{"id":29208,"date":"2021-07-02T14:09:09","date_gmt":"2021-07-02T12:09:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?page_id=29208"},"modified":"2026-01-19T10:33:06","modified_gmt":"2026-01-19T09:33:06","slug":"farnesina","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/ministero\/farnesina\/","title":{"rendered":"Il Palazzo della Farnesina"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019edificio che ospita il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale fu progettato dagli architetti Enrico Del Debbio, Arnaldo Foschini e Vittorio Ballio Morpurgo, e deve il suo nome di Farnesina agli antichi e preesistenti possedimenti della famiglia Farnese nell\u2019area che lo ospita.<\/p>\n<p>Originariamente pensato come Palazzo del Littorio, cio\u00e8 come sede di rappresentanza del Partito Nazionale Fascista e degli organismi ad esso collegati, l\u2019edificio avrebbe dovuto sorgere sull\u2019allora via dell\u2019Impero, oggi dei Fori imperiali. Il primo bando di concorso, pubblicato il 27 dicembre 1933, costitu\u00ec un importante passaggio del dibattito architettonico e urbanistico del Paese, sospeso fra istanze di apertura alle nuove ricerche internazionali e la necessit\u00e0 del regime di disporre di un\u2019architettura aulica di Stato, rappresentativa del partito e ispirata alla tradizione italiana e alla romanit\u00e0 imperiale.<br \/>\nNonostante il successo riscontrato dal concorso di primo grado, testimoniato dalla presentazione di pi\u00f9 di cento progetti, numerose critiche apparvero su riviste specializzate circa la scelta dell\u2019area a ridosso del Colosseo, ritenuta portatrice di valori storici non compatibili urbanisticamente con l\u2019edificio che vi sarebbe dovuto sorgere.<\/p>\n<p>Individuato nel 1937 il sito definitivo nell\u2019area del Foro Mussolini, oggi Foro Italico, nello stesso anno venne reso pubblico il verdetto della commissione giudicatrice, di cui era segretario Marcello Piacentini, che premi\u00f2 il progetto di Del Debbio, Foschini e Morpurgo come opera \u201cfelice, altamente degna dell\u2019ora presente\u201d. Piacentini lod\u00f2 in modo particolare l\u2019assenza di movimenti arbitrari di masse e di contrasti inutili di rapporti, in favore di un ritorno \u201calla severa e sana elementarit\u00e0 delle superfici\u201d, senza concedere spazio alla decorazione ma puntando \u201csulla espressivit\u00e0 di un\u2019idea sola, logica ed essenziale\u201d.<br \/>\nSi tratta di un edificio di significativa imponenza, che si sviluppa su una lunghezza di 169 metri, un\u2019altezza di 51 e una profondit\u00e0 di 132, intorno ad una larga corte centrale e due pi\u00f9 piccole laterali, per un volume complessivo di 720.000 metri cubi e 6,5 chilometri di corridoi.<\/p>\n<p>Nel 1940, mentre il cantiere era in piena attivit\u00e0, l\u2019edificio cambi\u00f2 destinazione d\u2019uso: spostato a sud l\u2019asse di espansione della citt\u00e0 moderna attraverso il progetto dell\u2019E42, oggi EUR, il Palazzo della Farnesina venne destinato ad accogliere gli uffici del Ministero degli Affari Esteri, fino al 1922 ospitato nel Palazzo della Consulta e successivamente presso Palazzo Chigi.<br \/>\nAl momento dell\u2019interruzione dei lavori causata dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nell\u2019estate del 1943, l\u2019edificio era strutturalmente completato, cos\u00ec come il suo rivestimento esterno. Alla ripresa del cantiere, furono gli stessi progettisti a seguire i lavori di adattamento dell\u2019edificio alla nuova sede, fino all\u2019insediamento ufficiale del Ministero degli Affari Esteri nel 1959.<\/p>\n<p>Il carattere monumentale dei volumi esterni trov\u00f2 puntuale riscontro nelle ampie quadrature degli interni, per i quali, nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, fu commissionato un importante apparato artistico e decorativo.<br \/>\nIn particolare, risalgono agli anni Cinquanta i controsoffitti realizzati da Alberto Bevilacqua (Sala dei Mosaici), Pietro Cascella (Sala delle Conferenze Internazionali), Francesco Coccia (Anticamera degli Ambasciatori), Giorgio Quaroni (Studio del Ministro), Amerigo Tot (Sala della Vittoria) e i grandi lampadari in vetro Venini di Venezia su disegno di Enrico Del Debbio a partire da un modulo progettato da Carlo Scarpa.<br \/>\nIn occasione di due concorsi nazionali, banditi dal Ministero dei Lavori Pubblici e pubblicati nel 1965 e 1968 sulla Gazzetta Ufficiale, furono eseguiti invece i blocchi murari della rampa d\u2019accesso (Pietro Cascella), i gruppi scultorei sui fondali degli atri (Osvaldo Cal\u00f2 e Pietro Consagra), il rivestimento in travertino della fontana nel Cortile d\u2019Onore (Pietro Consagra), i mosaici del salone omonimo (Luigi Montanarini e Toti Scialoja), i tre arazzi per i saloni del primo piano (Gastone Novelli, Sergio Selva e Antonio Scordia), la sfera sul piazzale (Arnaldo Pomodoro), nonch\u00e9 opere pittoriche e scultoree destinate ad altri ambienti del Ministero.<\/p>\n<p>La monumentalit\u00e0 dell\u2019edificio si \u00e8 inoltre rivelata un contenitore ideale per ospitare una raccolta di opere d\u2019arte: nel 2000 venne infatti formalizzato il carattere istituzionale della sua collezione, la Collezione Farnesina d\u2019arte contemporanea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019edificio che ospita il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale fu progettato dagli architetti Enrico Del Debbio, Arnaldo Foschini e Vittorio Ballio Morpurgo, e deve il suo nome di Farnesina agli antichi e preesistenti possedimenti della famiglia Farnese nell\u2019area che lo ospita. 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