{"id":24262,"date":"2013-05-24T08:48:08","date_gmt":"2013-05-24T06:48:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/05\/20130524_pistelli_cooperazione-2\/"},"modified":"2013-05-24T08:48:08","modified_gmt":"2013-05-24T06:48:08","slug":"20130524_pistelli_cooperazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2013\/05\/20130524_pistelli_cooperazione\/","title":{"rendered":"Pistelli: \u00abPer noi la Cooperazione \u00e8 una risorsa, non un lusso\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><P>\u00abNon esiste pi\u00f9 solo la vecchia cooperazione bilaterale a dono, dobbiamo dare coerenza ad un set di politiche di sviluppo che non passano pi\u00f9 solo da Roma\u00bb. A sostenerlo \u00e8 Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con una delega \u00abpesante\u00bb: quella alla Cooperazione internazionale. In questa intervista a l`Unit\u00e0, Pistelli delinea le linee-guida della sua azione. Con un orizzonte, politico e temporale, europeista: la fine del semestre di presidenza italiana dell`Unione europea, alla fine del 2014. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>La Cooperazione<\/STRONG><STRONG> internazionale torna alla Farnesina. Con quali ambizioni? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abPartiamo con una consapevolezza: la formula emergenziale di questa coalizione e il tempo limitato a nostra disposizione. Il nostro traguardo \u00e8 la fine del semestre di presidenza italiana dell`Ue, a fine 2014: cio\u00e8 19 mesi. Il governo pu\u00f2 guadagnare tempo se lavora bene e fa riforme profonde. Tra questi obiettivi, non ho dubbi che la riforma della legge 49 sulla Cooperazione sia un traguardo possibile. Veniamo da una legislatura che aveva portato molto avanti il lavoro, abbiamo da pochi giorni cominciato a ripulire e innovare quel testo, nella convinzione che sia maturo il tempo delle riforme\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Perch\u00e9 \u00e8 politicamente significativo questo ritorno agli Esteri? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abDurante il governo Monti c`\u00e8 stato un braccio di ferro sul posizionamento della regia politica della Cooperazione, una materia che non sempre negli ultimi venti anni ha avuto almeno un sottosegretario che se ne occupasse. Ci si \u00e8 chiesti: \u00e8 meglio un ministro ma senza ministero o un vice ministro delegato ad hoc che per\u00f2 possa guidare una struttura con radicamento globale. La scelta del presidente Letta d\u00e0 una risposta in questa seconda direzione. Non ci dimentichiamo, peraltro, che tutti i testi di riforma definiscono la Cooperazione parte integrante della politica estera\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Per sviluppare un`azione efficace occorrono idee ma anche risorse adeguate, quello che \u00e8 mancato negli ultimi anni. Come invertire questa tendenza negativa, pi\u00f9 volte denunciata dalle Ong? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abRendo atto all`ex ministro Andrea Riccardi di avere lasciato dopo molti anni un bilancio, seppur magro, per\u00f2 pi\u00f9 ricco di oltre 100 milioni di euro. Se paragonato con le altre democrazie europee, il bilancio italiano \u00e8 ancora assai modesto, ad essere buoni. Stiamo per impegnarci in sede europea per un percorso graduale di rientro negli obiettivi dell`Unione europea che ci faccia abbandonare il ruolo di fanalino di coda. Un secondo elemento della riforma \u00e8 assicurare una unica regia, attraverso un fondo unico, su quella quantit\u00e0 di risorse che il Mef (Ministero dell`Economia e Finanze) versa alle sedi multilaterali: Banca mondiale, banche regionali di sviluppo, fondi globali, aiuti europei. \u00c8 bene rendersi conto, e agire di conseguenza, che non esiste pi\u00f9 solo la vecchia cooperazione bilaterale a dono, dobbiamo dare coerenza a un set di politiche di sviluppo che non passano pi\u00f9 solo da Roma\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Riformare la legge 49 \u00e8 dunque una priorit\u00e0 della sua azione. Su quali altri punti questa legge va rimodulata? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abLa legge va innovata profondamente per ci\u00f2 che concerne gli strumenti di partenariato pubblico-privato, un mondo profondamente mutato rispetto a 25 anni fa. In questo stesso arco di tempo, \u00e8 cresciuta in modo impressionante la professionalit\u00e0 e la consapevolezza delle ong nazionali e internazionali che vanno oggi associate, nella distinzione dei ruoli, a questo esercizio di regia politica sul futuro dello sviluppo\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Qual \u00e8 la sua \u00abroad map\u00bb immediata? In chiave europea e non solo? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abLa prossima settimana parteciper\u00f2 al Consiglio europeo sviluppo sugli obiettivi post 2015, per poi recarmi in Etiopia per la firma del piano triennale della nostra cooperazione: si tratta di una serie di interventi su sanit\u00e0, formazione e sviluppo che d\u00e0 all`Italia un ruolo davvero rilevante. Prima della pausa estiva andr\u00f2 anche in Palestina, Libano ed Egitto, dove stiamo affrontando alcune emergenze e dove la cooperazione pu\u00f2 essere uno strumento rilevante di stabilizzazione delle &#8220;Primavere arabe&#8221;\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il mondo della Cooperazione ha grandi aspettative. Quello che emerge \u00e8 un atteggiamento esigente e costruttivo. Quale messaggio intende lanciare a questa comunit\u00e0? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abDurante la discussione del decreto sui pagamenti della Pubblica Amministrazione, \u00e8 scattato puntuale il riflesso automatico di cercare risorse nel magro cassetto della Cooperazione. Abbiamo respinto l`attacco ma imparato l`ennesima lezione&#8230;\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Qual \u00e8 questa lezione? <\/STRONG><\/P>\u00abLa Cooperazione \u00e8 ancora percepita come il residuo di un lusso cui rinunciare nei momenti di crisi. \u00c8 un errore. Un Paese che si chiude, non solo rinuncia alla propria proiezione globale, ma non comprende che dal rafforzamento delle proprie capacit\u00e0 di solidariet\u00e0, pu\u00f2 arrivare perfino un pezzo della soluzione alla crisi. Questa battaglia culturale la dobbiamo combattere insieme\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abNon esiste pi\u00f9 solo la vecchia cooperazione bilaterale a dono, dobbiamo dare coerenza ad un set di politiche di sviluppo che non passano pi\u00f9 solo da Roma\u00bb. A sostenerlo \u00e8 Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con una delega \u00abpesante\u00bb: quella alla Cooperazione internazionale. 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