{"id":22843,"date":"2012-01-13T12:38:34","date_gmt":"2012-01-13T11:38:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/01\/20120113_intervento_dassu_iila-2\/"},"modified":"2012-01-13T12:38:34","modified_gmt":"2012-01-13T11:38:34","slug":"20120113_intervento_dassu_iila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2012\/01\/20120113_intervento_dassu_iila\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervento"},"content":{"rendered":"<p><P><EM>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/EM><\/P><br \/>\n<P>Vorrei dare anzitutto il benvenuto del governo italiano al Vice Presidente della Colombia, Angelino Garzon, amico di lunga data del nostro Paese. Un saluto anche ai promotori del CEIAL e all\u2019Istituto Italo-Latino Americano, che, in sinergia, si adoperano per intensificare i rapporti, soprattutto economici, con l\u2019America Latina. <\/P><br \/>\n<P>\u00c8 un piacere essere oggi per la prima volta all\u2019IILA nella mia veste di Sottosegretario con delega per le Americhe. <\/P><br \/>\n<P>Uno dei primi impegni del mio mandato \u00e8 stato quello di rappresentare il Governo italiano alla cerimonia di insediamento della Presidente argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, il 10 dicembre scorso. Ho avuto, in quell\u2019occasione, l\u2019opportunit\u00e0 di incontrare vari Ministri latinoamericani presenti a Buenos Aires, tra cui il Ministro degli esteri colombiano, Maria Angela Holguin. Ci siamo trovate d\u2019accordo sull\u2019obiettivo di rafforzare i rapporti sia sul piano del dialogo politico che della cooperazione economica. L\u2019incontro odierno con Angelino Garzon mi consente di mettere in pratica da subito tale proposito, in attesa di recarmi in missione a Bogot\u00e0 a capo di una delegazione imprenditoriale. Secondo la signora Holguin, la Colombia \u00e8 un paese \u201cadatto\u201d alle struttura del mondo imprenditoriale italiano: aperto sul piano commerciale e impegnato in uno sforzo infrastrutturale cui potremmo, come sistema Italia, contribuire in misura maggiore.<\/P><br \/>\n<P>Questo incontro \u00e8 anche un\u2019occasione per riflettere con voi sulle linee di azione che l\u2019Italia si propone di svolgere, sotto la guida del Ministro Terzi, verso l\u2019America Latina. Ma lasciate che prima utilizzi questo incontro per illustrarvi brevemente i risultati a cui sta giungendo, in Europa, l\u2019azione del governo Monti. E\u2019 evidente, infatti, che se voi consideraste l\u2019Italia in seria difficolt\u00e0 e l\u2019Europa in declino, l\u2019interesse per i legami con il nostro Continente diminuirebbe. Sono qui per dirvi che non \u00e8 cos\u00ec: la crisi europea \u00e8 grave ed evidente; ma verr\u00e0 superata, anche grazie al contributo dell\u2019Italia.<\/P><br \/>\n<P>1.<BR>Lasciatemi quindi partire da una premessa essenziale: l\u2019Italia, con il governo di cui sono onorata di fare parte, sta giocando una cruciale e delicata partita in Europa. La manovra economica del mese scorso le ha consentito di guadagnare la credibilit\u00e0 necessaria per tornare ai vertici dell\u2019Ue e per pesare, in una fase decisiva di discussione sulla riforma della governance economica europea, a favore di due obiettivi centrali: il completamento della disciplina fiscale con misure di crescita e di sviluppo a livello europeo; il completamento del mercato interno. <\/P><br \/>\n<P>Dico questo per sottolineare non solo che l\u2019Italia \u00e8 in realt\u00e0 pi\u00f9 solida, sul piano economico e politico, di quanto possa apparire all\u2019esterno; ma anche per dire che l\u2019Europa per cui il governo Monti si batte finir\u00e0 per essere un\u2019Europa pi\u00f9 integrata all\u2019interno (perlomeno per quel che riguarda la gestione dell\u2019eurozona) e pi\u00f9 aperta all\u2019esterno. L\u2019Italia ha un peso particolare, come terza economia dell\u2019euro, sia sul primo dossier che sul secondo. Fa parte della visione italiana dell\u2019Europa l\u2019importanza attribuita a un mercato unico basato sulla concorrenza, cui la Gran Bretagna resti ancorata.<\/P><br \/>\n<P>In breve: sia l\u2019Italia, con un mix di sforzi gi\u00e0 fatti e di riforme da fare, sia un\u2019eurozona che riesca a superare la crisi del debito sovrano e a rilanciare la crescita saranno, per l\u2019America Latina, interlocutori economici molto validi. Cos\u00ec come sono, per ragioni di vicinanza culturale, interlocutori politici naturali. <\/P><br \/>\n<P>2.<BR>Se questa premessa \u00e8 valida \u2013 e io credo che lo sia \u2013 \u00e8 bene ricordare da che punto partiamo. Negli anni scorsi, sono stati scritti vari libri e saggi sul \u201ccontinente dimenticato\u201d, l\u2019America Latina. In realt\u00e0, la politologia \u00e8 sempre stata meno rapida dei flussi finanziari. Negli ultimi anni, gli investimenti europei nella regione sono aumentati del 50% circa. Nel 2009 hanno toccato i 54 miliardi di euro, una cifra molto superiore \u2013 per fare un paragone \u2013 agli investimenti europei in Cina (circa 6 miliardi di euro nello stesso anno). Secondo i dati della Banca mondiale, \u00e8 pi\u00f9 semplice per l\u2019Europa (in termini di investimenti in capitale e di tempo) aprire un business in America Latina che in Asia orientale. Negli anni recenti, l\u2019attrazione dell\u2019America Latina \u00e8 notevolmente aumentata: non \u00e8 pi\u00f9 limitata alle risorse naturali ma anche alla capacit\u00e0 di consumo. E in effetti, per la prima volta da decenni, la crescita economica del Brasile (ormai la sesta economia mondiale) \u00e8 dovuta in larga parte al consumo interno piuttosto che agli investimenti esteri. Il che significa che il Brasile, come altri paesi nella regione, costituisce ormai un mercato decisivo per gli investitori europei. Se si aggiunge che, quanto a valori culturali e sociali, l\u2019Europa \u00e8 pi\u00f9 vicina all\u2019America Latina di quanto lo sia ad altre regioni emergenti (o gi\u00e0 emerse), si capisce che siamo di fronte a un doppio errore di percezione: l\u2019America Latina vede l\u2019Europa come un continente in declino, ma cos\u00ec non \u00e8; noi tendiamo a vedere l\u2019Asia come il solo continente in ascesa, ma cos\u00ec non \u00e8. Esiste invece un fortissimo potenziale di integrazione attraverso l\u2019Atlantico del Sud \u2013 che l\u2019Italia ha tutto l\u2019interesse a promuovere.<\/P><br \/>\n<P>3.<BR>E vengo cos\u00ec alla politica dell\u2019Italia verso il continente latino-americano. In teoria, l\u2019Italia ha due punti fermi su cui basarsi, che abbiamo sempre considerato vantaggi comparativi: l\u2019Italia \u201cfuori dall\u2019Italia\u201d, quel bacino di circa 60 milioni di persone (in larghissima maggioranza residenti nel continente sudamericano) che possono costituire un enorme valore aggiunto nelle nostre relazioni; la nostra struttura industriale, basata non solo su alcuni grandi gruppi ben presenti nel vostro continente ma anche sulle PMI e sui distretti industriali, che abbiamo spesso proposto come modello per le economie emergenti. <\/P><br \/>\n<P>Si tratta di due fattori molto importanti, che devono per\u00f2 essere pragmaticamente ripensati e aggiornati. La vicinanza culturale tra Italia e America Latina poggia su un patrimonio di valori e una memoria di cui le collettivit\u00e0 italiane sono parte determinante, essendo state motore della crescita economica di molti paesi in cui hanno trovato nuova patria. Ma il loro effettivo coinvolgimento come ponte tra l\u2019Italia e l\u2019America Latina passa anche attraverso una politica che faccia riemergere completamente le potenzialit\u00e0 di queste relazioni troppo spesso \u201ccarsiche\u201d tra l\u2019Italia, la sua gente, le sue istituzioni locali e l\u2019 \u201caltra Italia\u201d in America Latina.<\/P><br \/>\n<P>Parallelamente, la proiezione economica internazionale delle piccole e medie imprese che costituiscono la base del modello economico italiano pu\u00f2 e deve essere rafforzata. Non c\u2019\u00e8 dubbio che, a differenza di quanto accade nel caso tedesco, la sinergia fra grandi imprese, banche e PMI funzioni ancora troppo poco.<\/P><br \/>\n<P>In tal senso, \u00e8 essenziale che la creazione del nuovo ICE, la nuova Agenzia per la promozione economica internazionale, funzioni da valido strumento per l\u2019internazionalizzazione del sistema-paese. Il Ministero Terzi e il Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, stanno avviando la cabina di regia con le modalit\u00e0 previste dalla nuova legge. L\u2019obiettivo, naturalmente, \u00e8 di adottare una strategia congiunta e pi\u00f9 efficace di promozione per le imprese italiane.<\/P><br \/>\n<P>Ne abbiamo bisogno e lo dicono i dati. Nonostante le indiscusse potenzialit\u00e0 a cui accennavo prima, l\u2019Italia \u00e8 ancora solo il 9\u00b0 mercato per l\u2019America Latina (con una quota del 2,3%). Non solo la Spagna, con i suoi legami e la sua storia, ma anche la Germania, per restare all\u2019ambito europeo, si attestano su posizioni migliori \u2013 anche perch\u00e9 fra il 2001 e il 2010 gli investimenti tedeschi nella regione sono raddoppiati. <\/P><br \/>\n<P>Dico tutto questo per arrivare a una prima conclusione: se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che verso l\u2019America Latina abbiamo impostato, nel corso degli anni, una politica condivisa e bipartisan, con uno sforzo che ha incluso societ\u00e0 civile, enti locali, mondo imprenditoriale e universitario, resta importante riflettere in quali settori e come si possa fare di pi\u00f9. <\/P><br \/>\n<P>Ad esempio, \u00e8 necessario un riposizionamento del nostro sistema bancario, quasi del tutto assente ad eccezione di Intesa San Paolo. E sono necessari nuovi investimenti in tecnologia e in innovazione: risultato che potr\u00e0 venire solo dalla sinergia tra grandi imprese e universit\u00e0, continuando su una via gi\u00e0 tracciata con impegno e costanza da Enzo Scotti.<\/P><br \/>\n<P>E naturalmente c\u2019\u00e8 tutto il potenziale di cooperazione politica sviluppato negli scorsi anni, in particolare sui temi della sicurezza interna, del contrasto alla criminalit\u00e0 e al narco-traffico. Ne ho parlato con il Ministro degli esteri del Messico, la signora Espinosa.<\/P><br \/>\n<P>4.<BR>Lasciatemi aggiungere qualche parola sui processi di integrazione. L\u2019America Latina comincia ad assomigliare all\u2019Europa almeno su un punto: la moltiplicazione di gruppi, sigle, acronimi. Sto scherzando, naturalmente; la parte seria, cos\u00ec come \u00e8 seria in Europa, \u00e8 la tendenza all\u2019integrazione regionale. In quest\u2019ambito l\u2019Italia intende svolgere un ruolo costruttivo, favorendo i rapporti fra l\u2019Ue e i vari gruppi esistenti. Il regionalismo aumenta le opportunit\u00e0 di investimento economico, a cominciare dai settori chiave dell\u2019integrazione \u201cfisica\u201d (infrastrutture, telecomunicazioni). Dal mio punto di vista, deve anche essere un antidoto contro tentazioni neo-protezionistiche che esistono in entrambi i nostri Continenti ma che hanno effetti nocivi.<\/P><br \/>\n<P>Su questo, ho avuto una conversazione molto interessante con il Ministro degli esteri della Colombia. La posizione italiana \u00e8 favorevole a un aumento della concorrenza sul mercato interno, anche come condizione di un\u2019Europa aperta all\u2019esterno.<\/P><br \/>\n<P>In altri termini: dobbiamo evitare che il protezionismo sia uno dei lasciti della crisi economica e finanziaria degli ultimi anni. La cooperazione fra europei e latino-americani \u00e8 decisiva, in questo senso. L\u2019Italia \u00e8 pronta a cooperare su questo tema, come su altri, nell\u2019ambito del G-20 a presidenza messicana. <\/P><br \/>\n<P>5.<BR>Concluderei con una rapida nota \u2013 \u00e8 un ragionamento che mi piacerebbe sviluppare nei prossimi mesi \u2013 sull\u2019integrazione attraverso l\u2019Atlantico del Sud. E\u2019 del tutto comprensibile che l\u2019America latina punti sul Pacifico: lo fanno i paesi della costa occidentale naturalmente ma lo fa anche il Brasile, come indica l\u2019importanza delle relazioni con la Cina. Anche gli europei, ovviamente, guardano verso l\u2019Asia. Non possiamo pensare, tuttavia, che il 21 secolo sia solo il secolo asiatico, che l\u2019intero baricentro dell\u2019economia globale si sposti verso Est e poggi sulle spalle di una Cina che sta cominciando in realt\u00e0 a rallentare. Non \u00e8 realistico pensare, insomma, che tutto il potenziale di crescita si concentri in una sola area del mondo.<\/P><br \/>\n<P>Lo dico perch\u00e9 penso che l\u2019importanza dell\u2019integrazione atlantica non sia tramontata. Le radici culturali delle nazioni delle Americhe sono su questa sponda dell\u2019Atlantico. <\/P><br \/>\n<P>Il XX secolo \u00e8 stato caratterizzato dall\u2019integrazione nordatlantica; il XXI, pu\u00f2 ampliare e integrare questa visione, con lo sviluppo dell\u2019integrazione atlantica a Sud. L\u2019Italia crede nella complementariet\u00e0 di questi due assi e nella loro caratteristica comune: la centralit\u00e0 della democrazia. E\u2019 un progetto \u2013 politico e culturale, non solo economico &#8211; su cui potremmo lavorare insieme. Eventualmente facendone oggetto di una sessione della Sesta Conferenza latino-americana. Vi ringrazio.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Vorrei dare anzitutto il benvenuto del governo italiano al Vice Presidente della Colombia, Angelino Garzon, amico di lunga data del nostro Paese. 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