{"id":23717,"date":"2014-09-09T08:45:23","date_gmt":"2014-09-09T06:45:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2014\/09\/20140909_giroeuropa-2\/"},"modified":"2014-09-09T08:45:23","modified_gmt":"2014-09-09T06:45:23","slug":"20140909_giroeuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2014\/09\/20140909_giroeuropa\/","title":{"rendered":"Giro: \u00abQuella massa critica che spegne i fuochi\u00bb (Europa)"},"content":{"rendered":"<p><P>Davanti alla tragica vicenda attuale del Medio Oriente, torna ancora una volta il dilemma: come intervenire? Come usare la forza in caso di gravi violazioni dei diritti umani? <\/P><br \/>\n<P>Le dichiarazioni di papa Francesco sono chiare: \u00ab\u00c8 lecito fermare l\u2019aggressore ingiusto\u00bb. Il papa richiama la necessit\u00e0 di una decisione legittima, non presa da una sola nazione ma negli appropriati fori (Onu) dove ci si deve chiedere \u00abcome lo fermiamo?\u00bb. Questa \u00e8 la domanda: come intervenire? <\/P><br \/>\n<P>L\u2019esperienza delle ultime guerre (Balcani, Golfo, Nord Africa, Medio Oriente&#8230;) non \u00e8 convincente: in rari casi le crisi gestite anche mediante interventi armati hanno dato buoni risultati; in molti altri l\u2019azione militare internazionale ha complicato le situazioni rendendole ingestibili e incandescenti. La stessa crisi attuale dell\u2019Iraq discende dal conflitto del 2003: inefficace e destabilizzante. L\u2019opinione resta divisa e i leader mondiali <\/P><br \/>\n<P>sono incerti. Gli appelli di papa Francesco spingono a esplorare soluzioni praticabili, senza indulgere in qualsiasi &#8220;diritto all\u2019indifferenza&#8221;, ma nemmeno in operazioni che peggiorino la situazione. Il dilemma si ripropone ogni volta: l\u2019arco di crisi che circonda l\u2019Europa non pu\u00f2 lasciare nessuno impassibile. <\/P><br \/>\n<P>Primo punto, &#8220;la politique d\u2019abord&#8221;: emerge con chiarezza la necessit\u00e0 di una politica che oggi non esiste ancora. Saltano anche in Vicino Oriente le frontiere della Quella massa critica che spegne i fuochi Prima guerra mondiale (cos\u00ec come accadde nei Balcani), si apre una fase di prolungata instabilit\u00e0, sorgono dei mostri totalitari, i confini si rivelano fragili, si scatenano nazionalismi esacerbati, le minoranze sono oppresse, la convivenza appare impossibile e soprattutto &#8211; la crisi dell\u2019Islam produce nuovi soggetti sempre pi\u00f9 violenti e aggressivi: occorre dunque urgentemente un di pi\u00f9 di riflessione della politica internazionale che sia in grado di gestire le crisi. Se non esiste una &#8220;soluzione miracolosa&#8221;, come minimo ci si dia un obiettivo a medio termine: distinguere le crisi (anche se vanno considerate globalmente) per trovare sistemazioni temporanee ma efficaci. Il problema \u00e8 quale sia il luogo di tale condensazione politica: l\u2019Unione europea non \u00e8 ancora pronta per fare vera politica estera comune; l\u2019Onu pu\u00f2 essere bloccata dai veti; le nuove istituzioni degli Stati emergenti sono restie a prendersi responsabilit\u00e0 globali. Si tratta dunque di costituire &#8220;alleanze ad hoc&#8221; per ogni scenario, superando pregiudizi e dissensi. In chiaro: se la Russia \u00e8 una controparte in Ucraina, certamente pu\u00f2 essere un associato in Siria, vista la sua influenza sul regime. Oppure: se vogliamo che Aleppo non faccia la fine di Mosul, occorre coinvolgere Iran, Turchia e Stati del Golfo che armano i soggetti pi\u00f9 disparati; e cos\u00ec via. In questo modo la politica riprende la sua funzione non ideologica: essere creativa, proporre soluzioni possibili e ottenere quella massa critica necessaria a spegnere fuochi. In altre parole: politica non per l\u2019immagine o lo schierarsi ma per rendersi utile. Resta da riflettere sulla risposta delle democrazie occidentali davanti alle crisi. Per noi una politica realmente efficace, per quanto realista deve tener conto dei principi alla base dei nostri ordinamenti: diritti umani e protezione dei deboli. In alcuni casi l\u2019urgenza di intervenire &#8211; anche militarmente in funzione di polizia internazionale &#8211; \u00e8 impellente. <\/P><br \/>\n<P>Questa potrebbe essere la soluzione per l\u2019Iraq di oggi. Sappiamo bene che il resto del mondo, compresi Brics, Mint, Ibsa o Mist ecc., non ama la nostra dottrina dell\u2019ingerenza umanitaria, considerata uno strumento occidentale di intrusione nella sovranit\u00e0 altrui. Tuttavia anche questi Stati, ormai protagonisti della scena mondiale, sono preoccupati per le devastazioni senza controllo provocate da estremismi e fanatismi di ogni risma. Nel mondo frammentato e multipolare \u00e8 in atto un contagio virtuale tra culture politiche e religiose, che riguarda tutti. Le nuove potenze temono di pagarne il prezzo, prima o poi. <\/P><br \/>\n<P>La democrazia non si esporta, ma possiede mia sua forza intrinseca di contaminazione ed emulazione. La non-ingerenza non \u00e8 sostenibile quando i massacri avvengono sotto i nostri occhi e le vittime ci chiedono aiuto; dal canto suo l\u2019intervento deve essere portatore di una soluzione politica lunga e possedere una qualche forma di legittimit\u00e0 internazionale. <\/P><br \/>\n<P>Occorre una nuova condivisa &#8220;dottrina dell\u2019intervento&#8221; che medi tra esigenze di sovranit\u00e0 e ingerenza umanitaria. Esperti, politici e diplomatici occidentali degli stati maggiormente coinvolti nelle crisi e delle potenze emergenti devono unire i loro sforzi per porre le basi di un\u2019ingerenza legittima e riconosciuta, sulla base di principi comunemente accolti. Oggi serve una nuova Helsinki, non pi\u00f9 per evitare lo scontro bipolare e l\u2019olocausto nucleare, ma per affrontare il caos politico della globalizzazione che sotto i nostri occhi moltiplica le stragi degli innocenti. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Davanti alla tragica vicenda attuale del Medio Oriente, torna ancora una volta il dilemma: come intervenire? Come usare la forza in caso di gravi violazioni dei diritti umani? Le dichiarazioni di papa Francesco sono chiare: \u00ab\u00c8 lecito fermare l\u2019aggressore ingiusto\u00bb. 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