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Rapporti con l’America Latina e i Caraibi

L’Italia in America Latina 

I Paesi latinoamericani, in virtù dei legami storici, sociali, politici ed economici, nonché delle affinità culturali e della comunanza di valori con l’Italia, costituiscono un’area di interesse strategico per il nostro Paese che può legittimamente proporsi come “ponte”, congiuntamente ai nostri Partner europei, tra le due sponde dell’Oceano Atlantico. L’Italia riserva storicamente alla regione una posizione preminente nella sua politica estera in ragione anche delle numerose comunità italiane presenti e della loro rilevanza. L’America Latina offre opportunità politiche ed economiche straordinarie sia sul piano bilaterale, per la promozione del sistema Italia, sia su quello multilaterale, per costruire una governance globale più efficace ed inclusiva. Le sfide comuni nel campo economico, ambientale, sociale ed energetico non possono prescindere da un cammino congiunto con i nostri partner nella regione. Assieme ai Paesi latinoamericani intendiamo difendere e promuovere istituzioni e valori democratici affinché la ripresa dalla pandemia conduca a società più eque ed inclusive.

È proprio nel difficile contesto attuale, dettato dalla crisi pandemica, che l’Italia intende rafforzare i suoi legami con i Paesi dell’area, consolidando le relazioni politiche ed economiche attraverso i consueti meccanismi di dialogo bilaterale e multilaterale, affrontando, insieme, le complesse sfide globali che ci attendono quali lo sviluppo sostenibile, equità sociale ed istituzioni legittime e funzionanti.

È interesse dell’Italia promuovere un’alleanza strategica di lungo termine, a maggior ragione in questa fase, in cui bisogna costruire l’uscita dalle conseguenze della pandemia attraverso riforme economiche efficaci che favoriscano la crescita sostenibile e l’equità. A questo riguardo, un ruolo di primo piano riveste l’esercizio della Conferenza Italia – America Latina e Caraibi un evento a cadenza biennale a livello Ministri degli Esteri, realizzato dal MAECI in collaborazione con l’Istituto Italo-Latino Americano (IILA), che rappresenta il momento culminante del dialogo del nostro Paese con le regioni latinoamericana e caraibica e che giungerà alla sua decima edizione nel 2021.

L’Italia è ad oggi uno dei principali Paesi investitori in America Latina. Nel 2019 lo stock degli investimenti diretti esteri (IDE) nella regione latinoamericana ha raggiunto i 33,5 miliardi di Euro, mentre se si considera il flusso del solo 2019 la cifra è pari a 4 miliardi di Euro (Banca d’Italia). Un risultato ben superiore ai 1,6 miliardi di Euro di IDE diretti in Asia centrale e orientale o ai 725 milioni di Euro diretti nella sud-est asiatico (Osservatorio economico del MAECI). Gli investimenti diretti italiani in America Latina e Caraibi sono maggiori di quelli che rispettivamente sia i Paesi dell’Unione Europea che l’Italia singolarmente hanno in Cina, India, Giappone e Russia conteggiati insieme (Banca d’Italia). Nello stesso anno il valore dell’interscambio commerciale tra Italia e America Latina si è attestato a 23,5 miliardi di Euro (ISTAT), in linea con i valori espressi negli anni precedenti. I principali settori di esportazione riguardano i macchinari, i prodotti chimici, mezzi di trasporto e articoli farmaceutici; mentre i principali settori di importazione dalla regione riguardano principalmente i prodotti agricoli ed alimentari, metalli, legname e carta.

Sono inoltre presenti circa 3000 imprese italiane in America Latina che nel 2017 hanno generato un fatturato di 70,3 miliardi di Euro (Osservatorio economico del MAECI), aziende che operano principalmente nei settori dell’industria manifatturiera, in quello degli autoveicoli, dell’energia. Il subcontinente costituisce un mercato di mezzo miliardo di consumatori che rappresentano un’opportunità d’interesse per le imprese italiane.

La centralità dell’America Latina nella politica estera italiana deriva anche, in gran parte, dal crescente numero di cittadini italiani presenti nell’area e di latinoamericani in Italia. Sono oltre due milioni infatti gli italiani iscritti all’anagrafe italiani residenti all’estero (AIRE) nel 2019, ma se si considerano anche gli italo-discendenti si ottiene una stima vicina alle 40 milioni di persone. Il Paese che registra il maggior numero di cittadini italiani residenti è l’Argentina (oltre un milione), seguita dal Brasile (618.000) e dal Venezuela (140.000). Nel 2020 sono 351.457 le persone residenti in Italia provenienti dall’America Latina, con il Perù che si posiziona al primo posto con oltre 91.000 cittadini, l’Ecuador con 72.000 ed il Brasile con quasi 52.000. Rilevanti anche le comunità provenienti dalla Repubblica Dominicana, Cuba e Colombia (ISTAT).

Nell’anno scolastico 2018/2019 sono stati 860.000 gli studenti latinoamericani in Italia, ovvero circa il 10% del totale (MIUR). Di questi, le comunità più rappresentate sono quella peruviana (19.000), ecuadoriana (15.000) e brasiliana (7.000). Trattasi, per la maggior parte, di ragazzi nati in Italia da genitori stranieri. Numerosi anche gli studenti iscritti nelle Università italiane, quasi 9.000 nell’anno accademico 2019/20 (MIUR), grazie ai numerosi accordi di interscambio e di collaborazione firmati con le Università della regione.

La politica di cooperazione allo sviluppo rappresenta un importante mezzo di intervento della politica estera italiana in America Latina. Nel 2019 sono stati impegnati oltre 19 milioni di euro per programmi di cooperazione allo sviluppo nell’area (annuario statistico MAECI). Primo Paese destinatario risulta essere Cuba (6,7 milioni di euro), seguita dalla Bolivia (5,1 milioni), dalla Colombia (3,4 milioni) e da El Salvador (1,3 milioni).

La COP26 (Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico), che vede l’Italia partner del Regno Unito, costituisce un’opportunità per elaborare delle strategie comuni e rafforzare le nostre relazioni anche alla luce dell’inestimabile patrimonio ambientale e di biodiversità custodito dalla regione. Patrimonio naturale che indubbiamente eleva l’America Latina ad uno degli attori ed interlocutori principali nella difficile lotta comune al cambiamento climatico, settore prioritario dell’azione italiana anche in ambito G20. La regione vanta uno straordinario rapporto percentuale tra energia prodotta e risorse rinnovabili. Infatti secondo gli ultimi dati (IRENA 2021), il 67,8% dell’energia prodotta dai Paesi sudamericani avviene tramite fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, biogas, biocarburanti, idroelettrico), con Paesi che raggiungono l’83% come il Brasile o il 70% della Colombia. In America centrale e nei Caraibi la percentuale scende al 36% ma con punte di eccellenza come il Costa Rica (86,8%) o il Guatemala (69,7%). L’energia è al centro del dialogo globale sul clima, la sfida climatica è essenzialmente una sfida energetica. L’Italia, sia in ambito nazionale che multilaterale, si impegna in una transizione rapida verso le energie rinnovabili che consentano inclusione ed equità pur mantenendo l’obiettivo della sicurezza energetica. L’ambizioso obiettivo di “zero emissioni” entro il 2050 necessita di forme di collaborazione strutturata di lungo termine tra l’Italia e i Paesi della regione, tematica in agenda sia della COP26 che della X Conferenza Italia-America Latina e Caraibi.

L’Italia è un “partner” rilevante per la regione nel settore energetico, tenuto conto del ruolo di primo piano svolto dalle nostre imprese nel mercato energetico, sia in termini di produzione sia sotto il profilo della distribuzione. Date le grandi opportunità che la regione presenta in termini naturalistici e climatici, l’Italia si propone di rafforzare ulteriormente il proprio contributo al processo di transizione e di integrazione energetica, già ben avviato, dei Paesi latinoamericani per un’efficace elaborazione delle politiche energetiche e per garantire maggiore trasparenza e responsabilità.

 

Non solo sostenibilità ma anche lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata in cui l’Italia, forte della sua expertise, è da sempre impegnata in prima linea. A questo proposito occorre segnalare il Progetto “Falcone – Borsellino” dedicato proprio ad una cooperazione tecnica-giudiziaria tra Italia e America Latina finalizzata al contrasto dei crimini internazionali.

L’Italia rimane sempre vigile sui principali dossier aperti nella regione, tra i quali, si segnala la crisi venezuelana che occupa un ruolo di primo piano in ragione del cospicuo numero di cittadini italiani ivi residenti (140.000) e di italo discendenti (2 milioni). Il Governo italiano ha appoggiato le istituzioni colombiane nel processo di pace che le ha viste coinvolte con le FARC, attraverso la partecipazione al Trust Fund istituito a livello UE per il finanziamento di progetti di sostegno alla fase post-conflitto ed a vari programmi internazionali di sminamento. È nostro forte interesse a livello multilaterale sostenere la positiva conclusione dei principali accordi quali UE-MERCOSUR, e l’ammodernamento degli accordi UE-Messico e UE-Cile, nonché l’allargamento dei Paesi della regione in seno all’OCSE.

 

L’Italia nei Caraibi 

Nel contesto del tradizionale ruolo di sostegno dell’Italia al Gruppo, esistente presso l’ONU, degli Small Island Developing States (SIDS) – le cui fragilità strutturali sono state ulteriormente evidenziate dalla pandemia COVID19 – riveste particolare interesse la relazione con la Regione caraibica, nei confronti della quale l’azione del nostro Paese è improntata prioritariamente ad un approccio regionalistico, privilegiando il rapporto con le Organizzazioni regionali di riferimento. Innanzitutto la Caribbean Community (CARICOM), composta da 14 Stati (più Montserrat, un territorio dipendente dal Regno Unito), che da soli costituiscono l’8% degli Stati membri dell’ONU, dove tendono a coordinare le loro posizioni, e, più recentemente, l’Association of Caribbean States (ACS), presso cui l’Italia è Osservatore, che raggruppa i 25 Stati caraibici, centroamericani e latinoamericani bagnati dal Mar dei Caraibi. Grazie alla politica di cooperazione allo sviluppo ed all’attenzione per le istanze ambientali, prioritarie per tale area, i Paesi caraibici sostengono le nostre candidature e posizioni in ambito internazionale.

Il MAECI, nel quadro del rafforzamento in atto delle relazioni dell’Italia con i Paesi della Regione, ha istituito nel 2015 la figura dell’Inviato Speciale per i Caraibi, al fine di promuovere e coordinare i rapporti

con l’area, anche tramite missioni periodiche, nonché avviato un dialogo strutturato con le precitate Entità, sottoscrivendo appositi Memorandum di cooperazione (rinnovando nel 2015 quello con la CARICOM ed istituendo nel 2017 quello con l’ACS), che prevedono quali settori prioritari di collaborazione: ambiente e cambiamento climatico, contrasto alla criminalità organizzata e transnazionale, ricerca scientifica e tecnologica, sviluppo sostenibile, sicurezza energetica e gestione dei disastri naturali.

In attuazione di tale impegno è da ricordare, innanzitutto, il Memorandum di cooperazione sui cambiamenti climatici e le energie rinnovabili tra il Ministero dell’Ambiente e 11 Stati membri della CARICOM, firmato a partire dal 2015 con durata quinquennale, che ha visto l’approvazione di 21 progetti per un valore totale di circa 18 milioni di euro, interamente finanziati dal Ministero dell’Ambiente. A seguito della sua scadenza, essendo stato manifestato interesse da tutte le parti a rinnovarlo per un ulteriore ciclo, il Ministero per la Transizione Ecologica sta finalizzando il negoziato per il rinnovo.

Pienamente coerente con tale linea di azione si pone l’iniziativa, in fase di finalizzazione negoziale, volta all’approvazione di una Linea di credito d’aiuto di 50 milioni di euro, con fondi provenienti dal MAECI e dal Ministero dell’Economia e gestione affidata alla Caribbean Development Bank, destinata a rafforzare la resilienza di 9 Stati membri della CARICOM ai cambiamenti climatici ed ai disastri naturali. Tale linea di credito d’aiuto intende rappresentare uno strumento agile e flessibile alle esigenze locali: a tal fine, il suo campo d’azione prevede l’eleggibilità di progetti di sviluppo sostenibile correlati a tematiche ambientali-climatiche intese in un più ampio ambito, comprendente anche settori quali l’agricoltura, l’energia, la gestione integrata delle coste e delle risorse idriche, il trasporto, l’edilizia sociale e la sanità.

Un ulteriore rilevante filone di cooperazione con la Regione è costituito dai corsi di formazione sul contrasto ai flussi finanziari illeciti a favore degli Stati membri della CARICOM, finanziati dal MAECI ed eseguiti dalla Guardia di Finanza, che si tengono in Italia dal 2015 a cadenza annuale.

Al fine di rafforzare il nostro sostegno alle fragilità dei Paesi caraibici – anche nell’ambito della nostra attuale co-Presidenza della COP26 nonché Presidenza del G20 – la leva del finanziamento costruttivo, quali il Memorandum, la Linea di credito d’aiuto ed i corsi di formazione citati, si conferma essere lo strumento fondamentale per un’efficace tutela dei nostri interessi strategici e geopolitici, più ancora di quello, pur potenzialmente promettente, dell’interscambio commerciale.

 

La diplomazia giuridica nella sua componente dell’assistenza tecnica in materia di giustizia e sicurezza

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, attraverso la Direzione Generale per la Mondializzazione e le Questioni Globali è capofila delle Istituzioni di enforcement nazionali nei programmi di assistenza tecnica in materia di giustizia e sicurezza sviluppatisi, in particolare, in favore dell’America Latina e dei Caraibi.

La complessa attività coinvolge la Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia ed il Coordinamento delle Forze di Polizia presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’interno.

Alcuni progetti, in questo ambito, sono finanziati dalla UE ed eseguiti dall’Italia attraverso l’Istituto Italo Latino Americano. I programmi regionali più rilevanti sono tre:

EL PAcCTO, contro il crimine transnazionale organizzato

EUROFRONT per la gestione integrata delle frontiere

COPOLAD III per la lotta al narcotraffico in America latina ed i Caraibi.

La punta più avanzata della diplomazia giuridica italiana nel settore dell’assistenza tecnica è rappresentata dal Programma Falcone Borsellino.

 

Programma Falcone – Borsellino 

Forte della sua expertise in materia, in collaborazione con l’Istituto Italo-Latino Americano (IILA), il Governo ha deciso di sviluppare tale programma intitolato ai giudici Falcone e Borsellino incentrato su missioni di assistenza tecnica e di formazione che, in ragione dell’emergenza sanitaria, si articolano sia in attività da remoto sia in presenza, ove possibile.

L’iniziativa mira al rafforzamento istituzionale nonché al rinnovamento del quadro normativo in cui si opera attraverso un’opera di law enforcement, diffondendo la cultura della legalità per il contrasto al crimine. Essa risponde alla crescente domanda proveniente dai Paesi del subcontinente, attraverso la condivisione di protocolli e modelli, di consolidata efficacia nella prevenzione e repressione dei crimini, utilizzati in Italia nella lotta alle mafie, alla corruzione e al riciclaggio.

L’America Latina necessita di una risposta strutturata volta alla riduzione del clima di insicurezza, poiché tale clima di incertezza mina le prospettive di sviluppo economico dei Paesi, già duramente colpiti dal COVID, vista la pervasività delle infiltrazioni criminose nel sistema economico. La criminalità organizzata opera più facilmente in contesti in cui il tessuto normativo appare più debole, dove gli strumenti giuridici a disposizione risultano inefficaci.

La cooperazione giudiziaria e di polizia, in un contesto come quello latinoamericano in cui si osserva una frammentazione territoriale della criminalità organizzata, non risulta più sufficiente. Si richiedono, oggi, sistemi preventivi e repressivi più efficaci. La diplomazia giuridica, di cui l’Italia si fa promotrice, mira ad una collaborazione tra Stati nella cornice di un programma strategico condiviso. Armonizzare le rispettive normative nazionali al fine di offrire una risposta transnazionale alla mutata situazione regionale.

Particolare rilievo all’interno del Programma, che si articolerà in attività formative, di assistenza tecnica ed un evento conclusivo nell’ambito della X edizione della Conferenza Italia – America Latina e Caraibi rivestono due tematiche centrali: la lotta alla corruzione negli appalti e al cybercrime. Il Governo italiano si ripropone di fortificare la cultura della legalità in almeno 10 Paesi latinoamericani, di impegnarsi nella formazione delle autorità giudiziarie e di polizia secondo i più alti standards internazionali e di stipulare Memorandum di Intesa tra le Autorità competenti italiane e le rispettive Autorità dei Paesi beneficiari.

 

Processi di integrazione regionale

  • Mercado Común del Sur (Mercosur), è un processo d’integrazione regionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Venezuela (attualmente sospesa), Bolivia (in processo di adesione). L’organizzazione persegue una politica di integrazione economica degli Stati membri attraverso non solo la liberalizzazione degli scambi, ma anche l’adozione di normative comuni in materie quali l’ambiente, la disciplina della concorrenza, la tutela della proprietà intellettuale, i trasporti e il turismo. Nel dicembre 2011 l’Organizzazione ha ottenuto lo status di osservatore presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’accordo di Associazione UE – Mercosur, relativamente al capitolo commerciale, si è concluso il 28 giugno 2019 in concomitanza con il Vertice G20 di Osaka. Risultato dell’Accordo sarà l’eliminazione di oltre il 90% delle reciproche barriere commerciali e il conseguente aumento delle esportazioni, creando un mercato di circa 800 milioni di persone. Per l’Italia, l’accordo appare potenzialmente vantaggioso sotto il profilo della riduzione dei dazi e dell’espansione dell’accesso al mercato su settori quali farmaceutica, prodotti chimici, meccanica e automotive.
  • Comunidad Andina de Naciones (CAN), nasce sulle basi dell’Accordo di Cartagena o Patto andino del 1969 e si ripropone la promozione dello sviluppo dei paesi membri, la crescita dell’occupazione, la formazione di un mercato comune, un rafforzamento sostanziale dell’economia regionale in grado di affrontare i cambiamenti economici globali, la diminuzione delle differenze che intercorrono tra i paesi membri e il miglioramento della condizione di vita degli abitanti andini. Ne fanno parte Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù. L’Unione Europea ha concluso un accordo commerciale con tutti i paesi della CAN (tranne la Bolivia), nel 2013 con Colombia e Perù, e nel 2017 con l’Ecuador. Nel 2019 a Lima, si sono celebrati i primi 50 anni di vita della CAN, ed i Paesi che ne fanno parte hanno ribadito l’impegno ad integrare maggiormente le rispettive economie e lanciato due importanti iniziative, una nel settore energetico e delle comunicazioni. Sono stati inoltre toccati temi importanti quali la corruzione e la lotta al cambiamento climatico, oltre a punti di futuro approfondimento per la Comunità, quali ad esempio il rafforzamento delle PMI, istruzione, salute ed eguaglianza di genere.
  • Caribbean Community (CARICOM). Istituita nel 1973, originariamente per riunire gli Stati caraibici anglofoni, comprende 14 Stati membri (più Montserrat, un territorio dipendente dal Regno Unito): Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Dominica, Grenada, Guyana, Haiti, Giamaica, Saint Lucia, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Suriname e Trinidad e Tobago. La sede del Segretariato è a Georgetown, capitale della Guyana. I suoi due obiettivi principali sono l’integrazione economica – nel 2001 è stato istituito l’obiettivo del CARICOM Single Market and Economy – ed il coordinamento della politica estera. L’Italia, accreditata presso la CARICOM (che non prevede lo status di Osservatore), ha rinnovato, nel 2015, il Memorandum di collaborazione avviato nel 2011, rendendo la scadenza illimitata e prevedendo dei settori d’attività prioritari: ambiente, gestione del rischio di catastrofi, energie rinnovabili, contrasto alla criminalità organizzata. Inoltre, l’Italia, sempre dal 2015, ha promosso le attività, sopra citate, relative al Memorandum di cooperazione sui cambiamenti climatici e le energie rinnovabili, la Linea di credito d’aiuto ed i corsi di formazione.
  • Association of Caribbean States (ACS). È stata costituita nel 1994 con l’obiettivo di approfondire la cooperazione tra i 14 Stati membri della CARICOM, pressoché tutti anglofoni, e gli 11 Paesi centroamericani e latinoamericani bagnati dal Mar dei Caraibi, ispanofoni. La Sede del Segretariato è a Port of Spain, capitale di Trinidad e Tobago. L’ACS raccoglie una popolazione complessiva stimata in circa 230 milioni di abitanti, ossia il 45% dell’intera Area caraibica, centro e latinoamericana. I suoi due obiettivi prioritari sono il rafforzamento della cooperazione e del processo d’integrazione
  • regionale, al fine di creare un’area economicamente più sviluppata, nonché la protezione del Mar dei Caraibi, considerato Patrimonio dell’Umanità. I settori d’azione principali sono: turismo, commercio estero, trasporti, riduzione del rischio di catastrofi naturali, protezione del mare. L’Italia, Osservatore presso l’ACS dal 1996, ha concluso nel 2017 un Memorandum di cooperazione, incentrato sui seguenti settori prioritari: ambiente e cambiamento climatico, contrasto alla criminalità organizzata, ricerca scientifica e tecnologica, cooperazione universitaria. Nel 2019 l’ACS, su proposta italiana, è diventata Osservatore presso l’Istituto Italo Latino Americano (IILA), con l’obiettivo di estendere ai Paesi caraibici alcune delle iniziative di cooperazione allo sviluppo italiane svolte dall’IILA in America Latina e Centrale.
  • Il Sistema de la integración centroamericana (SICA) è stato istituito nel 1991 con il Protocollo di Tegucigalpa. Gli stati membri sono: Belize, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panamá, El Salvador e la Repubblica Dominicana. Gli stati dell’Organizzazione hanno siglato accordi di portata regionale, tra cui spiccano il Trattato multilaterale di libero commercio e di integrazione economica centroamericana e il Trattato generale di integrazione economica centroamericana, e hanno promosso istituzioni di integrazione come la Banca centroamericana. L’Italia – Paese Osservatore extraregionale dal 2009 – ha instaurato una proficua collaborazione con il SICA e con i singoli Paesi Membri dell’Organizzazione, in particolare (dal 2011) nell’ambito giustizia, sicurezza e lotta alla criminalità organizzata transnazionale. A tale riguardo, il MAECI, in collaborazione con l’IILA, ha finanziato, a valere sul Decreto Missioni, un progetto pluriennale – denominato Plan de Apoyo a la Estrategia de Seguridad Centroamericana del SICA (PAESCA) – che è stato avviato nel 2014 e, fino al 2018, si è articolato in tre successive edizioni (PAESCA I, II, III) e si è sostanziato in una serie di corsi di alta formazione per magistrati e funzionari di Pubblica Sicurezza della regione centramericana, tenuti da esperti italiani nel contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione. A luglio 2019 il MAECI e il SICA hanno sottoscritto un Memorandum istitutivo del Foro di dialogo politico e cooperazione, che ha creato una cornice istituzionale volta ad incentivare e consolidare il dialogo politico-economico e la collaborazione già esistenti tra l’Italia e i Paesi centroamericani.
  • Alianza del Pacífico (AdP), è un’iniziativa d’integrazione regionale, siglata a Lima il 28 aprile 2011 da Cile, Colombia, Messico e Perù e formalmente costituita il 6 giugno 2012. Gli obiettivi principali sono quelli di costruire in modo partecipativo un’area d’integrazione profonda per avanzare progressivamente verso la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone. Promuovere maggiore crescita, sviluppo e competitività delle economie dei Paesi membri. 25 settembre 2019 l’UE e i Paesi dell’AdP hanno firmato una Dichiarazione Congiunta con l’obiettivo è quello di rafforzare la cooperazione e il dialogo in aree di comune interesse, quali l’innovazione, la scienza, la tecnologia l’integrazione economica e finanziaria, le strategie digitali, la lotta contro i cambiamenti climatici e la promozione di una crescita green così come la possibilità di facilitare la movimentazione delle persone all’interno dell’area. L’Italia è uno dei Paesi osservatori.
  • Comunidad de estados latinoamericanos y caribeños (CELAC), costituita definitivamente nel vertice di Caracas del 2011. Include tutti i Paesi sovrani delle Americhe, ad eccezione del Brasile che ha formalmente sospeso la propria partecipazione dal gennaio 2020, Canada e Stati Uniti. L’obiettivo principale è quello di far progredire il processo naturale d’integrazione politica, economica, sociale e culturale tra i Paesi membri, coinvolgendo una popolazione di circa 650 milioni di persone. L’organizzazione agisce inoltre come portavoce della Comunità con altri paesi e blocchi regionali, quali UE, Cina, la Federazione Russa, Turchia, Giappone, il Consiglio di Cooperazione per gli Stati Arabi del Golfo. Il 16- 17 luglio 2018 si è tenuta a Bruxelles la riunione ministeriale UE–CELAC, che ha consentito di individuare una “road map” condivisa per il raggiungimento di alcuni fra i principali obiettivi dell’Agenda 2030 (climate change, migrazioni, lotta al crimine organizzato, economia digitale e circolare).
  • Organización de los estados americanos (OSA), è un’organizzazione regionale nata con la firma della Carta di Bogotá (30 aprile 1948) fondata con l’obiettivo di raggiungere nei suoi stati membri pace e giustizia, per promuovere la solidarietà tra di loro, rafforzare la loro collaborazione e difendere la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza, attraverso quattro pilastri principali: democrazia, diritti umani, sicurezza e sviluppo. L’Italia – osservatore permanente con un proprio Ambasciatore accreditato presso l’Organizzazione, che ha sede a Washington – collabora con l’OSA contribuendo finanziariamente a progetti nel settore della giustizia e della sicurezza, del contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata. L’Italia contribuisce anche alle missioni di osservazione elettorale, alle attività di sminamento e alle iniziative di pace internazionale. In particolare, a marzo 2019 l’Italia ha erogato un contributo per le Missioni di osservazione elettorale 2018-2019 e per il Progetto “Development and Implementation of an OAS Electoral Observation Mission Security Protocol”, che permette di stabilire un Programma standard di sicurezza per gli operatori delle Missioni Elettorali (in particolare per i Security Officers, responsabili degli aspetti di sicurezza e rischi nelle missioni) che comprende corsi di formazione, materiale didattico, e
  • materiale utile, con l’obiettivo di rafforzare la pace e la stabilità istituzionale e democratica nel continente latino-americano. In ottobre 2019 l’Italia ha erogato un ulteriore contributo per le Missioni di osservazione elettorale in Bolivia, dove l’OSA ha avuto un ruolo determinante nel riscontrare irregolarità nello spoglio. Nel gennaio 2019 l’Italia ha inoltre partecipato per la prima volta al Board dei paesi cooperanti della Missione di Accompagnamento al Processo di Pace in Colombia (OSA-MAPP) e al programma di Azione Integrale contro le Mine Anti-persona (AICMA-OSA), dopo essere stata ammessa nel dicembre 2018 grazie al contributo versato al ‘Basket Fund’ della OSA. Il ‘Basket Fund’ è infatti il principale strumento che l’OSA ha posto in essere per finanziare le iniziative connesse all’attuazione della Missione e annovera tra i principali finanziatori il Canada, la Germania, la Spagna, i Paesi Bassi, l’USAID e la Svezia. Il budget stanziato nel 2019 per assicurare le attività della missione è stato di 10 milioni di USD dei quali quasi l’80% è stato finanziato dal ‘Basket Fund’. Proprio in tale contesto nel mese di dicembre 2019 è stato erogato un contributo di emergenza per le attività di sminamento umanitario in Colombia da parte dell’AICS. Nel 2020 sono stati altresì erogati i contributi: i) in favore della Commissione Internazionale contro l’Impunità in El Salvador-CICIES,  istituita dall’OSA e il Governo salvadoregno con la finalità di rafforzare le capacità delle istituzioni nazionali salvadoregne incaricate di prevenire, indagare e punire gli atti di corruzione;  ii) per assicurare il funzionamento dell’Osservatorio della giustizia penale – ente istituito dal Governo di El Salvador e la CICIES – con l’obiettivo di rafforzare i meccanismi di trasparenza, responsabilità e partecipazione della società civile nell’azione di lotta alla corruzione e all’impunità; e iii) in favore del progetto ‘Institutional strengthening to fight against corruption in Haiti’ dell’OSA, volto a sostenere il Paese caraibico nel contrasto alla corruzione, nel più ampio quadro di rafforzamento della cultura della legalità nonché di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.
  • Fondazione UE-ALC, è un Organismo Internazionale. La Fondazione attualmente è composta da 62 membri di cui, 33 dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, i 27 stati dell’Unione Europea, più l’UE stessa ed il Regno Unito. Gli obiettivi mirano a favorire la conoscenza e la comprensione reciproche tra le due regioni, accrescere la visibilità di tali regioni e del partenariato che le lega, nonché realizzare le priorità di cooperazione stabilite nei vertici tra l’Unione Europea e la Comunità degli Stati latino-americani e caraibici (CELAC), promuovendo lo sviluppo di strategie comuni, l’organizzazione di conferenze, seminari, l’effettuazione di ricerche e studi, lo scambio e la costituzione di reti tra rappresentanti della società civile e altri attori, quali le istituzioni accademiche.