\u00e9 tanto meno la fine della storia, come qualcuno troppo frettolosamente sentenzi\u00f2. Fu anche l\u2019anno di <STRONG>Piazza Tienanmen<\/STRONG><\/STRONG>, il momento pi\u00f9 drammatico nell\u2019evoluzione del sistema cinese. E il 2001 non fu solo la tragedia dell\u201911 settembre e l\u2019inizio della guerra al terrorismo, ma anche <STRONG>l\u2019ingresso della Cina nel WTO:<\/STRONG> <\/STRONG>l\u2019evento economico di maggiore rilievo nel primo scorcio del XXI secolo, che ha trasformato un\u2019economia semi-chiusa in una delle principali locomotive della crescita mondiale.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>L\u2019esigenza di un nuovo ordine globale: il futuro dell\u2019Europa<\/STRONG><\/STRONG> \u2013L\u2019affermazione di potenze emergenti ha modificato il panorama internazionale e posto l\u2019esigenza di elaborare una pi\u00f9 efficace governance globale. Noi europei dobbiamo iniziare dall\u2019Unione Europea ed essere capaci, come ha sottolineato il Presidente della Repubblica, di \u201caggiustare\u201d la costruzione europea rispetto a una fase critica della globalizzazione. <BR>Per difendere l\u2019euro e uscire dalla crisi del debito ogni Stato membro deve fare fino in fondo la sua parte in termini di austerit\u00e0 fiscale e rilancio della crescita economica. Nessuno pu\u00f2 sottrarsi alle sue responsabilit\u00e0. Traendo forza vitale dalla sua fiducia nel progetto europeo, l&#8217;Italia sta dando il buon esempio. Non siamo pi\u00f9 causa del problema, ma siamo diventati parte della soluzione. <STRONG>Abbiamo operato con rapidit\u00e0 e efficacia<\/STRONG><\/STRONG>, adottando misure significative che ci hanno restituito credibilit\u00e0 internazionale. In Europa e nel mondo, riscontriamo gratitudine e apprezzamento per il lavoro svolto. <BR>A Bruxelles sono state fatte nuove scelte importanti: il trattato intergovernativo sul fiscal compact; l&#8217;accordo sulle politiche di sostegno dell&#8217;economia greca. Ma tutto questo ancora non basta. Dobbiamo investire nella crescita e aumentare la competitivit\u00e0 del mercato interno, come abbiamo gi\u00e0 cominciato a fare con l\u2019ultimo Consiglio Europeo su impulso del Presidente Monti. E dobbiamo tornare a infondere nel progetto europeo quello spirito politico superiore che ispir\u00f2 la visione dei Padri fondatori dell&#8217;Europa unita. <BR>Avvertiamo l\u2019esigenza di inquadrare gli accordi in materia di bilancio in una cornice pi\u00f9 generale, che rifletta la visione sul ruolo dell\u2019Europa del domani. Intendiamo porre sul tavolo senza pregiudizi e senza paure anche temi fondamentali, quali l\u2019esigenza del rafforzamento delle Istituzioni, di un\u2019Europa pi\u00f9 solidale, di un metodo autenticamente comunitario, di una strategia di sicurezza pi\u00f9 funzionale alle nuove sfide. Tali temi hanno bisogno di maturazione, ma \u00e8 bene affrontarli fin d\u2019ora,<STRONG> <\/STRONG>se vogliamo davvero aspirare all\u2019obiettivo<STRONG> dell\u2019unione politica<\/STRONG>. Unione che non deve per\u00f2 essere intesa come omologazione delle diverse realt\u00e0. Al contrario, come osservano Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti nel loro bel libro \u201cUna e molteplice\u201d, la riconciliazione dell\u2019Europa con la variet\u00e0 delle proprie radici \u00e8 la condizione perch\u00e9 l\u2019Europa possa dare il suo decisivo contributo al riconoscimento del valore della variet\u00e0 delle esperienze umane su scala globale.<BR>L\u2019Europa ha sempre trasformato le sue crisi in grandi opportunit\u00e0. Se riusciremo a farlo anche stavolta, non solo avremo superato uno dei momenti pi\u00f9 difficili del nostro comune percorso, ma avremo anche dato forma a un continente pi\u00f9 integrato, pi\u00f9 dinamico e meglio attrezzato per far valere le sue posizioni nella competitiva realt\u00e0 globale.<\/P><br \/>\n<P><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il triangolo UE-USA-ASIA<\/STRONG><\/STRONG> <\/STRONG>\u2013 Accanto al rafforzamento delle regole di governance, saranno determinanti anche per noi europei i nuovi equilibri che si svilupperanno lungo tre direttrici: quella transatlantica, quella transpacifica e quella euro-asiatica. Tre dinamiche la cui interazione lascia intravedere <STRONG>un<\/STRONG> <STRONG>triangolo con ai vertici Stati Uniti, Unione Europea e il continente asiatico<\/STRONG><\/STRONG>. <\/P><br \/>\n<P><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>(1) La \u201cdirettrice transatlantica\u201d<\/STRONG><\/STRONG> \u2013 Respingere la retorica di un Occidente condannato al declino vuol dire anche riaffermare la centralit\u00e0 di un rapporto transatlantico rinnovato. Quando si tratta di affrontare questioni cruciali per la <STRONG>sicurezza internazionale<\/STRONG><\/STRONG> \u2013 dalla stabilizzazione in Afghanistan alle sanzioni contro l\u2019Iran &#8211; la cooperazione tra le due sponde dell\u2019Atlantico sar\u00e0 sempre pi\u00f9 fondamentale. <\/P><br \/>\n<P>Allo stesso tempo, il raccordo tra Stati Uniti ed Europa \u00e8 decisivo per favorire la globalizzazione \u2013 non solo delle comunicazioni e dei mercati \u2013 ma anche dei <STRONG>diritti civili e politici<\/STRONG><\/STRONG>. Qualit\u00e0 e quantit\u00e0 della <STRONG>cooperazione economica<\/STRONG><\/STRONG> transatlantica sono un dato centrale del panorama internazionale: Europa e Stati Uniti si scambiano beni e servizi pari al 40% del commercio internazionale. E le regole basilari del commercio e della finanza mondiali sono il frutto di decenni di storia sul versante europeo e su quello americano, per creare uno \u201cstato di diritto\u201d al quale legare valori e comportamenti della comunit\u00e0 euro-atlantica. <BR>Ribadire la validit\u00e0 del rapporto transatlantico non \u00e8 per\u00f2 sufficiente. Dobbiamo aggiornarne i contenuti. E l\u2019Italia sta lavorando &#8211; con Washington e in seno all\u2019Unione Europea &#8211; per definire con gli Stati Uniti un\u2019agenda transatlantica al passo con le nuove sfide globali. E\u2019 prioritario costituire un efficace partenariato euro-atlantico che guardi anche all\u2019Asia. Europei e americani hanno obiettivi che coincidono perfettamente: che si tratti di contenere i rischi di non proliferazione relativi alla Corea del Nord; di favorire l\u2019evoluzione democratica in Birmania; di difendere la libert\u00e0 di navigazione dagli attacchi dei pirati nell\u2019oceano indiano; di promuovere il libero commercio e l\u2019accesso al mercato per le nostre imprese; di difendere il diritto di propriet\u00e0 intellettuale; di chiedere il rispetto dei diritti umani; di sostenere un\u2019architettura multilaterale regionale che regoli &#8211; insieme a merci, finanza e servizi &#8211; la sicurezza dei Paesi asiatici.<\/P><br \/>\n<P><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>(2) La \u201cdirettrice transpacifica\u201d<\/STRONG><\/STRONG> &#8211;<\/STRONG> La seconda direttrice chiave \u00e8 quella transpacifica, in cui assume particolare rilevanza il rapporto tra Stati Uniti e Cina. Un rapporto complesso, fatto di cooperazione e competizione, che rappresenta la sfida strategica pi\u00f9 importante del XXI secolo. E\u2019 interesse di tutti noi, Europa e Italia <I>in primis<\/I>, che tale sfida si mantenga in termini costruttivi. Devono prevalere le <\/STRONG>regole di coesistenza trasparenti, <\/STRONG>che diano fiducia e favoriscano l\u2019integrazione economica, industriale, commerciale e finanziaria. <BR>Vi sono per\u00f2 studiosi che, forse sottovalutando la portata di questa integrazione, paventano il rischio di una contrapposizione tra Stati Uniti e Cina. L&#8217;Europa pu\u00f2 contribuire a scongiurare tale rischio, facilitando il dialogo anche alla luce della propria esperienza. Occorre superare &#8211; da un lato &#8211; la diffidenza della Cina nei confronti di una politica americana che mirerebbe a contenerne la crescita di influenza; e, dall\u2019altro, il sospetto di Washington e di altre capitali asiatiche per il rafforzamento del dispositivo militare cinese nel Pacifico. <BR>Europa e Stati Uniti hanno una grande esperienza nei meccanismi di verifica e controllo degli equilibri strategici. In un\u2019epoca in cui il vecchio continente era diviso in due blocchi e le divisioni erano evidentemente molto pi\u00f9 marcate e pericolose delle attuali divergenze sino-americane, tali meccanismi contribuirono a un efficace dialogo est-ovest, mantenendo l\u2019equilibrio sia strategico sia convenzionale in tutto il continente europeo e nell\u2019intera area atlantica. Non vi \u00e8 ragione perch\u00e9 tale esperienza non possa essere positivamente riproposta nel mar della Cina meridionale. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>(3) La \u201cdirettrice euroasiatica\u201d<\/STRONG><\/STRONG> \u2013 La terza direttrice \u00e8 quella euro-asiatica. Per cogliere le opportunit\u00e0 offerte dall\u2019ascesa pacifica dell\u2019Asia, l\u2019Europa deve <STRONG>abbandonare ogni atteggiamento timoroso<\/STRONG>, <\/STRONG>che l\u2019ha indotta a vedere nelle economie asiatiche un fattore di vulnerabilit\u00e0 per il suo benessere, una minaccia per le sue imprese. Serve invece un approccio dinamico, competitivo e aperto al confronto. <BR>Possiamo trarre ispirazione da <STRONG>Bergamo<\/STRONG> <\/STRONG>e dalla sua tradizionale vocazione orientale, frutto della comune storia con Venezia ma anche del lungimirante e attivo sistema produttivo. Gi\u00e0 quarant\u2019anni fa a Bergamo si parlava delle grandi potenzialit\u00e0 della Cina: non \u00e8 quindi un caso, n\u00e9 una sorpresa se oggi vi sono cos\u00ec tante imprese bergamasche radicate con successo nei vitali mercati asiatici. <BR>Con la mia recente missione in India, Vietnam e Singapore ho voluto sottolineare l\u2019esigenza che la politica estera italiana confermi la sua grande attenzione all\u2019Asia: un continente che deve assumere ancor maggiore <STRONG>centralit\u00e0<\/STRONG> <\/STRONG>nei rapporti bilaterali e in quelli euro-asiatici. Muovendo da questa premessa, intendo lavorare su due fronti. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Sul piano nazionale<\/STRONG><\/STRONG>, occorre valorizzare le enormi potenzialit\u00e0 di investimento in Asia. In questa ottica, \u00e8 in programma la prossima settimana alla Farnesina (22-23 marzo) l\u2019<STRONG>Asean Awareness Business Forum<\/STRONG><\/STRONG> per presentare alle imprese italiane le opportunit\u00e0 di collaborazioni industriali con i Paesi dell\u2019Asean; e successivamente organizzeremo un <STRONG>road show<\/STRONG><\/STRONG> in quattro citt\u00e0 italiane incentrato proprio sul Vietnam. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Sul piano l\u2019europeo<\/STRONG>, <\/STRONG>l\u2019Italia si sta impegnando perch\u00e9 l\u2019Unione Europea raggiunga <STRONG>due obiettiv<\/STRONG>i<\/STRONG>. Il primo \u00e8 la creazione di partenariati autenticamente strategici con i Paesi della regione, affermandosi ai loro occhi come soggetto economico e commerciale e come interlocutore politico di primo piano. <\/P><br \/>\n<P>Il secondo obiettivo riguarda il contributo ai processi di integrazione regionale e al rafforzamento di un sistema multilaterale nell\u2019area. La cooperazione della UE con la regione si avvale di vari strumenti, come il dialogo con l\u2019ASEAN, oltre all\u2019ASEM e all\u2019ASEAN Regional Forum. L\u2019Unione Europea deve investire in questi esercizi e parteciparvi a livello adeguato. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Conclusioni<\/STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Signore e Signori,<\/P><br \/>\n<P>vorrei concludere questo intervento con un messaggio di <STRONG>fiducia verso l\u2019Italia e il nostro futuro<\/STRONG><\/STRONG>. Il 2011 \u00e8 stato un anno difficile. La crisi economica ci ha imposto forti sacrifici. Capisco che chi sta terminando gli studi accademici, chi ha investito nella formazione universitaria la pi\u00f9 bella stagione della propria vita e significative somme di denaro, possa oggi essere preoccupato del domani. Il Governo \u00e8 impegnato nel risolvere il problema della disoccupazione giovanile. Una societ\u00e0 che limita l\u2019accesso al lavoro delle giovani generazioni si priva delle sue risorse pi\u00f9 vitali. <BR>Il 2011 \u00e8 stato anche <STRONG>l\u2019anno del 150simo anniversario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia<\/STRONG><\/STRONG>, e sono lieto di ricordarlo proprio a Bergamo, nella <STRONG>\u201cCitt\u00e0 dei Mille\u201d<\/STRONG>. <\/STRONG>Le celebrazioni cui abbiamo preso parte hanno risvegliato la nostra coscienza nazionale e unitaria. Abbiamo recuperato il senso di un progetto comune anche per il futuro. E abbiamo rinsaldato la consapevolezza che esiste una forte domanda d\u2019Italia nel mondo: grazie alla ricchezza della nostra cultura, alla leadership che esprimiamo nella difesa dei diritti universali, alla proiezione del nostro sistema produttivo, al grande patrimonio costituito dagli italiani che lavorano e operano all\u2019estero.<BR>La centralit\u00e0 dell\u2019individuo e delle sue libere scelte, la cultura del merito e l\u2019apertura al libero confronto devono tornare a essere il punto di forza dell\u2019Italia. Qualit\u00e0 che devono ispirare quel <STRONG>nuovo umanesimo<\/STRONG><\/STRONG>, invocato dal Magnifico Rettore nella sua illuminante relazione. Credo allora che la migliore esortazione a voi studenti resti quella che Steve Jobs rivolse nel 2005 agli studenti dell\u2019Universit\u00e0 di Stanford: <STRONG>\u201cstay hungry, stay foolish\u201d<\/STRONG><\/STRONG>. Rimanete \u201caffamati\u201d, curiosi, e non perdete quel pizzico di \u201cfollia\u201d che permette di porsi obiettivi ambiziosi e di realizzarli. Gli artefici del futuro siete voi! <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cStati Uniti, Unione Europea e Paesi emergenti: nuovi equilibri economici e di sicurezza\u201d (fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Magnifico Rettore,Signor Presidente della Regione,Signor Sindaco, Signor Presidente della Provincia, Signor Comandante dell&#8217;Accademia della Guardia di Finanza,Signor Presidente della Conferenza dei Rettori,Chiarissimi Professori e cari studenti,Signore e Signori,sono molto lieto di essere in questa prestigiosa [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[3,42],"class_list":["post-22805","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","tag-diplomazia-economica","tag-unione-europea"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22805","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22805"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22805\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22805"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22805"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22805"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}