{"id":23241,"date":"2017-11-13T09:43:23","date_gmt":"2017-11-13T08:43:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/11\/giro-ii-mondo-dia-sicurezza-alle\/"},"modified":"2017-11-13T09:43:23","modified_gmt":"2017-11-13T08:43:23","slug":"giro-ii-mondo-dia-sicurezza-alle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2017\/11\/giro-ii-mondo-dia-sicurezza-alle\/","title":{"rendered":"Giro: \u00abII mondo dia sicurezza alle minoranze a Ninive\u00bb (Avvenire)"},"content":{"rendered":"<p>Il primo problema per chi ritorna \u00e8 la fiducia. I cristiani sono stati martoriati e gli yazidi hanno lo stesso problema e forse sono ancora pi\u00f9 abbandonati perch\u00e9 non hanno un retroterra in Occidente, dove potersi rifugiare\u00bb, osserva Mario Giro. \u00abL&#8217;unica vera risposta &#8211; prosegue il viceministro degli Esteri &#8211; \u00e8 che la comunit\u00e0 internazionale se ne faccia carico mentre oggi, comprensibilmente, \u00e8 ancora preoccupata dalla guerra contro il Califfato e di quanto accade nella vicina Siria. Ancora non c&#8217;\u00e8 un vero programma globale, nemmeno dell&#8217;Onu, di &#8220;replacement&#8221; di tutte queste persone protette ed accompagnate\u00bb. Una &#8220;protezione internazionale&#8221;, invocata come un mantra per tre anni dai caldei e dei siro-cattolici sfollati a Erbil, Dohuk e nel resto del Kurdistan iracheno. \u00ab\u00c8 quello che ci vuole, e il pi\u00f9 rapidamente possibile. L&#8217;Italia lo desidera e non vede altra possibilit\u00e0: se no se ne dovranno andare tutti\u00bb. \u00c8 come un appello la riflessione di Giro che prosegue: \u00abImmagino il dilemma di un capofamiglia cristiano o yazida in questo momento. Una triste realt\u00e0 da cui non si sfugge senza un sistema internazionale\u00bb. Un rientro fra incertezze e paure per chi, in 3 anni di attesa, non ha tentato di emigrare in Occidente o in Australia. Un rientro quasi obbligato da quanto, fra settembre e ottobre, la diocesi di Erbil non ha pi\u00f9 pagato gli affitti perle case agli sfollati. Dismessi pure i campi profughi tranne quello di &#8220;Ankawa 2&#8221; : ora accoglie solo 150 famiglie cristiane fuggite da Mosul che non si fidano ancora a rientrare. Per gli altri nessuna casa e nemmeno istruzione ai figli: il governo ha chiuso a Erbil le scuole per i profughi e, trasferiti gli insegnanti, iniziato una riapertura a singhiozzo dei corsi nella Piana di Ninive. Impossibile avere una contabilit\u00e0 esatta dei rientri: da Erbil sono ripartiti circa 25mila cristiani a cui si devono aggiungere quelli delle altre province del Kurdistan. Per prima cosa i cristiani chiedono ai sacerdoti gi\u00e0 residenti la benedizione della casa, scampata alla distruzione: infissi riparati con mezzi di fortuna e una ripassata di bianco su mura nere di fumo con i mobili devastati accatastati in giardino. Benedizione di una abitazione che spesso \u00e8 presa in affitto, a prezzi di favore, perch\u00e9 met\u00e0 delle case sono state devastate. Per 2.500 famiglie cristiane di Qaraqosh &#8211; circa 20mila abitanti quando nel 2015 erano pi\u00f9 del doppio &#8211; questo \u00e8 il ritorno a Ninive. Ancora pi\u00f9 incerto il rientro nei centri pi\u00f9 piccoli come Bartalla e Bashiqa, ancora pi\u00f9 indifesi e in buona parte rasi al suolo. Tutto questo in una Piana di Ninive in cui si scontrano &#8211; come faglie telluriche &#8211; le tensioni fra curdi e iracheni, l&#8217;irredentismo jihadista sunnita e, da ultimo, le milizie sciite filo iraniane. \u00abTutto ci\u00f2 che accade nel nord dell&#8217;Iraq pu\u00f2 compromettere un ripristino della vita, gi\u00e0 difficilissimo da progettare dopo anni e anni di guerra\u00bb, spiega il viceministro Mario Giro. La sconfitta, politica e militare, del progetto autonomista curdo ha indebolito chi \u00absi era impegnato, con un interesse non solo umanitario, a difendere le minoranze\u00bb. Un Kurdistan umiliato e ora diviso, che vive in queste settimane la decisiva resa dei conti con Baghdad, a cui l&#8217;Italia ha dato un grande sostegno nell&#8217;addestramento militare dei peshmerga: \u00abContinua ora la nostra funzione di mediazione e pacificatrice: tutto ci\u00f2 che ritarda la costruzione della convivenza \u00e8 negativo. Rispettiamo molto quello che i curdi hanno fatto, spesso soli, davanti all&#8217;avanzata del Daesh. Ora dobbiamo aiutarli a ricucire una convivenza, ma questo riguarda veramente tutti in Iraq\u00bb, pure i sunniti e gli sciiti in tutto l&#8217;Iraq, afferma Giro. Ma oltre che la fiducia \u00abora mancano le condizioni per ritornare\u00bb, prosegue il viceministro. Molti progetti di Ong, dopo che Baghdad ha chiuso le frontiere e limitato i visti, sono bloccati, Ma l&#8217;impegno della Cooperazione italiana prosegue: ricostruzione delle infrastrutture (elettricit\u00e0, acquedotti, scuole) e le abitazioni nella Piana di Ninive per 1,5 milioni di euro a cui si aggiunge un intervento di 1 milione di euro nei campi profughi di Dohuk a sostegno delle vedove e degli orfani delle vittime del Califfato o delle &#8220;schiave del sesso&#8221; fuggite. \u00abLa situazione \u00e8 molto delicata, pu\u00f2 cambiare di momento in momento: il nostro non \u00e8 ancora grande investimento ma volevamo essere i primi a lavorare per la ricostruzione concreta\u00bb, spiega il viceministro. La Piana di Ninive e i cristiani come &#8220;cartine tornasole&#8221; di una convivenza ancora possibile in Iraq e in Medio Oriente. \u00abSignificativo che dei musulmani vogliano restaurare a Mosul seconda chiesa pi\u00f9 grande di Iraq. Chi vuole la convivenza vuole pure che i cristiani rimangano\u00bb, conclude Mario Giro. Per scacciare i demoni del passato: il premier iracheno Abadi ieri ha annunciato una controffensiva nell&#8217;Anbar per sgominare le ultime sacche di resistenza del Daesh. Ma poco oltre il confine siriano i jihadisti hanno ripreso Abu Kamal, \u201cliberata\u201d tre giorni fa. Demoni pronti a tornare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il primo problema per chi ritorna \u00e8 la fiducia. 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