{"id":100541,"date":"2023-05-08T14:54:41","date_gmt":"2023-05-08T12:54:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=100541"},"modified":"2023-05-08T14:54:41","modified_gmt":"2023-05-08T12:54:41","slug":"tajani-lafrica-non-e-terra-di-conquista-siamo-preoccupati-dalle-milizie-private-avvenire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2023\/05\/tajani-lafrica-non-e-terra-di-conquista-siamo-preoccupati-dalle-milizie-private-avvenire\/","title":{"rendered":"Tajani: \u00abL&#8217;Africa non \u00e8 terra di conquista. Siamo preoccupati dalle milizie private\u00bb (Avvenire)"},"content":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019Africa non deve diventare terra di conquista, \u00e8 impensabile immaginare oggi una nuova corsa a quel Continente come quella di infausta memoria dell&#8217;Ottocento. Tuttavia, in Paesi come il Sudan, la Libia o la Repubblica Centrafricana notiamo da tempo crescenti influenze straniere che causano un deterioramento delle condizioni di sicurezza e stabilit\u00e0 in aree di per s\u00e9 gi\u00e0 molto fragili. Non possiamo accettare quest&#8217;ordine delle cose. Non credo che gli Stati Uniti siano un attore inesorabilmente in via di estinzione, ma certo noi dobbiamo chiedere all&#8217;Unione Europea di impegnarsi di pi\u00f9 nel Continente, anche perch\u00e9 \u00e8 bene ricordare che l&#8217;Unione rimane il primo donatore in Africa\u00bb. \u00c8 chiaro il messaggio che manda il\u00a0ministro degli Esteri\u00a0italiano\u00a0Antonio\u00a0Tajani\u00a0mentre in Sudan non decolla la fragile tregua e si continua a morire e fuggire.<\/p>\n<p><strong>Ministro, ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto a Khartum \u00e8 solo la punta di un iceberg di quello che si sta gi\u00e0 verificando altrove in Africa: la guerra per il ritorno a una seconda generazione della politica dei blocchi. Con Cina e Russia alleati a geometrie variabili e americani con un potere inesorabilmente in via di estinzione. Ci si pu\u00f2 rassegnare a questa situazione? La gente dell&#8217;Africa merita ancora questo? Dovr\u00e0 avere ancora come unica alternativa la fuga verso nord? <\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 nota la crescente presenza della Cina, ormai da tempo uno dei principali attori economici nel Continente. Da tempo \u00e8 entrata in campo la Russia, un attore che sta recitando una parte basata su una strategia politico-militare. Gli interessi dei due Stati non sono sempre coincidenti, ma \u00e8 certo che essi si pongono spesso in opposizione con quelli occidentali. Alle Nazioni Unite abbiamo visto un significativo numero di Stati africani che hanno assunto una posizione di neutralit\u00e0 astenendosi dal voto sulle risoluzioni di condanna dell&#8217;aggressione all&#8217;Ucraina o, in pochi ma eclatanti casi, esprimendo un voto contrario su queste risoluzioni. Un pi\u00f9 intenso dialogo con quei Paesi \u00e8 d&#8217;obbligo, anche perch\u00e9 ne va del nostro futuro. Creare opportunit\u00e0 di crescita sostenibile nei Paesi africani, promuovendo gli investimenti e offrendo ai giovani programmi formativi di eccellenza, \u00e8 la chiave non solo per aiutare quelle popolazioni a trovare nuove opportunit\u00e0 di sviluppo in patria, ma anche per combattere il circolo vizioso che lega disoccupazione, flussi migratori irregolari, estremismo violento, guerre e crisi umanitarie.<\/p>\n<p><strong>E che fa l&#8217;Italia? Mentre l&#8217;Europa continua ad andare in ordine sparso senza una politica se non quella che la Francia di Emmanuel Macron prima ha tentato di imporre e ora sembra abbandonare? <\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;approccio italiano non ha agende nascoste. Il nostro obiettivo \u00e8 creare partenariati solidi e di prospettiva, con la consapevolezza che l&#8217;Africa diverr\u00e0 nei prossimi anni il Continente pi\u00f9 popoloso ed il pi\u00f9 giovane e sar\u00e0 sempre pi\u00f9 al centro di molteplici, complesse dinamiche, con innegabili ripercussioni anche sull&#8217;Italia e sull&#8217;Europa. Con il Piano Mattei, che verr\u00e0 lanciato in autunno durante il Summit Italia-Africa, il governo intende rilanciare i rapporti coi Paesi africani e dare all&#8217;Italia un ruolo di primo piano nei rapporti tra Africa e Europa, di ponte tra i Continenti. Oggi pi\u00f9 che mai occorre una visione strategica dei nostri rapporti con l&#8217;Africa ed un&#8217;azione ispiratrice e di stimolo all&#8217;interno dell&#8217;Ue. L&#8217;Europa sta investendo in Africa, anche con strumenti come il Global Gateway, ma pu\u00f2 e deve fare di pi\u00f9. La dimensione esterna dei fenomeni migratori non \u00e8 pi\u00f9 ignorabile. Ci vuole una nuova consapevolezza in grado di coniugare i principi di responsabilit\u00e0 e solidariet\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Gli interessi nazionali, petrolio e gas in Libia e Algeria, petrolio e gas in Mozambico, Congo per fermarsi solo agli insediamenti di Eni. O la risoluzione di altri problemi di solvenza legati a grandi imprese italiane coinvolte in mastodontici progetti edilizi, ne basti uno quello della diga del Grande Rinascimento in Etiopia. Come intendete difendere queste realt\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Le eccellenze italiane nel mondo sono apprezzate e ricercate, anche quando si tratta di mettere in campo progetti di particolare complessit\u00e0 come quello della Renaissance Dam in Etiopia, ovvero le collaborazioni in campo energetico, che guardano sempre alla transizione ecologica e che puntano a un partenariato egualitario e di mutuo beneficio con i nostri partner. Il sistema economico italiano \u00e8 forte, e il commercio estero \u00e8 il nostro vero volano di crescita. Il governo sta puntando molto sulla Diplomazia della Crescita, sostenendo le imprese nelle loro esportazioni e difendendo il Made in Italy. Promuoviamo missioni per la crescita in tutti i continenti e abbiamo adottato importanti misure a sostegno delle nostre aziende. Siamo convinti che il partenariato economico con il Continente africano debba fondarsi, oltre che sull&#8217;interscambio commerciale, anche sulla promozione di investimenti produttivi e di nuove opportunit\u00e0 imprenditoriali. Tra le varie azioni che stiamo portando avanti in Africa vorrei menzionare l&#8217;Iniziativa Luca Attanasio, ispirata a proposte operative a suo tempo suggerite dal compianto Ambasciatore, e dedicata ai mercati dei Paesi dell&#8217;Africa subsahariana che presentano le maggiori opportunit\u00e0 di sviluppo e investimento e dove \u00e8 fondamentale un sostegno e un accompagnamento istituzionale particolarmente mirato per il nostro tessuto imprenditoriale.<\/p>\n<p><strong>I nuovi jihadismi alimentati da agenti esterni, milizie chiaramente riconducibili a Stati. Insomma sembra essere tornati ai tempi dei consiglieri militari dell&#8217;Urss, degli americani, del Che in Congo. Che fare? <\/strong><\/p>\n<p>La presenza in Africa di compagnie militari private ci preoccupa. A causa dell&#8217;ondata jihadista nel Sahel, ma non solo, diversi Stati africani hanno richiesto o accettato l&#8217;aiuto di compagnie militari straniere che possono essere pagate in denaro o sotto forma di concessioni minerarie. Sono mercenari che vanno in soccorso di governi in difficolt\u00e0 nel mantenimento della sicurezza dello Stato. Serve una seria riflessione a livello internazionale per elaborare codici di condotta che disciplinino il fenomeno delle compagnie militari private. Ma serve soprattutto una costante azione di prevenzione. Da un lato, esperienze come quelle delle missioni civili e militari Ue per fornire assistenza a vari Stati africani ci mostrano come l&#8217;Europa possa e debba diventare un punto di riferimento per partner africani in difficolt\u00e0. Dall&#8217;altro, bisogna finalmente avviare una nuova era di crescita africana, per evitare che Stati fragili, gi\u00e0 in crisi, vengano travolti quando affrontano minacce come quella jihadista.<\/p>\n<p><strong>Un tempo ci si affidava alla cooperazione internazionale, ma l&#8217;aggressivit\u00e0 di altri Paesi ha dimostrato che gli aiuti finivano spesso in mani sbagliate o venivano addirittura \u201cfraintesi\u201d. Non \u00e8 l&#8217;ora di uscire da vecchi concetti e arrivare direttamente a chi ha bisogno? <\/strong><\/p>\n<p>Il vecchio concetto di cooperazione allo sviluppo non basta pi\u00f9. Ci vuole un approccio nuovo, volto a costruire progetti condivisi con i governi e le comunit\u00e0 beneficiarie. La crescita economica non \u00e8 sufficiente per ridurre la povert\u00e0, deve essere inclusiva e coinvolgere le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: economica, sociale e ambientale. Ed \u00e8 su queste dimensioni che si articola l&#8217;intervento della Cooperazione allo sviluppo italiana. Le nostre politiche di cooperazione mirano a promuovere non solo lo sviluppo ma anche la pace e la stabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abL\u2019Africa non deve diventare terra di conquista, \u00e8 impensabile immaginare oggi una nuova corsa a quel Continente come quella di infausta memoria dell&#8217;Ottocento. 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