{"id":23825,"date":"2014-06-16T11:28:08","date_gmt":"2014-06-16T09:28:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2014\/06\/20140616_pistiraq-2\/"},"modified":"2014-06-16T11:28:08","modified_gmt":"2014-06-16T09:28:08","slug":"20140616_pistiraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2014\/06\/20140616_pistiraq\/","title":{"rendered":"Pistelli: \u00abI jihadisti mirano a spaccare in due l\u2019Iraq\u00bb (l\u2019Unit\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p><P>La guerra in Iraq, i rischi per l\u2019Occidente. Parla Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con delega anche su Iraq e Iran. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Le milizie jihadiste marciano su Baghad <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abAnzitutto occorre spegnere l\u2019incendio. Questo comporta impedire che l\u2019avanzata di Isis possa raggiungere la capitale. Che l\u2019Iraq fosse gi\u00e0 diviso in tre aree quella curda, quella sciita e la parte restante segnata negli ultimi anni da violenze crescenti &#8211; era noto a tutti. Il processo elettorale, nonostante attentati e autobomba, si era comunque svolto regolarmente. E questo forse ha illuso la comunit\u00e0 internazionale che l\u2019Iraq si fosse rassegnato a convivere con la violenza, ma andando comunque avanti&#8230;\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Invece? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abL\u2019offensiva di Isis ha l\u2019obiettivo di rompere, senza rimedio, l\u2019unit\u00e0 del Paese. Perci\u00f2 le iniziative di queste ore, prima di ogni considerazione politica, devono intanto spegnere il fuoco\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Ma come raggiungere questo obiettivo? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abSi \u00e8 molto discusso in questi ultimi giorni del discorso di Barack Obama a West Point. Qualcuno ha parlato di un\u2019America riluttante, di un rischio isolazionista. In realt\u00e0, il presidente americano ha rilanciato il valore del multilateralismo e della diplomazia preventiva, ma non ha escluso l\u2019uso della forza quando interessi fondamentali della sicurezza nazionale siano in gioco. Da qui la valutazione in corso sull\u2019uso dei droni per fermare le colonne in marcia dell\u2019Isis. Sull\u2019altro fronte, va sottolineato l\u2019appello dell\u2019ayatollah al-Sistani &#8211; massima autorit\u00e0 dello sciismo iracheno &#8211; ad arruolarsi volontari nell\u2019esercito iracheno per fermare il &#8220;terrorismo sunnita&#8221;. La qual cosa se per un verso d\u00e0 notevole valore aggiunto alla controffensiva militare, dall\u2019altro consolida la frattura settaria fra sciiti e sunniti. Certo, la resa troppo rapida delle tre brigate sunnite a Mosul e Tikrit davanti all\u2019arrivo di Isis, ha legittimamente insospettito il presidente al- Maliki, sciita\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>In campo sono scesi, e con successo, i Peshmerga curdi. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00ab\u00c8 la conferma di un dato da sempre noto a tutti gli iracheni: i combattenti Peshmerga sono considerati efficaci ed estremamente leali. Non \u00e8 un caso che il governo di Baghdad preferisse affidare ai curdi anche il controllo dei ceck-point della capitale, perch\u00e9 troppe volte si era sospettato che altre forze di sicurezza si facessero corrompere per far passare le auto imbottite di esplosivo pronte a detonare nei quartieri sciiti di Baghdad. Va detto che nonostante le tensioni politiche non infrequenti fra governo regionale curdo e quello iracheno, in questi giorni i curdi hanno messo in sicurezza decine di migliaia di persone in fuga, incluse le minoranze cristiane presenti in particolare nella zona di Ninive\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Dall\u2019Iraq in fiamme alla guerra senza fine in Siria. Il Medio Oriente torna ad essere l\u2019area pi\u00f9 destabilizzata del mondo? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abPurtroppo \u00e8 cos\u00ec. Probabilmente nessuno avrebbe scommesso un anno fa che il negoziato diplomatico pi\u00f9 vicino a un possibile successo fosse quello sul nucleare iraniano. E invece forse sar\u00e0 cos\u00ec. Quanto alla Siria, prosegue un sanguinoso conflitto a media intensit\u00e0 e, come ci dimostrano i fatti di questi giorni, proprio l\u00ec si \u00e8 radicato un progetto jihadista aggressivo che intende riscrivere le mappe della regione\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Per tornare all\u2019Iraq. C\u2019\u00e8 rischio per gli italiani presenti nel Paese? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abAbbiamo sconsigliato di viaggiare in tutto il Paese, con l\u2019eccezione di Herbil e di altre citt\u00e0 del Kurdistan. Fortunatamente gli italiani presenti nel resto del Paese sono pochi e tutti in costante contatto con l\u2019ottimo team della nostra ambasciata a Baghdad\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Con gli occhi del presente, \u00e8 una forzatura affermare che l\u2019Iraq paga oggi la sciagurata guerra di George Bush jr? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abCerto che l\u2019alternativa fra un dittatore sanguinario e laico e un progetto sanguinano jihadista, non \u00e8 un granch\u00e9. Quando i neocon abbatterono Saddam si nutriva l\u2019illusione di una facile democrazia laica e liberale, un\u2019illusione appunto. Si \u00e8 aperto, invece, un vaso di Pandora. La strada di un Islam rispettoso del pluralismo democratico o anche di una democrazia fondata su valori islamici, \u00e8 ancora lunga\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>E l\u2019Italia come pu\u00f2 contribuire ad accorciarla questa strada? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abParadossalmente, senza scorciatoie. Cio\u00e8 ingaggiando, formando, accompagnando, la nuova generazione araba ad assumersi le responsabilit\u00e0 di una inesorabile modernizzazione\u00bb. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La guerra in Iraq, i rischi per l\u2019Occidente. Parla Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con delega anche su Iraq e Iran. Le milizie jihadiste marciano su Baghad \u00abAnzitutto occorre spegnere l\u2019incendio. Questo comporta impedire che l\u2019avanzata di Isis possa raggiungere la capitale. 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