{"id":23199,"date":"2018-09-19T17:09:28","date_gmt":"2018-09-19T15:09:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2018\/09\/aiutiamoli-a-casa-loro-in-modo-nuovo-parla-all-huffpost-la-vice-ministra-degli-esteri-emanuela-del-re-2\/"},"modified":"2018-09-19T17:09:28","modified_gmt":"2018-09-19T15:09:28","slug":"aiutiamoli-a-casa-loro-in-modo-nuovo-parla-all-huffpost-la-vice-ministra-degli-esteri-emanuela-del-re","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2018\/09\/aiutiamoli-a-casa-loro-in-modo-nuovo-parla-all-huffpost-la-vice-ministra-degli-esteri-emanuela-del-re\/","title":{"rendered":"&#8220;Aiutiamoli a casa loro in modo nuovo&#8221;. Parla all&#8217;Huffpost la vice ministra degli Esteri Emanuela Del Re"},"content":{"rendered":"<p>All&#8217;Huffpost la prima intervista della numero due alla Farnesina. &#8220;\u00c8 un investimento in pace e sicurezza, non carit\u00e0. Soluzione in Africa \u00e8 la cooperazione&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;La soluzione? \u00c8 la cooperazione. Soprattutto per l&#8217;Africa. La nostra ambizione si chiama sviluppo condiviso, che porti benefici a tutti&#8221;. Emanuela Del Re, vice ministra degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale, sceglie l&#8217;<em>HuffPost <\/em>per la sua prima intervista in cui parla dell&#8217;Italia come di un &#8220;gigante&#8221; della cooperazione e della necessit\u00e0 di cambiare la visione del concetto &#8220;aiutarli a casa loro&#8221;.<\/p>\n<p>Le considerazioni che svolge portano il segno di un vissuto fatto non solo di studi e insegnamenti accademici, ma di una lunga esperienza maturata sul campo, in zone di conflitto. &#8220;Tra la gente&#8221; sottolinea con orgoglio ed emozione, mostrandoci foto con rifugiate siriane o donne yazide fuggite dall&#8217;inferno dello Stato islamico. Nel suo ufficio alla Farnesina fa bella mostra di s\u00e9 un poster di Nelson Mandela. &#8220;Era un suo manifesto elettorale \u2013 racconta Del Re \u2013 Ero giovane, seguii quel voto storico per il Sudafrica come osservatore internazionale, &#8216;conquistai&#8217; quel manifesto arrampicandomi su un lampione&#8221;. E anche oggi che \u00e8 divenuta la numero due della Farnesina, quando parla di Africa, Emanuela Del Re tiene assieme sentimento e ragione, per affermare che &#8220;l&#8217;Africa \u00e8 una opportunit\u00e0 e non una minaccia&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Quando si parla o si scrive di Africa, i sentimenti che sembrano prevalere, sono quelli della paura, dell&#8217;insicurezza, del &#8220;dobbiamo difenderci&#8221;. Da studiosa, oltre che da vice ministra, le chiedo: ma l&#8217;Africa \u00e8 davvero solo questo, per noi italiani, per noi europei?<\/strong><\/p>\n<p>Da studiosa e ora da chi ha assunto la responsabilit\u00e0 di un settore, quello della Cooperazione internazionale che ritengo strategico per lo sviluppo del nostro Paese e per i Paesi beneficiari, le rispondo reinterpretando questa visione. L&#8217;Africa in realt\u00e0 \u00e8 un continente di risorse. E lo \u00e8 da tanti punti di vista, non soltanto perch\u00e9 \u00e8 un partner strategico su tutti i fronti, anche quelli della sicurezza, naturalmente. Gli aspetti negativi vanno ricordati e guai a sottovalutarli: i traffici illeciti, il terrorismo, ma anche le condizioni climatiche che spesso causano grandi crisi. Ma l&#8217;Africa non \u00e8 solo questo. \u00c8 anche e soprattutto altro. \u00c8 l&#8217;Africa delle tante e importanti opportunit\u00e0. Perch\u00e9 l&#8217;Africa \u00e8 un continente giovane, \u00e8 un continente di grande innovazione e creativit\u00e0. \u00c8 un continente dove le risorse umane costituiscono davvero un grandissimo patrimonio, soprattutto perch\u00e9 \u00e8 orientato, come interessi e valori, verso l&#8217;Europa. In questo momento prevale indubbiamente l&#8217;aspetto dell&#8217;immigrazione, che come noi sappiamo \u00e8 sempre molto dolorosa, ma in prospettiva, se si avr\u00e0 la capacit\u00e0 e la determinazione per creare obiettivi di sviluppo reali, stabili e duraturi, in loco, nei Paesi di origine, l&#8217;Africa potr\u00e0 essere un continente di grandi cambiamenti e di nuove opportunit\u00e0 economiche, sociali e politiche.<\/p>\n<p><strong>Ripartirei da quest&#8217;ultima affermazione, importante e impegnativa, soprattutto dopo mesi nei quali si \u00e8 molto detto, scritto e polemizzato su un&#8217;affermazione: &#8220;Aiutiamoli a casa loro&#8221;. Per lei cosa significa realmente &#8220;aiutarli a casa loro&#8221;?<\/strong><\/p>\n<p>Significa realizzare le condizioni, in positivo, per uno sviluppo condiviso, che sia tale perch\u00e9 definisce nuove relazioni tra Paesi donatori e Paesi beneficiari. E su questo mi lasci sottolineare un dato che, come Italia, dovrebbe inorgoglirci&#8230;<\/p>\n<p><strong>Vale a dire?<\/strong><\/p>\n<p>Nel campo della cooperazione siamo un gigante. Siamo il quarto Paese nel G7 in termini di percentuale tra aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo (0,30% raggiunto quest&#8217;anno con alcuni anni di anticipo rispetto a quanto previsto). Aiutarli a casa loro vuol dire creare un rapporto donatore-beneficiario che non sia unidirezionale, ma che sia bidirezionale, e cio\u00e8 che tutti e due, sia il donatore, nel caso specifico l&#8217;Italia, sia i Paesi beneficiari &#8211; un discorso che non riguarda solo i Paesi africani &#8211; possano tutti e due beneficiare da questo rapporto, in una soluzione che corrisponda realmente alle esigenze del Paese beneficiario e che allo stesso tempo dia al Paese donatore, la possibilit\u00e0 di portare avanti un rapporto importante, privilegiato, di valori condivisi, di crescita comune che nel tempo proponga soluzioni strutturali a lungo termine. Fino ad ora, direi che il concetto di &#8216;aiutiamoli a casa loro&#8217; in realt\u00e0 \u00e8 stato un po&#8217; legato ad una visione del passato, cio\u00e8 quella che si rimanga nel Paese di origine con una concezione caritatevole dell&#8217;aiuto. Deve cambiare tutto questo, e pu\u00f2 cambiare soprattutto perch\u00e9 i nostri attuali beneficiari sono, ci tengo a ribadirlo, veramente di grande capacit\u00e0. Si tratta di Paesi che possono offrire grandissime risorse al punto da rendere obsoleto lo stesso paradigma donatore-beneficiario.<\/p>\n<p><strong>Non c&#8217;\u00e8 il rischio, paventato spesso da quanti, volontari, Ong, agenzie internazionali, operano sul campo, che si finisca per finanziarie dei regimi dittatoriali che tutto hanno a cuore tranne gli interessi dei loro popoli. In termini ancora pi\u00f9 diretti e un po&#8217; brutali: l&#8217;Italia in Africa cerca interlocutori per la crescita, non solo economica ma civile, politica, democratica, o dei Gendarmi che custodiscano, non importa come, le frontiere esterne?<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; una domanda complessa, che merita una risposta di ordine politico che per\u00f2 richiede anche alcune puntualizzazioni tecniche necessarie per comprendere appieno l&#8217;andamento di alcune dinamiche ed equilibri internazionali. L&#8217;Italia in Africa si \u00e8 sempre mossa su pi\u00f9 fronti e con un impegno che sta nei fatti: siamo tra i donatori maggiori, con un grande impegno in tantissimi Paesi, abbiamo una delle reti diplomatiche pi\u00f9 importanti, in termini quantitativi e qualitativi. Di Africa si parla quasi sempre per rimarcare conflitti e negativit\u00e0. Ma in quel continente delle opportunit\u00e0 e del cambiamento possibili, avvengono anche fatti di segno opposto, che aprono il cuore alla speranza&#8230;.<\/p>\n<p><strong>A cosa si riferisce?<\/strong><\/p>\n<p>All&#8217;accordo di pace fra Etiopia ed Eritrea, un percorso difficile (come dimostrano le recenti violenze ad Addis) ma che testimonia una visione lungimirante. Ebbene, in quei Paesi operano due grandi scuole italiane che fanno crescere la classe media locale. \u00c8 un esempio, per dire che l&#8217;Italia si \u00e8 mossa su questo fronte per aiutare l&#8217;affermarsi di solide basi, anche politiche, dall&#8217;interno, attraverso l&#8217;intervento, prezioso della nostra Cooperazione, di tante Ong, o con il finanziamento di progetti di sviluppo che sono certificati, assolutamente ben monitorati in ogni passaggio e che prevedono un percorso articolato con il controllo dei risultati. Sappiamo bene che esistono situazioni alquanto problematiche, ma anche in quel caso intervenire con una visione positiva, di sostegno alla crescita e allo sviluppo della societ\u00e0, \u00e8 di fondamentale importanza, anche in una ottica di sicurezza. Vogliamo parlare di Libia?<\/p>\n<p><strong>Mai argomento \u00e8 di cos\u00ec stringente attualit\u00e0&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>La Libia, che \u00e8 un Paese molto difficile in questo momento, \u00e8 una realt\u00e0 che viene affrontata su pi\u00f9 fronti. Uno di essi, che a me \u00e8 particolarmente caro e nel quale credo profondamente, \u00e8 quello scaturito dall&#8217;accordo firmato venerd\u00ec scorso a Bruxelles, tra l&#8217;Unione Europea e l&#8217;Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Si tratta di un accordo che vede l&#8217;Italia protagonista, in quanto l&#8217;Ue ha stanziato 50 milioni di euro, dei quali 28 sono andati alla gestione dell&#8217;Undp ma 22 sono stati delegati dall&#8217;Unione Europea all&#8217;Italia e l&#8217;Italia \u00e8 orgogliosissima di questo perch\u00e9 con questi 22 milioni potremo aiutare ben 24 Comuni della Libia non soltanto a ricostruire le infrastrutture, strade, ponti, ma anche il tessuto della societ\u00e0, perch\u00e9 potremo contribuire alla ricostruzione delle amministrazioni locali, fare in modo che vi sia una societ\u00e0 civile funzionante, e da questo punto di vista io credo che si tratti di una delle pi\u00f9 belle occasioni per l&#8217;Italia di partecipare alla ricostruzione in un momento in cui la Libia \u00e8 uno di quei Paesi che potrebbe farci pensare alla necessit\u00e0 di un &#8216;gendarme&#8217;. Ma la nostra risposta \u00e8 ben altra: accompagniamo, prendiamo per mano la societ\u00e0 libica e cerchiamo di portarla, insieme, verso il futuro.<\/p>\n<p><strong>Guardando alla Libia e pi\u00f9 in generale all&#8217;Africa, Lei ritiene che la &#8220;diplomazia degli affari&#8221; e quella dei diritti umani possano non solo conciliarsi ma trovare una sintesi virtuosa?<\/strong><\/p>\n<p>Siamo in un momento storico di grandissimo fermento intellettuale e aggiungerei di grande consapevolezza dei problemi dell&#8217;essere umano, su tutti i fronti e a tutte le latitudini. Questo ci fa pensare che \u00e8 vero che da un lato il mondo imprenditoriale spesso in passato ci \u00e8 apparso arido o ha trovato degli ostacoli profondi, ad esempio sul terreno della sicurezza, \u00e8 vero anche che abbiamo una larghissima quantit\u00e0 di imprese che lavorano comunque anche nelle zone pi\u00f9 difficili, come l&#8217;Etiopia dove noi abbiamo una forte presenza imprenditoriale. E a questo si somma il fatto che il mondo imprenditoriale \u00e8 oggi consapevole dell&#8217;impatto sulle societ\u00e0 locali, per cui ritengo che possa essere un veicolo fondamentale per portare valori, come quelli italiani, che sono valori di condizioni di lavoro oneste, rispettose, eticamente accettabili, e che quindi diventano un riferimento di sviluppo sostenibile a lungo termine basato sul rispetto dei diritti umani. In questo panorama, anche gli imprenditori e il mondo degli affari diventa, quando \u00e8 onesto ovviamente, un punto di riferimento valoriale. Pi\u00f9 noi uniamo i vari fronti&#8217; come quello della politica, insieme a quello dello sviluppo sociale, le Ong, che sono fondamentali, e dunque la societ\u00e0 civile, con il mondo dell&#8217;imprenditoria, pi\u00f9 potremo avere risultati importanti risultati concreti.<\/p>\n<p><strong>Lei ha una delega importante: quella alla Cooperazione internazionale. Come risponde a quanti, anche nel mondo politico, sostengono che spendere soldi pubblici in questo campo \u00e8 un &#8220;lusso&#8221; che l&#8217;Italia non pu\u00f2 permettersi?<\/strong><\/p>\n<p>Rispondo che il mondo globalizzato non ci isola. Mai. Noi non siamo pi\u00f9 isole ma siamo invece arcipelaghi ben connessi. Questo vuol dire che qualunque cosa accada in questa piccola parte di mondo in cui viviamo ha una enorme ripercussione altrove e viceversa. Questo insegna anche che la cooperazione, come \u00e8 implicito nel termine stesso, \u00e8 un modo di operare insieme per qualcosa. Quel qualcosa inerisce il nostro futuro e di conseguenza dobbiamo avere piena e forte consapevolezza di quanto sia importante investire anche in Paesi terzi perch\u00e9 il riflesso di questo investimento sul nostro mondo \u00e8 assolutamente positivo, ma non nel senso della divisione, dell&#8217;allontanamento o della parcellizzazione del mondo globalizzato, bens\u00ec nel senso di una forte unit\u00e0. I giovani, su cui penso che si debba investire moltissimo, sono giovani ormai globalizzati, senza confini. Il giovane globalizzato, da dovunque venga, \u00e8 quello che si fa portatore, se ha avuto una interazione proficua ad esempio attraverso la cooperazione, con Paesi che hanno gi\u00e0 fatto un percorso di acquisizione di normative, di costituzioni, di leggi che hanno permesso l&#8217;affermazione dell&#8217;individuo con tutti i suoi diritti, soprattutto se debole, quel giovane globalizzato \u00e8 un giovane che diventer\u00e0 un ambasciatore di progresso e stabilit\u00e0 nel mondo, un agente sociale produttore di rimesse sociali.. E questo \u00e8 anche un impegno che deve vedere protagonista l&#8217;Europa nel suo insieme, per rilanciare i suoi valori fondanti che sono quelli dell&#8217;inclusione, del rispetto dei diritti umani, dell&#8217;apertura verso l&#8217;altro, della consapevolezza di avere una grande opportunit\u00e0 di poter condividere problemi e di poterli affrontare insieme, anche per il bene di quello che \u00e8 il vicinato. E&#8217; importante continuare a guardare ad Est, ma certamente l&#8217;impegno importante adesso \u00e8 quello di far crescere un continente di grandi risorse come \u00e8 l&#8217;Africa. Un continente che appartiene al Mediterraneo, che condivide, nel bene e nel male, una storia con grandi Paesi europei. Un continente che guarda con favore ai valori europei, in cui tende sempre pi\u00f9 a riconoscersi. E questa \u00e8 una opportunit\u00e0 che non possiamo perdere.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Africa \u00e8 anche speranza. Sul piano politico, qual \u00e8 quella pi\u00f9 importante degli ultimi tempi?<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;ho gi\u00e0 accennato in precedenza: l&#8217;accordo di pace tra Etiopia ed Eritrea. E&#8217; la pi\u00f9 bella notizia di quest&#8217;anno, che ci riempie di grandissima gioia. E&#8217; un segnale importantissimo, che ci viene soprattutto dal giovane premier etiope, Ably Ahmed Ali, il pi\u00f9 giovane primo ministro africano, una persona che ha avuto la grande intelligenza di credere, al di l\u00e0 delle ideologie o del problema dei confini, nell&#8217;elemento propulsivo che consiste nella pace. Questo suo enorme coraggio va riconosciuto e sostenuto, assieme all&#8217;Eritrea che ha creduto nella possibilit\u00e0 del processo. Una pace alla quale potr\u00e0 contribuire anche l&#8217;Europa e il nostro Paese, L&#8217;Italia nel biennio 2017-2018 ha donato oltre 81 milioni di euro per interventi di sviluppo e umanitari in Etiopia, Somalia ed Eritrea, e contributi di aiuto all&#8217;Eritrea pari a 47 milioni di euro. Gli stanziamenti potrebbero crescere, anche in funzione degli sviluppi del processo di stabilizzazione nella regione. Un investimento sul futuro. Un futuro di pace e di cooperazione, con i giovani globalizzati come protagonisti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"All&#8217;Huffpost la prima intervista della numero due alla Farnesina. &#8220;\u00c8 un investimento in pace e sicurezza, non carit\u00e0. Soluzione in Africa \u00e8 la cooperazione&#8221; &#8220;La soluzione? \u00c8 la cooperazione. Soprattutto per l&#8217;Africa. La nostra ambizione si chiama sviluppo condiviso, che porti benefici a tutti&#8221;. 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