{"id":24276,"date":"2013-03-22T08:45:03","date_gmt":"2013-03-22T07:45:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/03\/20130322_intervista_dassu-2\/"},"modified":"2013-03-22T08:45:03","modified_gmt":"2013-03-22T07:45:03","slug":"20130322_intervista_dassu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2013\/03\/20130322_intervista_dassu\/","title":{"rendered":"Dass\u00f9: &#8220;L&#8217;Europa faccia la sua parte&#8221; (La Stampa)"},"content":{"rendered":"<p><P>Dass\u00f9: \u201cL\u2019Europa faccia la sua parte\u201d (La Stampa)<\/P><br \/>\n<P>Barack Obama ha detto una cosa essenziale, nella sua prima visita in Israele: scommettete sul vostro futuro e non solo sul vostro passato. L\u2019America difender\u00e0 sempre il vostro passato ossia la legittimit\u00e0 dello Stato ebraico. Ma il passato non basta: esiste un futuro che \u00e8 fatto &#8211; al tempo stesso &#8211; di minacce regionali e di grandi opportunit\u00e0. Visitando il Museo dove sono custoditi i \u00abrotoli del Mar Morto\u00bb, Obama ha ricollocato la sua presidenza (troppo a lungo distratta) dalla parte del popolo ebraico e della sua storica presenza in Terra Santa. Parlando ai giovani studenti dell`Universit\u00e0 di Gerusalemme, Obama ha invece insistito sul dinamismo, sull`innovazione, sul talento scientifico della democrazia israeliana. La societ\u00e0 prima che la politica (Obama ha preferito l`Universit\u00e0 alla Knesset). La speranza e non solo la paura. Il futuro e non solo il passato. Con l`America accanto. <\/P><br \/>\n<P>Si dir\u00e0 che un messaggio cos\u00ec \u00abmacro\u00bb non trover\u00e0 riscontro nella realt\u00e0. Le parole, in Medio Oriente, volano via pi\u00f9 veloci della sabbia. A cominciare da quelle del famoso discorso del Cairo, che avrebbe dovuto sancire, nelle intenzioni del primo mandato di Obama, un \u00abnuovo inizio\u00bb nei rapporti fra Stati Uniti e governi arabi nati dalla scossa del 2010. O si dir\u00e0 che &#8211; aldil\u00e0 della chiarezza con cui Obama ha rilanciato la soluzione dei due Stati &#8211; l`America non vede pi\u00f9 soluzioni. E neanche le coltiva pi\u00f9 di tanto: Obama lascer\u00e0 a John Kerry, il nuovo segretario di Stato, il compito di occuparsi di un negoziato che ha gi\u00e0 ucciso le speranze di troppi presidenti americani. Clinton, anzitutto. In effetti, \u00e8 difficile ricordare una visita accompagnata da un cos\u00ec basso livello di aspettative.<\/P><br \/>\n<P>Cerchiamo quindi la misura. Obama ha dato il l\u00e0, ha recuperato Israele rispetto al primo mandato, ha dimostrato &#8211; a Gerusalemme e a Ramallah &#8211; di riuscire a parlare la stessa lingua, che in parte ricorda quella di Peres: Israele ha diritto di difendersi, il dialogo \u00e8 indispensabile, la politica degli insediamenti \u00e8 di ostacolo, il terrorismo \u00e8 inaccettabile, l`integrazione economica conter\u00e0 pi\u00f9 di tutto. Ma il presidente americano non intende esporsi personalmente: la missione, per come \u00e8 concepita dalla Casa Bianca, resta essenzialmente domestica. A dieci anni dalla guerra in Iraq, il nation building, per Obama, va fatto a casa.<\/P><br \/>\n<P>Il dato essenziale da cogliere, per gli interlocutori americani nella regione, \u00e8 proprio questo. L`America non pu\u00f2 o non vuole pi\u00f9 esercitare, nella regione mediorientale, lo stesso tipo di leadership che ha esercitato di fatto &#8211; con alterni risultati &#8211; dalla met\u00e0 del secolo scorso in poi. Per una serie di ragioni: la rivoluzione energetica (shale gas e tight oil) prefigura la fine della dipendenza dalle petromonarchie arabe; la riduzione della spesa pubblica significa riduzione delle spese militari; il problema Cina significa presenza in Asia, prima che nel Golfo. Obama era e resta un presidente concentrato sull`economia e sull`America. Questo non significa, tuttavia, che gli Stati Uniti possano semplicemente \u00abmettere da parte\u00bb il Medio Oriente. La due grandi crisi regionali &#8211; Siria ed Iran &#8211; richiedono in ogni caso un rapporto funzionante fra l`America e i suoi alleati, a cominciare da Israele. Se Obama non aspira ad essere un nuovo Clinton, deve d`altra parte evitare di ritrovarsi nelle condizioni di Carter di fronte alla sfida iraniana. Per questo, la posta in gioco geopolitica, nel viaggio di Obama, ha riguardato, pi\u00f9 che il dialogo israelo-palestinese, le implicazioni della guerra in Siria e le \u00ablinee rosse\u00bb con Teheran. <\/P><br \/>\n<P>Conclusione: la prima visita di Obama in Israele non sembra un ritorno alla grande dell`America ma neanche un viaggio di addio. L`America resta impegnata in Medio Oriente; ma con minori risorse, in modo pi\u00f9 selettivo e cercando (lo ha dimostrato del resto il caso della Libia) di distribuire oneri e responsabilit\u00e0. E`un messaggio per Israele e i suoi avversari, per i palestinesi, per l`Arabia Saudita. Ma anche per noi europei. Dopo avere protestato sia per l`interventismo dell`America che per la sua fine, l`Europa deve darsi mezzi e capacit\u00e0 per fare la sua parte in una regione che la vede molto pi\u00f9 direttamente esposta di quanto siano gli Stati Uniti. Discorsi che, visti da questa parte dell`Atlantico, sembrano al vento, pi\u00f9 che scritti sulla sabbia. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dass\u00f9: \u201cL\u2019Europa faccia la sua parte\u201d (La Stampa) Barack Obama ha detto una cosa essenziale, nella sua prima visita in Israele: scommettete sul vostro futuro e non solo sul vostro passato. L\u2019America difender\u00e0 sempre il vostro passato ossia la legittimit\u00e0 dello Stato ebraico. 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