{"id":24322,"date":"2012-12-28T14:10:51","date_gmt":"2012-12-28T13:10:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/12\/20121228_ilmessaggero-2\/"},"modified":"2012-12-28T14:10:51","modified_gmt":"2012-12-28T13:10:51","slug":"20121228_ilmessaggero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/en\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/12\/20121228_ilmessaggero\/","title":{"rendered":"E l&#8217;uomo stacc\u00f2 la spina (Il Messaggero)"},"content":{"rendered":"<p><P>IL FENOMENO <BR>Si comincia appena svegli controllando il cellulare, eventuali notifiche, messaggini e chat. Si prosegue dopo il caff\u00e8 aprendo la pagina Facebook, twittando il primo post di giornata, collegandosi a Skype per vedere chi \u00e8 in linea, scorrendo WhatsApp in caso si sia aggiunto qualche nuovo contatto. E ancora i siti di informazione, i blog, Google, la casella email sempre aperta, YouTube gi\u00e0 impostato quando si apre il browser, le foto da pubblicare assolutamente su Instagram, il post da aggiungere su Pinterest&#8230; E a sera sembra di essere passati dentro una centrifuga, bombardati di informazioni, dati, nozioni. Per la maggior parte di scarso interesse. Con l&#8217;ansia costante di perdersi qualcosa se non si \u00e8 connessi 24 ore su 24.<\/P><br \/>\n<P>NOSTALGIA DELLA LENTEZZA<BR>Stanchi? Basta rallentare. Fermarsi e disintossicarsi un po&#8217;. Lo suggerisce la filosofia di Slow Communication, un movimento che ha nostalgia della lentezza, dell&#8217;informazione accurata e di una vita pi\u00f9 reale e meno virtuale. Senza costante adrenalina digitale si pu\u00f2 sopravvivere. Anzi si vive meglio, sostiene il fondatore Andrea Ferrazzi, esperto di comunicazione, 35 anni, responsabile della segreteria del vice presidente del consiglio della regione Veneto. E&#8217; lui ad aver lanciato a ottobre, all&#8217;internet Festival di Pisa, Slow Communication. Ispirato da Citt\u00e0slow e Slow Food, partita dall&#8217;Italia e diventata una filosofia globale. Il progetto ha subito acquistato un membro illustre ed entusiasta: il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che cos\u00ec ha commentato: \u00abUn&#8217;iniziativa veramente suggestiva, da leggere anche come appello a esprimere, proprio sul web, ragionamenti che vadano oltre la reazione immediata e troppo spesso reattivamente emotiva\u00bb. <\/P><br \/>\n<P>VIA LO SMARTPHONE<BR>\u00abNon siamo contrari alla tecnologia, ma usiamola con parsimonia, non restiamo connessi 24 ore su 24, non guardiamo il cellulare appena apriamo gli occhi la mattina, non incolliamoci allo smartphone se siamo con altre persone\u00bb, esorta Ferrazzi. La tecnologia deve essere a servizio dell&#8217;uomo e non viceversa. L&#8217;abuso dei social media non solo ci aliena ma si riflette anche sulla capacit\u00e0 di leggere e assorbire notizie in modo critico. \u00abHo fatto un esperimento. Mi sono cancellato da Facebook e mi sono accorto che dopo un po&#8217; di tempo ho recuperato la facolt\u00e0 di concentrazione che avevo perso a causa della dipendenza dai social network\u00bb, sostiene. Slow Communication conta un centinaio di iscritti e diventer\u00e0 presto una fondazione in grado di raccogliere fondi per poi investirli in borse di studio, progetti di formazione e ricerche che indaghino sugli effetti collaterali dell&#8217;abbuffata da web. \u00abSarebbe davvero interessante avere questi dati. E vedere per esempio se il multi-tasking \u00e8 quel gran vantaggio che si va dicendo\u00bb, ci spiega Elena Farinelli, esperta di social media e nuove tecnologie che approva la filosofia di Slow Communication: \u00abMi sembra bello sensibilizzare la gente e cercare di istruire le persone sull&#8217;uso di internet e dei social. La troppa visibilit\u00e0 pub essere un boomerang. Mettiamo dei paletti. Per esempio no a foto di bambini, a filmati violenti, alla connessione che dura da sera a mattina, a meno che non serva per lavoro. Non sono i mezzi sbagliati, ma l&#8217;utilizzo che ne facciamo. Per sopravvivere bisogna disintossicarsi ogni tanto. Se invece di uscire il sabato sera vi piazzate su internet allora c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va\u00bb.<\/P><br \/>\n<P>INTERNET E DEMOCRAZIA<BR>La strada \u00e8 stata indicata da uno degli intellettuali pi\u00f9 influenti del mondo: \u00abDurante un recente intervento in Italia il sociologo Zygmunt Bauman ha citato l&#8217;esempio di Slow Food aggiungendo: ora mi aspetto che nasca qualcosa di simile per promuovere il pensiero lento. Ed eccoci qua\u00bb, dice orgoglioso Ferrazzi. Che sfata un altro mito della rete: \u00abNon \u00e8 vero che internet aiuti la democrazia. Sui social network si afferma il dibattito solo tra persone che la pensano gi\u00e0 allo stesso modo e poi sul web le emozioni si diffondono con troppa facilit\u00e0. Penso per esempio ai sentimenti populisti del movimento di Beppe Grillo e all&#8217;euroscetticismo di ritorno, come se l&#8217;Europa fosse solo spread e Merkel\u00bb. Esempi calzanti, premesse veritiere. Ma baster\u00e0 a farci scollegare?<\/P><br \/>\n<P>&#8212;&#8212;&#8211;<\/P><br \/>\n<P>1. CONTROLLI PERIODICI<BR>Valutare periodicamente il proprio grado di cyber-dipendenza rinunciando a collegarsi: se dopo poche ore le vostre buone intenzioni crollano, iniziate a preoccuparvi e a pensare a una cura adeguata, magari una vacanza slow.<\/P><br \/>\n<P>2. RIDURRE LE ORE<BR>Limitare l&#8217;utilizzo dei social network e di Facebook in particolare per evitare cyber-dipendenza. Se avvertite la necessit\u00e0 di assumere una massiccia dose quotidiana di social network l&#8217;unica terapia \u00e8 cancellare il proprio profilo.<\/P><br \/>\n<P>3. ALZARE LO SGUARDO<BR>Non trasformarsi in \u00abzombie messaggianti\u00bb (la definizione \u00e8 dello scrittore Jonathan Franzen) che non staccano mai il proprio sguardo, e quindi il proprio cervello, dallo schermo di un cellulare o di un tablet.<\/P><br \/>\n<P>4. PRENDERE TEMPO<BR>Smettere di controllare cellulari e tablet come ultima azione della sera e come prima del mattino: se c&#8217;\u00e8 una nuova mail \u00e8 molto probabile che possa essere letta anche dopo mezz&#8217;ora senza compromettere la vostra esistenza.<\/P><br \/>\n<P>5. PARLARSI A VOCE<BR>Non affrontare, per quanto possibile, argomenti complessi o delicati nelle e-mail o con gli sms: dato che i fraintendimenti sono molto comuni, \u00e8 preferibile un colloquio telefonico o meglio ancora a quattr&#8217;occhi.<\/P><br \/>\n<P>6. TORNARE AL LIBRO<BR>Alimentare l&#8217;abitudine a leggere articoli lunghi e possibilmente d&#8217;autore e i cari vecchi libri: per i nativi digitali c&#8217;\u00e8 una preoccupante incapacit\u00e0 a comprendere, analizzare e rielaborare testi scritti.<\/P><br \/>\n<P>7. MEDITARE<BR>Coltivare i propri momenti di solitudine che, come insegna Zygmunt Bauman, \u00e8 quel sublime stato in cui \u00e8 possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e dare senso alla comunicazione.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"IL FENOMENO Si comincia appena svegli controllando il cellulare, eventuali notifiche, messaggini e chat. Si prosegue dopo il caff\u00e8 aprendo la pagina Facebook, twittando il primo post di giornata, collegandosi a Skype per vedere chi \u00e8 in linea, scorrendo WhatsApp in caso si sia aggiunto qualche nuovo contatto. 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