{"id":23194,"date":"2018-10-04T18:58:57","date_gmt":"2018-10-04T16:58:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2018\/10\/intervista-alla-nuova-vice-ministra-degli-esteri-emanuela-del-re\/"},"modified":"2018-10-04T18:58:57","modified_gmt":"2018-10-04T16:58:57","slug":"intervista-alla-nuova-vice-ministra-degli-esteri-emanuela-del-re","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2018\/10\/intervista-alla-nuova-vice-ministra-degli-esteri-emanuela-del-re\/","title":{"rendered":"Intervista alla nuova vice Ministra degli Esteri, Emanuela Del Re"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLa soluzione? E\u2019 la cooperazione. Soprattutto per l\u2019Africa. La nostra ambizione si chiama sviluppo condiviso, che porti benefici a tutti\u201d. Ad affermarlo \u00e8 Emanuela Del Re, Vice ministra degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale. Le considerazioni che svolge portano il segno di un vissuto fatto non solo di studi e insegnamenti accademici, ma di una lunga esperienza maturata sul campo, in zone di conflitto.<\/p>\n<p>\u201cTra la gente \u2013 sottolinea con orgoglio ed emozione la Vice ministra \u2013 mostrandoci foto con rifugiate siriane o donne yazide fuggite dall\u2019inferno dello Stato islamico\u201d. Nel suo ufficio alla Farnesina fa bella mostra di s\u00e9 un poster di Nelson Mandela. \u201cEra un suo manifesto elettorale \u2013 racconta Del Re \u2013 ero giovane, e segu\u00ec quel voto storico per il Sudafrica come osservatore internazionale, e \u2018conquistai\u2019 quel manifesto arrampicandomi su un lampione\u201d. Ed anche oggi che \u00e8 divenuta la numero due della Farnesina, quando parla di Africa, Emanuela Del Re tiene assieme sentimento e ragione, per affermare che l\u2019\u201dAfrica \u00e8 una opportunit\u00e0 e non una minaccia\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quando si parla o si scrive di Africa, i sentimenti che sembrano prevalere, sono quelli della paura, dell\u2019insicurezza, del \u201cdobbiamo difenderci\u201d. Da studiosa oltre che da Vice ministra le chiedo: ma l\u2019Africa \u00e8 davvero solo questo, per noi italiani, per noi europei?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u201dDa studiosa e ora da chi ha assunto la responsabilit\u00e0 di un settore, quello della Cooperazione internazionale che ritengo strategico per lo sviluppo del nostro Paese e per i Paesi beneficiari, le rispondo reinterpretando questa visione. L\u2019Africa in realt\u00e0 \u00e8 un continente di risorse. E lo \u00e8 da tanti punti vista, non soltanto perch\u00e9 \u00e8 un partner strategico su tutti i fronti, anche quelli della sicurezza, naturalmente. Gli aspetti negativi vanno ricordati e guai a sottovalutarli i traffici illeciti, il terrorismo, ma anche le condizioni climatiche che spesso causano grandi crisi. Ma l\u2019Africa non \u00e8 solo questo. E\u2019 anche e soprattutto altro. E\u2019 l\u2019Africa delle tante e importanti opportunit\u00e0. Perch\u00e9 l\u2019Africa \u00e8 un continente giovane, \u00e8 un continente di grande innovazione e creativit\u00e0. E\u2019 un continente dove le risorse umane costituiscono davvero un grandissimo patrimonio, soprattutto perch\u00e9 \u00e8 orientato, come interessi e valori, verso l\u2019Europa. In questo momento prevale indubbiamente l\u2019aspetto dell\u2019immigrazione, che come noi sappiamo \u00e8 sempre molto dolorosa, ma in prospettiva, se si avr\u00e0 la capacit\u00e0 e la determinazione per creare obiettivi di sviluppo reali, stabili e duraturi, in loco, nei Paesi di origine, l\u2019Africa potr\u00e0 essere un continente di grandi cambiamenti e di nuove opportunit\u00e0 economiche, sociali e politiche\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ripartirei da quest\u2019ultima affermazione, importante e impegnativa, soprattutto dopo mesi nei quali si \u00e8 molto detto, scritto e polemizzato su un\u2019affermazione: \u201cAiutiamoli a casa loro\u201d. Per Lei cosa significa realmente \u201caiutarli a casa loro\u201d?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u201dSignifica realizzare le condizioni, in positivo, per uno sviluppo condiviso, che sia tale perch\u00e9 definisce nuove relazioni tra Paesi donatori e Paesi beneficiari. E su questo mi lasci sottolineare un dato che, come Italia, dovrebbe inorgoglirci\u2026\u201d.<\/p>\n<p><strong>Vale a dire?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u201dNel campo della cooperazione siamo un gigante. Siamo il quarto Paese nel G7 in termini di percentuale tra Aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo (0,30% raggiunto quest\u2019anno con alcuni anni di anticipo rispetto a quanto previsto).<\/p>\n<p>Aiutarli a casa loro vuol dire creare un rapporto donatore-beneficiario che non sia unidirezionale ma che sia bidirezionale, e cio\u00e8 che tutti e due, sia il donatore, nel caso specifico l\u2019Italia, sia i Paesi beneficiari, un discorso che non riguarda solo i Paesi africani, possano tutti e due beneficiare da questo rapporto, in una soluzione che corrisponda realmente alle esigenze del Paese beneficiario e che allo stesso tempo dia al Paese donatore, la possibilit\u00e0 di portare avanti un rapporto importante, privilegiato, di valori condivisi, di crescita comune che nel tempo proponga soluzioni strutturali a lungo termine.<\/p>\n<p>Fino ad ora, direi che il concetto di \u2018aiutiamoli a casa loro\u2019 in realt\u00e0 \u00e8 stato un po\u2019 legato ad una visione del passato, cio\u00e8 quella che si rimanga nel Paese di origine con una concezione caritatevole dell\u2019aiuto. Deve cambiare tutto questo, e pu\u00f2 cambiare soprattutto perch\u00e9 i nostri attuali beneficiari sono, ci tengo a ribadirlo, veramente di grande capacit\u00e0. Si tratta di Paesi che possono offrire grandissime risorse al punto da rendere obsoleto lo stesso paradigma donatore-beneficiario\u201d.<\/p>\n<p><strong>Non c\u2019\u00e8 il rischio, paventato spesso da quanti, volontari, Ong, agenzie internazionali, operano sul campo, che si finisca per finanziarie dei regimi dittatoriali che tutto hanno a cuore tranne gli interessi dei loro popoli. In termini ancora pi\u00f9 diretti e un po\u2019 brutali: l\u2019Italia in Africa cerca interlocutori per la crescita, non solo economica ma civile, politica, democratica, o dei Gendarmi che custodiscano, non importa come, le frontiere esterne?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u201d\u00c8 una domanda complessa, che merita una risposta di ordine politico che per\u00f2 richiede anche alcune puntualizzazioni tecniche necessarie per comprendere appieno l\u2019andamento di alcune dinamiche ed equilibri internazionali. L\u2019Italia in Africa si \u00e8 sempre mossa su pi\u00f9 fronti e con un impegno che sta nei fatti: siamo tra i donatori maggiori, con un grande impegno in tantissimi Paesi, abbiamo una delle reti diplomatiche pi\u00f9 importanti, in termini quantitativi e qualitativi. Di Africa si parla quasi sempre per rimarcare conflitti e negativit\u00e0. Ma in quel continente delle opportunit\u00e0 e del cambiamento possibili, avvengono anche fatti di segno opposto, che aprono il cuore alla speranza\u2026\u201d.<\/p>\n<p><strong>A cosa si riferisce?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u201dAll\u2019accordo di pace fra Etiopia ed Eritrea, un percorso difficile (come dimostrano le recenti violenze ad Addis) ma che testimonia una visione lungimirante). Ebbene, in quei Paesi operano due grandi scuole italiane che fanno crescere la classe media locale. E\u2019 un esempio, per dire che l\u2019Italia si \u00e8 mossa su questo fronte per aiutare l\u2019affermarsi di solide basi, anche politiche, dall\u2019interno, attraverso l\u2019intervento, prezioso della nostra Cooperazione, di tante Ong, o con il finanziamento di progetti di sviluppo che sono certificati, assolutamente ben monitorati in ogni passaggio e che prevedono un percorso articolato con il controllo dei risultati. Sappiamo bene che esistono situazioni alquanto problematiche, ma anche in quel caso intervenire con una visione positiva, di sostegno alla crescita e allo sviluppo della societ\u00e0, \u00e8 di fondamentale importanza, anche in una ottica di sicurezza. Vogliamo parlare di Libia?\u201d.<\/p>\n<p><strong>Mai argomento \u00e8 di cos\u00ec stringente attualit\u00e0\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u201dLa Libia, che \u00e8 un Paese molto difficile in questo momento, \u00e8 una realt\u00e0 che viene affrontata su pi\u00f9 fronti. Uno di essi, che a me \u00e8 particolarmente caro e nel quale credo profondamente, \u00e8 quello scaturito dall\u2019accordo firmato venerd\u00ec scorso a Bruxelles, tra l\u2019Unione Europea e l\u2019Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Si tratta di un accordo che vede l\u2019Italia protagonista, in quanto l\u2019Ue ha stanziato 50 milioni di euro, dei quali 28 sono andati alla gestione dell\u2019Undp ma 22 sono stati delegati dall\u2019Unione Europea all\u2019Italia e l\u2019Italia \u00e8 orgogliosissima di questo perch\u00e9 con questi 22 milioni potremo aiutare ben 24 comuni della Libia non soltanto a ricostruire le infrastrutture, strade, ponti, ma anche il tessuto della societ\u00e0, perch\u00e9 potremo contribuire alla ricostruzione delle amministrazioni locali , fare in modo che vi sia una societ\u00e0 civile funzionante, e da questo punto di vista io credo che si tratti di una delle pi\u00f9 belle occasioni per l\u2019Italia di partecipare alla ricostruzione in un momento in cui la Libia \u00e8 uno di quei Paesi che potrebbe farci pensare alla necessit\u00e0 di un \u2018gendarme\u2019. Ma la nostra risposta \u00e8 ben altra: accompagniamo, prendiamo per mano la societ\u00e0 libica e cerchiamo di portarla, insieme, verso il futuro\u201d.<\/p>\n<p><strong>Guardando alla Libia e pi\u00f9 in generale all\u2019Africa, Lei ritiene che la \u201cdiplomazia degli affari\u201d e quella dei diritti umani possano non solo conciliarsi ma trovare una sintesi virtuosa?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u201dSiamo in un momento storico di grandissimo fermento intellettuale e aggiungerei di grande consapevolezza dei problemi dell\u2019essere umano, su tutti i fronti e a tutte le latitudini. Questo ci fa pensare che \u00e8 vero che da un lato il mondo imprenditoriale spesso in passato ci \u00e8 apparso arido o ha trovato degli ostacoli profondi, ad esempio sul terreno della sicurezza, \u00e8 vero anche che abbiamo una larghissima quantit\u00e0 di imprese che lavorano comunque anche nelle zone pi\u00f9 difficili, come l\u2019Etiopia dove noi abbiamo una forte presenza imprenditoriale.<\/p>\n<p>A questo si somma il fatto che il mondo imprenditoriale \u00e8 oggi consapevole dell\u2019impatto sulle societ\u00e0 locali, per cui ritengo che possa essere un veicolo fondamentale per portare valori, come quelli italiani, che sono valori di condizioni di lavoro oneste, rispettose, eticamente accettabili, e che quindi diventano un riferimento di sviluppo sostenibile a lungo termine basato sul rispetto dei diritti umani, In questo panorama, anche gli imprenditori e il mondo degli affari diventa, quando \u00e8 onesto ovviamente, un punto di riferimento valoriale. Pi\u00f9 noi uniamo i vari fronti\u2019 come quello della politica, insieme a quello dello sviluppo sociale, le Ong, che sono fondamentali, e dunque la societ\u00e0 civile, con il mondo dell\u2019imprenditoria, pi\u00f9 potremo avere risultati importanti risultati concreti\u201d.<\/p>\n<p><strong>Lei ha una delega importante: quella alla Cooperazione internazionale. Come risponde a quanti, anche nel mondo politico, sostengono che spendere soldi pubblici in questo campo \u00e8 un \u201clusso\u201d che l\u2019Italia non pu\u00f2 permettersi?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u201dRispondo che il mondo globalizzato non ci isola. Mai. Noi non siamo pi\u00f9 isole ma siamo invece arcipelaghi ben connessi. Questo vuol dire che qualunque cosa accada in questa piccola parte di mondo in cui viviamo ha una enorme ripercussione altrove e viceversa. Questo insegna anche che la cooperazione, come \u00e8 implicito nel termine stesso, \u00e8 un modo di operare insieme per qualcosa.<\/p>\n<p>Quel qualcosa inerisce il nostro futuro e di conseguenza dobbiamo avere piena e forte consapevolezza di quanto sia importante investire anche in Paesi terzi perch\u00e9 il riflesso di questo investimento sul nostro mondo \u00e8 assolutamente positivo, ma non nel senso della divisione, dell\u2019allontanamento o della parcellizzazione del mondo globalizzato, bens\u00ec nel senso di una forte unit\u00e0. I giovani, su cui penso che si debba investire moltissimo, sono giovani ormai globalizzati, senza confini.<\/p>\n<p>Il giovane globalizzato, da dovunque venga, \u00e8 quello che si fa portatore, se ha avuto una interazione proficua ad esempio attraverso la cooperazione, con Paesi che hanno gi\u00e0 fatto un percorso di acquisizione di normative, di costituzioni, di leggi che hanno permesso l\u2019affermazione dell\u2019individuo con tutti i suoi diritti, soprattutto se debole, quel giovane globalizzato \u00e8 un giovane che diventer\u00e0 un ambasciatore di progresso e stabilit\u00e0 nel mondo, un agente sociale produttore di rimesse sociali.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 anche un impegno che deve vedere protagonista l\u2019Europa nel suo insieme, per rilanciare i suoi valori fondanti che sono quelli dell\u2019inclusione, del rispetto dei diritti umani, dell\u2019apertura verso l\u2019altro, della consapevolezza di avere una grande opportunit\u00e0 di poter condividere problemi e di poterli affrontare insieme, anche per il bene di quello che \u00e8 il vicinato. E\u2019 importante continuare a guardare ad Est, ma certamente l\u2019impegno importante adesso \u00e8 quello di far crescere un continente di grandi risorse come \u00e8 l\u2019Africa. Un continente che appartiene al Mediterraneo, che condivide, nel bene e nel male, una storia con grandi Paesi europei. Un continente che guarda con favore ai valori europei, in cui tende sempre pi\u00f9 a riconoscersi. E questa \u00e8 una opportunit\u00e0 che non possiamo perdere\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Africa \u00e8 anche speranza. Sul piano politico, qual \u00e8 quella pi\u00f9 importante degli ultimi tempi?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u201dL\u2019ho gi\u00e0 accennato in precedenza: l\u2019accordo di tra Etiopia ed Eritrea. E\u2019 la pi\u00f9 bella notizia di quest\u2019anno, che ci riempie di grandissima gioia. E\u2019 un segnale importantissimo, che ci viene soprattutto dal giovane premier etiope, Ably Ahmed Ali, il pi\u00f9 giovane primo ministro africano, una persona che ha avuto la grande intelligenza di credere, al di l\u00e0 delle ideologie o del problema dei confini, nell\u2019elemento propulsivo che consiste nella pace. Questo suo enorme coraggio va riconosciuto e sostenuto, assieme all\u2019Eritrea che ha creduto nella possibilit\u00e0 del processo. Una pace alla quale potr\u00e0 contribuire anche l\u2019Europa e il nostro Paese, L\u2019Italia nel biennio 2017-2018 ha donato oltre 81 milioni di euro per interventi di sviluppo e umanitari in Etiopia, Somalia ed Eritrea, e contributi di aiuto all\u2019Eritrea pari a 47 milioni di euro. Gli stanziamenti potrebbero crescere, anche in funzione degli sviluppi del processo di stabilizzazione nella regione. Un investimento sul futuro. Un futuro di pace e di cooperazione, con i giovani globalizzati come protagonisti\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cLa soluzione? E\u2019 la cooperazione. Soprattutto per l\u2019Africa. La nostra ambizione si chiama sviluppo condiviso, che porti benefici a tutti\u201d. Ad affermarlo \u00e8 Emanuela Del Re, Vice ministra degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale. 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